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European Press Prize 2026: trionfa il giornalismo che dimostra l’uccisione a sangue freddo dei bambini palestinesi perpetrato dall’IDF / Claudileia Lemes Dias

un articolo su fb di
Claudileia Lemes Dias

Alla Fondazione Calouste Gulbenkian di Lisbona, si è consumato un rito che va ben oltre la semplice consegna di un trofeo: la premiazione dell’European Press Prize, spesso definito il “Premio Pulitzer europeo”, che ha offerto una fotografia dolorosa del ruolo che il giornalismo indipendente riveste oggi nel nostro continente.
In un’epoca di polarizzazione e censura strisciante, questo premio non celebra il giornalismo che “intrattiene”, ma quello che documenta ciò che le istituzioni preferirebbero lasciare nell’ombra.

​Raccontare l’inaccessibile: il genocidio dei palestinesi tramite le lastre.

​Il premio principale per il giornalismo investigativo (Distinguished Reporting) è andato a un’inchiesta del quotidiano olandese de Volkskrant, firmata da Maud Effting e Willem Feenstra. Il titolo è: What the Wounds Are Telling Us (“Quello che ci dicono le ferite”).
​La straordinarietà, e l’intrinseca tragicità, di questo premio risiede in un dettaglio: i due reporter non hanno mai messo piede a Gaza.
Ecco ​il paradosso del giornalismo moderno: l’assegnazione di un premio per il miglior reportage da un territorio in cui l’accesso ai giornalisti indipendenti è precluso da Israele, firmato da reporter che hanno dovuto ricostruire i fatti a distanza perché, come ampiamente documentato, l’IDF uccide i testimoni del genocidio che sta perpetrando.
a bullett inside a palestinian child's brain: a sniper fired intentionally to hit the child's head​L’inchiesta si basa sui reperti e cartelle cliniche portati fuori dalla striscia nei telefoni e nei bagagli di diciassette medici e infermieri internazionali: con tanto di lastre, radiografie, diari. Dati crudi che l’ex comandante dell’esercito olandese, il generale Mart de Kruif, ha esaminato per il giornale, confermando una realtà sistematica: la presenza di oltre cento bambini colpiti da un singolo proiettile alla testa o al cuore. Prove scientifiche, difficili da contestare, nate dalla volontà di medici che hanno iniziato a documentare quando hanno capito il pattern di quelle ferite.
Ecco perché Israele uccide il personale medico a Gaza, in Libano o in Siria: perché stanno testimoniando e portando alla nostra conoscenza le radiografie del genocidio, come quelle presentate dal reportage di Maud Effting e Willem Feenstra. Continua a leggere

tavola rotonda in occasione della presentazione del catalogo “impressum est”

Nel Salone Borromini della Biblioteca Vallicelliana 

giovedì 9 giugno, alle ore 17:00
piazza della Chiesa Nuova 18

in occasione della presentazione del catalogo
della mostra Impressum est a cura di Marina Bindella e Beatrice Peria
si tiene una tavola rotonda alla quale partecipano, insieme alle curatrici,
Alessandro Corubolo, editore e tipografo di Officina Chimerea, e
Maria Pina Bentivenga, fondatrice dell’associazione InSigna e docente di Tecniche dei procedimenti a stampa  presso l’Accademia di Belle Arti di Roma

Ingresso gratuito 
 
 

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alcuni video sulla carta coreana hanji / some videos on the korean hanji paper

da
http://www.museocarlobilotti.it/it/mostra-evento/carta-coreana-hanji

ancora alcuni elementi sulla carta coreana Hanji:

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n.b.: il più antico libro stampato con caratteri mobili metallici non è la Bibbia di Gutenberg ma il Jikji, testo del buddhismo coreano, stampato nel 1377.

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other videos – in English: Continua a leggere

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