link:
http://coupremine.blogspot.com/2007/08/marco-giovenale.html
mp3 del primo testo:
sequenza intera dei testi:
https://slowforward.files.wordpress.com/2020/04/marcogiovenale__texts_in_coupremine__2007.pdf
link:
http://coupremine.blogspot.com/2007/08/marco-giovenale.html
mp3 del primo testo:
sequenza intera dei testi:
https://slowforward.files.wordpress.com/2020/04/marcogiovenale__texts_in_coupremine__2007.pdf
for some months, in 2006 and 2007, i posted ( =stored) some vispo by me (and collab pieces) in the blog vispostock.blogspot.com.
here’s a rough & poor pdf with almost all the works i posted (a 94 pages file, freely downloadable and printable):
https://slowforward.files.wordpress.com/2015/08/vispostock-_-2006-2007.pdf
many pieces are collab ones:
with Jim Leftwich, David-Baptiste Chirot, Peter Ganick,
Matina Stamatakis, Carmen Racovitza, Susana Gardner, Jukka-Pekka Kervinen.
_
sempre grazie a Roberto Cavallera per il mio una semplice, che ha pubblicato = ospitato nel suo spazio web issuu ormai dieci anni fa, il 6 aprile 2010
_
esce il nuovo numero della rivista “Rossocorpolingua”:
http://www.rossocorpolingua.it/index.php?it/224/numero-1-marzo-2020
(e non nascondo che mi fa piacere che contenga un mio testo da Oggettistica, oltre a una ‘fotografia’ di una possibile bibliografia di e su Roberto Roversi, per come poteva apparire nel 1999-2000)
_
Peter era tra gli autori principali di cui parlava questo articolo di qualche anno fa (15 marzo 2015):
https://www.alfabeta2.it/2015/03/15/gioco-e-radar-09-scritture-installative-prima-parte/
cfr. anche qui:
https://slowforward.files.wordpress.com/2020/04/mgiovenale_giocoeradar_scritture_installative1_alfabeta2.pdf
Una dichiarazione di identità legata a più scritture, tagliata e mescolata (cut-up), diventa una controdichiarazione (a suo modo, anche, di poetica):
[il tono serioso non inganni]
origine (2018):
https://slowforward.net/2018/12/04/raggiera-controdichiarazione/
da oggi su archive.org:
https://archive.org/details/raggiera-o-controdichiarazione-di-poetica_-mg_-28-nov-2018

Saranno almeno cinquanta-sessant’anni, più di mezzo secolo, che in Italia si parla di ricerca letteraria, così come – ovviamente – di teatro di ricerca; senza contare che in Francia l’espressione musique de recherche risale agli anni Quaranta del Novecento.
Estendendo il discorso, qui mi limito a un piccolissimo numero di esempi, delle dozzine che si potrebbero portare (e su cui uscirà altrove un mio articolo, prossimamente).
Alfredo Giuliani, il 3 ottobre del 1963 a Palermo già chiariva: “una cosa è la letteratura d’intrattenimento, altra cosa la letteratura di ricerca e di conoscenza”. La collana che Einaudi vara nel 1965, a tutti nota, si chiama “La ricerca letteraria”. L’espressione ha già almeno tre decenni nel momento in cui entra nel piano dell’opera Letteratura Italiana Einaudi, diretta da Alberto Asor Rosa (il tomo 4 del vol. 2 dell’opera, uscito nel 1996, dedicato al Novecento, si intitola precisamente La ricerca letteraria – anche se stringe il fuoco dello sguardo principalmente su Calvino).
La dizione “ricerca letteraria” nella rivista veronese «Anterem» appare per la prima volta con il numero doppio 11-12 dell’agosto-dicembre 1979.
Il libro Poesia italiana della contraddizione (a c. di Franco Cavallo e Mario Lunetta, Newton Compton, Roma 1989) fin dalle introduzioni sembra lasciare spazio a pochi dubbi, in termini di poetica. Ma anche limitandoci alla quarta di copertina troviamo, addirittura in grassetto e incorniciata da una quadratura rossa, questa descrizione: “Un’antologia di voci e di tendenze che opera una sistemazione provvisoria rispetto a quanto in un’area di ricerca avanzata si è fatto in poesia da parte di autori appartenenti a diverse generazioni”.
Dal 1993 al 2004, soprattutto per merito di Renato Barilli, si tengono a Reggio Emilia gli incontri di “RicercaRE”, poi trasposti, dal 2007 in poi e col titolo di “RicercaBO”, a San Lazzaro di Savena e poi a Bologna.
Nella rivista «Baldus» (1990-1996) le occorrenze di “ricerca” e “poesia di ricerca” non si contano.
Una storica, importante rivista come «Rendiconti», diretta da Roberto Roversi, riprende le pubblicazioni (dopo un’interruzione iniziata nel 1977) assumendo dal luglio 1992 il sottotitolo “Quadrimestrale di ricerca letteraria”. L’anno dopo, Renato Barilli e Filippo Bettini curano il volume 63/93. Trent’anni di ricerca letteraria. Convegno di dibattito e proposta, Elytra, Reggio Emilia 1993.
Per gli autori della mia generazione le espressioni, “ricerca”, “scrittura di ricerca”, “poesia di ricerca”, “ricerca letteraria” (o “in letteratura”), tra fine anni Ottanta e inizio del XXI secolo, erano di fatto fortemente percettibili come già ereditate da eredi, trasmesse a prescindere da noi. Solide.
Parla di «ricerca» (e convoca testi di autori di poesia e scritture così definibili) Paolo Zublena, nell’antologia da lui curata per il n. 135 (2005) di «Nuova Corrente».
Direi infine, senza altri addenda, che in questi ultimi vent’anni la ricerca, magari malvista, rivista, criticata, rimodulata, è stata presente come entità palesemente accolta dal e fissata nel contesto letterario.
Nonostante ciò, nell’anno 2020, ancora alcuni critici e studiosi sentono il bisogno di metterla tra virgolette. Poesia o scrittura “di ricerca”. Come se mettessero tra virgolette “computer”, o fotografia “digitale”. L’astio che li separa dalle punte sperimentali del Novecento è pressoché inscalfibile.


essere il pubblico di?
per esempio di http://bradbracebook.store/000pdfs/scratch-scrap.pdf
stack. pile, heap.
come “A heap of language”, di Smithson.
perciò: se invece parlate di spettacolo, la porta è quella.
(bibliografia: youtu.be/Hu0X5o3e-YM)
Le cose sono un po’ cambiate. Il poeta non sale sul palco per leggere la poesia, ma per vedere il pubblico.
E il pubblico, che è sempre e solo il pubblico del pretesto della poesia, sta in platea solo perché attende di salire sul palco. A vedere il pubblico.
Una volta salito sul palco, guarda il pubblico, bene, si bea della posizione, e dopo letta la poesia non ritorna in platea, ma esce, va a fumare, a bere, a distrarsi.
Vedi Napoli e poi muori. Vedi il pubblico e poi fuori.
Gli ultimi che leggono leggono alle sedie: vuote.