Francesca Albanese è una cittadina italiana. Avvocata internazionale, esperta di diritti umani, è stata nominata nel 2022 dal Consiglio dei diritti umani dell’ONU come Relatrice speciale per i territori palestinesi occupati. È la prima donna a ricoprire questo ruolo. Non è una dipendente dell’ONU: lavora gratuitamente, senza stipendio né compenso, al servizio della comunità internazionale.
Per il suo lavoro — documentare violazioni del diritto internazionale a Gaza e in Cisgiordania — gli Stati Uniti le hanno imposto sanzioni personali che le impediscono di avere un conto in banca, una carta di credito, un’assicurazione medica. L’hanno trasformata, con le sue parole, in una “non-persona”.
Di fronte a questo, cosa ha fatto il governo italiano? Ha protetto la sua cittadina, come la Costituzione gli impone? No. Ha rifiutato persino di incontrarla. E non si è fermato qui: si è unito attivamente alla campagna per la sua rimozione. Il ministro degli Esteri Tajani ha dichiarato le sue posizioni “inadeguate”. Fratelli d’Italia ha lanciato una raccolta firme per le sue dimissioni. Parlamentari della maggioranza hanno presentato interrogazioni contro le scuole che l’avevano ospitata in videoconferenza. La Lega ha depositato una risoluzione parlamentare per la sua rimozione immediata.
Tutto questo sulla base di cosa? Di un video manipolato.
Il 7 febbraio, Albanese è intervenuta in videocollegamento all’Al Jazeera Forum di Doha. Il suo intervento video durava oltre quattro minuti. Da quello sono stati estratti ventidue secondi, tagliati ad arte per far sembrare che avesse definito Israele “nemico comune dell’umanità”. Nel video integrale, il significato è completamente diverso: Albanese parlava del “sistema” che ha reso possibile il genocidio — il capitale che lo finanzia, gli algoritmi che lo occultano, le armi che lo rendono possibile.
Chi ha diffuso il video manipolato? Hillel Neuer, direttore di UN Watch. E qui conviene sapere di cosa parliamo. UN Watch è un’organizzazione con sede a Ginevra, fondata nel 1993 e controllata fino al 2013 dall’American Jewish Committee, che l’ha finanziata con almeno 1,8 milioni di dollari tra il 2002 e il 2007. Tra i suoi altri finanziatori figurano fondazioni neoconservatrici legate alla cosiddetta “rete dell’islamofobia” (definizione del Center for American Progress) negli Stati Uniti. Neuer stesso ha fatto pratica alla Corte Suprema israeliana e ha lavorato per un think tank filo-israeliano fin dagli anni universitari. Quando il parlamento olandese gli ha chiesto chi finanziasse la sua organizzazione, ha rifiutato di fare un solo nome, definendo la domanda “propaganda di Hamas”.
Il modus operandi è sempre lo stesso, applicato con metodo industriale. Prima di Albanese, UN Watch ha condotto campagne identiche contro Richard Falk (relatore speciale dal 2008 al 2014) e Michael Lynk (dal 2016 al 2022): stesse accuse di antisemitismo, stesse richieste di rimozione, stesso copione. Chiunque occupi quella posizione e faccia il proprio lavoro con rigore diventa automaticamente un bersaglio.
Sulla base di questa manipolazione, la Francia e la Germania hanno chiesto le dimissioni di Albanese. E il governo italiano, anziché difendere la propria cittadina, si è accodato. Anzi, ha fatto di più: ha trasformato la campagna in un’operazione politica interna, con raccolta firme e intimidazioni alle scuole.
Eppure la Costituzione italiana parla chiaro. L’articolo 10 impone all’Italia di conformarsi al diritto internazionale — inclusa la Convenzione del 1946 che protegge l’indipendenza e l’immunità degli esperti ONU. L’articolo 11 obbliga l’Italia a promuovere le organizzazioni internazionali rivolte alla pace e alla giustizia, non a sabotarne i meccanismi di controllo. L’articolo 35 tutela il lavoro italiano all’estero. Gli articoli 21 e 33 garantiscono la libertà di espressione e di insegnamento — libertà che le pressioni sulle scuole mirano a soffocare.
Il rovesciamento è completo: uno Stato che dovrebbe esigere dagli Stati Uniti la revoca di sanzioni illegali contro la propria cittadina, si fa invece strumento della sua persecuzione. Un governo che dovrebbe difendere chi documenta crimini di guerra, attacca la messaggera per proteggere chi quei crimini li compie. Un partito di governo lancia una petizione contro una donna che lavora gratuitamente per i diritti umani, sulla base di un falso fabbricato da un’organizzazione di propaganda.
La Costituzione italiana è stata scritta da chi conosceva il prezzo della sottomissione del diritto alla ragion di Stato. Quello che sta accadendo a Francesca Albanese è esattamente ciò che i costituenti volevano impedire.