
scritto nell’11, e ai popoli se ne reca liberale recording mo / differx. 2022


Parole e parentesi, comunicando. Risposte a un questionario di «Versodove» [1998]
Recensione a Giuliano Mesa, "Poesie 1973-2008" (La camera verde, 2010)
Recensione a Giuliano Mesa, "Poesie 1973-2008" (La camera verde, 2010)
Il canto dell’orrore. Appunti sul “Tiresia” di Giuliano Mesa
Semantica e sintassi beckettiana in Gabriele Frasca e Giuliano Mesa
Risvolto del libro “1,6,7”, di Giuliano Mesa (La camera verde, 2007)
“Non vorrà venirmi a dire che Tiresia è Lei?”. Tiresia, narratività e tragico
Il Corpo della Lingua. Soluzioni anti-liriche della poesia contemporanea italiana
TIRESIA
oracoli, riflessi
22 luglio 2000 – 24 gennaio 2001
*
Poesie. E traduzioni in:
francese (a c. di Andrea Raos e Éric Houser), inglese (a c. di Serenella Zanotti), spagnolo (a cura di Jeamel Flores Haboud), tedesco (a c. di Andreas F. Müller).
Con una sequenza di opere pittoriche di Matias Guerra.
Il volume contiene un cd con letture dell’autore: Tiresia e altre poesie
Roma, La camera verde, 2008, pp. 72
Tiresia nasce come testo per un’opera di poesia e musica elettronica realizzata con il compositore Agostino Di Scipio. La prima esecuzione è avvenuta a L’Aquila il 12 dicembre 2001, nell’ambito del Festival “Corpi del suono”, con installazioni di Matias Guerra. Altre esecuzioni a Roma (Festival “Play” di Nuova Consonanza, Goethe Institut, novembre 2003) e a Berlino (DAAD, giugno 2005), con nuove installazioni e video di Matias Guerra e con la partecipazione di Anna Clementi.
Alcuni frammenti dell’opera sono stati pubblicati nel cd antologico Music/Text II, Capstone, New York 2001.
Il testo del Tiresia è stato pubblicato in “Play”, 40° Festival di Nuova Consonanza, Roma 2003; “Hortus Musicus”, n. 18, aprile-giugno 2004; “La Camera Verde. Il Libro dell’Immagine”, vol. V, Roma 2006.
La traduzione francese di Andrea Raos e Éric Houser è apparsa, parziale, in “Action Poétique”, n. 177, settembre 2004, e integrale in En tous lieux nulle part ici [une anthologie], a cura di Henri Deluy, Le Bleu du Ciel, Parigi 2006. La traduzione tedesca di Andreas F. Müller, preparata per l’esecuzione berlinese del Tiresia, è stata pubblicata sul n. 144 di “Wespennest”, Vienna, settembre 2006. La traduzione spagnola di Jeamel Flores Haboud è apparsa sul n. 22 di “Fabula”, La Rioja, Spagna, primavera-estate 2007. Per la traduzione inglese, che viene pubblicata nel volume per la prima volta, si ringraziano Susana Gardner e Patricia Robinson, che hanno contribuito con consigli sempre preziosi.
*
Centro Culturale
»LA CAMERA VERDE«
Via Giovanni Miani, 20, 20/a, 20/b – 00154 Roma
tel. 340 5263877
e-mail: lacameraverde @ tiscali . it
grazie a Matias Guerra:
July 28th, @Shell announced a record-breaking £ 9.4 billion in profits. We’re paying them to make billions, keep energy prices high and wreck the climate. It’s moral and economic madness.
A differenza di un buon numero di altre realizzazioni dello stesso artista, mi piace molto questo murale perché non ha nessuna intenzione comunicativa ‘normale’. Innanzitutto è complesso, è formato da numerosi elementi grafici, fitti, che hanno richiesto non poco tempo per essere organizzati: segno che l’autore si è impegnato coscientemente, intenzionalmente, a evitare i due classici clichés di tutti i graffiti.
Voleva cioè evitare tanto l’uso alfabetico o simil-afabetico quanto il bel disegno, magari colorato, la pittura.
Non si tratta cioè di un’opera lasciata a metà sul cammino verso la comunicazione alfabetica o …cromosemantica. Lavora su un proprio fronte, che è altro. (Ma non è nemmeno asemico).
Non fa calligrafia né del segno verbale né del segno pittorico. Né, a ben vedere, si caccia nei vicoli ciechi del trash neo-neoespressionista.
L’impressione è semmai quella di trovarsi davanti a una macchina-ragno, accattivante e insieme ostile, perfettamente disinteressata ai nostri canoni estetici.
*
E non è un caso che due tra i vari tag contenuti nell’immagine siano @antistylers e @othersidegraff, ossie due luoghi di instagram dove il bel disegno e la bella (ma anche brutta) scrittura sembrano avere poco spazio.
roberto cavallera : veroniche (veronicas)* (acrylic paint on panel)
(1997 – )
images from magazines, newspapers, books, and anonymous photographs, have been photocopied, manually transferred on a panel and finally painted. the identity of each portrayed subject is denied. what we see is the simple image of a human being deprived of his biography, his history. what i try to stress out is the formal and emotional values of each portrait. the pictorial intervention on the trace leaved by the photostatic process intends to maintain a remote contact with the reality of the portrayed subjects
VIZARMA
~~~~~~~
Première Édition du festival de l’image eXPoètique à Perpignan, rue des cardeurs du 27 août au 11 septembre 2022.

Pour ce premier volet nous avons invité quelques ami(e) à créer, construire , deconstruire une ou plusieurs affiches, slogans, collages, poèmes ou tout autre formes experimentales d’images liées à leur environnement au format de leur choix.
Ces curiosités visuelles seront imprimées, collées et diffusées du 27 août au 11 septembre 2022 ₩ période de visa pour l’image..¥ sur les murs, devantures de commerce et autres endroits choisis rue des cardeurs à Perpignan.
Merci aux commerçants de nous permettre d’afficher sur leurs façades ainsi qu’aux participant(e)s qui ont répondu présent(e)s à l’appel.
Merci également aux dons de quelques copains pour nous aider à payer les impressions et qui pensent que la culture est hors champ des clichés consommables.
Ce projet est indépendant, gratuit et collectif.
Guillaume fosse / ZERO
coraggio, editorialisti e notillatori, in rete e fuori, non prendete per forza alla lettera la grigiorosea parola postpoesia: non v’impauri, campioni.
la poesia non defunse, anzi della sua viridescente vis voi siete – è fama – i promoter più scafati e, mi si consenta, fichi.
è stagione, tuttavia, che dai vostri castelli vitivinicolmente muniti oscilliate il benigno capo a far sonare il sì, a testimoniare – intendo – che nelle vostre medesime letture tante tante volte v’è occorso di non incontrare il vocabolo che amate, ossia la non-morta poesì (avvezza a resurgere ogni minuto), bensì qualche altro lemma, diverso, divergente, che magari con la suddetta non aveva accidente alcuno da spartire. (obstupescit reader).
facendo mente locale:
epiphanies (James Joyce 1900-1904), tender buttons (Gertrude Stein 1914), tropismes (Nathalie Sarraute 1939), notes (Marcel Duchamp, pubbl. post. 1980), nioques (Francis Ponge 1983, Jean-Marie Gleize), proêmes (Ponge), textes pour rien (Samuel Beckett), antéfixes o dépôts de savoir & de technique (Denis Roche), descrizioni in atto (Roberto Roversi), verbotetture (Arrigo Lora Totino 1966), bricolages (Renato Pedio), domande a risposta multipla (John Ashbery; e cfr. Alejandro Zambra, nel nostro secolo), mobiles o boomerangs (Michel Butor), visas (Vittorio Reta), postkarten (Edoardo Sanguineti 1978), sentences (Robert Grenier 1978), subtotals (Gregory Burnham), films (Corrado Costa), schizografie (Gian Paolo Roffi), drafts (Rachel Blau DuPlessis), esercizi ed epigrammi (Elio Pagliarani), frisbees (Giulia Niccolai), anachronismes (Christophe Tarkos), remarques (Nathalie Quintane), ricognizioni (Riccardo Cavallo), anatre di ghiaccio (Mariano Bàino), lettere nere (Andrea Raos), linee (Florinda Fusco), ossidiane e endoglosse e microtensori e “installances” (Marco Giovenale 2001, 2004, 2010, 2010), tracce (Gherardo Bortolotti 2005), prati (Andrea Inglese), diphasic rumors (Jon Leon 2008), united automations (Roberto Cavallera 2012), paragrafi (Michele Zaffarano 2014), incidents (Luc Bénazet 2018), sentences (Cia Rinne 2019), defixiones (Daniele Poletti), avventure minime (Alessandro Broggi), développements (Jérôme Game), conglomerati (Andrea Zanzotto), saturazioni (Simona Menicocci), nughette (Leonardo Canella), sinapsi (Marilina Ciaco), dottrine (Pasquale Polidori), disordini (Fiammetta Cirilli), spostamenti (Carlo Sperduti), spore (Antonio F. Perozzi). E aggiungerei le frecce di Milli Graffi.
veh, quante cose si posson leggere gioendo, senza per questo ammazzare la P maiuscola. come dite? ciò purtuttavia vi noia?
ah ma ecco allora perché Emilio Villa così parsimoniosamente o punto pregiate, e v’irrita.
invece che poesie ha scritto “cause”, “variazioni”, “attributi”, “phrenodiae”, “méditations courtes”, “videogrammi”, “letanie”, “sibille”, “trous”, “labirinti”, “tarocchi”, … tutte forme disperse come, già nel 1949, i suoi “sassi nel Tevere”.
è una litofobia, la vostra, ora intendo.
_