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martina rossi: “dalla superficie pittorica allo spazio scenico”

Sandro Ricaldone

MARTINA ROSSI
Dalla superfice pittorica allo spazio scenico. La neoavanguardia artistica a Roma tra il 1960 e il 1967
De Luca, 2022

«Negli ultimi dieci anni la pittura ha subito delle modifiche sostanziali. Questa modificazione porta, secondo Lei, alla morte della pittura o a una nuova forma di linguaggio?», è questa la domanda posta da Achille Perilli e Fabio Mauri ad artisti, letterati, musicisti e intellettuali, sulle pagine dell’«Almanacco Letterario Bompiani 1961». Tale inchiesta che apre il decennio testimonia come nel pieno della temperie post-informale le tecniche canoniche non siano più sentite come adeguate, gli artisti decidono così di cedere parte dei loro mezzi specifici per aprirsi a nuove possibilità espressive, contaminandosi con altre arti. Le vicende presentate in questo libro mostrano come il passaggio della “superficie pittorica” in direzione di una dimensione spaziale ed esperienziale dell’immagine, compiuto dalla ricerca artistica nel corso degli anni Sessanta, sia stato preparato da una specifica idea di teatro come arte figurativa, formulata da pittori e critici. Questa visione della scena circolava già negli anni Quaranta e poi nei Cinquanta, ma troverà una radicale attuazione soltanto in alcune sperimentazioni sceniche della neoavanguardia artistica, fra il 1960 e il 1967. Obiettivo di questo volume è fornire un’ampia documentazione, tramite materiali d’archivio e fotografie inedite, di alcune esperienze compiute nello spazio scenico dagli artisti di area romana. La prima parte degli anni Sessanta si delineerà così come un territorio di confine fra due stagioni dell’arte di ricerca, in cui si possono rintracciare diversi episodi, solo apparentemente frammentari, che vedono gli artisti, per il tramite della pratica teatrale, preparare il campo al nuovo clima di fine decennio nel quale l’azione e l’ambiente prendono il posto dell’opera tradizionalmente intesa.

costa + baruchello = le vocali (1979)

Corrado Costa, Baruchello! Facciamo, una buona volta, il catalogo delle vocali

Con sei disegni di Gianfranco Baruchello (Exit Edizioni, Ravenna 1979)

http://www.archiviomauriziospatola.com/prod/pdf_archivio/A00257.pdf

“Notizia curiosa: il poemetto di Costa sulle vocali è stato recentemente tradotto in svedese e pubblicato nell’antologia OEI, scrittura non assertiva! dedicata alla nuova poesia italiana a cura di Gustav Sjöberg (Stockholm 2015), in cui compare anche il libro di Gianfranco Baruchello Come ho dipinto certi miei quadri (Edizioni Geiger, 1975). Alla redazione di questa antologia sono felice di aver dato un piccolo contributo anch’io. La traduzione in svedese dei versi di Costa è riportata al termine del documento, insieme con le biografie e le foto dei due autori di questo libro” (Maurizio Spatola)

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a proposito della mia idea del fritto misto / alberto d’amico. 2022

C’è un mondo dell’arte
Cioè, c’è un tipo di mondo dell’arte
E poi, cioè, c’è un altro tipo di mondo dell’arte
A me quel mondo dell’arte piace e non piace
E anche quell’altro tipo di mondo dell’arte non mi piace
Però mi piace
Un tipo di mondo dell’arte è scaltro
L’altro tipo di mondo dell’arte è ingenuo
Però, per altri versi, quello scaltro può, in certi suoi segmenti, essere ingenuo
E quello ingenuo, in altri suoi segmenti può essere scaltro
A me piacerebbe che tra i mondi dell’arte ci fosse comunicazione e non muri
E non disprezzo reciproco
E invece così non è, come spiega molto bene Adam Smith in TSM

La mia idea di mondo dell’arte prende in considerazione diversi mondi dell’arte, anzi, vorrebbe prendere in considerazione tutti i mondi dell’arte
Questo non vuol dire che a me piace tutto di tutti i mondi dell’arte, anzi
A me piace poco di ogni mondo dell’arte
Però non mi piace che ci sia questo mondo dell’arte fatto di diversi mondi dell’arte e che questi diversi mondi dell’arte siano tra loro contrapposti
Questa idea io la chiamo i segmenti del mondo dell’arte
E l’idea di fondo è che il mondo dell’arte inteso nella sua globalità è segmentato arbitrariamente così come il linguaggio segmenta arbitrariamente la materia fonica e il senso

Anche il mondo della poesia può essere segmentato in diversi mondi della poesia
E anche questa segmentazione è arbitraria
E anche questa segmentazione non mi soddisfa
E però è una segmentazione più comprensibile perché la poesia è già linguaggio verbale e quindi ha dimestichezza con l’arbitrarietà semantica e con la segmentazione arbitraria

Forse non mi stanno bene le segmentazioni “naturali” del mondo dell’arte e del mondo della poesia che dividono in base a omogeneità (stilistica, intellettuale, “qualitativa”) quei due mondi in tanti diversi mondi
Forse vorrei imporre la mia segmentazione arbitraria, anzi più che arbitraria perché dipende solo da me, dai miei gusti e in fin dei conti delle mie simpatie, dicevo, vorrei imporla e allora fingo di voler abbattere dei muri ma solo perché ho voglia di erigerne altri, più consoni alle mie simpatie ma forse solo alle mie conoscenze perché conosco davvero poco di quei mondi e allora di quel poco che conosco vorrei salvare solo quello che mi piace o che mi sta simpatico.

A proposito della mia idea del fritto misto.

fuoripagina: la collezione roffi al c.a.o.s. di terni

Sabato 28 maggio, alle ore 18:00, il Museo CAOS – Centro Arti Opificio Siri (a Terni, via Franco Molé 25) inaugura la mostra Fuoripagina. La collezione Roffi, ultimo evento  della artistica iniziata a gennaio 2022 Inside the CAOS.
L’esposizione, nella Sala Carroponte del Museo, curata da Pasquale Fameli, sarà visitabile al pubblico fino a domenica 2 ottobre.

Fuoripagina è il titolo che Gian Paolo Roffi, artista visivo legato all’area della Poesia Totale, ha dato alla sua originalissima collezione, conservata presso l’archivio dello Studio Segni & Segni fondato dallo stesso Roffi. La raccolta conta oltre centoquaranta lavori di protagonisti delle più significative tendenze della ricerca verbo-visiva apparse sulla scena internazionale a partire dalla metà del Novecento. Tra queste spiccano la Poesia Concreta di Augusto e Haroldo De Campos, Eugen Gomringer, Arrigo Lora Totino e Adriano Spatola; il Lettrismo di Maurice Lemaître; la Poesia Visiva di Eugenio Miccini, Lamberto Pignotti, Stelio Maria Martini e Sarenco; la Nuova Scrittura di Ugo Carrega e Vincenzo Accame; la Poesia Sonora di Bernard Heidsieck e Henri Chopin; le scritture Fluxus di Ben Vautier e Giuseppe Chiari; la Mail Art di György Galántai e Vittore Baroni, e molte altre esperienze affini.

Oltre centoquaranta opere per circa cento nomi, da quelli storici a quelli più recenti, radunate con l’intenzione di offrire una cospicua campionatura delle ricerche condotte sul filo della parola, quella che fugge dalla sua sede convenzionale – la pagina – per spaziare oltre i confini della lettura e mostrarsi nel suo aspetto materiale, farsi ascoltare nella dimensione fonetica oltre il silenzio dell’occhio, incontrare l’immagine in un rapporto sinestetico, diventare essa stessa immagine e testare così le sue infinite potenzialità formali. In questo senso, la scelta delle opere è precisa e rigorosa, così da rendere evidente quanto accomuna il lavoro di chi si è sempre collocato nelle zone di confine tra le arti.

In occasione della giornata inaugurale l’ingresso alla mostra sarà gratuito. In tutti gli altri giorni il costo del biglietto è di 5 euro.

https://caos.museum/fuoripagina-la-collezione-roffi/

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due aree distinte (parallele): scritture lineari in prosa (in prosa) e asemic writing (=disegno, non scrittura leggibile)

dalla pagina facebook di Peter Genito, che ringrazio:

Marco Giovenale e le scritture di ricerca. Tra asemic writing e prosa in prosa.

prima parte (di 5) dell’intervista del 19 maggio scorso, inspiegabilmente bloccata e recuperara da Youtube.
Marco Giovenale vive a Roma. Tiene corsi di letteratura. È tra i fondatori di gammm.org (2006). Ha pubblicato poesie e prose. Il suo sito, slowforward.net, è nato nel 2003 e si occupa di ricerca letteraria e verbovisiva.

Indagheremo, nel fugace tempo di una diretta: le scritture di ricerca, la prosa in prosa, i materiali installativi, sul versante della letteratura; e l’asemic writing sul versante artistico / visivo.

https://www.facebook.com/1071977676/videos/1042835123276420/

 

fluxus new york and elsewhere

Sandro Ricaldone

FLUXUS NEW YORK AND ELSEWHERE
edited by Brigitte Hausmann
essays by Thomas Kellein and Dorothee Richter
Distanz, 2022

After the start in Germany in the 1960s, New York became the hub of decentralized activities of the Fluxus movement; many Fluxus artists lived there either permanently or temporarily, numerous events took place there, and many projects were initiated there worldwide. The key figure was George Maciunas (1931-1978), who had a strong influence on theory, program and aesthetics. The exhibits in the exhibition convey the diverse activities of the Fluxus artists and the great generator of ideas and tireless organizer George Maciunas during the New York period. Most of them come from the estate of the avant-garde filmmaker Jonas Mekas, who was a friend of Maciunas’ and ended up in the Noartcollect via the Merrill C. Berman Collection.

claudio costa: ‘evoluzione-involuzione’

Sandro Ricaldone

CLAUDIO COSTA
Evoluzione-Involuzione
a cura di Stefano Castelli
C+N CanepaNeri – Milano
In collaborazione con l’Archivio Claudio Costa
24 maggio – 16 settembre 2022

La galleria C+N CANEPANERI è lieta di presentare nella sua sede milanese Evoluzione-Involuzione, personale dedicata a Claudio Costa (Tirana, 1942-Genova, 1995). L’esposizione, che si inserisce nel processo di riscoperta dell’artista intrapreso negli ultimi anni, si struttura come una piccola retrospettiva che attraversa “a campione” le diverse fasi della sua produzione, dai primi anni settanta agli anni Novanta.
L’allestimento accosta senza soluzione di continuità lavori di diversi periodi per sottolineare la varietà ma anche la coerenza dell’opera di Costa.
Con approccio da ricercatore rigoroso, ma sempre affidandosi al potere della trasfigurazione artistica, Costa toccò ambiti come l’antropologia, l’alchimia, le culture non occidentali e la riscoperta della cultura rurale.
Tuttora sorprendenti e attuali, basate su soluzioni formali che sfidano la precarietà per dar vita a forme inconsuete e aperte, le opere in mostra abbracciano tutti i modi espressivi sperimentati dall’artista: la presentazione di reperti di stampo antropologico, l’atmosfera tribale, l’esotismo, la ricerca analitica, la trasformazione fisica e simbolica dei materiali.
L’opera di Claudio Costa è attraversata da due tendenze parallele e solo in apparenza contrastanti. Lo sguardo puntato su un retroterra culturale sommerso dalla cultura di massa si coniuga con una tendenza marcatamente avanguardista, spregiudicata nell’innovare i linguaggi e i mezzi espressivi senza curarsi dei canoni dominanti.
Il suo concetto di “work in regress”, in particolare, non va inteso in senso nostalgico o passatista, ma come un rinnovamento del nostro sguardo sul presente e sul futuro fondato sul recupero di basi culturali – che si tratti della cultura contadina precedente all’industrializzazione di massa, di culture che un tempo si
definivano “primitive” o della trasmutazione alchemica.
“È la condanna ad evolvere continuamente che segna l’uomo; quella di appartenere al futuro e di crederlo migliore”, scriveva Costa nel suo testo Evoluzione-Involuzione del 1973, del quale la mostra riprende il titolo.
La necessità del progresso a tutti i costi viene dunque contestata dalle sue opere lasciando spazio a una visione comunitaria e progressista, a una coesistenza democratica di epoche, luoghi, persone e oggetti.
Claudio Costa nasce nel 1942 a Tirana ma cresce in Liguria, che diventerà la sua terra d’adozione per tutta la vita, fino
alla scomparsa avvenuta nel 1995 a Genova. La sua biografia è però costellata da numerose e fondamentali esperienze all’estero, dal periodo parigino che lo vede coinvolto nel Maggio francese fino ai viaggi in Africa negli anni Ottanta e Novanta.
Tra le sue affermazioni più importanti si ricorda la partecipazione a Documenta 6, nel 1977 a Kassel. Nel 2020
il Mucem-Museo delle civiltà dell’Europa e del Mediterraneo di Marsiglia, acquisendo due opere storiche, lo inserisce nelle collezioni nazionali francesi. È in preparazione una sua monografia, di imminente pubblicazione presso Silvana Editoriale.

hakim bey (1945-2022)

“RIP Peter Lamborn Wilson (Hakim Bey) 1945-2022. Here, read “T.A.Z.: The Temporary Autonomous Zone, Ontological Anarchy, & Poetic Terrorism” (1985): https://ia800208.us.archive.org/14/items/al_Hakim_Bey_T.A.Z._The_Temporary_Autonomous_Zone_Ontological_Anarchy_Poetic_Terror/Hakim_Bey__T.A.Z.__The_Temporary_Autonomous_Zone__Ontological_Anarchy__Poetic_Terrorism_a4.pdf” (Derek Beaulieu)

TAZ in English: https://ia800208.us.archive.org/14/items/al_Hakim_Bey_T.A.Z._The_Temporary_Autonomous_Zone_Ontological_Anarchy_Poetic_Terror/Hakim_Bey__T.A.Z.__The_Temporary_Autonomous_Zone__Ontological_Anarchy__Poetic_Terrorism_a4.pdf