è necessario che i lettori siano coscienti del danno che la fiera romana dell’editoria, ad inizio dicembre, crea alle librerie e alle loro speranze di lavoro per un periodo che copre circa il 30% delle entrate annuali! sarebbe sufficiente anticiparla di un mese, ma da anni gli ideatori si rifiutano di spostarla. si dimenticano dove i loro libri sono visibili per tutti gli altri mesi dell’anno? l’indifferenza con cui noi librai veniamo trattati dalla filiera è disgustosa. speriamo che anche i lettori prendano coscienza di tale indifferenza e prendano posizione solidale con la rivolta di noi librai.
Estratto:
Il comunicato dell’ALI (Associazione Librai Italiani): «Dopo anni che chiedono all’organizzazione della fiera di cambiare le date e non farla nel mese di dicembre, quest’anno i librai romani hanno deciso di non rendersi complici di una manifestazione che, tenendosi nel periodo natalizio, indebolisce la già precaria situazione economica delle librerie»
Estratto: Prima di tutto, direi che Roma è l’unica città europea dove si tiene una fiera-mercato editoriale in pieno dicembre. Che cosa ha questo mese in particolare? A ridosso delle festività natalizie i librai realizzano il 30 per cento del loro fatturato annuo, mentre la vendita diretta dei libri in fiera da parte degli editori finisce per erodere gran parte di questo fatturato (Ilaria Milana)
Appello a Bruxelles contro la criminalizzazione delle Ong palestinesi
Decine di organizzazioni e sindacati hanno inviato un appello a Josef Borrell, Alto Rappresentante della politica estera dell’Unione Europea contro la messa fuorilegge di alcune Ong palestinesi da parte da Israele.
Qui di seguito il testo dell’appello e le organizzazioni che l’hanno sottoscritto.
Gentile Alto Rappresentante,
Come organizzazioni della società civile europea, vorremmo allertarla sulla gravissima situazione creata dalla criminalizzazione da parte Stato di Israele contro sei delle più importanti e riconosciute organizzazioni palestinesi per i diritti umani:
● Addameer Prisoner Support and Human Rights Association, ● Al Haq – Legge al servizio degli uomini, ● Bisan Centro di Ricerca e Sviluppo, ● Defense for Children International – Palestina, ● l’Unione dei Comitati del Lavoro Agricolo ● Unione dei Comitati delle Donne Palestinesi
Dopo la loro classificazione come “terroristi” il 22 ottobre, e con la successiva ordinanza militare di interdizione del 7 novembre, sono in grave pericolo: i loro locali possono essere invasi o chiusi, le loro attrezzature confiscate, i loro dirigenti e personale arrestati ed il loro finanziamento potrebbe essere in pericolo. I servizi di protezione che forniscono alla popolazione palestinese, così come la loro capacità di informare gli organismi internazionali sulle violazioni dei diritti umani in Palestina, sono messi a repentaglio da questa decisione. L’Unione europea deve restare fedele ai propri valori e deve proteggerle.
La dichiarazione del portavoce di EEAS del 22 ottobre, non era commisurata alla gravità di queste minacce. Affermando di “prendere sul serio” le affermazioni delle autorità israeliane e chiedendo loro “chiarimenti”, essa dà peso ad accuse contro partners che l’Unione Europea conosce perfettamente da anni, e legittima l’idea che lo Stato di Israele avrebbe un motivo legittimo per porre questa questione. Questo è doppiamente errato: in primo luogo perché queste organizzazioni sono soggette alla legge palestinese e lo Stato di Israele non ha alcun diritto di interferire nei loro affari, e in secondo luogo perché i leader israeliani che le accusano sono gli stessi che potrebbero essere implicati nei procedimenti della Corte Penale Internazionale, che a loro volta potrebbero essere basati sulle informazioni e sui fascicoli di indagine forniti da queste ONG.
Le chiediamo quindi prima di tutto una dichiarazione pubblica molto più chiara su questo tema. In particolare, le chiediamo di: ● respingere chiaramente le accuse israeliane e mettere in dubbio la loro legittimità,; ● rinnovare pubblicamente la Sua fiducia in queste organizzazioni per i diritti umani, che stanno svolgendo un lavoro straordinario ed indispensabile sul campo; ● chiedere formalmente al governo israeliano di annullare le sue decisioni di designarle come terroriste e successivamente metterle al bando; ● informare tutti i donatori e gli intermediari finanziari della ricusazione delle decisioni prese dallo Stato di Israele e della vostra fiducia nelle ONG in questione; ● ricevere ufficialmente, al Suo livello, i leader di queste ONG e assicurare loro il Suo pieno sostegno, ● sostenere pubblicamente e finanziariamente l’azione della Corte Penale Internazionale, compreso il caso della Palestina. Al di là di questa indispensabile presa di posizione, è necessario agire.
Il primo ed immediato atto che puo’ compiere, insieme alla Commissione europea di cui è Vicepresidente, riguarda l’accordo per includere Israele nel programma di ricerca e sviluppo di Horizon Europe. Mentre si può immaginare che anche il semplice rispetto delle linee guida del luglio 2013 non sia stato approvato da Israele in buona fede, la Commissione probabilmente ha voluto compiere un “gesto positivo” nei confronti di Israele dichiarando il 18 ottobre la conclusione dei negoziati. Conosciamo gli eventi successivi: quattro giorni dopo, lo Stato di Israele ha lanciato l’offensiva più grave della storia contro le organizzazioni palestinesi per i diritti umani. E pochi giorni dopo, il 30 ottobre, l’ambasciatore israeliano ha stracciato il rapporto del Comitato per i diritti umani dell’ONU alle Nazioni Unite. In tale contesto, la firma di questo accordo, prevista per il 9 dicembre, sarebbe una vergogna per l’Europa.
Le chiediamo, signor Alto Rappresentante, di adottare le misure necessarie per sospendere la firma di questo accordo. Questa è una semplice misura di decenza.
Oltre a ciò, se lo Stato di Israele persiste nella sua posizione, dovranno essere prese misure più vincolanti.
• European Coordination of Committees and Association for Palestine (ECCP) – Europe
Fédération Internationale pour les droits humains – FIDH
Trócaire – Ireland
Sinn Féin – political party – Ireland
Europe Ecologie Les Verts – political party – France
Confédération générale du travail (CGT) – trade union – France
FIOM-CGIL – trade union – Italy
Irish Congress of Trade Unions – trade union confederation – Ireland
Unite the Union, Ireland Region – trade union – Ireland
UNISON Northern Ireland – trade union – Ireland
People Before Profit – political party – Ireland
Parti Communiste Français (PCF) – political party – France
Parti de Gauche – political party – France
Ensemble! – political party – France
BIJ1 (Political party) – Netherlands
Mouvement des Jeunes Communistes de France – political party France
Confédération Paysanne – trade union – France
Fórsa SENO Branch – trade union – Ireland
Belfast and District Trades Union Council – trade union – Ireland
Ireland-Palestine Solidarity Campaign – Ireland
Trade Union Friends of Palestine – Ireland
MOC – Movement of Christian Workers – trade union – Belgium
Union syndicale Solidaires – trade union – France
Craigavon Council of Trade Unions – trade union – Ireland
Cairo Institute for Human Rights Studies (CIHRS) – MENA
European Coordination Via Campesina – Europe
European Trade Union Network for Justice in Palestine – Europe
Sadaka – The Ireland Palestine Alliance – Ireland
Ligue des droits de l’Homme (LDH) – France
Suomen Rauhanpuolustajat – Finnish Peace Committee
Defence for Children International – Switzerland
Defence for Children International – Belgium
Students for Justice in Palestine Dublin City University – Ireland
Fédération Syndicale Unitaire (FSU) – France
MRAP – France
The Rights Forum – Netherlands
Jewish Voice for Just Peace Ireland – Ireland
Centre for Global Education – Ireland
Cairde Palestine Belfast – Ireland
Gaza Action Ireland – Ireland
Academics for Palestine – Ireland
MENA GROUP/Rete in difesa di (diritti umani e chi li difende) – Italy
Association France Palestine Solidarité (AFPS) – France
Union des Progressistes Juifs de Belgique (UPJB) – Belgium
Association des Universitaires pour le Respect du Droit International en Palestine (AURDIP) – France
British Committee for the Universities of Palestine – UK
Plateforme des ONGs Françaises pour la Palestine – France
Women’s International League for Peace and Freedom, Finland
Humanitas-Centre for global learning and cooperation – Slovenia
Association Belgo-Palestinienne – Belgium
France Palestine Mental Health Network – France
Viva Salud – Belgium
Union Juive Française pour la Paix – France
ICAHD Finland – Finland
Deutscher Koordinationskreis Palastina Israel (KOPI) – Germany
European Legal Support Center – Netherlands
Comite Pour Une Paix Juste Au Proche Orient – Luxembourg
Cultura è libertà, una campagna per la Palestina – Italy
AssopacePalestina – Italy
DocP – BDS Nederland – Netherlands
Nederlands Palestina Komitee – Netherlands
Buendnis fuer Gerechtigkeit zwischen Israelis und Palaestinensern e.V. BIP – Germany
BDS Berlin- Germany
Finnish-Arab Friendship Society – Finland
Association pour le jumelage entre les camps de réfugiés palestiniens et les villes françaises (AJPF) – France
Pand – Performars and Artists for Peace – Finland
Društvo UP Jesenice – Slovenia
Belgian Campaign for Academic and Cultural Boycott of Israel (BACBI) – Belgium
Mouvement de la Paix – France
Une Autre Voix Juive – France
Association des Travailleurs Maghrébins de France – France
Collectif Judéo Arabe et Citoyen pour la Palestine – France
Fédération des Tunisiens pour une Citoyenneté des deux Rives (FTCR) – France
Vrede vzw – Belgium
Dynamo International – Belgium
Les Femmes en Noir – France
Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese – Italy
Rete Antirazzista – Firenze, Italy
Association France Palestine Solidarité Nîmes, France
Association “Pour Jérusalem” – France
Odv Salaam Ragazzi Dell’Olivo Comitato Di Tireste – Italy
Forum Palestine Citoyenneté – France
Comité de Vigilance pour une Paix réelle au Proche-Orient – France
Assopace Palestina Firenze – Italy
Chrétiens de la Méditerranée – France
Associazione Cinema e Diritti – Italy
Associazione di Amicizia Italo-Palestinese NLUS – Italy
Comitato Pistoiese per la Palestina – Italy
Donne in nero Italia – Italy
COSPE – Italy
CRED – centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia – Italy
Campagna Ponti e non Muri di Pax Christi Italia – Italy
Giuristi Democratici – Italy
CPPI Saint-Denis [ Collectif Paix Palestine Israël] – France
New Weapons Research Group – Italy
Women in Black Vienna – Austria
Slovene Philanthropy – Slovenia
Not in Our Name – For a Just Peace in the Middle East – Czech Republic
Collectif Faty Koumba – France
La Courneuve Palestine – France
Comité pour le Respect des Libertés et des Droits de l’Homme en Tunisie – France
BDS Italia – Italy
Stichting – Groningen-Jabalya – Netherlands
UK-Palestine Mental Health Network – UK
Wilpf – Finland
Ipri-ccp – Italy
Comunità delle Piagge – Italy
Aderisco a nome del Comitato varesino per la Palestina – Italy
WOLFGANG SCHEPPE Taxonomy of the Barricade Image Acts of Political Authority in Mai 68
Nero Editions, 2021
An iconographic taxonomy—researched, conceived, and ideated by Wolfgang Scheppe, also author of the book’s final essay—that traces the state and police visual control through almost 500 images from the May 1968 police archives in Paris.
The pictorial order of a regime of surveillance applied during the last wide-ranging insurgence in Europe’s history surfaces from the analysis of this unique visual archive. Following the events happening at the Sorbonne in May 1968, alongside general strikes and nationwide factory occupations, France’s state of emergency becomes apparent through a specific iconography of visual control.
This critical moment in the development of governmental visualization strategies towards a totalitarian god’s perspective on the urban fabric has been researched and documented for the first time, by employing the vast photo archives of the Archives de la Préfecture de police de Paris. Among other characteristic typologies of authoritative monitoring aspects, the events in May ’68 marked the historic beginning of the deployment of helicopter based aerial photography as a means of governmental crowd control in a situation of escalating insurrection. The political will to gain an unobstructed view on any individual motion pattern represented in the project leads to epistemically-new technologies that combine observation with political governance, and the use of force as recently manifested in the agency of drones and face recognition.
In 2019 the project was awarded the FLAT Prize.
*
Wolfgang Scheppe lives between Switzerland and Venice, where he has been teaching political philosophy. He is the head of the Arsenale Institute for Politics of Representation in Venice and the author of extensive research works that culminated in many book projects and international exhibitions.
Annabella Gioia L’università delle donne. Esperienze di femminismo a Roma (1979-1996) Collana Saggine, n. 359 pp. XXVIII-140, con un ottavino in b/n fuori testo
«Quella dell’Università delle donne è una storia ancora poco raccontata, capace di restituirci la creatività e l’intelligenza di tante donne d’idee. Un progetto ambizioso, nato dal desiderio di esplorare la cultura alla ricerca di un sapere ricostruito dalla genialità e dall’originalità dello sguardo femminile».
Alla fine degli anni Settanta, dopo un periodo intenso di lotte e di elaborazioni teoriche, sembrava perdere vigore la sfida politica del femminismo, e di difficile realizzazione l’equilibrio tra trasformare se stesse e modificare la realtà esterna. Si delinearono così risposte diverse: da un lato l’approfondimento della ricerca teorica sulla «differenza sessuale», dall’altro l’impegno nella cultura, nel ripensamento dei saperi, mantenendo sempre al centro la pratica femminista. Si moltiplicarono allora le «istituzioni» di donne: centri di documentazione e di studio, librerie, riviste, università delle donne, women’s studies. Nella nuova «geografia» del femminismo italiano che si stava delineando, una delle esperienze più interessanti fu quella del Centro culturale Virginia Woolf di Roma, che non proponeva una critica radicale alla cultura ma intendeva «ripensarla» attraverso lo sguardo femminista e cambiare segno alla produzione intellettuale. Annabella Gioia in questo libro ripercorre le vicende di quella stagione, sottolineandone gli aspetti più innovativi, ma anche le problematiche. Il Virginia Woolf divenne un luogo fervido di studi e ricerche, nonché di incontri e dibattiti che attirarono da tutto il mondo le personalità di punta del femminismo di quegli anni: da Luce Irigaray a Christa Wolf. È qui che prese forma quella che sembrava un’utopia: da un’idea di Michi Staderini, nacque l’Università delle donne, fondata da dieci femministe determinate a offrire a tutte le donne la possibilità di dare campo libero ai propri interessi conoscitivi e trovare forza e riconoscimento reciproco. Uno spazio fisico in cui vivere insieme, discutere e «riattraversare» quella cultura che le aveva escluse, partendo dalla consapevolezza che all’origine di quella esclusione c’era una divisione dei linguaggi e delle discipline da superare: da qui l’ambizione di ricostruire un sapere complessivo senza escluderne l’esperienza, da qui il sogno di praticare una «mescolanza» di saperi. L’Università come luogo di donne e di libri, ma prima di tutto un luogo di esperienza. Fu una storia lunga diciassette anni, intensa, ricca di elaborazioni e di iniziative originali. Una storia unica che, proprio perché profondamente eterogenea e alimentata dal confronto, fu percorsa da contrasti e dissidi ma si offre anche come un’eredità vitale e feconda per le generazioni future.
Annabella Gioia, già docente di storia e filosofia nei licei, è stata dal 1996 al 2006 direttore scientifico dell’Istituto romano per la storia della Resistenza (Irsifar), del cui Direttivo continua a far parte. Le sue ricerche, che hanno riguardato in particolare l’insegnamento della contemporaneità, la storia delle donne e il rapporto tra storia e memoria, hanno portato a diversi saggi, fra cui il volume Donne senza qualità. Immagini femminili nell’Archivio storico dell’Istituto Luce (Franco Angeli, 2010).
È difficile immaginare che qualcuno viva una vita normale nella Striscia di Gaza: questo documentario irlandese è un meraviglioso ritratto di chi abita in quel luogo, gente comune che vive una vita piena nonostante le macerie causate dal perenne conflitto.
GAZA di Garry Keane e Andrew McConnell, in streaming dal 5 al 7 novembre con #IFFSilverStream
Parigi, maggio 1968. La città insorge. Studenti e operai bloccano le vie e ostruiscono il passaggio alle forze dell’ordine, mettendo in crisi il progetto haussmaniano di città militarizzata, concentrazionale. Sampietrini, sedie, biciclette, cassoni dell’immondizia, spranghe, automobili, insegne: i manifestanti seppero utilizzare di tutto per ridisegnare l’architettura cittadina a proprio vantaggio, in vista degli scontri con la polizia.
TAXONOMY OF THE BARRICADE by Wolfgang Scheppe is out now
An iconographic taxonomy—researched, conceived, and ideated by Wolfgang Scheppe, also author of the book’s final essay—that traces the state and police visual control through almost 500 images from the May 1968 police archives in Paris.
The pictorial order of a regime of surveillance applied during the last wide-ranging insurgence in Europe’s history surfaces from the analysis of this unique visual archive. Following the events happening at the Sorbonne in May 1968, alongside general strikes and nationwide factory occupations, France’s state of emergency becomes apparent through a specific iconography of visual control.
This critical moment in the development of governmental visualization strategies towards a totalitarian god’s perspective on the urban fabric has been researched and documented for the first time, by employing the vast photo archives of the Archives de la Préfecture de police de Paris. Among other characteristic typologies of authoritative monitoring aspects, the events in May ’68 marked the historic beginning of the deployment of helicopter based aerial photography as a means of governmental crowd control in a situation of escalating insurrection.
4 settembre 2021 | 19:00 – 20:45
all’interno di CRATERE WEGIL – Hall
(Largo Ascianghi 5, Roma) intervento teorico
Giovanna Zapperi è scrittrice, saggista e docente di storia dell’arte contemporanea all’Università di Ginevra con all’attivo numerose pubblicazioni su critica d’arte, femminismo e cultura visiva.
Nel CRATERE_WEGIL di Short Theatre 2021, interviene con Gli strumenti dell’autonomia, lecture che indaga il cinema documentario e sperimentale realizzato da artiste donne nell’Italia degli anni ‘60 e ‘70, dunque la presa di parola contro dinamiche minorizzanti. In un contesto in cui il cinema si basava sul controllo maschile della tecnologia e sull’appropriazione delle energie e dell’immaginazione delle donne – così scriveva Dacia Maraini nel 1978 –, autrici e registe hanno rovesciato questi meccanismi, reclamando la tecnologia per loro stesse.
Partendo dall’intreccio tra autorappresentazione, soggettività e produzione cinematografica, Giovanna Zapperi traccia una mappa di questioni interconnesse, come l’emergere della donna come soggetto politico nell’Italia del dopoguerra, il rapporto tra cinema e autocoscienza, e l’importanza (anche politica) delle amicizie, delle alleanze e dell’intimità tra donne.