Archivi tag: Marco Giovenale
tre prose brevissime (due pubblicate oggi, una recentemente) / differx. 2021
senza titolo
https://www.ilcucchiaionellorecchio.it/2021/09/senza-titolo/ :
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Quattro quadrati, 2
https://icalamari.com/2021/09/07/the-square-quattro-quadrati-2/ :
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Quattro quadrati, 1
https://icalamari.com/2021/08/31/the-square-quattro-quadrati-1/
oggi, 5 settembre, isola polvese (lago trasimeno), per poesiaeuropa festival
Domenica 5 settembre
Ore 11:00 Poesia e musica – José María Micó (traduttore spagnolo di Dante) – Lectio magistralis.
Ore 15:30 Letture – Davide Castiglione, Marco Corsi, Marco Giovenale, Umberto Piersanti.
Ore 17:00 Concerto, Inchiostro – Anna Panzanelli (voce e tastiere), Ruggero Bonucci (basso elettrico), Nicola Pitassio (batteria).
da
https://www.perugiatoday.it/eventi/cultura/poesiaeuropa-2021-programma.html
aswrig = asemic writing gallery
ASWRIG = asemic writing gallery
(est. 2017)
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esce il n. 325 de “l’immaginazione” (manni)
Sul numero 325 de “l’immaginazione” (Manni Editori), ora in distribuzione, è possibile leggere una recensione ampia di Stefano Ghidinelli a Prosa in prosa (Tic Edizioni, 2020) e – nella rubrica ‘gammmatica’ – alcune mie prose brevi.
Qui l’indice dell’intero fascicolo (che può essere acquistato dall’editore sia in formato cartaceo che digitale):
In copertina
Adriano Spatola, Z-SEGNOPOESIA
Poesia
Alberto Bertoni, Poesie
Lorenzo Morandotti, L’amore terrestre
Giovanni Angelini, Poesie
Noterelle di lettura di Anna Grazia D’Oria
“il verri”, Anna Malerba, Angelo Andreotti, Marco Furia, Pino Mongiello
Prosa
Bruno Gambarotta, La città degli uomini spaiati
Marco Ferri, Le cose non sono più come prima
Chiara Pazzaglia, Quasi sorelle
Alberto Valentini, La donna trasparente
Le altre letterature
Dmitrij Legeza, Poesie. Traduzione e nota di Paolo Galvagni
Per ricordare
Bianca Battilocchi, Adriano Spatola. “Il gioco è l’unica speranza della poesia”
Per un libro
Su Prosa in prosa (Stefano Ghidinelli)
Su Renato Minore, O caro pensiero (Simone Gambacorta, Giulia Vantaggiato)
Fra inediti e rari
Ada Negri, Parole a mia figlia
Il dinosauro di Piero Dorfles
Pollice recto/pollice verso di Renato Barilli
Caminito, degna di un terzo posto allo Strega
Falqui, una boccata d’aria fresca
Gammmatica
Marco Giovenale, Causa-effetto
GLITCH AND OUTSTITUTION

Differx has not disappeared. On the contrary, it wants to go on trying to study and use the margins and the ever-expanding core of the glitch(ed) art, literature, language, sound; and make the pathologies of the Western logos grow. This is the reason why it launches the trans-cultural word “OUTSTITUTION”: to focus on what this will (maybe) mean.
Let’s wiki: the word “institution” comes from Middle English “institucioun”, from Old French “institution”, from Latin “institūtiō”, from “instituō” (“to set up”), from “in-” (“in, on”) + “statuō” (“to set up, establish”). So my intent —and the aim of differx as a site— is clear:
OUT OF THE INSTITUTION.
Any kind of cultural, literary, artistic initiative is constantly under the control of the authorities through bureaucracy. Any meeting, independent structure, event, must necessarily interact with the corruption and the surrounding wall of the “city”. Perhaps the word corruption is not right. In cities like Rome the dark side of the Middle Ages has never been affected by anything. It never ended. The families who actually own the territory also rule the game. It seems a bad & kitsch distopian conspiracy remark but the sad truth is that —at least in Rome— the nobles and the high clergy are still the backbone of power today, with la haute et la grossière bourgeoisie.
So a policy of temporary autonomous zones is still the only way to play outside the chessboard. (Which hosts only kings and queens).
Ideas for and in and outside Rome are welcome.
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a re-glitched image from “glitchasemics” / differx. 2021
(CC) 2021 differx
A re-glitched image from Glitchasemics (2020)
(Post-Asemic Press, https://postasemicpress.blogspot.com/2020/05/glitchasemics-by-marco-giovenale-is.html, thx to Michael Jacobson)
>>> with a special dedication to De Villo Sloan, who loved my book so much as to ban me for no reason <<<
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See more glitchasemic images here (2016, hosted by Jim Lwftwich), here (2016), here (2016), here (2017, Otoliths), here (2018, Slova), here (2019), etc etc.
Take note:
Hâle Turhan & Gökhan Turhan experimented “glitched asemic writing” since 2015 or 2016, I think, and I definitely want to praise their work @ Ada & Arx too (e.g. here).
As the blurb of their book Hür (Xerolage #65, Dec. 2016) says: “Xeno-Poiesis is needed within the entagled bubbly nodes of the Remixocene”.
I absolutely agree.
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seconda edizione di poesiaeuropa 2021: lago trasimeno, isola polvese, 2-5 settembre
“villa pamphili”, una cartolina, oggi, su antinomie
la carte postale –
su “Antinomie” oggi, una cartolina antropologica di differx.
sull’aisthesis e il movimento plurale dei frammenti:
https://antinomie.it/index.php/2021/08/16/villa-pamphili/
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sulla luna / marco giovenale. 2015-2021
https://slowforward.files.wordpress.com/2021/07/mgiovenale_-sulla-luna_-02-dic-2015-18-lug-2021.pdf
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audio (da una versione precedente):
https://www.raiplayradio.it/audio/2019/06/3-sulla-Luna-Poeti-sulla-Luna-18822373-d7b7-4f1d-932f-960d4cd05f29.html = https://www.raiplaysound.it/audio/2020/02/3-sulla-Luna-Poeti-sulla-Luna-5a7c1671-39ca-4e04-92d2-d4434c5180cb.html
cfr.
https://slowforward.net/2019/07/24/sulla-luna-_-lettura-radio-tre/
il pdf:
slowforward.files.wordpress.com/2021/07/mgiovenale_-sulla-luna_-02-dic-2015-18-lug-2021.pdf
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minima oralia / gabriele stera. 2021
Minima Oralia di Gabriele Stera è un album di poesie di autori e autrici contemporanei/e sonorizzate tramite l’uso di voci elettroniche, accompagnato dalle grafiche di Ophelia Borghesan.
[bandcamp width=350 height=470 album=2765883397 size=large bgcol=ffffff linkcol=0687f5 tracklist=false]
da/con/su testi di (in ordine di apparizione)
Carmen Gallo, Vincenzo Ostuni, Fabio Teti, Gilda Policastro, Gherardo Bortolotti, Gabriele Frasca, Alessandra Cava, Valerio Magrelli, Simona Menicocci, Marco Giovenale, Lello Voce, Sara Ventroni, Tommaso Ottonieri, Andrea Inglese
Minima Oralia è un esperimento di poesia e musica concentrato sull’universo delle voci elettroniche.
Si tratta di un mixtape di «spoken word» realizzato interamente con dispositivi di sintesi vocale, nell’intento di mettere la poesia alla prova di una forma di oralità minima, incarnata dalle voci standardizzate e monotone degli algoritmi di assistenza vocale. E, inversamente, di trasportare questi dispositivi vocali nell’universo della poesia e della musica sperimentale, per poterne osservare le qualità (ritmiche, tonali, espressive) nell’affrontare tecniche di scrittura varie e complesse.
2003-2015: espressioni che non vogliono (né volevano) venir fissate come “categorie”
da un post del 2015 in N.I.:
https://www.nazioneindiana.com/2015/10/12/qualche-asserzione-sparsa/
Se vado con la memoria a prima del 2005, precisamente al 2003-04 o anche precedentemente, rammento la mia ipotesi di una scrittura definita come coerente con una idea di “informale freddo” (a differenza della corrente tellurica/vulcanica dell’informale in arte, oltre mezzo secolo prima): cfr. Note di ricerca e ascolto di autori: un informale freddo – e una rete tesa ai punti, in «L’Ulisse», n. 1, giugno 2004, http://www.lietocolle.com/cms/img_old/ulisse_1.pdf. (ma cfr. anche http://www.italianisticaonline.it/2004/fortini/). Se andiamo al 2006, troviamo l’ipotesi – di Bortolotti e mia – di un differenziarsi (e forse vicendevole precisarsi) di “installazione” e “performance”: http://gammm.org/index.php/2006/07/16/tre-paragrafi-gbortolotti-mgiovenale/. Nel 2009 esce il volume collettivo Prosa in prosa (ex link: http://www.l elettere.it/site/e_Product.asp?IdCategoria=&TS02_ID=1502; attualmente: https://www.lelettere.it/libro/9788860873019, ma fuori catalogo) il cui titolo è formula che si deve a Jean-Marie Gleize. Nel 2010 o poco prima ha iniziato a diffondersi una mia fissazione: quella che tutti si sia incappati recentemente/felicemente in un evento avviatosi già coi primi anni Sessanta: un “cambio di paradigma” (cfr. il n. 43 del «verri», giugno, 2010, e poi https://www.nazioneindiana.com/2010/10/21/cambio-di-paradigma/). Se andiamo al 2011 abbiamo “loose writing”, espressione che ho pensato di poter riferire soprattutto a gran parte del lavoro di Carlo Bordini, e ad altri autori: https://puntocritico2.wordpress.com/2011/01/25/quattro-categorie-piu-una-loose-writing/. (Di recente la collana Syn ha ospitato un testo di Alessandra Carnaroli che mi pare decisamente esemplare, in questi termini: http://www.ikona.net/alessandra-carnaroli-elsamatta/).
Infine: la coppia “assertivo” / “non assertivo” è rintracciabile daccapo sia nel testo Cambio di paradigma (2010, cfr. sopra) sia in un documento caricato nel marzo dello stesso anno sul mio blog: Prosa in prosa e gammm.org in (non)rapporto con le avanguardie storiche, https://slowforward.files.wordpress.com/2010/03/mg_nonrapp.pdf, così come in un dibattito su Absolute poetry, di cui si è purtroppo perso il link, temo; ma in cui mi riferivo alle prose in prosa come a testi che sono “non versi in prosa, non poème en prose, non prosa lirica, non narrazione, non epica, non prosa filosofica, non prosa d’arte, non prosa assertiva-artaudiana (Noël), non frammenti/aforismi che segmentano un pensiero (Bousquet, Cioran), non voyage/onirismo (Michaux)”. (E cfr. inoltre: http://slowforward.wordpress.com/2013/07/05/corrispondenza-privata-_-1-assertivo-non-assertivo/).
Bon. A valle di questo non richiesto iter mnemotecnico, tornando a quanto dicevo, ecco: “informale freddo”, “cambio di paradigma”, “loose writing”, “non assertività”, così come altre espressioni che mi è capitato di usare o addirittura coniare (penso anche a vocaboli inglesi: “installance”, “to drawrite”), non sono categorie, non vogliono essere scatole, definizioni. Vengono usate come tali, spesso. Ma sono, probabilmente, ambienti, costantemente dotati di tutti i comfort dubitativi degli ambienti che – da architetto deviante – escogito.
Abitare in un ambiente provvisorio e dubitante collide spesso con l’intento di mettervi radici, o di sedersi comodi. Il dubbio serve a questo: a non fermarsi troppo, e a non sentirsi troppo a proprio agio. Autori o critici stanziali, invece, si trattengono, o al contrario scappano a gambe levate come si fosse intenzionati a vender loro una casa infestata.
A scanso di equivoci (che rimarranno, temo) qui reinsisto: le espressioni sopra elencate sono espressioni, non scatole. Non vorrebbero essere categorie. Tuttavia sono e fanno “critica”, quindi sono a loro volta asseveranti, assertive (con quota d’ombra). È evitabile? Non credo.
(Ma si tratta di critica, appunto, non di prose o poesie…)
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