Michele Giorgio, responsabile di Pagine esteri e corrispondente storico del “Manifesto” dalla Palestina, ci aggiorna intorno alle 10.30 su quanto è possibile sapere della notte a Gaza visto che, come noto, ieri sera intensificando i bombardamenti, ha tagliato le linee telefoniche e quello che rimaneva di internet.
Michele Giorgio informa che oltre ai bombardamenti intensissimi che a tutt’ora non sappiamo quante vite sono costate, migliaia di soldati israeliani sono entrati a Gaza, truppe israeliane pare occupino al momento porzioni di Gaza e, confermato da Hamas, nella notte di ieri ci sono stati combattimenti tra organizzazioni palestinesi e truppe israeliane.
È inoltre noto che migliaia di palestinesi nella notte di ieri sono fuggite dal nord al sud della striscia dove comunque non si sono mai interrotti i bombardamenti e le persone vivono ammassate in condizioni drammatiche.
Aggiornamenti anche sulla situazione a Gerusalemme e in Cisgiordania
Mery Calvelli, cooperante, nel secondo audio realizzato in tarda mattinata ci dà aggiornamenti sulle rare informazioni che cominciano a filtrare dalla striscia ancora sotto il black out.
con Marco Baliani, Giuseppe Cederna, Pippo Delbono, Silvia Gallerano, Sandro Lombardi, Andrea Lupo, Licia Maglietta, Anna Nogara, Maria Grazia Mandruzzato
Le forze di occupazione israeliane hanno demolito una scuola elementare ad Ain Samyia, in Cisgiordania. A poche settimane dall’inizio dell’anno scolastico, la distruzione della scuola, che forniva l’istruzione primaria ai bambini dei pastori nomadi della zona, ha l’obiettivo di cacciare la popolazione palestinese di queste terre, per far spazio alla colonizzazione ebraica. Nel 2023, sono state demolite tre scuole nelle stesse condizioni. Secondo un rapporto dell’ONU, il piano israeliano minaccia di demolizione altre 58 scuole elementari.
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11 settembre
Due palestinesi feriti gravemente, nel campo di al-Oroub, durante i funerali del ragazzo assassinato il giorno prima dalle pallottole dei soldati israeliani. I comandi militari non volevano che il funerale si tenesse in forma pubblica, ma i familiari e la popolazione hanno sfidato l’assurdo ordine. L’esercito ha messo i cecchini attorno al cimitero e istituito posti di blocco con camionette corazzate, sparando pallottole militari contro un corteo funebre.
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19 settembre
Un rapporto dell’organizzazione israeliana B’Tselem accusa il governo di Tel Aviv di mirare all’espulsione violenta dei palestinesi dalle loro terre in Cisgiordania per assegnarla ai coloni ebrei, lasciando mano libera a questi ultimi di agire indisturbati con attacchi armati contro le comunità palestinesi, incendio dei raccolti, distruzione dei pozzi e sradicamento di alberi. Secondo il rapporto, nell’ultimo anno, 6 comunità palestinesi della Cisgiordania sono state costrette ad abbandonare le loro terre, per sfuggire alla violenza dei coloni.
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29 settembre
L’esercito israeliano ha distrutto per la 222esima volta il villaggio di Al-Araaqeeb, a nord di Beersheba, nel Negev. È la seconda volta in questo mese di settembre. Il villaggio desertico abitato da pastori palestinesi è caduto nel mirino del governo israeliano per destinare i suoi terreni all’allargamento della città ebraica vicina. Il villaggio è costruito con cartone, plastica e lamiere e le 22 famiglie resistenti non hanno abbandonato mai le loro terre da quando è cominciato il loro nuovo calvario nel 2010. Ogni volta che i militari lo distruggono con i bulldozer, loro recuperano il materiale e lo ricostruiscono. Il mondo tace su questi crimini dell’Apartheid.
[…]
6 ottobre
[…] aggressioni armate dei coloni. Nella valle del Giordano hanno arato con i bulldozer terreni palestinesi per impossessarsene. In un villaggio vicino a Salfit, i coloni hanno sradicato 40 olivi. L’Osservatorio euromediterraneo, con sede a Ginevra, ha presentato alla commissione ONU per i diritti umani un rapporto sulle violenze dei coloni contro i palestinesi. Nel rapporto si rileva che nei primi sei mesi di quest’anno le aggressioni dei coloni sono state 1148. Tutti gli attacchi sono avvenuti sotto la protezione dell’esercito e con la complicità del governo e della magistratura israeliane. Il rapporto parla chiaramente di regime di Apartheid e di violazione delle leggi internazionali per i territori occupati.
Oltre 100 tra le più importanti organizzazioni per i diritti umani e sindacati europei hanno appena lanciato un’iniziativa legale per bandire dall’Unione europea i beni prodotti illegalmente negli insediamenti abusivi dei territori occupati. Se si raccoglierà il milione di firme necessario, l’UE potrebbe vietare un commercio basato sulla miseria del popolo palestinese, che riempie le tasche di coloni abusivi e leader corrotti.
I coloni abusivi guadagnano centinaia di milioni di euro all’anno vendendo i loro prodotti in Europa a persone che non sanno che stanno letteralmente finanziando crimini di guerra, come sono definiti dalla Convenzione di Ginevra. Il bando di questo commercio cambierebbe completamente la situazione in Israele e Palestina: i soldi dei consumatori europei – i TUOI soldi – smetterebbero di finanziare gli insediamenti israeliani violenti e illegali, spesso costruiti letteralmente sulle macerie delle case palestinesi.
Questa campagna è speciale e storica: per la prima volta palestinesi, ebrei ed europei chiedono insieme di eliminare i profitti che al momento rendono la violenza più redditizia della pace.
At least four artists withdrew from the festival, joining fifteen others since 2017.
Palestinians thank Lafawndah (and bandmate Trustfall), Alewya, Franky Gogo and Gigsta for withdrawing from @popkulturberlin, that is partnered with apartheid Israel #PK22
Four artists have withdrawn from Pop Kultur Berlin this year, in protest at its partnership with apartheid Israel! They join at least fifteen others to have boycotted the music festival since 2017, responding to private and public appeals from human rights defenders.
Parisian artist Lafawndah wrote in her eloquent statement that “the festival’s stance is an effective show of support for racism, colonial brutality and murder, despite its savvy marketing language touting inclusion, diversity and tolerance.”
But Pop Kultur Berlin is still insisting on continuing its partnership with apartheid Israel, claiming that artwashing Israel’s apartheid regime and massacres in Gaza is “common practice”. It must have missed the thousands of artists who have endorsed the cultural boycott of Israel.
Even now, prominent German politicians allied to the festival are condemning the campaign and the principled artists who supported it and launching cynical smears against them. Let’s show once again that our collective impact is greater than these desperate, anti-Palestinian attacks.
Not on Twitter? You can also copy the below comment and post it onto the festival’s Instagram & Facebook pages.
Thank you Lafawndah & Trustfall, Alewya, Franky Gogo and Gigsta for withdrawing from #PopKulturBerlin! All artists should boycott the festival until it drops its partnership with apartheid Israel. No progressive festival artwashes massacres. #PK22
In solidarity,
Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel (PACBI)
* TAKE NOTE:
The nonviolent BDS movement for freedom, justice and equality is supported by the absolute majority in Palestinian society. BDS rejects all forms of racism and racial discrimination.
Appello a Bruxelles contro la criminalizzazione delle Ong palestinesi
Decine di organizzazioni e sindacati hanno inviato un appello a Josef Borrell, Alto Rappresentante della politica estera dell’Unione Europea contro la messa fuorilegge di alcune Ong palestinesi da parte da Israele.
Qui di seguito il testo dell’appello e le organizzazioni che l’hanno sottoscritto.
Gentile Alto Rappresentante,
Come organizzazioni della società civile europea, vorremmo allertarla sulla gravissima situazione creata dalla criminalizzazione da parte Stato di Israele contro sei delle più importanti e riconosciute organizzazioni palestinesi per i diritti umani:
● Addameer Prisoner Support and Human Rights Association, ● Al Haq – Legge al servizio degli uomini, ● Bisan Centro di Ricerca e Sviluppo, ● Defense for Children International – Palestina, ● l’Unione dei Comitati del Lavoro Agricolo ● Unione dei Comitati delle Donne Palestinesi
Dopo la loro classificazione come “terroristi” il 22 ottobre, e con la successiva ordinanza militare di interdizione del 7 novembre, sono in grave pericolo: i loro locali possono essere invasi o chiusi, le loro attrezzature confiscate, i loro dirigenti e personale arrestati ed il loro finanziamento potrebbe essere in pericolo. I servizi di protezione che forniscono alla popolazione palestinese, così come la loro capacità di informare gli organismi internazionali sulle violazioni dei diritti umani in Palestina, sono messi a repentaglio da questa decisione. L’Unione europea deve restare fedele ai propri valori e deve proteggerle.
La dichiarazione del portavoce di EEAS del 22 ottobre, non era commisurata alla gravità di queste minacce. Affermando di “prendere sul serio” le affermazioni delle autorità israeliane e chiedendo loro “chiarimenti”, essa dà peso ad accuse contro partners che l’Unione Europea conosce perfettamente da anni, e legittima l’idea che lo Stato di Israele avrebbe un motivo legittimo per porre questa questione. Questo è doppiamente errato: in primo luogo perché queste organizzazioni sono soggette alla legge palestinese e lo Stato di Israele non ha alcun diritto di interferire nei loro affari, e in secondo luogo perché i leader israeliani che le accusano sono gli stessi che potrebbero essere implicati nei procedimenti della Corte Penale Internazionale, che a loro volta potrebbero essere basati sulle informazioni e sui fascicoli di indagine forniti da queste ONG.
Le chiediamo quindi prima di tutto una dichiarazione pubblica molto più chiara su questo tema. In particolare, le chiediamo di: ● respingere chiaramente le accuse israeliane e mettere in dubbio la loro legittimità,; ● rinnovare pubblicamente la Sua fiducia in queste organizzazioni per i diritti umani, che stanno svolgendo un lavoro straordinario ed indispensabile sul campo; ● chiedere formalmente al governo israeliano di annullare le sue decisioni di designarle come terroriste e successivamente metterle al bando; ● informare tutti i donatori e gli intermediari finanziari della ricusazione delle decisioni prese dallo Stato di Israele e della vostra fiducia nelle ONG in questione; ● ricevere ufficialmente, al Suo livello, i leader di queste ONG e assicurare loro il Suo pieno sostegno, ● sostenere pubblicamente e finanziariamente l’azione della Corte Penale Internazionale, compreso il caso della Palestina. Al di là di questa indispensabile presa di posizione, è necessario agire.
Il primo ed immediato atto che puo’ compiere, insieme alla Commissione europea di cui è Vicepresidente, riguarda l’accordo per includere Israele nel programma di ricerca e sviluppo di Horizon Europe. Mentre si può immaginare che anche il semplice rispetto delle linee guida del luglio 2013 non sia stato approvato da Israele in buona fede, la Commissione probabilmente ha voluto compiere un “gesto positivo” nei confronti di Israele dichiarando il 18 ottobre la conclusione dei negoziati. Conosciamo gli eventi successivi: quattro giorni dopo, lo Stato di Israele ha lanciato l’offensiva più grave della storia contro le organizzazioni palestinesi per i diritti umani. E pochi giorni dopo, il 30 ottobre, l’ambasciatore israeliano ha stracciato il rapporto del Comitato per i diritti umani dell’ONU alle Nazioni Unite. In tale contesto, la firma di questo accordo, prevista per il 9 dicembre, sarebbe una vergogna per l’Europa.
Le chiediamo, signor Alto Rappresentante, di adottare le misure necessarie per sospendere la firma di questo accordo. Questa è una semplice misura di decenza.
Oltre a ciò, se lo Stato di Israele persiste nella sua posizione, dovranno essere prese misure più vincolanti.
• European Coordination of Committees and Association for Palestine (ECCP) – Europe
Fédération Internationale pour les droits humains – FIDH
Trócaire – Ireland
Sinn Féin – political party – Ireland
Europe Ecologie Les Verts – political party – France
Confédération générale du travail (CGT) – trade union – France
FIOM-CGIL – trade union – Italy
Irish Congress of Trade Unions – trade union confederation – Ireland
Unite the Union, Ireland Region – trade union – Ireland
UNISON Northern Ireland – trade union – Ireland
People Before Profit – political party – Ireland
Parti Communiste Français (PCF) – political party – France
Parti de Gauche – political party – France
Ensemble! – political party – France
BIJ1 (Political party) – Netherlands
Mouvement des Jeunes Communistes de France – political party France
Confédération Paysanne – trade union – France
Fórsa SENO Branch – trade union – Ireland
Belfast and District Trades Union Council – trade union – Ireland
Ireland-Palestine Solidarity Campaign – Ireland
Trade Union Friends of Palestine – Ireland
MOC – Movement of Christian Workers – trade union – Belgium
Union syndicale Solidaires – trade union – France
Craigavon Council of Trade Unions – trade union – Ireland
Cairo Institute for Human Rights Studies (CIHRS) – MENA
European Coordination Via Campesina – Europe
European Trade Union Network for Justice in Palestine – Europe
Sadaka – The Ireland Palestine Alliance – Ireland
Ligue des droits de l’Homme (LDH) – France
Suomen Rauhanpuolustajat – Finnish Peace Committee
Defence for Children International – Switzerland
Defence for Children International – Belgium
Students for Justice in Palestine Dublin City University – Ireland
Fédération Syndicale Unitaire (FSU) – France
MRAP – France
The Rights Forum – Netherlands
Jewish Voice for Just Peace Ireland – Ireland
Centre for Global Education – Ireland
Cairde Palestine Belfast – Ireland
Gaza Action Ireland – Ireland
Academics for Palestine – Ireland
MENA GROUP/Rete in difesa di (diritti umani e chi li difende) – Italy
Association France Palestine Solidarité (AFPS) – France
Union des Progressistes Juifs de Belgique (UPJB) – Belgium
Association des Universitaires pour le Respect du Droit International en Palestine (AURDIP) – France
British Committee for the Universities of Palestine – UK
Plateforme des ONGs Françaises pour la Palestine – France
Women’s International League for Peace and Freedom, Finland
Humanitas-Centre for global learning and cooperation – Slovenia
Association Belgo-Palestinienne – Belgium
France Palestine Mental Health Network – France
Viva Salud – Belgium
Union Juive Française pour la Paix – France
ICAHD Finland – Finland
Deutscher Koordinationskreis Palastina Israel (KOPI) – Germany
European Legal Support Center – Netherlands
Comite Pour Une Paix Juste Au Proche Orient – Luxembourg
Cultura è libertà, una campagna per la Palestina – Italy
AssopacePalestina – Italy
DocP – BDS Nederland – Netherlands
Nederlands Palestina Komitee – Netherlands
Buendnis fuer Gerechtigkeit zwischen Israelis und Palaestinensern e.V. BIP – Germany
BDS Berlin- Germany
Finnish-Arab Friendship Society – Finland
Association pour le jumelage entre les camps de réfugiés palestiniens et les villes françaises (AJPF) – France
Pand – Performars and Artists for Peace – Finland
Društvo UP Jesenice – Slovenia
Belgian Campaign for Academic and Cultural Boycott of Israel (BACBI) – Belgium
Mouvement de la Paix – France
Une Autre Voix Juive – France
Association des Travailleurs Maghrébins de France – France
Collectif Judéo Arabe et Citoyen pour la Palestine – France
Fédération des Tunisiens pour une Citoyenneté des deux Rives (FTCR) – France
Vrede vzw – Belgium
Dynamo International – Belgium
Les Femmes en Noir – France
Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese – Italy
Rete Antirazzista – Firenze, Italy
Association France Palestine Solidarité Nîmes, France
Association “Pour Jérusalem” – France
Odv Salaam Ragazzi Dell’Olivo Comitato Di Tireste – Italy
Forum Palestine Citoyenneté – France
Comité de Vigilance pour une Paix réelle au Proche-Orient – France
Assopace Palestina Firenze – Italy
Chrétiens de la Méditerranée – France
Associazione Cinema e Diritti – Italy
Associazione di Amicizia Italo-Palestinese NLUS – Italy
Comitato Pistoiese per la Palestina – Italy
Donne in nero Italia – Italy
COSPE – Italy
CRED – centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia – Italy
Campagna Ponti e non Muri di Pax Christi Italia – Italy
Giuristi Democratici – Italy
CPPI Saint-Denis [ Collectif Paix Palestine Israël] – France
New Weapons Research Group – Italy
Women in Black Vienna – Austria
Slovene Philanthropy – Slovenia
Not in Our Name – For a Just Peace in the Middle East – Czech Republic
Collectif Faty Koumba – France
La Courneuve Palestine – France
Comité pour le Respect des Libertés et des Droits de l’Homme en Tunisie – France
BDS Italia – Italy
Stichting – Groningen-Jabalya – Netherlands
UK-Palestine Mental Health Network – UK
Wilpf – Finland
Ipri-ccp – Italy
Comunità delle Piagge – Italy
Aderisco a nome del Comitato varesino per la Palestina – Italy
È difficile immaginare che qualcuno viva una vita normale nella Striscia di Gaza: questo documentario irlandese è un meraviglioso ritratto di chi abita in quel luogo, gente comune che vive una vita piena nonostante le macerie causate dal perenne conflitto.
GAZA di Garry Keane e Andrew McConnell, in streaming dal 5 al 7 novembre con #IFFSilverStream
JVP member Maya Edery shares her journey away from Zionism and toward support for Palestinian liberation — a journey that more and more Jews are embarking on, in part thanks to Maya herself!
In this interview, Maya discusses how her family’s history of oppression — as Ashkenazi Jews in Auschwitz and as Moroccan Jews experiencing state violence in Israel — has informed how she views oppression and resistance to oppression. She describes the kind of Zionist propaganda instilled in her while she was growing up and remembers her moments of revelation about Palestine. Finally, she talks about her responsibility to support the BDS movement as well as to challenge Zionism and white supremacy in Jewish communities, despite the accusations of antisemitism weaponized against those who do so.