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Scusate se sulla “Pax Silica” ho – come su tutto ultimamente – qualche perplessità

RaiNews: “L’Italia firma a Brindisi la dichiarazione della ‘Pax Silica’ con gli Stati Uniti. Iniziativa di cooperazione tra partner internazionali e settore privato nelle catene di approvvigionamento per le tecnologie avanzate”
(29 lug. 2026, https://www.rainews.it/tgr/puglia/articoli/2026/07/litalia-firma-a-brindisi-la-dichiarazione-della-pax-silica-con-gli-stati-uniti-e722cea4-9fc2-4eb4-8cad-e3cf9dc29180.html).

Il Sole24ore: “Il campo di interesse è in particolare quello dei semiconduttori, dell’intelligenza artificiale e dei minerali critici necessari al loro sviluppo. L’obiettivo è quello di promuovere un ecosistema favorevole all’avanzamento di questi comparti e ridurre le dipendenze da singoli Paesi esportatori come la Cina. Firmeranno la dichiarazione l’ambasciatore Armando Varricchio, inviato speciale del ministro degli Esteri per l’innovazione e le nuove tecnologie, e l’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Tilman Fertitta. La cerimonia di firma vedrà inoltre la partecipazione delle istituzioni di Brindisi e della Regione Puglia”
(31 lug. 2026, https://www.ilsole24ore.com/art/oggi-brindisi-firma-pax-silica-gli-usa-funzione-anti-cina-ecco-cosa-si-tratta-AJZyjoa).

Pensandoci un attimo su, metto qui poche righe di riflessione.

Tra i vari motivi per cui mi sembra noi ci si debba lievemente preoccupare di questa ormai firmata “pax” (quando gli americani parlano di pace, metti mano ai cannoni), elencherei:

– il fatto che la controparte anzi la detentrice del ruolo dominante è l’amministrazione Trump, e il promoter italiano è Tajani (già queste due cose dovrebbero bastare);

– l’immaginabile rafforzamento della posizione USA – già vertice – nella direzione della (=”decisionalità” sulla) rete globale di implementazione delle tecnologie IA, dall’estrazione di minerali alla diffusione/costruzione di datacenter energivori, fino (aggiungerei io, malfidato) all’appoggio economico per lo sviluppo di software;

– il fatto che sia il settore privato, e non gli Stati (ma con l’imprinting del dirigismo USA), a essere al centro del discorso;

– il non secondario obiettivo USA di indebolire anche su questo fronte il potere di contrattazione generale dell’Unione Europea, la sua possibilità di esercitare effettivamente – nel campo dell’IA e non solo – una forza da “vera leva geopolitica” (“L’Europa, pur lontana dalla leadership americana nel software e dai volumi produttivi asiatici, resta un elemento indispensabile in diversi segmenti industriali. La questione, emersa anche nei mesi scorsi, è che il continente deve ancora trasformare questo peso tecnologico e manifatturiero in una vera leva geopolitica”, https://www.linkiesta.it/2026/07/pax-silica-italia-usa-meloni-trump/);

– la natura già ora militare (e, in prospettiva finanziaria, giocoforza guerrafondaia) del comparto tecnologico legato all’IA;

– il fatto che se, con la pax, la filiera di approvvigionamento di materiali per tecnologie IA è sparsa, decentrata, non in mano a pochi attori, è di conseguenza più difficile chiudere un rubinetto per far finire una guerra o mettere in difficoltà gli USA (e il mondo), come invece ci insegna la vicenda del controllo iraniano su Hormuz (=come sempre, gli Stati Uniti pervertono il linguaggio: la loro “pax” può serenamente contribuire non all’interruzione ma alla continuazione di una eventuale guerra: yankee noti esportatori di democrazia, esportatori di pax=war);

– il fatto che (cfr. https://www.ilsole24ore.com/art/oggi-brindisi-firma-pax-silica-gli-usa-funzione-anti-cina-ecco-cosa-si-tratta-AJZyjoa) la funzione anti-Cina della pax ci suggerisce probabilmente di porci una domanda da quiz televisivo, che formulerei a partire da una constatazione di John Mearsheimer: “chi ha determinato la morte o direttamente ucciso 38 milioni di persone nel mondo nel corso degli ultimi ottant’anni? la Cina o gli USA”; la risposta è: gli USA; beh, questa cosa – senza con questo parteggiare per la Cina – la considererei;

– il fatto che da diversi decenni parlare di Stati Uniti è pressoché identico a parlare di israele, un posto dove l’intelligenza artificiale ha una posizione di rilievo nelle tecnologie genocidarie.

17 giugno, Radio Popolare: “Via libera dell’Unione Europea ai nuovi OGM che preoccupano ambientalisti e piccoli agricoltori”

https://radiopopolare.substack.com/p/la-newsletter-di-radio-popolare-17-6-2026?open=false#%C2%A7via-libera-dellunione-europea-ai-nuovi-ogm-che-preoccupano-ambientalisti-e-piccoli-agricoltori

Richiesta di sospensione totale dell’accordo di associazione UE-israele in considerazione delle violazioni dei diritti umani da parte di Israele

Firma e fai firmare questa iniziativa dei cittadini europei: https://eci.ec.europa.eu/055/public/#/screen/home

Secondo la Commissione europea, lo Stato di Israele è responsabile di un livello senza precedenti di uccisioni e ferimenti di civili, di operazioni su vasta scala di sfollamento della popolazione e della distruzione sistematica di ospedali e strutture mediche a Gaza. [1]
Israele ha inoltre messo in atto un blocco degli aiuti umanitari assimilabile all’uso della fame come arma di guerra. Israele sta violando molteplici norme e obblighi di diritto internazionale e… … non riesce a prevenire il crimine di genocidio come disposto dalla Corte internazionale di giustizia [2].

Ciononostante, l’Unione europea non ha ancora sospeso l’accordo di associazione con Israele, pietra miliare della cooperazione commerciale bilaterale, economica e politica tra l’UE e quello stato.

I cittadini dell’UE non possono tollerare che l’Unione continui ad applicare un accordo che contribuisce a legittimare e finanziare uno Stato responsabile di crimini di guerra e contro l’umanità.

Si invita pertanto la Commissione a presentare al Consiglio una proposta di sospensione totale dell’accordo di associazione UE-Israele.

_____________________________

[1] Servizio europeo per l’azione esterna, nota dell’Ufficio del rappresentante speciale dell’UE per i diritti umani, 20 giugno 2025 https://euobserver.com/eu-and-the-world/ar0246a0da

[2] Corte internazionale di giustizia, ordinanza del 26 gennaio 2024 https://www.icj-cij.org/node/203447


Pagina web dell’iniziativa nel registro della Commissione europea: https://citizens-initiative.europa.eu/initiatives/details/2025/000005

Sito web della proposta d’iniziativa dei cittadini: https://www.justiceforpalestine.eu/

naufragio di pylos: una lettera aperta

NAUFRAGIO DI PYLOS: GERTA HUMAN REPORTS ADERISCE ALLA LETTERA APERTA DI OLTRE 180 ORGANIZZAZIONI PER I DIRITTI UMANI

20 Giugno 2023

Fino a 600 persone annegano al largo di Pylos, in Grecia, solo pochi giorni dopo che i leader dell’UE hanno deciso di erodere ulteriormente il diritto di asilo.

Lettera aperta di oltre 180 organizzazioni per i diritti umani insieme a Tima Kurdi, zia di Alan Kurdi.

Oggi, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, chiediamo insieme indagini complete e indipendenti sugli eventi, chiare conseguenze per i responsabili, la fine delle pratiche sistematiche di respingimento alle frontiere europee e giustizia per le vittime.

Dieci anni dopo i due naufragi al largo di Lampedusa, in Italia, che hanno causato la morte di circa 600 persone e hanno suscitato un’immensa protesta nell’opinione pubblica, fino a 600 persone sono annegate al largo di Pylos, in Grecia, nel Mar Mediterraneo. Il 14 giugno 2023, ancora una volta, il regime di frontiera europeo ha ucciso persone che esercitavano il loro diritto di chiedere protezione. Siamo sconvolti! E siamo solidali con tutti i sopravvissuti e con le famiglie e gli amici delle persone decedute. Esprimiamo il nostro profondo cordoglio e dolore.

Ad oggi, innumerevoli domande rimangono senza risposta. Secondo le testimonianze dei sopravvissuti, la guardia costiera greca ha rimorchiato la barca facendola capovolgere. Perché è stata tentata questa manovra incredibilmente pericolosa? La guardia costiera greca ha trainato l’imbarcazione verso l’Italia per spingere le persone verso la responsabilità italiana o maltese? Perché né la guardia costiera greca né le autorità italiane o maltesi sono intervenute prima, nonostante fossero state allertate da almeno 12 ore? Che ruolo ha avuto l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera Frontex?

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appello all’europa contro la criminalizzazione delle ong palestinesi

Appello a Bruxelles contro la criminalizzazione delle Ong palestinesi

Decine di organizzazioni e sindacati hanno inviato un appello a Josef Borrell, Alto Rappresentante della politica estera dell’Unione Europea contro la messa fuorilegge di alcune Ong palestinesi da parte da Israele.

Qui di seguito il testo dell’appello e le organizzazioni che l’hanno sottoscritto.


Gentile Alto Rappresentante,

Come organizzazioni della società civile europea, vorremmo allertarla sulla gravissima situazione creata dalla criminalizzazione da parte Stato di Israele contro sei delle più importanti e riconosciute organizzazioni palestinesi per i diritti umani:

● Addameer Prisoner Support and Human Rights Association,
● Al Haq – Legge al servizio degli uomini,
● Bisan Centro di Ricerca e Sviluppo,
● Defense for Children International – Palestina,
● l’Unione dei Comitati del Lavoro Agricolo
● Unione dei Comitati delle Donne Palestinesi

Dopo la loro classificazione come “terroristi” il 22 ottobre, e con la successiva ordinanza militare di interdizione del 7 novembre, sono in grave pericolo: i loro locali possono essere invasi o chiusi, le loro attrezzature confiscate, i loro dirigenti e personale arrestati ed il loro finanziamento potrebbe essere in pericolo. I servizi di protezione che forniscono alla popolazione palestinese, così come la loro capacità di informare gli organismi internazionali sulle violazioni dei diritti umani in Palestina, sono messi a repentaglio da questa decisione. L’Unione europea deve restare fedele ai propri valori e deve proteggerle.

La dichiarazione del portavoce di EEAS del 22 ottobre, non era commisurata alla gravità di queste minacce. Affermando di “prendere sul serio” le affermazioni delle autorità israeliane e chiedendo loro “chiarimenti”, essa dà peso ad accuse contro partners che l’Unione Europea conosce perfettamente da anni, e legittima l’idea che lo Stato di Israele avrebbe un motivo legittimo per porre questa questione.
Questo è doppiamente errato: in primo luogo perché queste organizzazioni sono soggette alla legge palestinese e lo Stato di Israele non ha alcun diritto di interferire nei loro affari, e in secondo luogo perché i leader israeliani che le accusano sono gli stessi che potrebbero essere implicati nei procedimenti della Corte Penale Internazionale, che a loro volta potrebbero essere basati sulle informazioni e sui fascicoli di indagine forniti da queste ONG.

Le chiediamo quindi prima di tutto una dichiarazione pubblica molto più chiara su questo tema. In particolare, le chiediamo di:
● respingere chiaramente le accuse israeliane e mettere in dubbio la loro legittimità,;
● rinnovare pubblicamente la Sua fiducia in queste organizzazioni per i diritti umani, che stanno svolgendo un lavoro straordinario ed indispensabile sul campo;
● chiedere formalmente al governo israeliano di annullare le sue decisioni di designarle come terroriste e successivamente metterle al bando;
● informare tutti i donatori e gli intermediari finanziari della ricusazione delle decisioni prese dallo Stato di Israele e della vostra fiducia nelle ONG in questione;
● ricevere ufficialmente, al Suo livello, i leader di queste ONG e assicurare loro il Suo pieno sostegno,
● sostenere pubblicamente e finanziariamente l’azione della Corte Penale Internazionale, compreso il caso della Palestina.
Al di là di questa indispensabile presa di posizione, è necessario agire.

Il primo ed immediato atto che puo’ compiere, insieme alla Commissione europea di cui è Vicepresidente, riguarda l’accordo per includere Israele nel programma di ricerca e sviluppo di Horizon Europe. Mentre si può immaginare che anche il semplice rispetto delle linee guida del luglio 2013 non sia stato approvato da Israele in buona fede, la Commissione probabilmente ha voluto compiere un “gesto positivo” nei confronti di Israele dichiarando il 18 ottobre la conclusione dei negoziati.
Conosciamo gli eventi successivi: quattro giorni dopo, lo Stato di Israele ha lanciato l’offensiva più grave della storia contro le organizzazioni palestinesi per i diritti umani. E pochi giorni dopo, il 30 ottobre, l’ambasciatore israeliano ha stracciato il rapporto del Comitato per i diritti umani dell’ONU alle Nazioni Unite.
In tale contesto, la firma di questo accordo, prevista per il 9 dicembre, sarebbe una vergogna per l’Europa.

Le chiediamo, signor Alto Rappresentante, di adottare le misure necessarie per sospendere la firma di questo accordo. Questa è una semplice misura di decenza.

Oltre a ciò, se lo Stato di Israele persiste nella sua posizione, dovranno essere prese misure più vincolanti.

  1. • European Coordination of Committees and Association for Palestine (ECCP) – Europe
  2. Fédération Internationale pour les droits humains – FIDH
  3. Trócaire – Ireland
  4. Sinn Féin – political party – Ireland
  5. Europe Ecologie Les Verts – political party – France
  6. Confédération générale du travail (CGT) – trade union – France
  7. FIOM-CGIL – trade union – Italy
  8. Irish Congress of Trade Unions – trade union confederation – Ireland
  9. Unite the Union, Ireland Region – trade union – Ireland
  10. UNISON Northern Ireland – trade union – Ireland
  11. People Before Profit – political party – Ireland
  12. Parti Communiste Français (PCF) – political party – France
  13. Parti de Gauche – political party – France
  14. Ensemble! – political party – France
  15. BIJ1 (Political party) – Netherlands
  16. Mouvement des Jeunes Communistes de France – political party France
  17. Confédération Paysanne – trade union – France
  18. Fórsa SENO Branch – trade union – Ireland
  19. Belfast and District Trades Union Council – trade union – Ireland
  20. Ireland-Palestine Solidarity Campaign – Ireland
  21. Trade Union Friends of Palestine – Ireland
  22. MOC – Movement of Christian Workers – trade union – Belgium
  23. Union syndicale Solidaires – trade union – France
  24. Craigavon Council of Trade Unions – trade union – Ireland
  25. Cairo Institute for Human Rights Studies (CIHRS) – MENA
  26. European Coordination Via Campesina – Europe
  27. European Trade Union Network for Justice in Palestine – Europe
  28. Sadaka – The Ireland Palestine Alliance – Ireland
  29. Ligue des droits de l’Homme (LDH) – France
  30. Suomen Rauhanpuolustajat – Finnish Peace Committee
  31. Defence for Children International – Switzerland
  32. Defence for Children International – Belgium
  33. Students for Justice in Palestine Dublin City University – Ireland
  34. Fédération Syndicale Unitaire (FSU) – France
  35. MRAP – France
  36. The Rights Forum – Netherlands
  37. Jewish Voice for Just Peace Ireland – Ireland
  38. Centre for Global Education – Ireland
  39. Cairde Palestine Belfast – Ireland
  40. Gaza Action Ireland – Ireland
  41. Academics for Palestine – Ireland
  42. MENA GROUP/Rete in difesa di (diritti umani e chi li difende) – Italy
  43. Association France Palestine Solidarité (AFPS) – France
  44. Union des Progressistes Juifs de Belgique (UPJB) – Belgium
  45. Association des Universitaires pour le Respect du Droit International en Palestine (AURDIP) – France
  46. British Committee for the Universities of Palestine – UK
  47. Plateforme des ONGs Françaises pour la Palestine – France
  48. Women’s International League for Peace and Freedom, Finland
  49. Humanitas-Centre for global learning and cooperation – Slovenia
  50. Association Belgo-Palestinienne – Belgium
  51. France Palestine Mental Health Network – France
  52. Viva Salud – Belgium
  53. Union Juive Française pour la Paix – France
  54. ICAHD Finland – Finland
  55. Deutscher Koordinationskreis Palastina Israel (KOPI) – Germany
  56. European Legal Support Center – Netherlands
  57. Comite Pour Une Paix Juste Au Proche Orient – Luxembourg
  58. Cultura è libertà, una campagna per la Palestina – Italy
  59. AssopacePalestina – Italy
  60. DocP – BDS Nederland – Netherlands
  61. Nederlands Palestina Komitee – Netherlands
  62. Buendnis fuer Gerechtigkeit zwischen Israelis und Palaestinensern e.V. BIP – Germany
  63. BDS Berlin- Germany
  64. Finnish-Arab Friendship Society – Finland
  65. Association pour le jumelage entre les camps de réfugiés palestiniens et les villes françaises (AJPF) – France
  66. Pand – Performars and Artists for Peace – Finland
  67. Društvo UP Jesenice – Slovenia
  68. Belgian Campaign for Academic and Cultural Boycott of Israel (BACBI) – Belgium
  69. Mouvement de la Paix – France
  70. Une Autre Voix Juive – France
  71. Association des Travailleurs Maghrébins de France – France
  72. Collectif Judéo Arabe et Citoyen pour la Palestine – France
  73. Fédération des Tunisiens pour une Citoyenneté des deux Rives (FTCR) – France
  74. Vrede vzw – Belgium
  75. Dynamo International – Belgium
  76. Les Femmes en Noir – France
  77. Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese – Italy
  78. Rete Antirazzista – Firenze, Italy
  79. Association France Palestine Solidarité Nîmes, France
  80. Association “Pour Jérusalem” – France
  81. Odv Salaam Ragazzi Dell’Olivo Comitato Di Tireste – Italy
  82. Forum Palestine Citoyenneté – France
  83. Comité de Vigilance pour une Paix réelle au Proche-Orient – France
  84. Assopace Palestina Firenze – Italy
  85. Chrétiens de la Méditerranée – France
  86. Associazione Cinema e Diritti – Italy
  87. Associazione di Amicizia Italo-Palestinese NLUS – Italy
  88. Comitato Pistoiese per la Palestina – Italy
  89. Donne in nero Italia – Italy
  90. COSPE – Italy
  91. CRED – centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia – Italy
  92. Campagna Ponti e non Muri di Pax Christi Italia – Italy
  93. Giuristi Democratici – Italy
  94. CPPI Saint-Denis [ Collectif Paix Palestine Israël] – France
  95. New Weapons Research Group – Italy
  96. Women in Black Vienna – Austria
  97. Slovene Philanthropy – Slovenia
  98. Not in Our Name – For a Just Peace in the Middle East – Czech Republic
  99. Collectif Faty Koumba – France
  100. La Courneuve Palestine – France
  101. Comité pour le Respect des Libertés et des Droits de l’Homme en Tunisie – France
  102. BDS Italia – Italy
  103. Stichting – Groningen-Jabalya – Netherlands
  104. UK-Palestine Mental Health Network – UK
  105. Wilpf – Finland
  106. Ipri-ccp – Italy
  107. Comunità delle Piagge – Italy
  108. Aderisco a nome del Comitato varesino per la Palestina – Italy
  109. Pro Palestina – Italy
  110. Stradafacendo – Italy