https://singola.net/articolo/marco-giovenale-scrittura-asemica-disco-voyager
_
ilcucchiaionellorecchio.it/2020/09/combinazione/
tutti gli altri testi di mg nel sito:
ilcucchiaionellorecchio.it/category/autori/marco-giovenale/
maggio 2020
_

§
(Videointervista a Marco Giovenale sulla SCATOLA SONORA di GAMMM.org : https://video.corriere.it/di-la-fiume-ultimo-week-end-festival/571453da-ed87-11ea-b7a7-558c0458760a)
_
un post del 2018:
ho recuperato questa annotazione che ho scritto anni fa:
“[…] Ammetto: non riesco, non posso riuscire a riconoscermi, in autori anche della mia generazione che non hanno fatto tesoro delle ombre, del non detto, dell’inconscio verbigerante che frazionava e parlava gli anni in cui il mio linguaggio e quello loro e di tanti come me si formava.
Numerosissimi autori della mia età (direi soprattutto più giovani) si fanno un punto d’onore, nelle proprie scritture, di: dire tutto. Dicono tutto.
Mettono in piedi la macchina testuale proprio come una macchina. E intrecciano i vari fili. Non ne sentono (tattilmente, come crederei inevitabile) gli strappi e disfunzioni e tensioni verso l’esterno.
Organizzano la pagina secondo tutti quegli schemi e temi e figure retoriche e proprietà tissutali certificabili che proprio il periodo storico che la nostra formazione ha attraversato avrebbe dovuto far saltare o comunque mettere in posizione scomoda, diagonale, ostacolante, dubbia, davanti al nostro cammino.
E, daccapo, non parlo di linguaggio solamente, solamente di complessità del dettato. Parlo semmai di ricerca in senso ampio, quindi necessariamente di ciò che non si conosce ancora. Ciò che non è definibile in forma di manifesto, dichiarabile con precisione. (Ciò che, pertanto, esce dal Novecento, anche).
Sostanzialmente la ricerca è – può essere – l’attitudine a muoversi in un territorio che non si conosce di fatto (e che probabilmente in assoluto non è conoscibile) ritracciando contemporaneamente e successivamente all’indietro – nel momento in cui ci si rivolge al bianco della pagina – percorsi/incavi/graffi che restituiscono o meglio proiettano e profilano, anche vagamente, il non conoscere.
Per questo tipo di scrittura non è proprio possibile offrire altro che l’articolarsi stesso della realtà diffratta, ma in oggetti che non funzionano come pesi che tengano bloccata una comunque cristallina visione delle cose. Gli oggetti che compaiono non hanno niente a che fare con una comunità e non possono formarne una, possono semplicemente urtare (contro) le sensibilità altrui spostando gli assi della stessa percezione in forme e modi che chi scrive comunque in ogni caso non prevede, non conosce […]”
da:
https://slowforward.net/2017/08/22/alcuni-appunti-agosto2017/
(dove i corsivi sono mantenuti)
_
Si sa benissimo che, in tema di Neoavaguardia, molti obnubilatori di professione o dilettanti (facendo uso di luoghi comunissimi e fraintendimenti che ormai hanno una fitta bibliografia cartacea e in rete) partono per blaterare delle scritture di ricerca recenti, soprattutto condannando in Balestrini e sodali una presunta “oscurità” e fissazione linguistica.
Mentre, altrettanto, si sa che sempre ci furono linee o proprio giacimenti di leggibilità e comprensibilità cristalline. Contro l’ossessione di legare in un unico sinolo adamantino l’etichetta “linguaggio” e l’aggettivo “oscuro”, e dunque ritenere tout court “linguaggio” addirittura sinonimo di “oscurità”, mi sono divertito a scrivere questa interminabile lamentazione-burla. (Che contiene manciate di prelievi dai testi dei Novissimi: prelievi oggettuali, non “puro linguaggio”, non “oscurità”, anzi materiali concreti, a dimostrazione che precisamente in loro, in tutti loro, accusati di oscurità, erano invece spesso evidenti numerosissimi luoghi espliciti, storie, vicende, eventi, cose decifrabilissime, insomma “oggetti fotografabili”, come dicevo anni fa).

Un’installazione testuale non è propriamente un ‘evento’, nel senso spettacolare, non è una performance. Anzi per certi aspetti è l’esatto opposto. Si tratta di un flusso verbale che può essere apprezzato sia con l’attenzione dello spettatore, sia con la distrazione del passante, sia con l’intermittenza del curioso che magari passeggia qua e là e ogni tanto torna ad ascoltare.
La prossima installazione della SCATOLA SONORA di GAMMM, in collaborazione e su invito del Teatroinscatola, per la III edizione del festival Di là dal fiume, inizia a essere segnalata qui: facebook.com/events/1048100472304401/. Roma, piazza Sonnino, 5 settembre 2020, ore 18-23.
(Gli inviti all’ascolto partiranno nei prossimi giorni).
_


Oggi su Nazione indiana un’intervista sul libro Quasi tutti, uscito per Miraggi Edizioni.
Si nominano o sottintendono tra l’altro: scritture di ricerca, romanzo e antiromanzo, googlism, cut-up, eavesdropping da bar o libreria, Händel, Joyce, San Paolo, poesia, post-poesia, Lacan, Carmelo Bene, spostamento dell’inconscio, Franco Moretti, America del sud, assertività, non-assertività, compassi, Copernico contro Tolomeo (ovviamente vince Tolomeo, purtroppo), flarf, scrittura di genere, antimateria, differx.it, materiali da film, John Swan e lo Speculum mundi (qui in immagine), e Oggettistica.
nazioneindiana.com/2020/08/24/intervista-a-marco-giovenale-su-quasi-tutti/
Grazie alla redazione di N.I. e ad Andrea Inglese per l’ospitalità.
E ovviamente grazie a Gianluca Garrapa per le domande.
*
N.b.: nell’impaginazione sul sito, i corsivi sembrano concludere le mie risposte: in realtà introducono le domande. Sono lo spunto da cui Garrapa parte per i suoi interrogativi.
_
un ringraziamento particolare ad Aldo Tagliaferri per aver concesso la ripubblicazione di questo testo (già comparso nel n. 22 della rivista online “L’Ulisse”, ottobre 2019). qui di séguito il pdf:
https://slowforward.files.wordpress.com/2020/08/aldo-tagliaferri_-ytalya.pdf