Archivi categoria: segnali e azioni

dal 10 gennaio: corso sulle scritture di ricerca @ centroscritture.it

https://www.centroscritture.it/service-page/2-3-poesia-e-scrittura-di-ricerca

In partenza martedì 10 gennaio POESIA E SCRITTURA DI RICERCA, un’occasione unica per fare il punto sullo stato dell’arte della scrittura di ricerca in Italia, le opere gli autori le idee i luoghi il contesto internazionale e il dibattito intorno ad una delle più importanti esperienze sperimentali di scrittura degli ultimi decenni.
Con Marilina Ciaco, Florinda Fusco, Marco Giovenale, Angelo Petrella, Chiara Portesine.

Info e iscrizioni su
https://www.centroscritture.it/service-page/2-3-poesia-e-scrittura-di-ricerca?referral=service_list_widget

tutti i post di gammm nel 2022

– shusaku arakawanatural history (“..geometry of decision / the nature of taste or bullshit”). 1969-1972 [15-01-2022 .en]

– shusaku arakawahard or soft 2. 1969 [15-02-2022]

– keith arnattself-burial with mirror. 1969 [04-02-2022]

– julien bal, térence meuniersans faust. 2013 [17-01-2022]

– vittore baronikleine nacht poems. 2022 [14-05-2022]

– gary barwin. dear noun. 2022 [24-04-2022 .en]

– gary barwina poem. 2022 [01-10-2022 .en]

– lorenzo basile baldassarredue testi. 2022 [03-06-2022 .it] Continua a leggere

oggi come tutti gli anni si inaugura il nuovo 1957 della poesia italiana: buon eterno ritorno!

Eccoci di nuovo nell’invariabile 1957 della poesia italiana, con Pasolini da una parte e Sanguineti dall’altra. Ma bando alle chiacchiere, e inauguriamo il 1957 con 

Carosello

(In verità alcuni autori continuano a scrivere come nel 1911 o come negli anni Trenta, ma il celebre principio illuminista noto come tolleranza del monnezzone ci spinge felicemente a mettere anche costoro nello scatolo con su scritto “Poesia”, maiuscolo)

brion gysin, 80s’ counterculture etc (andrew mckenzie)

https://www.briongysin.com/andrew-m-mckenzie-qa-gysin-80s-counterculture-topy-and-more/

dal 1 gennaio a roma: tre opere di ferruccio de filippi @ deposito solventi

https://facebook.com/events/s/tre-opere-di-ferruccio-de-fili/550213043651157/

LE OPERE RIMARRANNO ESPOSTE FINO ALLA METÀ DI FEBBRAIO 2023.

*senza inaugurazione VISITE SOLO SU APPUNTAMENTO scrivendo a depositosolventi@gmail.com oppure a info@pasqualepolidori.net

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Fra il 1971 e il 1973, Ferruccio De Filippi realizza una serie di opere che hanno in comune l’inclusione di uno o più libri fra i materiali adoperati.
Il primo di questi lavori fu concepito in occasione della mostra personale alla galleria Diagramma a Milano, nel marzo 1971. Ispirandosi al «Méphistophélès et l’androgyne» di Mircea Eliade, l’artista posa per cinque fotografie scattate da Mariella Bolzoni, in una delle non rare performance e azioni private attraverso le quali si muove la ricerca di De Filippi in quel periodo.
L’anno seguente, in risposta allo stimolo offerto da Mario Diacono a un gruppo di artisti chiamati a ragionare sulla «nascita della fine del libro come arca santa della parola irrilevante» (Diacono in «e/o», 1972) De Filippi presenta «Cultura prima e seconda», un’azione che coinvolge una copia di «L’archeologia del sapere» di Michel Foucault (Rizzoli, 1971), che l’artista tiene legata dietro la nuca mentre passeggia nel suo studio innaffiando una pianta di geranio.
La sostituzione dell’atto di leggere con l’atto di stare-presso-un-libro o di fare-qualcosa-con-un-libro è rafforzata in un’opera del 1973 esposta alla galleria La Salita, e il cui carattere enigmatico si annunciava fin nel titolo: «Cosa significa il responso dell’oracolo?» — domanda che troviamo stampata su di una cartolina che l’artista inviava a un numero ristretto di corrispondenti e sulla quale compariva l’immagine del Tesoro degli Ateniesi nel santuario di Delfi, elemento che insiste sul carattere archeologico dell’atto artistico.

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le scritture non integrate, né integrabili

rileggo un articolo di Antonio Francesco Perozzi, dello scorso anno: https://www.layoutmagazine.it/lirica-ricerca-saggio-poesia-teoria-del-tutto-poetico/.
e mi sorprende positivamente e piacevolmente un passaggio, soprattutto. questo: “Ecco, perciò, la natura quantistica della scrittura di ricerca: il testo non è proposto come massa, ma come sintomo di un’indeterminazione”.
non potrei essere più d’accordo.
meno in sintonia mi sento circa l’idea di una possibile/ipotizzabile “teoria del tutto poetico”. questo tutto, che sicuramente esiste, patisce (credo) il limite dell’aggettivo: “poetico”.
ipotizzo, invece: quanto più ci si avvicina all’oggetto di osservazione, ossia al campo di conflitti costituito dalle scritture contemporanee, tanto più ci si allontana da una loro integrazione e integrabilità, anche semplicemente come appezzamenti confinanti da unire o disunire vedendoli comunque come parti della più ampia geografia della “poesia”.

e, ancor meglio: ci sono delle “cose”, degli oggetti verbali non identificati, che non sono appezzamenti ma veri vettori di distanziamento dal genere poesia. talvolta perfino dal letterario.

verso la ricomprensione di alcune scritture sotto la dicitura “poesia” nutro la stessa sfiducia che provo verso ogni ipotesi di fusione o integrazione di alcuni elementi frammentari, prose brevi, schizzi, materiali irregolari, nel più vasto corpo della forma romanzo.

ci sono scritture che risultano cocciutamente ostili e contrarie a nutrire il predatore. si vorrebbero, anzi, all’opposto, velenose per quest’ultimo.

hanno tutta la mia simpatia.

kim dhillon: “counter-texts. language in contemporary art”

Sandro Ricaldone

Kim Dhillon
Counter-Texts
Language in Contemporary Art

University of Chicago Press, 2022

In Counter-Texts, Kim Dhillon provides a much-needed critical reassessment of written language in contemporary art. Considering the politics, aesthetics, and ethics of language, Dhillon explores artworks that use inscribed language, with a particular focus on works that challenge dominant narratives or that reveal, in visual form, the varied systems of oppression contained within words.

Featuring more than forty artists from diverse backgrounds, including newer artists such as Serena Lee, Abbas Akhavan, and Joi T. Arcand alongside established figures such as Glenn Ligon, Brian Jungen, and Susan Hiller, Dhillon rewrites the understanding of text in contemporary visual art. Counter-Texts explores how and why visual artists use written language, and it interrogates the power held in words.

steffen haug: “une collecte d’images. benjamin à la bibliothèque nationale”

Sandro Ricaldone

STEFFEN HAUG
Une collecte d’images
Walter Benjamin à la Bibliothèque nationale
University of Chicago Press, 2022

Entre 1927 et 1930 à Berlin, puis de 1934 à 1940 à Paris, Walter Benjamin travaille à accumuler des matériaux pour un projet de vaste envergure : retracer, à partir de l’étude des passages parisiens, une « préhistoire du XIXe siècle ». La rédaction du texte est sans cesse différée, tandis que l’immense corpus préparatoire semble voué à croître indéfiniment, devenant une somme composite de citations que double parfois, à la manière d’une note de régie, une réflexion ou une remarque énigmatique.
Au fil de ses recherches, Benjamin se rend à l’évidence : il faudra que son Livre des passages soit enrichi par des images. Une « documentation visuelle » se constitue bientôt, écrit-il, glanée pour l’essentiel dans les recueils du Cabinet des estampes de la Bibliothèque nationale où il travaille pendant son exil parisien. Une centaine de notes témoignent de cette collecte et conservent, enfermée dans leurs plis, la mention d’une ou de plusieurs images qui sont restées pour la plupart inconnues jusqu’ici.

Steffen Haug a voulu retrouver cette réserve enfouie. Gravures et dessins de presse, tracts, réclames, affiches et photographies, de Meryon et Grandville à Daumier, en passant par l’infinie cohorte anonyme et le tout-venant de la production visuelle à grand tirage du XIXe siècle : la moisson rapportée ici est surprenante. Elle invite à lire ou relire les Passages en faisant à l’image toute la place qu’elle occupe dans la pensée du dernier Benjamin, à l’heure où s’élaborent, sous la menace de temps assombris, son essai « L’œuvre d’art à l’époque de sa reproductibilité technique », le projet de livre sur Baudelaire ou ses « Thèses sur le concept d’histoire ».