locandina: 
comunicato stampa: https://slowforward.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/04/comunicato-stampa-sulle-tracce-di-carmelo-bene_-3-mag-2026_-roma_-piazza-san-cosimato.pdf
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cliccare per ingrandire; src: https://shake.it/libri/alla-ricerca-di-una-musica-concreta/
dagli anni Quaranta alla fine dei Cinquanta, scrittori e artisti, musicisti e registi prelevano dalle più diverse fonti materiali decontestualizzati e riusati con gradi diversi di indifferenza alla loro identità. Schaeffer con i suoni del reale, Gysin/Burroughs con il cut-up, Bene con la scrittura di scena.
a un secolo da dada e ottant’anni dagli oggetti sonori, eccoci qua: “ma che vuol dire?”.
rivista ancora. la puntata di Mixer Cultura del 15 febbraio ’88. andrebbe tutta trascritta (qualcuno lo ha fatto?) per rendersi conto di come e quanto l’Italia comunicante e comunicata sia il posto sbagliato per.
si può sostituire qualsiasi cosa. (come del resto i figuranti convocati a misinterpretare sarebbe stato possibile e lecito sostituirli con altri, altrettanto diafani).
Raboni stravaccato & ghignettino sul suo poltro-girello, lettore e latore del Corsera, perfino peggio della miseria di Davico Bonino. Tian che parla di “pubblico” e non gli viene da ridere. La sua spalla nemmeno va nominata, parla da sé e troppo.
ma proprio sagome disperse, irritazioni elettriche dello schermo. nel nebbione.
da ascoltare ci sono Grande, Manganaro, semmai; sarebbero stati, anzi, semmai. perché la scuola della comunicativa Rai non vi trova diletto, evidentemente. quattro battute e gli levano l’inquadratura.
allora.
presteranno orecchio – dopo più di trent’anni – i poeti e i guitti almeno a CB, che qui trascrivo da 5′ 16” in avanti? (ec)come dubitarne!
Dicevo appunto… dopo circa quattro secoli di teatro di testo a monte, ecco finalmente la scrittura di scena. Una volta il testo veniva (viene tutt’ora ahimé in occidente) riferito, si impara a memoria… Cioè è un teatro del detto, del già detto, e non del dire, e non del dire che sconfessa il detto e si sconfessa anche in quanto dire; cioè: si tende delle trappole, il dire, al dire stesso. Non è mai un dire del medesimo, comunque. Quindi: la scrittura di scena è tutto quanto non è il testo a monte. È il testo sulla scena. Il testo ha la medesima importanza che può avere il parco lampade, la musica, un pezzo di legno di cantinella qualunque, un barattolo… Questo è il testo nella scrittura di scena, chiaramente affidata alla superbia dell’attore; dell’attore in quanto soggetto, non più dell’attore in quanto io, cioè in quanto immedesimazione in un ruolo. Mi pare sia molto chiaro.
imparassero i poeti (ma non imparano) e i loro critici, e gli editori, la distinzione fra soggetto e io. non so più quante volte ripetuta, qui su slowforward e altrove.
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“splendori di massa io non ne conosco”
intervista di Maurizio Grande
Tradimento, Riscrittura, Un “Amleto di meno” secondo Jules Laforgue, La scrittura scenica: una partitura musicale rigorosissima, Il salto tonale: dalla squallida Prosa alla Poesia di Scena, Morte dell’Io-Sconfessione del Personaggio, Essere o non essere, avere o non avere: questo è il problema, Parole senza corpo, Sottrazione Assenza Ricerca del vuoto: pura negatività, puro Nulla, La Forma è l’urgenza che viene prima del contenuto, La Scena è pura forma, Teatro della crisi e non crisi del teatro, L’immaginazione imita, lo spirito critico crea.
Realizzato da Carlo Rafele
Intervista di Maurizio Grande
Produzione: Carlo Rafele in collaborazione con la Televisione della Svizzera Italiana
Fotografia: Sergio Rubini
Suono: Remo Ugolinelli
Montaggio: Paolo Boccio