Poetry Expo is the world’s first digital fair completely dedicated to poetry, human creativity and literature, designed to showcase the achievements of different nations, cultures and languages, connecting artist from all around the globe, working towards a change both in art and society at large, while offering you a space to present and share your ideas with the global community.
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Poetry Expo wishes to create a space for free expression and creativity, and share collective and individual best practices and accomplishments in culture and literature. With five digital pavilions focused on the subthemes of opportunity, sustainability, human and artificial creativity, future prospects and connect not divide, we invite the global art and culture community to pitch their projects related to the above subthemes, and indeed other works that may not fit the subthemes, but can reach and move audiences, raise awareness and mobilise.
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This is a not-for-profit project, and it does not offer honoraria to contributors. There is, however, limited funding for English translations and new co-operation ideas.
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GILLES CLEMENT Si les parallèles se croisent…
Commissariat : Fabienne Grasser-Fulchéri, assistée d’Alexandra Deslys et de Claire Spada
eac espace de l’art concret – Mouans-Sartoux
10 juillet – 16 octobre 2022
Jardinier, paysagiste et botaniste, Gilles Clément fut invité à imaginer la réhabilitation du parc du château de Mouans-Sartoux en 2004, qui a accompagné l’ouverture du bâtiment de la Donation Albers-Honegger, fruit des architectes suisses Gigon & Guyer.
Pour la commune commanditaire du projet et l’Espace de l’Art Concret, l’objectif de cet aménagement était de lier les trois lieux du centre d’art que sont la donation, le château et les ateliers pédagogiques construit par Marc Barani tout en favorisant l’accès depuis le village.
En 2022, une nouvelle facette de la ville se construit avec la création du parking multimodal et son parvis végétalisé. C’est en toute logique que la municipalité a demandé à Gilles Clément de prolonger sa réflexion en liant l’ancien et le nouveau projet.
À cette occasion, l’eac. présentera dans les galeries du château un parcours thématique autour du travail de Gilles Clément.
Connu dans le monde entier pour ses jardins et ses engagements écologiques et politiques en faveur d’une coopération avec la nature, il est l’inventeur des concepts de « Jardin en mouvement », « Jardin planétaire » et « Tiers-paysage », prônant la nécessaire coopération avec la nature qui conduit le jardinier à « observer plus et jardiner moins ».
Le parcours mettra l’accent sur ces trois concepts fondateurs à travers des documents, photographies et témoignages. Derrière ces notions apparaissent en filigrane les valeurs qui n’ont cessé d’animer le paysagiste : les voyages et la rencontre avec l’autre, la transmission et la création. Toutes rejoignent la philosophie et le projet portés par Gottfried Honegger et l’eac. depuis 1990.
L’exposition sera aussi l’occasion de présenter une sélection d’éléments d’archives issus des deux réalisations de Gilles Clément dans le parc du château de Mouans en 2004 et 2022.
Fidèle à sa mission de soutien à la jeune création, l’eac. invitera également des artistes contemporains à partager la pensée et les actions du créateur paysager.
È il 1552 quando Vicino Orsini inventa il suo Sacro Bosco “Sol per sfogare il core”, dando inizio alla costruzione di uno dei luoghi più enigmatici del Rinascimento. Siamo in un periodo in cui era appena stato scoperto il Nuovo Mondo e iniziavano i grandi viaggi, con la conoscenza di nuove culture e di cibi, era l’epoca moderna. In Europa la Chiesa era divisa dalla riforma protestante, e la Controriforma e le guerre di potere confondevano il sacro con il profano. Roma, Venezia, Napoli e Firenze erano i centri di convergenza della cultura, nascono le Accademie e si rafforzano grandi famiglie come i Farnese e i Medici, con i quali gli Orsini incrociano la propria dinastia. In questo contesto di rivoluzione, nel piccolo feudo di Bomarzo, Vicino Orsini crea un giardino surreale, straordinario e disorientante, un labirinto ermeneutico. In epoca contemporanea Salvador Dalì per primo, poi Marcel Duchamp, André Breton, Willem de Kooning , Niki de Saint Phalle e molti altri personaggi dell’arte e della cultura visitano e rimangono affascinati dal mondo di Vicino, che dagli anni ’50 del secolo scorso è divenuto di proprietà e poi recuperato dalla famiglia Bettini. Come una “capsula del tempo” è l’opera di Vicino Orsini, perché improvvisamente ce la ritroviamo così contemporanea e, allo stesso momento, carica del suo tempo. Uno spaesamento che Tommaso Cascella e Sandro Scarmiglia, con le loro sculture, ripropongono attraversando un ponte temporale che si riconnette direttamente a questo luogo, creando nuovo mistero, ma anche confronto e dialogo.
Con cortocircuito temporale, fanno proprio il messaggio cifrato lasciato dall’Orsini. Cascella e Scarmiglia, per le loro forme arcaiche, usano il ferro e il cemento come a datare il nostro tempo tecnologico e precario. In una conversazione a due, anzi a tre considerando Vicino, riprendono il fantastico e l’alchemico del Parco inglobando tutto in un gioco di forma e luce intenso e fluido, in assoluta relazione e armonia con lo spazio.
JULIA BORN All Capitals MACRO – Roma 21 giugno – 9 ottobre 2022
La designer Julia Born, seguendo il suo interesse per le diverse forme di scrittura come mezzo di espressione, ha raccolto i frammenti di un vocabolario diffuso in tutta la città di Roma, trasformando le pareti della sezione IN-DESIGN del MACRO in un’esposizione monumentale di iscrizioni, segni, etichette, impronte, scarabocchi e disegni trovati, sia ufficiali che anonimi e non autorizzati.
Le parole sono legate allo scorrere del tempo, perché di fronte a loro siamo portati a riconoscere, con una certa umiltà, che sopravvivranno, riconfigurandosi costantemente. Ma quale idea di tempo, o di tempi, stiamo considerando? “Scolpire qualcosa nella pietra” significa renderla immobile e immutabile, ma non atemporale. Per sottolineare questo paradosso, nomi, parole e testi di rilevanza storica sono affiancati nel progetto espositivo da segni e tracce mobili del paesaggio romano come gli stormi di uccelli o le crepe in cui a volte capita di inciampare sui marciapiedi.
Le parole raccolte dalla designer seguendo il suo impulso personale non aspirano a rappresentare l’intera storia della città e delle trasformazioni che ha subito. Si tratta piuttosto di un montaggio di vocabolari destinati a mettere in luce il potere della parola scritta, l’attribuzione di un titolo o della proprietà di un luogo, la relazione tra potere e spazio pubblico, la volontà di lasciare una traccia. Il titolo della mostra, All Capitals, indica come questi temi siano enfatizzati dalla scelta della designer di selezionare solo frammenti scritti in maiuscolo.
Nella maggior parte dei casi riprodotte nelle loro dimensioni originali, le scritte sulle tre pareti della sala travolgono il visitatore con la loro monumentalità sottolineando una nuova sensazione di distanza e vicinanza. Estrapolate appunto dai loro contesti, le parole si distaccano dal loro significato primario invitando il pubblico ad assumere un ritmo di posizioni alterne: istintive, cogliendo l’impatto visivo di frammenti linguistici trasformati in immagine, e di distanza critica, analizzando loro monumentalità incise e scomposte.
La mostra sarà accompagnata da un booklet che presenta le schede informative dei frammenti verbali selezionati al fine di restituire al pubblico uno strumento che illustri le storie dietro a ognuno di essi. Parte della pubblicazione sono anche due brevi saggi di Salvatore Lacagnina e Ari Ray, figure incontrate a Roma dalla graphic designer.
per intendersi sulle differenze tra Italia e Francia, sullo snodo cruciale degli anni Ottanta, sugli oltre vent’anni di cattiva editoria italiana (almeno fino al 2003), e sui danni che ne derivano ancora oggi.
N.b.: in un intervento di commento a quanto da me detto nei 7′ proposti, Michele Zaffarano giustamente aggiunge, ai nomi fatti, il maggiore di tutti, Francis Ponge (1899-1988), modello autoriale essenziale per tutti gli scrittori francesi diterza via, alternativa cioè ad avanguardia e lirica, parimenti tradotto poco o per nulla in Italia (addirittura fino a oggi).
intervista ad Alessandra Carnaroli e Marco Giovenale
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grazie a Lay0ut, a Massimo Palma e a Sara Sermini.
“Gesto. Prendere la parola, dare voce, togliere la parola, restituire il silenzio. C’è un gesto, tra questi, che ti sembra rappresentare la tua scrittura poetica? Oppure nessuno di questi?” …
Jaap Blonk (born 1953 in the Netherlands) first became known worldwide for his performances of sound poetry. He has performed and taught on all continents. From his sound poetry scores he gradually developed an independent body of visual work. This new product of his abundant phantasy is a book of colourful and playful drawings, adding new dimensions to writing. Myriads of little beings populate each page. As in the artist’s 2019 book “111 Recipes” they are distant descendants of Blonk’s earlier phonetic signs. From the introduction by Canadain writer, artist and scholar Derek Beualieu: “Each possible garden is a harvest of sound and image, of script and performance, which asks the reader to be open to a new menu.” One element here is the depiction of a struggle between restriction and freedom as a reminder of the recent lockdown periods: in each drawing some of the tiny beings are boxed, while many others roam freely. Sometimes the images look like scientific illustrations from an unknown world, depicting mysterious interactions and behaviors. But always there is poetry in these protozoa as they squirm and swim though a microscopic linguistic field, ebbing and flowing, gathering and fracturing – a constant dance of interplay and restriction. This edition fits the history of Post-Asemic Press beautifully, as a publisher of novel ways of writing. Asemic: no semantic meaning in the word sense, abstract, but with a lively and abundant musical expression. Small wonder with Jaap Blonk’s background as a world-renowned sound artist.
“These asemic poems move fluently between language, design and illustration, creating informational graphics where the information remains unknown, inviting diverse interpretations. The suggestion that these are scientific illustrations from an unknown world depicting mysterious interactions and behaviors—animal, vegetable, chemical—does little to make their uncomfortable strangeness more familiar. If anything, the sense these are poetic explanations of processes and activities brings their alienation more fully into consciousness.” —Michael Betancourt
“Stare gently at each possible garden Jaap Blonk has sown here until it begins to vibrate, layer by layer, lifting off the page, two dimensions shifting into three then four. Keep staring and the gardens and landscapes and maps will move and grow and glow into and through and with your eyes. Continue to stare and they will become your eyes and then your ears. To reap the tactile possibilities Blonk has generously cultivated, stare longer, and listen closely (listen as if you are the soil), page after page. When and if you are ready to eat, gently shake the pages onto the tip of your tongue (no seasoning or dressing needed). Enjoy the harvest!” —Crag Hill