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‘romarivista’ si presenta domani, 13 febbraio, a roma, al museo macro

Io non potrò essere presente in questa occasione, ma mi fa piacere segnalarla, e altrettanto sono felice che un testo da Oggettistica (TIC Edizioni, 2024) sia incluso in questo primo numero della pubblicazione, grazie all’invito e all’ospitalità di Julia Draganović, direttrice dell’Accademia Tedesca di Roma – Villa Massimo

romarivista al macro_ presentazione del 13 feb 2026

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In occasione della prima uscita di romarivista, il magazine culturale di Roma Capitale, è in programma una festa il 13 febbraio, dalle 18:30, al Macro – Museo d’Arte Contemporanea di Roma.

Durante l’evento, che prevede la presenza di Massimiliano Smeriglio, assessore alla cultura capitolino, si susseguiranno talk, interviste, dj set, letture.
Presenti inoltre Luca Bergamo, direttore editoriale di ‘romarivista’, Cristiana Perrella, la nuova direttrice del Macro, insieme all’autrice e giornalista Francesca Mannocchi, agli artisti Bob Corsi, Tiziano Panici, Alfredo Angelici e Sergio Lo Gatto, alle giornaliste Annalisa Camilli e Simona Maggiorelli, a Edoardo Bucci di Scomodo, ai ricercatori Diletta Huyskes e dal Sony Computer Science Laboratories Vittorio Loreto e Milena di Canio oltre a Martina Tariciotti e Giulia Vallosio autrici del progetto grafico, Filippo Tantillo e Eva Santoloci.  Sarà presente anche la redazione di romarivista: Silvia Barbagallo, Loredana di Guida,  Matteo Fantozzi, Stefania La Sala, Federica Nastasia, Giulia Ragonese, Anna Voltaggio.

https://www.zetema.it/venerdi-13-febbraio-festa-al-macro-per-la-prima-uscita-di-romarivista/

https://www.museomacro.it/evento/romarivista-si-presenta-al-macro

Ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili.

https://www.comune.roma.it/web/it/notizia/nasce-romarivista-2025.page

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dove sarà possibile trovare la rivista, gratuita?
qui l’elenco dei punti di distribuzione

letter(atur)e minori (deleuze) / vita minore / verbi-nomi-fratelli-sorelle minori

la santità come insania, in fondo (e: che sta in fondo, al fondo): https://slowforward.net/2026/02/10/a-breve-a-palazzo-collicola-spoleto/

la follia preverbale di Francesco.leonora carrington, giù in fondo
in questa mostra a Spoleto saranno presenti anche alcuni materiali asemici miei.
non anticipo nulla (cosa si può “anticipare”, del resto, quando un significato non c’è?). in esposizione anche opere di altri artisti e artiste.

in fondo la scrittura asemica è una lingua “così minore” da essersi del tutto sommersa nel flusso segnico delle cose e degli sguardi quotidiani, allontanata dal significato: qualunque significato. (senza per questo assumerne “uno qualunque”: anzi prendendo le distanze – ma senza albagia – dal significato in generale, pur restando nel cerchio d’ombra del senso).

don’t miss the artshow

MG

Contro l’Origine. Notilla da Bene & Villa / mg=differx. 2026

Partendo da un frammento di Sono apparso alla madonna, di Carmelo Bene, qualche appunto sulla barriera ontologica che ci separa da una sciocca idea di “Origine”; e sul fare ombre che disturbino la radiazione di fondo che da quella barriera emana.

Bologna: John Giorno @ MAMBO, dal 5 febbraio fino all’inizio di maggio

John Giorno: The Performative Word, la prima grande retrospettiva italiana dedicata al poeta e performer newyorkese John Giorno (1936–2019), è in corso al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna dal 5 febbraio al 3 maggio 2026.
L’esposizione, curata da Lorenzo Balbi, si svolge nella Sala delle Ciminiere e fa parte del programma istituzionale di Art City Bologna 2026, promosso dal Comune di Bologna con il sostegno di BolognaFiere. 

mambo_ iniziative per john giorno

L’evento celebra uno dei protagonisti più radicali e visionari della cultura contemporanea, noto per aver trasformato la parola in forma d’arte viva, capace di abitare spazi pubblici, reti di comunicazione e performance. L’opera centrale della mostra è Dial-A-Poem Italy, la versione italiana del progetto pionieristico del 1969, che permette di ascoltare gratuitamente, tramite il numero +39 051 0304278, registrazioni di oltre 30 poeti e poetesse italiane.

La retrospettiva ripercorre oltre sessant’anni di ricerca, includendo opere visive, video-installazioni, materiali d’archivio inediti, Rainbow Paintings e testimonianze dell’impegno politico di Giorno per la comunità LGBTQ+ e contro l’AIDS. L’esposizione è accompagnata da un catalogo edito da Mousse Publishing.

Tutte le informazioni e i dettagli qui: 
https://www.museibologna.it/mambo/schede/john-giorno-the-performative-word-4934/

I video di ‘Colloquiale’ (chez [dia•foria): “The Forty Years Later Project”, vol. 1 _ Colloquiale n. 20, con Antonio Syxty

parte prima

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parte seconda

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tutte le informazioni:
https://www.diaforia.org/floema/2025/06/29/the-forty-years-later-project-vol-1-colloquiale-n-20-antonio-syxty/

 

 

22 marzo 2021: Giuseppe Garrera parla delle installance di differx/mg _ (nel post: esempi & appunti)

link esatto del video:
https://www.youtube.com/live/cjerzZHkw6A?si=–FgLVhNr7naz-50&t=2362

di cosa si parla nel video:
https://slowforward.net/2021/03/27/una-installance/
& https://slowforward.net/2019/02/27/i-116-confezione-in-plastica-asemica-per-bambola-differx-2019/

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l’integrità del messaggio è tutto

integrità su differx su tumblr in particolare:
https://differx.tumblr.com/

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Leoncavallo: “a cinque mesi dallo sgombero”

Leonka, da fb

A CINQUE MESI DALLO SGOMBERO

Siamo rientrat@ in via Watteau per mettere in salvo l’archivio storico che, a causa dell’abbandono dell’area e dell’incuria, rischia di deteriorarsi. Sarà, temporaneamente, ospitato dall’Archivio del Lavoro della CGIL, che ringraziamo per il supporto.

L’area di via Watteau è passata in cinque mesi da spazio vivo, culturale e politico ad area militare e quindi al vuoto. Videocamere e sensori “proteggono” il perimetro, ma all’interno avanzano degrado e silenzio.

La proprietà ha abbandonato l’area. Non è stato fatto alcun lavoro. Alcuna pulizia. Nulla, nemmeno un sacchetto della spazzatura è stato spostato.

Da cinque mesi vige la logica del vuoto, dell’incuria, del deserto.

Di questo dovrebbe rispondere il governo che ha voluto sgomberare il Leoncavallo.

Di questo dovrebbe dire qualcosa la proprietà che invece resta in silenzio anche davanti alle parole del Sindaco di Milano sul futuro dell’area.

Su questo la stessa cittadinanza che si indigna istericamente in nome del decoro dovrebbe e potrebbe dire qualcosa, perché la responsabilità sociale e civile di un’area è un tema che non può essere sepolto sotto la logica dell’interesse del privato.

Sono passati cinque mesi dal 21 agosto, dallo sgombero del Leoncavallo, e sul futuro di via Watteau 7 non c’è idea se non la nostra e quella della città, ovvero che “via Watteau è il Leoncavallo”.

A cinque mesi dallo sgombero si chiude per noi anche la partita di via San Dionigi.

Ciò che resta, invece, è la volontà del Leoncavallo di non rimanere senza casa e di trovare una soluzione permanente e sicura che permetta di riprendere i lavori di creazione di uno spazio pubblico autogestito, ricco di cultura e alternative: uno spazio che possa anche essere stampella tramite mutuo soccorso e solidarietà attiva.

Per noi e per la città che abbiamo visto in piazza il 6 settembre è in via Watteau.