Archivi categoria: teoria

frammenti video dalla lettura di mg a campo boario (7 giugno 2022)

https://youtu.be/3aK8ncXYWzI

grazie ad Ada Tosatti per il dialogo, le domande e le osservazioni preziose sui testi. grazie a Luigi Michetti per la registrazione e il montaggio. e un grazie speciale all’ospitalità e cura di Alberto D’Amico, al quale si devono gli ulteriori frammenti video raccolti qui:

https://www.facebook.com/groups/333455522273540/permalink/335517802067312/

e qui: https://www.facebook.com/groups/333455522273540/permalink/335973688688390/

“the collective eye: in conversation with ruangrupa — thoughts on collective practice”

Sandro Ricaldone

THE COLLECTIVE EYE IN CONVERSATION WITH RUANGRUPA
Thoughts on Collective Practice.
Edited by The Collective Eye / Dominique Lucien Garaudel, Heinz-Norbert Jocks,
Emma Nilsson; and Matthias Kliefoth
DISTANZ Verlag, 2022

The documenta fifteen will be curated by a collective for the first time in its history. Another first: the artistic directors come from Asia. ruangrupa is an association of nine friends who unconditionally combine art with their everyday lives as a practice of living and surviving together under the socioeconomic conditions of their native Indonesia. Fourteen other collectives, so-called lumbung members, have been invited to join ruangrupa in transforming Kassel into a new, sustainable ekosistem. Lumbung, the Indonesian term for a communal rice barn, is the starting point for all their activities and also this documenta.

In this volume of the book series Thoughts on Collective Practice ruangrupa talks about their beginnings, the harsh struggle for survival under the Suharto regime in Indonesia, the post-dictatorship euphoria, student protests, punk, and video culture. About their first art projects, maintaining solidary social relationships, the Indonesian tradition of sharing, and their unusual approach to resources.
The autobiographical conversations are supplemented by five exemplary glimpses into ruangrupa’s projects since 2003 and unpublished archival material.

The Collective Eye (TCE), founded 2012 in Montevideo, organizes exhibitions and symposia on collective practice in art. The collective has pursued a partnership with DISTANZ since 2021, publishing the book series Thoughts on Collective Practice as an extended collective between the publishing team and TCE. Their work aims to strengthen polynational dialogues between different collectives as well as between collectives and theorists. The volume of conversations with ruangrupa is the fourth installation in the series.

due aree distinte (parallele): scritture lineari in prosa (in prosa) e asemic writing (=disegno, non scrittura leggibile)

dalla pagina facebook di Peter Genito, che ringrazio:

Marco Giovenale e le scritture di ricerca. Tra asemic writing e prosa in prosa.

prima parte (di 5) dell’intervista del 19 maggio scorso, inspiegabilmente bloccata e recuperara da Youtube.
Marco Giovenale vive a Roma. Tiene corsi di letteratura. È tra i fondatori di gammm.org (2006). Ha pubblicato poesie e prose. Il suo sito, slowforward.net, è nato nel 2003 e si occupa di ricerca letteraria e verbovisiva.

Indagheremo, nel fugace tempo di una diretta: le scritture di ricerca, la prosa in prosa, i materiali installativi, sul versante della letteratura; e l’asemic writing sul versante artistico / visivo.

https://www.facebook.com/1071977676/videos/1042835123276420/

 

oggi, h. 20:15, intervista online a mg per “incontri all’isolotto”

Oggi, sulla pagina fb https://www.facebook.com/peter.genito, alle ore 20:15, Peter Genito, nella serie degli “incontri all’isolotto” organizzati dall’Arci, dal Centro per il libro e la lettura, nel contesto del Maggio dei libri e del LetturaDay, intervista Marco Giovenale su  scritture di ricerca, prosa in prosa, materiali installativi, per quanto riguarda il
versante della letteratura; e sull’asemic writing per quanto attiene al versante artistico / visivo.

i novissimi a cogolin: quattro video

Cogolin, 5-12 luglio 1986: Festival International de Poésie de Cogolin, a cura Julien Blaine: edizione dedicata ai Novissimi, nel venticinquennale della rivoluzionaria antologia.

 

il sistema immunitario del mainstream (mini-notilla)

Per certi aspetti sembra che il sistema immunitario del mainstream, che negli anni Ottanta (per via della vastità delle ricerche letterarie ancora in corso dagli anni Settanta) aveva reagito in ritardo contro la sperimentazione 1963–71–77, si sia invece con gli anni Duemila attrezzato per sovra-reagire, con buona prontezza, e già dal 2003 circa, contro interventi anche minimi, iniziative, incontri, materiali che potevano uscire su vari blog, Splinder e Blogspot, o su Nazione indiana, Absolute poetry, gammm, poi alfabeta2 eccetera; o contro libri come Prosa in prosa (2009).

Dal 2009 in avanti direi che autori, editori e critici mainstream o sottoboschivi, concordi, non abbiano fatto altro che alzare il tiro, e ridimensionare ogni centimetro possibile del territorio sperimentale. (Che infatti attualmente può contare solo su quattro-cinque collane o editori).

Già su un piano primario, quello lessicale, si può dire che è da definire oggettiva l’opposizione, nel corso degli anni, a un discreto numero di espressioni e ipotesi critiche: “scrittura di ricerca” (da taluni deformata insistentemente in poesia di ricerca), “cambio di paradigma”, “non-assertività”, “scritture installative”, “post-poesia”, “letteralismo”, “prosa in prosa” (intenzionalmente misinterpretata e normalizzata come poesia in prosa).

Questo, fino a negare l’evidenza. Fino, cioè, a negare che gli anni più vicini a oggi abbiano visto non un attenuarsi ma uno stabilizzarsi e perfino crescere delle scritture non allineate, e della loro varietà. (Pensiamo solo all’exploit di Tic Edizioni, recentissimo). Dire che la sperimentazione al principio degli anni Venti del XXI secolo stia ripiegando le vele mi sembra una grossa imprecisione, eufemisticamente. Anche solo pensando al lavoro su autori nodali del passato che Diaforia (Agnetti, Spatola, Diacono) e Argo (Villa, Costa) hanno fatto e fanno con alacrità.

Al contrario, le vele sono tutt’altro che ammainate. Solo (ed è tantissimo) editoria e accademia pensano ad altro.