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Richiesta di sospensione totale dell’accordo di associazione UE-israele in considerazione delle violazioni dei diritti umani da parte di Israele
Firma e fai firmare questa iniziativa dei cittadini europei: https://eci.ec.europa.eu/055/public/#/screen/home
Secondo la Commissione europea, lo Stato di Israele è responsabile di un livello senza precedenti di uccisioni e ferimenti di civili, di operazioni su vasta scala di sfollamento della popolazione e della distruzione sistematica di ospedali e strutture mediche a Gaza. [1]
Israele ha inoltre messo in atto un blocco degli aiuti umanitari assimilabile all’uso della fame come arma di guerra. Israele sta violando molteplici norme e obblighi di diritto internazionale e… … non riesce a prevenire il crimine di genocidio come disposto dalla Corte internazionale di giustizia [2].
Ciononostante, l’Unione europea non ha ancora sospeso l’accordo di associazione con Israele, pietra miliare della cooperazione commerciale bilaterale, economica e politica tra l’UE e quello stato.
I cittadini dell’UE non possono tollerare che l’Unione continui ad applicare un accordo che contribuisce a legittimare e finanziare uno Stato responsabile di crimini di guerra e contro l’umanità.
Si invita pertanto la Commissione a presentare al Consiglio una proposta di sospensione totale dell’accordo di associazione UE-Israele.
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[1] Servizio europeo per l’azione esterna, nota dell’Ufficio del rappresentante speciale dell’UE per i diritti umani, 20 giugno 2025 https://euobserver.com/eu-and-the-world/ar0246a0da
[2] Corte internazionale di giustizia, ordinanza del 26 gennaio 2024 https://www.icj-cij.org/node/203447
Pagina web dell’iniziativa nel registro della Commissione europea: https://citizens-initiative.europa.eu/initiatives/details/2025/000005
Sito web della proposta d’iniziativa dei cittadini: https://www.justiceforpalestine.eu/
da fanpage.it: Più di 300 gazawi trasferiti in Sudafrica da una ong fantasma: sono iniziate le deportazioni da Gaza?
Tra ottobre e novembre più di trecento gazawi sono stati trasferiti da Gaza in Sudafrica, dietro le deportazioni c’è la sedicente Ong Al Majd Europe basata a Sheikh Jarrah. Fanpage.it si è recata in loco per ricostruire l’accaduto
A cura di Lidia Ginestra Giuffrida
Due voli, più di 300 persone, una destinazione: Johannesburg. Sono partiti da Israele carichi di gazawi e atterrati uno lo scorso 28 ottobre e l’altro il 13 novembre in Sudafrica. Si tratta di evacuazioni organizzate da una Ong chiamata Al Majd Europe, che come ricostruito da Al Jazeera, in cambio di ingenti somme di denaro avrebbe fatto uscire 329 gazawi dalla Striscia verso “un paese europeo più sicuro”.
Nel paese europeo però i gazawi non sono mai arrivati, perché quei due voli sono atterrati a Johannesburg. Nessuna delle persone deportate, come hanno raccontato alle autorità una volta atterrati in Sudafrica, sapeva dove stava andando ne aveva con sé documenti di viaggio. Secondo alcune inchieste, tra cui di nuovo quella di Al Jazeera, questi voli potrebbero essere parte di un piano di sfollamento forzato dei gazawi, organizzato direttamente dal governo israeliano.
Fanpage.it ha cercato di ricostruire quanto avvenuto su quei due voli e cosa c’è dietro Al Majd Europe:
Dichiarazione letta in aula da Anan Yaeesh, prigioniero palestinese detenuto nelle carceri italiane su mandato israeliano
Desidero iniziare con i miei saluti alla Corte e a tutti i presenti.
Esiste sempre la legge, ma anche lo spirito della legge; pertanto, vorrei chiedere all’Onorevole Giudice di concedermi il minimo diritto umano nei confronti del mio Paese, osservando un minuto di silenzio per le anime dei bambini, delle donne e dei martiri della Palestina.
Innanzitutto, desidero affermare la mia fiducia nel sistema giudiziario italiano e riconoscerne la legittimità. Tuttavia, mi oppongo all’essere processato in Italia, in quanto sono palestinese e non ho commesso alcun reato né in Italia né in qualsiasi altro paese. Il mio fascicolo, come resistente palestinese, è conosciuto dalle autorità di sicurezza italiane, e ho ottenuto il permesso di soggiorno in Italia e la protezione speciale dopo che la mia richiesta di asilo era stata respinta dal Tribunale di Foggia.
Pertanto, signor Presidente, considero il mio arresto e il mio processo qui illegittimi, poiché l’arresto stesso, sin dal primo momento, è stato compiuto in contrasto con il diritto internazionale umanitario, con lo statuto delle Nazioni Unite, con la Convenzione di Ginevra e con i due protocolli aggiuntivi, e tutto ciò che ne è derivato è anch’esso illegale; ciò che si fonda sull’illegittimità, infatti, è anch’esso illegittimo.
Se riconoscete la legittimità dello Stato di Palestina, allora la richiesta di estradizione avanzata nel gennaio dello scorso anno nei miei confronti avrebbe dovuto essere presentata attraverso il governo del mio Paese. Se, invece, considerate la Palestina come un territorio illegalmente occupato da una potenza coloniale, allora la resistenza è un diritto legittimo e non dovreste arrestarmi qui per tale motivo.
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Iain Chambers per la newsletter del ‘manifesto’: distruzione del diritto, Europa in cenere
Nel settembre del 1847, i soldati americani entrarono a Città del Messico e, l’anno successivo, con il Trattato di Guadalupe Hidalgo, il Messico perse la metà del suo territorio (l’odierno Texas, il Nuovo Messico, l’Utah, il Colorado, l’Arizona e la California) a favore del suo potente vicino, che traeva profitto dal cotone prodotto dagli schiavi e inviato alle fabbriche tessili di Manchester che guidavano la rivoluzione industriale oltreoceano. Continua a leggere
Zubin Mehta annulla tutti i suoi impegni in israele, in protesta contro i massacri
“Il direttore d’orchestra di fama mondiale Zubin Mehta (89) annulla tutti i suoi progetti e impegni artistici in Israele, affermando di non poter separare la musica dalla politica e di aver annullato tutti i suoi impegni a causa della sua opposizione al genocidio palestinese perpetrato dal criminale di guerra Netanyahu. Ha sottolineato che artisti e musicisti devono assumere una posizione morale sulle questioni importanti, soprattutto quando riguardano guerre e crimini contro i popoli, e che il silenzio o l’ignoranza non sono più un’opzione alla luce della distruzione totale a Gaza, delle migliaia di vittime e delle continue politiche di repressione e insediamento in Cisgiordania”.
da https://www.facebook.com/share/p/1H8CftJJsz/
Il rifiuto dell’italia neofascista di riconoscere lo Stato di Palestina
certe cose ricordiamocele e ripetiamole, è importante:
Il rifiuto dell’italia neofascista di riconoscere lo Stato di Palestina
(21 febbraio 2025)
#Palestina #StatodiPalestina #governoitaliano #governo #dirittointernazionale #criminicontrolumanita #sionismoitaliano #sionistiitaliani #neofascismo #governoneofascista
Confondere e ingannare gli algoritmi: social e fediverso su ‘pod al popolo’
pod al popolo, #087: dislocazione di materiali – pour tromper l’algorithme
fare, insomma, la mossa del cavallo. spostare di lato i materiali. fuori vista per i radar dei social generalisti, ma raggiungibili da chi è veramente interessato.
4 gennaio, napoli: “guerra ai diritti, guerra al diritto”, intervento di francesca albanese
Assopace Palestina: il CRED – Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia esprime forti perplessità per le misure cautelari emesse nei confronti di Mohammed Hannoun
Il CRED (Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia) esprime forti perplessità per le misure cautelari emesse nei confronti di Mohammed Hannoun e di altri attivisti impegnati nella solidarietà con la popolazione palestinese.
L’impianto accusatorio palesa un elemento di eccezionale criticità: una parte rilevante delle contestazioni si fonda su documentazione prodotta dall’esercito israeliano nel corso di operazioni militari condotte nella Striscia di Gaza. Tali materiali vengono recepiti come prove documentali senza un effettivo vaglio di terzietà, attendibilità e verificabilità.
Israele non è un soggetto neutrale né una semplice “parte in conflitto”. È uno Stato attualmente sotto scrutinio per genocidio davanti alla Corte Internazionale di Giustizia e destinatario di misure provvisorie vincolanti. Questo dato giuridico non può essere ignorato nel momento in cui le sue forze armate producono materiale probatorio destinato a incidere sulla libertà personale di cittadini e residenti in Italia. Si tratta di documenti formati in un contesto radicalmente incompatibile con le garanzie del giusto processo: assenza di contraddittorio e produzione da parte di un apparato militare direttamente coinvolto in crimini oggetto di indagine internazionale. Il loro utilizzo determina un grave slittamento tra cooperazione giudiziaria e recepimento acritico di intelligence militare.
Particolarmente allarmante è la qualificazione di attività di assistenza umanitaria come “finanziamento al terrorismo”, fondata sull’inclusione delle organizzazioni beneficiarie in liste predisposte da un governo straniero. In tal modo, l’etichettamento politico sostituisce l’accertamento giudiziale: se l’esercito israeliano qualifica un soggetto come “familiare di un terrorista”, tale definizione viene assunta come presupposto di reato dal giudice italiano, senza alcuna verifica autonoma.
In questo quadro, l’azione penale sembra piegarsi a una rilettura unitaria di oltre vent’anni di attività, tentando di dare rilievo penale a fatti già oggetto di passate archiviazioni. L’uso di presunti “nuovi elementi” forniti dall’esercito israeliano dopo il 7 ottobre 2023 configura una sorta di “clima di emergenza interpretativa” che travolge i principi di legalità e certezza del diritto, agendo retroattivamente su condotte nate come solidarietà lecita.
Ciò che si delinea è un caso paradigmatico di lawfare: l’uso del diritto penale come proiezione di una strategia politica e militare esterna, in cui l’intelligence di uno Stato accusato di genocidio finisce per orientare le valutazioni di un tribunale della Repubblica Italiana. È un corto circuito istituzionale che compromette la sovranità della funzione giurisdizionale.
Il CRED richiama la magistratura al rispetto rigoroso dei principi di autonomia e indipendenza. L’accertamento penale non può fondarsi su prove prodotte da un apparato militare in guerra, né su etichette politiche. In gioco non vi è soltanto la posizione degli indagati, ma la tenuta dello Stato di diritto e il confine, sempre più fragile, tra giustizia e guerra giuridica.
[in English / Spanish and Arab here: https://www.facebook.com/100064872960617/posts/1290939589745128/]
Comunicato di risposta all’attacco della meloni alle organizzazioni palestinesi
COMUNICATO DI RISPOSTA ALL’ATTACCO DELLA MELONI ALLE ORGANIZZAZIONI PALESTINESI
Giovani Palestinesi d’Italia (GPI)
Unione Democratica Arabo Palestinese (UDAP)
L’invito di Abu Mazen ad Atreju e l’esplicito attacco della Meloni alle realtà e ai movimenti palestinesi nel comizio finale, costituiscono un dato di fatto significativo: la capacità del movimento di resistenza palestinese di rivelare le fratture e le contraddizioni del sistema politico italiano ed internazionale.
Per rispondere più nel dettaglio alla Presidente, che ad Atreju ci ha interpellati direttamente, “pretendendo di sapere se la resistenza della quale parliamo sia Hms”.
Siamo d’accordo con Meloni quando dice che “la pace non si fa con le canzoni di John Lennon ma con la deterrenza”, e ribadiamo che, come dimostra l’oltre un secolo di lotta anticoloniale del nostro popolo, in Palestina l’unica deterrenza contro “Israele” è la Resistenza.
Chi ha storicamente rappresentato i palestinesi, in Palestina e nella diaspora, non è mai stato un organo imposto dall’esterno, ma il movimento di resistenza nella sua pluralità di movimenti, partiti, fazioni e gruppi, che hanno guidato e sostenuto nel tempo tutte le forme della lotta di liberazione. La resistenza palestinese non è un fenomeno contingente né riconducibile a un singolo attore, è un processo storico che si sviluppa da oltre un secolo e che si esprime in forme molteplici: dalla resistenza politica e sociale a quella culturale, dalla resilienza quotidiana delle comunità al sacrificio dei prigionieri, dei giornalisti, delle donne e dei bambini sotto assedio.
Perciò l’unico legittimo rappresentante del popolo palestinese è chiunque e qualunque fazione lo difenda contro l’occupante sionista, compresi alcuni membri proprio del partito del suo ospite e caro amico Abu Mazen. Uno di questi si chiama Anan Yaeesh, detenuto in Italia, a Melfi, con false e ingiuste accuse. Anan non è né un membro di Hms né di qualche partito comunista, ma un militante di Fateh, che tecnicamente è il partito dell’Autorità Palestinese. Abu Mazen ha mai parlato a Meloni di Anan? Ha mai preteso la sua liberazione? Certamente no, e questo dà la misura di quanto sia traditore dei palestinesi, a partire da quelli che dovrebbero essergli più prossimi. Continua a leggere
Palestina e shadowbanning
12 giu. 2024
https://slowforward.net/2024/06/12/about-palestine-facebook-censorship-sulla-palestina-la-censura-di-facebook/
27 lug. 2024
https://slowforward.net/2024/07/27/facebook-censura-a-manetta-si-direbbe-o-fa-shadowbanning/
12 set. 2024
https://slowforward.net/2024/09/12/ig-palestina-it/
31 gen. 2025
https://slowforward.net/2025/01/31/i-social-e-facebook-fanno-shadowbanning-io-ripubblico-a-manetta/

