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Su ‘ibridamenti’ Stefano Spataro recensisce “Assalto alle piatteforme”, di Kenobit

da leggere e diffondere: la recensione di Stefano Spataro a Kenobit, Assalto alle piattaforme:

Kenobit, Assalto alle piattaforme

/// per riprendere il discorso mai interrotto sui (e contro i) social generalisti e le piattaforme proprietarie.

/// guardandomi in giro, vedo come per molti sia complicato prendere veramente coscienza di quanto è centrale, centralissima, la questione della proprietà dei mezzi di produzione digitali. comincia a essere una priorità assoluta, nel contesto presente di controllo capillare, totale, della rete e sulla rete.


#fediverso #kenobit #social #socialgeneralisti #piattaformeproprietarie

Christian Raimo: una riflessione sul mercato del libro e sulla lettura

dal profilo fb di
Christian Raimo

Mentre il mondo va in malora in tanti modi diversi, tutti i giorni io penso, a scuola, a casa, in giro, che un modo per contrastare tutto questo sarebbe leggere di più, e invece il mercato del libro in Italia chiude il 2025 male per il secondo anno consecutivo, confermando una contrazione che non è più solo congiunturale, ma strutturale.
I dati dell’Aie dipingono un quadro di profondo rossissimo: le vendite in volume sono calate del 3 per cento, scese sotto la soglia psicologica dei 100 milioni di copie (99,5 milioni rispetto ai 102,6 del 2024), mentre il valore del mercato trade è sceso del 2,1, per cento, ossia a un miliardo e 484 milioni di euro. Continua a leggere

USA, rivolta nella catena di comando: 200 militari denunciano ordini ‘suicidi’ dettati dalla retorica apocalittica dei Comandanti

un post su fb di Claudileia Lemes Dias
condiviso
da Stefano Guglielmin:

a banner sinking in madnessUSA, rivolta nella catena di comando: 200 militari denunciano ordini ‘suicidi’ dettati dalla retorica apocalittica dei Comandanti

La guerra all’Iran sta diventando una questione teologica nei vertici del Pentagono, con costanti richiami alla fine del mondo come strategia militare.

Secondo una denuncia della Military Religious Freedom Foundation (MRFF), riportata dal Guardian, ai soldati USA viene chiesto di combattere e morire con gioia per accelerare l’Apocalisse.

​Oltre 200 membri del servizio, provenienti da ogni corpo, dai Marines alla Space Force, hanno rotto il silenzio su una deriva mistica senza precedenti. Il comando è stato chiaro: i soldati devono essere motivati perché la guerra all’Iran è “tutta parte del piano divino di Dio”.

​Ma il vero salto di qualità nella retorica bellica riguarda la figura di Trump come “l’unto da Gesù per accendere il fuoco del segnale in Iran, scatenare l’Armageddon e segnare il Suo ritorno sulla Terra.”

I riferimenti citati dai superiori non provengono dai manuali di tattica del Pentagono, ma dal Libro dell’Apocalisse. Si parla apertamente di “tempi ultimi” e del ruolo messianico degli Stati Uniti nel purificare il Medio Oriente per favorire la parusia, il ritorno di Cristo. Continua a leggere

asemismo / enzo patti. 2025

su archive.org:
https://archive.org/details/2025-10-14-asemismo-impaginato

su slowforward:
https://slowforward.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/02/patti-enzo_-asemismo_-2025.pdf

ENZO PATTI: ASEMISMO
– BREVE SAGGIO SUL SEGNO SIGNIFICANTE SENZA SIGNIFICATO NEL PRIMO QUARTO DEL XXI SECOLO

lingue senza madre / motherless tongues

qui una lettura importante per riprendere i vari argomenti trattati (o anche solo accennati) nei giorni scorsi. 

p. es.

https://differx.noblogs.org/2026/02/11/valere-novarina-e-il-tentativo-di-saperne-tutti-i-giorni-un-po-meno-che-le-macchine/

https://differx.noblogs.org/2026/02/10/letterature-minori-deleuze-vita-minore-verbi-nomi-fratelli-minori/

https://slowforward.net/2026/02/11/%e2%86%92-corallo-rosselli/

*

Against a backdrop of xenophobic and ethnonationalist fantasies of linguistic purity, “Poetry After Barbarism” uncovers a stateless, polyglot poetry of resistance—the poetry of motherless tongues. Departing from the national and global paradigms that dominate literary history, Jennifer Scappettone traces the aesthetic and geopolitical resonance of “xenoglossic” poetics: poetry composed in the space of contestation between national languages, concretizing dreams of mending the ruptures traced to the story of Babel. Studying experiments between languages by immigrant, refugee, and otherwise stateless authors, this book explores how poetry can both represent and jumpstart metamorphosis of the shape and sound of citizenship, modeling paths toward alternative republics in which poetry might assume a central agency.

(https://slowforward.net/2026/02/10/poetry-after-barbarism-by-jennifer-scappettone-online-talk-h-0000/#more-143291)

Una scrittura che ammala. Valère Novarina e il tentativo “di saperne, tutti i giorni, un po’ meno che le macchine”

in tempi di improving AI, incombente intelligenza artificiale e predazione (coloniale) dentro e fuori le culture e le vite, ecco che magari una mossa a lato, una deficienza naturale, come sbandamento verso l’insania linguistica e uno sfondamento dei margini del letterario, un taglio nella rete, un disturbo o vuoto o glitch, un ampliamento della raggiera dei lessici, una deriva/prassi xenoglottica (J. Scappettone¹) – alla fin fine – e quindi sempre all’inizio – è quel che meglio rappresenta, descrive e motiva i sacrosanti “oggetti-letterari-non-identificati” di cui parla Andrea Inglese ricordando Valère Novarina qui: https://www.nazioneindiana.com/2026/01/22/novarina-scienziato-dellignoranza/

…traducendone un frammento (da Pendant la matière) assolutamente esplicito e necessario, che gli rubo e qui riporto:

Ho sempre praticato la letteratura non come un esercizio di intelligenza ma come una cura d’idiozia. Mi dedico a essa laboriosamente, metodicamente, quotidianamente, come a una scienza dell’ignoranza: scendere, fare il vuoto, cercare di saperne, tutti i giorni, un po’ meno che le macchine. C’è oggi una gran quantità di persone molto intelligenti, molto informate, che illuminano il lettore, gli dicono dove bisogna andare, dove va il progresso, ciò che bisogna pensare, dove mettere i piedi; io mi vedo piuttosto come quello che gli benda gli occhi, come uno che è stato dotato d’ignoranza e che vorrebbe offrirne a quelli che la sanno troppo lunga. Un portatore d’ombra, uno svelatore d’ombra, qualcuno che ha ricevuto qualcosa in meno.

[[[ è “un meno che è un più” – direbbe Hélène Cixous²,

[[[ è – volendo – pure un mancare che paradossalmente accumula; e/o diventa un “misto di deformazioni, improprietà , prestiti più o meno leciti da tratti morfologici dell’italiano delle origini, e stranezze in verità  produttrici di senso da intendere precisamente come ‘forza poetica piuttosto che come impoverimento’, mancanza (detraction)” – notillavo io recensendo nel 2012 Locomotrix, antologia di testi di Amelia Rosselli studiati tradotti e annotati da J. Scappettone. 

[[[ è l’idiozia e il depensamento di cui hanno variamente parlato Bene e Villa. 

[[[ è forse anche Giuliano Mesa che, in contrasto con una letteratura che cura (o “della cura”), spesso ha messo al centro dei suoi interessi – anche in riferimento al proprio lavoro – una scrittura che ammala]

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¹ Cfr. https://slowforward.net/2025/12/16/poetry-after-barbarism-by-jennifer-scappettone/ e https://www.ilverri.it/magazine/4339/lingue-senza-madre/
² H. Cixous – J. Derrida, La lingua che verrà, Meltemi, Roma 2008, p. 68.

i ventenni del 1961 e quelli del 1971 (eccetera)

se un mutamento radicale di percezione del letterario riguarda quegli autori (o alcuni degli autori) che avevano venti-trent’anni o poco più nel 1961, forse il loro operare in senso sperimentale non ha però trovato il tempo o il modo o una massa critica fitta di strutture opportune (non le ha “maturate”/”materiate”) utili a trasmettere il testimone dell’evidenza (del cambiamento) a chi arrivava ventenne/trentenne alla scrittura nel 1971.

è anche così che si è  avuto un 1971 regressivo, per tanti aspetti (il caso di Bellezza e di Invettive e licenze è tanto deprimente quanto esemplare, e inaugura un decennio che sarebbe finito con il disastro noto come La parola innamorata).

oltretutto, dal chiudersi dei Settanta in poi, una delle “missioni” che l’editoria sedicente maggiore e alcune riviste si sono autoassegnate è stata quella di accompagnare e accrescere nei lettori  l’insofferenza e l’incomprensione verso l’atto stesso della sperimentazione; e radicalizzare la lotta a qualsiasi struttura e persona che si muovesse in direzioni anche solo analoghe a quelle dei “ventenni o trentenni del 1961”. (e, questo, proprio perché di quelle direzioni si riconosceva ampiamente la legittimità).

in tutto ciò, tuttavia, l’oste con cui il mainstream non fa i conti è l’esistenza (e resistenza) della storia documentata (quando non vissuta direttamente) o introiettata, o rivissuta; e delle conseguentemente sintoniche esperienze testuali.

se al mainstream, per affossare la sperimentazione, non è stato comunque sufficiente un trentennio come quello 1978-2008, direi che la sperimentazione ha una buona scorza, assai coriacea. che non a caso intreccia ragioni politiche e ragioni di percezione dei mutamenti (e mutamenti di percezione).

[da una notilla del 2022]