Archivi categoria: ricostruzioni

The true meaning of the term “genocide”

you still can breathe, this child can’t
https://slowforward.net/2026/02/13/you-still-can-breathe-this-child-cant/

lingue senza madre / motherless tongues

qui una lettura importante per riprendere i vari argomenti trattati (o anche solo accennati) nei giorni scorsi. 

p. es.

https://differx.noblogs.org/2026/02/11/valere-novarina-e-il-tentativo-di-saperne-tutti-i-giorni-un-po-meno-che-le-macchine/

https://differx.noblogs.org/2026/02/10/letterature-minori-deleuze-vita-minore-verbi-nomi-fratelli-minori/

https://slowforward.net/2026/02/11/%e2%86%92-corallo-rosselli/

*

Against a backdrop of xenophobic and ethnonationalist fantasies of linguistic purity, “Poetry After Barbarism” uncovers a stateless, polyglot poetry of resistance—the poetry of motherless tongues. Departing from the national and global paradigms that dominate literary history, Jennifer Scappettone traces the aesthetic and geopolitical resonance of “xenoglossic” poetics: poetry composed in the space of contestation between national languages, concretizing dreams of mending the ruptures traced to the story of Babel. Studying experiments between languages by immigrant, refugee, and otherwise stateless authors, this book explores how poetry can both represent and jumpstart metamorphosis of the shape and sound of citizenship, modeling paths toward alternative republics in which poetry might assume a central agency.

(https://slowforward.net/2026/02/10/poetry-after-barbarism-by-jennifer-scappettone-online-talk-h-0000/#more-143291)

The president of the International Committee of the Red Cross (ICRC), Mirjana Spoljaric Egger says the destruction in Gaza represents a collapse of all international standards

The Red Cross: What we have seen in Gaza exceeds all legal, ethical, moral and humanitarian normsThe president of the International Committee of the Red Cross (ICRC), Mirjana Spoljaric Egger, has warned that the destruction in Gaza represents a collapse of all international standards. “What we have seen in Gaza exceeds all legal, ethical, moral and humanitarian norms,” she stated in an interview with Dutch newspaper NRC, this week.

Spoljaric Egger said that Gaza illustrates the rapid deterioration of international humanitarian law. “Gaza may have provided the most tangible evidence of the erosion of international law,” she explained. “I visited Gaza twice within twelve months. The hostilities never stopped. There was not a minute when you didn’t hear gunfire. When your body did not feel the shelling.”

Spoljaric Egger recalled that on her return visit, she no longer recognised the area: “I could no longer orient myself. The first time, individual buildings were attacked. Every neighbourhood was hit, but not completely destroyed. When I returned, nothing was left.”

During the interview, Spoljaric Egger described the killing of 15 ICRC colleagues in Gaza, whose ambulance was struck by Israeli fire. “It was difficult to look at the photos of that event. More than difficult, I couldn’t look at them; I’m devastated. Perhaps also because I saw my colleagues there working during the hostilities. This is something that should never have happened.”

On the legality of the military campaign, Spoljaric Egger said: “We cannot accept warfare that leads to this situation.”

When asked about Israel’s claim of acting in self-defence, she responded: “That is no excuse for breaking the law. You have the same situation in your national legal system. When someone murders a member of your family, that does not give you the right to kill their family members. That is simply not how it works. It is exactly the same principle.”

Red Cross President: ‘What we have seen in Gaza exceeds all legal, ethical, moral and humanitarian norms’

https://www.middleeastmonitor.com/20260209-red-cross-president-what-we-have-seen-in-gaza-exceeds-all-legal-ethical-moral-and-humanitarian-norms/


#Gaza #genocide #genocidio #Palestine #Palestina #warcrimes #sionismo #zionism #starvingpeople #starvingcivilians #iof #idf #colonialism #sionisti #izrahell #israelterroriststate #invasion #israelcriminalstate #israelestatocriminale #children #bambini #massacri #deportazione #concentramento #famearmadiguerra #RedCross, 

Furto di terre in Cisgiordania. E, in Libano, è attivo il glifosato più morale del mondo

da un post di Renata Morresi su fb

In Cisgiordania l’annessione passa anche per gli atti amministrativi. Nuove misure rendono più facile l’acquisizione di terre palestinesi da parte dei coloni. Per esempio: sono stati aperti i registri catastali e, diversamente da prima, può avvenire la vendita diretta. Resi noti i nomi dei proprietari, le pressioni mirate diventano più semplici. Con o senza bastoni.

Poi, vengono estese le operazioni di controllo e demolizione anche nelle aree A e B, che dovrebbero essere sotto la gestione palestinese in base agli accordi di Oslo. Quegli accordi che Smotrich e Katz chiamano “ostacoli legali”. Ora, di fatto, svuotati. Ancora Smotrich: “seppellire l’idea di uno Stato palestinese”.

Nel sud del Libano intanto gli aerei israeliani hanno lanciato grandi quantità di erbicida, fino a 30 volte sopra il consentito, avvelenando i terreni agricoli e rendendo i luoghi inabitabili. L’inquinamento delle falde acquifere e il fosforo bianco sulle foreste sono altre pratiche attestate in zone del Libano e anche della Siria. Si tratta di un’altra forma di occupazione. Non colonizzazione fisica del territorio, bensì svuotamento delle possibilità di abitarlo. Una occupazione fatta dal nulla, ma ingegnerizzato.


#storiadelsionismo #sionismo #veleni #libano #gaza #genocidio #israhell

Una scrittura che ammala. Valère Novarina e il tentativo “di saperne, tutti i giorni, un po’ meno che le macchine”

in tempi di improving AI, incombente intelligenza artificiale e predazione (coloniale) dentro e fuori le culture e le vite, ecco che magari una mossa a lato, una deficienza naturale, come sbandamento verso l’insania linguistica e uno sfondamento dei margini del letterario, un taglio nella rete, un disturbo o vuoto o glitch, un ampliamento della raggiera dei lessici, una deriva/prassi xenoglottica (J. Scappettone¹) – alla fin fine – e quindi sempre all’inizio – è quel che meglio rappresenta, descrive e motiva i sacrosanti “oggetti-letterari-non-identificati” di cui parla Andrea Inglese ricordando Valère Novarina qui: https://www.nazioneindiana.com/2026/01/22/novarina-scienziato-dellignoranza/

…traducendone un frammento (da Pendant la matière) assolutamente esplicito e necessario, che gli rubo e qui riporto:

Ho sempre praticato la letteratura non come un esercizio di intelligenza ma come una cura d’idiozia. Mi dedico a essa laboriosamente, metodicamente, quotidianamente, come a una scienza dell’ignoranza: scendere, fare il vuoto, cercare di saperne, tutti i giorni, un po’ meno che le macchine. C’è oggi una gran quantità di persone molto intelligenti, molto informate, che illuminano il lettore, gli dicono dove bisogna andare, dove va il progresso, ciò che bisogna pensare, dove mettere i piedi; io mi vedo piuttosto come quello che gli benda gli occhi, come uno che è stato dotato d’ignoranza e che vorrebbe offrirne a quelli che la sanno troppo lunga. Un portatore d’ombra, uno svelatore d’ombra, qualcuno che ha ricevuto qualcosa in meno.

[[[ è “un meno che è un più” – direbbe Hélène Cixous²,

[[[ è – volendo – pure un mancare che paradossalmente accumula; e/o diventa un “misto di deformazioni, improprietà , prestiti più o meno leciti da tratti morfologici dell’italiano delle origini, e stranezze in verità  produttrici di senso da intendere precisamente come ‘forza poetica piuttosto che come impoverimento’, mancanza (detraction)” – notillavo io recensendo nel 2012 Locomotrix, antologia di testi di Amelia Rosselli studiati tradotti e annotati da J. Scappettone. 

[[[ è l’idiozia e il depensamento di cui hanno variamente parlato Bene e Villa. 

[[[ è forse anche Giuliano Mesa che, in contrasto con una letteratura che cura (o “della cura”), spesso ha messo al centro dei suoi interessi – anche in riferimento al proprio lavoro – una scrittura che ammala]

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¹ Cfr. https://slowforward.net/2025/12/16/poetry-after-barbarism-by-jennifer-scappettone/ e https://www.ilverri.it/magazine/4339/lingue-senza-madre/
² H. Cixous – J. Derrida, La lingua che verrà, Meltemi, Roma 2008, p. 68.

i ventenni del 1961 e quelli del 1971 (eccetera)

se un mutamento radicale di percezione del letterario riguarda quegli autori (o alcuni degli autori) che avevano venti-trent’anni o poco più nel 1961, forse il loro operare in senso sperimentale non ha però trovato il tempo o il modo o una massa critica fitta di strutture opportune (non le ha “maturate”/”materiate”) utili a trasmettere il testimone dell’evidenza (del cambiamento) a chi arrivava ventenne/trentenne alla scrittura nel 1971.

è anche così che si è  avuto un 1971 regressivo, per tanti aspetti (il caso di Bellezza e di Invettive e licenze è tanto deprimente quanto esemplare, e inaugura un decennio che sarebbe finito con il disastro noto come La parola innamorata).

oltretutto, dal chiudersi dei Settanta in poi, una delle “missioni” che l’editoria sedicente maggiore e alcune riviste si sono autoassegnate è stata quella di accompagnare e accrescere nei lettori  l’insofferenza e l’incomprensione verso l’atto stesso della sperimentazione; e radicalizzare la lotta a qualsiasi struttura e persona che si muovesse in direzioni anche solo analoghe a quelle dei “ventenni o trentenni del 1961”. (e, questo, proprio perché di quelle direzioni si riconosceva ampiamente la legittimità).

in tutto ciò, tuttavia, l’oste con cui il mainstream non fa i conti è l’esistenza (e resistenza) della storia documentata (quando non vissuta direttamente) o introiettata, o rivissuta; e delle conseguentemente sintoniche esperienze testuali.

se al mainstream, per affossare la sperimentazione, non è stato comunque sufficiente un trentennio come quello 1978-2008, direi che la sperimentazione ha una buona scorza, assai coriacea. che non a caso intreccia ragioni politiche e ragioni di percezione dei mutamenti (e mutamenti di percezione).

[da una notilla del 2022]

Rula Jebreal: “Ecco chi era Epstein”

Frammento audio estratto dall’intervista di Alessandro Di Battista a Rula Jebreal: https://www.facebook.com/reel/2003446550527453

#epstein #epsteinfiles #israele #ricatti #pedofili #stupri #mossad #trump

L’immacolatissimo genocida

se non volete vedere la bandierona dello stato genocida sventolare (come evidentissimamente fa) su epstein, sulla sua storia e le sue infamie, e quindi sui potenti di mezzo mondo, guardatevi serenamente il documentario in 4 puntate a lui dedicato. sta su Netflix, è del 2020, e il nome dello stato genocida non viene pronunciato nemmeno una singola volta. nemmeno in relazione al padre della maxwell. prodigio. a volte il bianchetto mentale, gli omissis e lo strabismo fanno veramente miracoli.

Lavinia Marchetti: “Anatomia del diniego. 20 strategie mentali per negare (consciamente o inconsciamente) un genocidio”

nel costante tentativo di spostare dai social generalisti ai blog e al fediverso le informazioni che contano e gli articoli di valore, riporto qui integralmente un importante testo di 

Lavinia Marchetti

ANATOMIA DEL DINIEGO: 20 STRATEGIE MENTALI PER NEGARE (CONSCIAMENTE O INCONSCIAMENTE) UN GENOCIDIO

1. La Verneinung Istituzionale (Negazione Freudiana)
Il soggetto enuncia il trauma nell’atto stesso di ripudiarlo. Dire “non è un genocidio” permette di evocare l’orrore senza assumersene il peso morale. Come il paziente che dice “quella donna nel sogno non è mia madre”, il negazionista nomina il crimine solo per esorcizzarlo, trasformando la parola in uno scudo anziché in una diagnosi. Basta mettere il NON assieme alla parola che si ripudia, nominandola la si esorcizza e la si nega (Es. Liliana Segre, Mieli, Mentana e altri migliaia)
2. Inversione dell’Onere dell’Indignazione
La colpa viene traslata dal carnefice all’osservatore. Chi denuncia il massacro viene accusato di “faziosità” o “odio ontologico”. La vittima scompare, sostituita dall’offesa che il testimone recherebbe alla sensibilità dell’accusato. L’analisi dei fatti viene così degradata a sintomo di un pregiudizio morale. (Es. attaccare sul personale Francesca Albanese senza attaccare i dati incontrovertibili che porta)
3. Eufemizzazione Progressiva (Degradazione Semantica)
Si opera una “bonifica” del linguaggio. Attraverso una scala discendente, il genocidio diventa massacro, poi conflitto, poi operazione di sicurezza, fino a giungere alla rassicurante “crisi umanitaria”. Sostituendo il nome del crimine con quello della sua conseguenza, si cancella l’agente e la sua intenzionalità.
4. Scotomizzazione Cognitiva dell’Immagine
Davanti all’evidenza visiva del corpo martoriato, la mente attiva un riflesso di rigetto. L’immagine non è più prova, ma “fabbricazione”. Il dolore dell’altro viene declassato a “Pallywood” o messinscena, trasformando l’empatia in cinismo epistemologico: “vedo, dunque dubito”.
5. Astrazione Tecno-Militare (De-identificazione)
L’essere umano viene dissolto nel gergo balistico. I bambini diventano “effetti collaterali”, le case “obiettivi sensibili”, le generazioni meri “target demografici”. Questo lessico asettico agisce come un antidolorifico: non si uccidono persone, si neutralizzano minacce. È la vittoria della geometria sulla carne.
6. Feticismo Documentale e Positivismo Giuridico
Si esige una “pistola fumante” che il diritto internazionale non richiede (come l’ordine scritto di sterminio). Ignorando che l’intento genocidario si deduce dalla sistematicità delle azioni, il negazionista si rifugia nel cavillo, sospendendo il giudizio etico in attesa di una firma che non arriverà mai. Nessuno scrive: facciamo un genocidio contro i palestinesi, anche se i ministri israeliani ci sono andati vicinissimi.
7. Procrastinazione Strategica del Giudizio
L’invocazione di “indagini indipendenti” e “tempi della giustizia” diventa un’arma per proteggere il massacro in corso. La verità viene proiettata in un futuro remoto, rendendola irrilevante per il presente. Il diritto, nato per proteggere, viene usato per garantire il tempo necessario allo sterminio.
8. Teoria della Simulazione Vittimaria
È il culmine della crudeltà: la vittima è accusata di auto-infliggersi il dolore per scopi propagandistici. Ogni grido è letto come una sceneggiatura. In questa cornice, il testimone non è solo inattendibile, è complice di una truffa globale ai danni della verità.
9. Ironia Diplomatica e Disprezzo d’Élite
Il diniego scende dall’alto sotto forma di sufficienza. I leader definiscono le accuse “oltraggiose” o “prive di fondamento” senza mai entrare nel merito dei fatti. L’istituzione deride le argomentazioni e le minimizza. La realtà viene espulsa dal dibattito attraverso il filtro del decoro diplomatico.
10. Sequestro della Memoria (Eccezionalismo Storico)
Si cristallizza il concetto di genocidio in un unico evento passato (la Shoah), rendendolo una categoria sacra e irripetibile. Qualsiasi altro sterminio viene considerato un’imitazione sbiadita o una bestemmia analogica. Il passato, invece di insegnare a riconoscere il presente, viene usato per nasconderlo.

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“L’operazione Melania si distingue per l’appariscenza della corruzione”

Luca Celada, dal “manifesto“,
28 gen. 2026

Sabato, la sera del giorno in cui i commando di Ice hanno giustiziato Alex Pretti sulle strade di Minneapolis, la Casa bianca ha invitato 70 “vip” per una proiezione-ricevimento di Melania, il “documentario” su Melania Trump. Fra i fortunati invitati ad applaudire la first lady c’erano Tim Cook, Ceo di Apple, Lynn Martin, direttrice della borsa di New York, Lisa Su della Advanced Micro Devices, Larry Culp della General Electric, il guru “motivazionale” Tony Robbins, Erika Kirk (vedova di Charlie Kirk), la regina Rania di Giordania e Virginia Agnelli (figlia di Giovannino e nipote di Gianni Agnelli).

GLI ADULATORI riuniti hanno festeggiato con una torta recante il nome della signora Trump ed hanno posato per foto ricordo sulla postazione appositamente allestita. Una foto di gruppo che ha ritratto in modo particolarmente stridente lo scollamento fra l’oligarchia in orbita Trump e l’atmosfera drammatica che si respira nel paese reale.

Il “documentario” in oggetto è quello prodotto da Amazon Studios → continua qui

Links from ‘Middle East Monitor’: about epstein & israel

Middle East Monitor:

FBI document: Epstein trained as spy under Ehud Barak and worked for Mossad
https://www.middleeastmonitor.com/20260205-fbi-document-epstein-trained-as-spy-under-ehud-barak-and-worked-for-mossad/

Further evidence emerges of Israel’s Mossad links to sex offender Jeffrey Epstein
https://www.middleeastmonitor.com/20251112-further-evidence-emerges-of-israels-mossad-links-to-sex-offender-jeffrey-epstein/

Jamal Kanj, in Middle East Monitor:

Jeffrey Epstein was not a lone rogue predator (Part 1)
“israel-first billionaires, Mafia and intelligence-linked networks have utilised financial coercion, political entrapment, sexual kompromat, and compliant corporate media to shape a US political system in service of israel” 
https://www.middleeastmonitor.com/20260105-jeffrey-epstein-was-not-a-lone-rogue-predator-he-was-an-asset-part-1/

How did the American Israel-First sayanim enable and protect Epstein? (Part 2)
https://www.middleeastmonitor.com/20260112-how-did-the-american-israel-first-sayanim-enable-and-protect-epstein-part-2/

Epstein: When the life of an asset becomes expendable (Part 3)
https://www.middleeastmonitor.com/20260119-epstein-when-the-life-of-an-asset-becomes-expendable-part-3/