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Asemic writing, asemantic writing, desemantized writing

Luigi Di Cicco (see https://slowforward.net/2025/01/18/scritture-sul-ciglio-del-significato-luigi-di-cicco-2024-parte-prima/ reminds us that the term “scrittura asemantica” was coined by the Italian critic Gillo Dorfles in 1959 and it had (in the critic’s mind) the same meaning of the late 90s term “asemic”, coined by John Byrum and Jim Leftwich and spread by many artists, especially by Tim Gaze and Michael Jacobson.
In his study Dorfles was dealing with the art of Giuseppe Capogrossi (https://slowforward.net/2025/03/14/dorfles-capogrossi-1959/).
Dorfles used the term again in the following decades, for example in Le scritture asemantiche di Irma Blank, an essay he wrote for a 1974 art exhibit of Irma Blank. I published that text here: https://gammm.org/2007/07/18/blank-dorfles/ [English translation included].
In the same year(s), the artist Tomaso Binga (alias Bianca Menna) was working on her “scritture desemantizzate”: https://www.rivistasegno.eu/le-scritture-desemantizzate-di-tomaso-binga/.

My long essay (in Italian) about asemic writing is here: https://www.ikona.net/marco-giovenale-asemics-senso-senza-significato/ and it’s maybe still useful in exploring non-semantic / illegible / linguistically glitched forms of art, for example Arturo Martini’s book Contemplazione (1918), Henri Michaux’ Alphabet (1927), Paul Klee’s “Abstrakte Schrift” (1931), Isidore Isou’s “hypergraphies” (40s), Bruno Munari’s Scritture illeggibili di popoli sconosciuti (“Illegible Writings of Unknown Peoples”: after 1945), Christian Dotremont’s texts (1950), Brion Gysin’s Marrakesh (1955) and several other works by him; or 65 Maximiliana ou l’exercice illégal de l’astronomie by Max Ernst (1964) etc.

(Up to Luigi Serafini‘s masterpiece, Codex Seraphinianus, 1976-78, published by Franco Maria Ricci in 1981: https://www.francomariaricci.com/it/libri/codex-seraphinianus).

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Addenda

Miekal And:
«F.W.H. Myers — a classicist who also coined “telepathy” — in 1885, in Automatic Writing II, in the “Proceedings of the Society for Psychical Research” used “asemia” and “asemic” in a medical sense, denoting a “defect in the power of giving signs,” and described a person producing illegible automatic writing as having “asemic troubles”. He even produced the stuff himself: in 1875 he scrawled rapidly many meaningless interlacing strokes that sometimes vaguely resembled letters but never formed a legible word — and considered these creations of no interest».

Actually, the doubts some people had in using the term “asemic”, at the beginning of our century, was due precisely to the medical meaning of the word. It seems to me that some dictionaries updated their lists & mentioned the other meaning, the ‘artistic’ one, only in 2017.

You can find Myer’s text here: https://archive.org/details/proceedingsofsoc03soci

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more links:

https://slowforward.net/2025/03/07/ricominciamenti-luigi-di-cicco-2025/
https://slowforward.net/2025/01/18/enzo-patti-un-contributo-su-asemia-da-un-saggio-di-gillo-dorfles-unannotazione-di-luigi-di-cicco/
https://slowforward.net/2024/12/31/luigi-di-cicco-capogrossi-dorfles-scrittura-asemantica/
https://alfabetadue.it/2015/02/15/gioco-e-radar-05-asemic-writing/

 

“the last vispo anthology” (fantagraphics, 2012), edited by nico vassilakis and crag hill: freely downloadable at archive.org

The Last Vispo Anthology (1998-2008) is here (since April, 21st):

and also here:

LAST VISPO

INDEX OF POETS:
Andrew Abbott, Fernando Aguiar, Sonja Ahlers, Charles Alexander, Reed Altemus, mIEKAL aND, Bruce Andrews, Dirk Rowntree, Jim Andrews, Hartmut Andryczuk, Marcia Arrieta, Dmitry Babenko, Petra Backonja, Gary Barwin, Michael Basinski, Guy R Beining, Derek Beaulieu, Marc Bell, Jason McLean, C Merhl Bennett, John M Bennett, Carla Bertola, Julien Blaine, Jaap Blonk, Christian Bök, Daniel f. Bradley, Nancy Burr, John Byrum, J. M. Calleja, Mike Cannell, David Baptiste Chirot, Peter Ciccariello, Jo Cook, Judith Copithorne, Holly Crawford, Maria Damon, Klaus Peter Dencker, Brian Dettmer, Fabio Doctorovich, Bill DiMichele, Johanna Drucker, Amanda Earl, Shayne Ehman, endwar, K. S. Ernst, Eva O Ettel, Greg Evason, Oded Ezer, Jesse Ferguson, Cesar Figueirdo, Luc Fierens, Peter Frank, Tim Gaze, Angela Genusa, Marco Giovenale, Jesse Glass, Robert Grenier, Bob Grumman, Ladislao Pablo Györi, Sharon Harris, Scott Helmes, Crag Hill, Bill Howe, Geof Huth, Serkan Isin, Gareth Jenkins, Michael Jacobson, Miguel Jimenez, Karl Jirgens, Alexander Jorgensen, Chris Joseph, Despina Kannaourou, Andreas Kahre, Satu Kaikkonen, Karl Kempton, Joseph Keppler, Roberto Keppler, Jukka-Pekka Kervinen, Anatol Knotek, Márton Koppány, Richard Kostelanetz, Gyorgy Kostritski, Dirk Krecker, Edward Kulemin, Paul Lambert, Jim Leftwich, The Lions, Joel Lipman, Sveta Litvak, Troy Lloyd, damian lopes, Carlos M Luis, Donato Mancini, Chris Mann, Bill Marsh, Kaz Maslanka, Robert Mittenthal, Gustave Morin, Sheila Murphy, Keiichi Nakamura, Stephen Nelson, Marko Niemi, Rea Nikonova, Juergen O. Olbrich, Christopher Olson, David Ostrem, mARK oWEns, Clemente Padin, Michael Peters, Nick Piombino, Hugo Pontes, Ross Priddle, e. k. rzepka, Marilyn R. Rosenberg, Jenny Sampirisi, Suzan Sari, R Saunders, Michael V. Smith, David Ellingsen, Serge Segay, Spencer Selby, Douglas Spangle, Litsa Spathi, Pete Spence, Matina L. Stamatakis, Carol Stetser, Ficus Strangulensis, W. Mark Sutherland, Thomas Lowe Taylor, Miroljub Todorovic, Andrew Topel, Cecil Touchon, Aysegul Tozeren, e. g. vajda, Nico Vassilakis, John Vieira, Stephen Vincent, Alberto Vitacchio, Cornelis Vleeskens, Derya Vural, Ted Warnell, Irving Weiss, Helen White, Tim Willette, Reid Wood, James Yeary, Karl Young, Mark Young

“new coast festival” (1993) audio files @ pennsound

http://jacket2.org/commentary/writing-new-coast-festival-21-audio-files-buffalo-poetics-program-event

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jim leftwich e la “pansemic playhouse”

In questi anni recenti, oltre a lavorare in numerosi ambiti verbovisivi, e ovviamente nelle aree della poesia concreta e visiva, del glitch, della fotografia, del collage e della mail-art, Jim Leftwich ha ospitato materiali altrui, organizzando veri e propri archivi in rete, tutti o quasi tutti legati ai molti blog a cui collabora, ma soprattutto alle sue pagine http://www.flickr.com/photos/textimagepoetry/ e http://textimagepoem.blogspot.com e ai vari festival e iniziative (collab fests, o marginal arts festivals) di arte e di scritture sperimentali ai quali ha preso parte, a Roanoke (Virginia), la città in cui vive.

L’accumulo di materiali, altrui e propri, che questi anni di lavoro (e i precedenti) hanno portato è impressionante. Molti – degli anni 2005-07 – sono archiviati in un’apposita pagina allestita grazie a John M. Bennett dalla Ohio State University: http://library.osu.edu/finding-aids/rarebooks/TextImagePoemArchive.php.

Molti altri, specificamente di Leftwich, sono spread all over the world, diffusi ovunque nel mondo sia in forma cartacea (spedizioni, invii) sia in blog e siti i più diversi. Anche una superficiale ricognizione su google testimonierà della straordinaria diffusione di opere di Leftwich, o di sue collaborazioni (collab works).

Da circa due anni, da luglio 2011 ad oggi, anche con periodi in cui l’attività di postaggio è quantitativamente minore, Jim Leftwich sta inoltre pubblicando sul suo già ricchissimo e generoso spazio flickr una serie intitolata Pansemic Playhouse. Si può prendere visione dei vari “set” che la compongono a partire dalla pagina citata sopra:

http://www.flickr.com/photos/textimagepoetry/sets/?&page=1

Una playhouse è una casa giocattolo, una casa dei giochi. Nel progetto e idea di una simile casa “pansemantica” molti elementi assai felicemente e positivamente convergono. Per ragionarne, direi di tenere presente sullo sfondo, come elemento differenziale, l’orizzonte della “asemic writing”, ossia della scrittura asemantica. Leftwich, per altro, è stato uno dei primi statunitensi a occuparsi di asemic writing in maniera sistematica, a partire dagli ultimi anni del Novecento (in colloquio con John Byrum e Tim Gaze).

In Pansemic Playhouse, al contrario che nella scrittura asemantica, e – davvero – in rapporto differenziale netto con questa, Leftwich espone/sovraespone, accumula e moltiplica immagini e materiali anche casualissimi (classico e ritornante è lo scatto assolutamente random da cellulare) in cui tutto è semantico, tutto acquista un rilievo di senso, in qualche modo. E, questo, non volontaristicamente, ma come una sorta di emersione (data per oggettiva anche se conscia del fatto che oggettiva non sarà mai) dell’evidenza di senso di ogni nostra percezione. (Insisto: a specchio e differenza dei percorsi asemantici di alcuni segni grafici).

Leftwich è perfettamente cosciente del ‘brutto’ e del ‘non riuscito’ in alcuni scatti e immagini, ma quel che a lui interessa è il versante ‘costruttivo’ dello sguardo stesso di chi apre immagini e sequenze. Al centro del meticoloso progetto di una casa/catasta pansemantica sta insomma un’idea legata all’affioramento non casuale ma quasi cronometrico, prevedibile, inevitabile, di un costante microrilievo di senso, una traccia aggiunta possibile, che sta dunque proprio al fondo di ogni – veramente ogni – cosa ed esperienza). (Tutto ciò ha in parte anche interessanti – pur se non inediti – risvolti etici).

Il progetto di flusso visivo che conserva numerose versioni di uno stesso frame è in fondo analogo al sistema di varianti moltiplicate (e variazioni non necessariamente infinitesimali) apprezzabile nel vasto progetto testuale – e visivo – di Six Months Ain’t No Sentence, per adesso diviso in 50 libri gratuitamente scaricabili dall’indirizzo differxhost seguente: https://app.box.com/s/l76xlrg78e5s8evbi4c4. Altro tassello del colossale lavoro di sperimentazione di Leftwich.

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alcuni link aggiornati:
http://jimleftwichtextimagepoem.blogspot.it/2013/09/pansemic-playhouse-1-600-jim-leftwich.html

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