israele uccide il giornalista Anas Al Sharif
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o italiani, io vi esorto alle lettere in rete. le lettere sperimentali, beninteso
Come accennato più volte, quasi due anni fa mi sono impegnato a indicare, all’interno di un post, tutte o quasi tutte le riviste di letteratura italiana online effettivamente disponibili in quel periodo: agosto ’23. Il numero complessivo mi sembra si aggiri tutt’ora intorno alle 400 / 500 entità.
Con sorpresa ho notato che i siti e blog nutriti di specifica ricerca letteraria oggi raggiungibili sono rappresentati sempre (o: quasi esclusivamente) dallo stesso piccolo o medio & pressoché invariato gruppo che esisteva già circa vent’anni or sono. Rare, per quanto meritevoli (o -issime) le aggiunte.
Questo significa che:
nonostante l’importanza che la scrittura di ricerca / complessa / sperimentale ha assunto in Italia nel primo quarto del nuovo secolo, la sua presenza in rete è ancora assai relativa, in generale, e – anyway – sproporzionatamente minoritaria se la si paragona a quella dei siti più o meno definibili generalisti = di narrativa, di poesia, di romanzi di genere, di recensioni di novità normalmente distribuite nelle librerie di catena eccetera.
Ciò mi porta giocoforza a una riflessione abbastanza amara e direi anche stupefatta sul momento attuale. Perché, se da una parte è vero che sì, certo, la grande distribuzione ha selezionato in maniera feroce la produzione letteraria dagli anni ’80 a oggi, determinando un allargamento di monocolture di media o mediocre letteratura negli scaffali; dall’altra è non meno vero che quel luogo di relativa libertà che è la rete non ha registrato nell’ultimo ventennio un boom di nascite di spazi di sperimentazione, nonostante a nessuno sia impedito di aprire un blog, un sito, un account tumblr, o qualsiasi altro aggeggio che la rete consenta di gestire in indipendenza e senza pressioni.
La lunga e mogia premessa mi serve a dire che occorre non tanto saturare i canali in rete, come qualche tempo fa mi ripromettevo di proporre ai popoli, ma che semmai è prioritario (energicamente prioritario) iniziare, almeno iniziare, a creare qualche canale differente, ex novo, per la ricerca letteraria. Aggiungerne di ulteriori agli esistenti. Anche leggeri, blog e non siti, ma: non esitare assolutamente a farlo.
In sostanza, o italiani, io vi esorto alle lettere in rete. Le lettere sperimentali, complesse. Le lettere di ricerca. (O i saggi sulla).
Don’t be shy. Create il vostro blog, o il vostro sito o la vostra newsletter (substack, mailchimp, ..). Andate in caccia di quei materiali che meritano attenzione o semplicemente segnalate ciò che già esiste e che magari altri non hanno notato. Non pubblicate vostre gemme testuali e recensioni e osservazioni su facebook, create invece una pagina vostra/collettiva. Fate screenshot di testi fuori catalogo. Eccetera. Insomma date & diamo un qualche scossone alla rete per come è adesso.
Lamentarci della situazione presente non licet, io gerontocomicamente bofonchio, senza che almeno un po’ ci si impegni e industri per far sì che qualcosa cambi nell’atro contesto, almeno là dove il contesto è di fatto modificabile, i.e. in rete.
Dico questo anche per un motivo brutalmente (perdonate) generazionale e ricerca-centrato: nel momento in cui (tra qualche manciata di anni) si esauriranno per motivi banalmente anagrafici le esperienze avviate da gammm & sodali, così come quelle pensate da vari altri siti e soggetti ed ensemble, temo proprio che – in assenza di alternative online – rischi di riverificarsi esattamente la iattura che si determinò fra anni ’80 e ’90 nel mondo cartaceo: un diluvio di tanti e parallelli ritorni all’ordine [cfr. qui e qui].
A quel tempo, ossia in quegli anni, non era possibile e forse nemmeno pensabile uno scontro frontale con le grosse realtà editoriali, che appunto spingevano per una letteratura pacificata. Oggi invece, ragiono, la cosa – almeno online – è realizzabile. Credo che si debba pensarci molto molto seriamente, e non solo pensarci. Ho iterato questo assillevole appello anche a Napoli il 6 e 7 settembre 2024 in occasione di Esiste la ricerca. E mi interessa ora trasmettere singolarmente, a voi che leggete, ovvero ai precisi destinatari di questo sito, non a una platea indistinta, quello che credo sia un obiettivo particolarmente urgente e cruciale ora. Non procrastinabile.
tre tratti di un controsade
la borghesia coloniale di sade e sadici
https://marcogiovenale.me/2025/07/30/la-borghesia-coloniale-di-sade-sadici/
kkkolonialismo
https://marcogiovenale.me/2025/08/10/kkkolonialismo/
la contraddizione come confessione
https://marcogiovenale.me/2025/08/10/la-contraddizione-come-confessione/
esiste la ricerca, quinto incontro: a roma, 5-6-7 settembre 2025 @ studio campo boario
su ‘ahida’, un nuovo testo di post-poetica: una pagina da “i taglienti”, di daniele poletti
tre operazioni fascistissime del governo
1 e 2
In un solo giorno, il Governo Meloni ha impugnato due leggi regionali. Due leggi diverse, ma con lo stesso obiettivo: difendere i diritti. E per questo, inaccettabili agli occhi della destra.
La Toscana aveva approvato una norma che premia, nei bandi pubblici, le aziende che pagano almeno 9 euro lordi all’ora.
La Sicilia, una delle regioni dove è più difficile abortire (con l’81,5% di medici obiettori e intere strutture con il 100%), aveva deciso una cosa semplice: assumere nei concorsi pubblici medici non obiettori.
Ma il Governo le ha impugnate entrambe.
Perché in Italia puoi pagare un lavoratore 3 euro l’ora.
Puoi costringerlo a turni infiniti, appalti al massimo ribasso, contratti spezzettati.
Puoi costringere una donna ad attraversare tre province per abortire, a trovare ospedali senza medici non obiettori, a dover supplicare il permesso per un diritto.
Ma l’unica cosa che non puoi fare, secondo Giorgia Meloni, è provare a cambiare le cose.
Perché se una Regione decide di premiare le aziende che danno stipendi dignitosi, come ha fatto la Toscana, il Governo impugna la legge.
Perché se una Regione decide di garantire l’aborto assumendo solo medici non obiettori, come ha provato a fare la Sicilia, il Governo blocca tutto.
Non difendono la Costituzione. Difendono un’idea di società dove i diritti si elemosinano.
È una guerra contro la dignità, contro la libertà. E la stanno combattendo ogni santo giorno.
Non hanno limiti alla barbarie.
https://www.facebook.com/share/19KMpgGUqF/
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3
Alessandro Zan:
Con il disegno di legge sulla disforia di genere, il Governo Meloni si spinge oltre ogni limite: vuole schedare i minori che intraprendono un percorso di affermazione di genere consegnando dati ultrasensibili all’Agenzia Italiana del Farmaco.
E’ un atto gravissimo, un attacco politico e idoleologico contro le persone trans che alimenta stigma e discriminazione. Il diritto all’identità di genere è un diritto fondamentale riconosciuto dalla Corte Costituzionale dal 2015 e ribadito anche recentemente da due sentenze della Corte dei giustizia dell’Unione Europea.
Le persone trans non smetteranno di esistere solo perché il Governo renderà più difficile il loro percorso di transizione. Contrasteremo con tutte le nostre forze questa violenza istituzionale: questo disegno di legge va ritirato immediatamente.
https://www.facebook.com/share/p/19rW51aArS/
ongoing oggettistica
a 1 anno, 3 mesi e spiccioli, l’oggettistica è ancora un bazar compulsato, pare.
link & spizzichi qui: https://slowforward.net/2024/04/15/link-e-materiali-per-oggettistica-tic-edizioni-collana-ultrachapbooks-marzo-2024/
brama e acquisto qui: https://ticedizioni.com/products/oggettistica-marco-giovenale
80 anni fa e oggi
da due anni è in corso un genocidio. evitare di fare come fece con la Shoah un alto numero di cittadini tedeschi di 80 anni or sono è opportuno.
tra l’altro quelli sapevano poco anzi a volte nulla. noi invece qui tutto.
proviamo un po’ a immaginare, 80 anni fa, come avrebbe reagito un ebreo a sentir parlare di ragioni e torti che stanno “da entrambe le parti”. a sentir parlare di un nazismo moderato, o di sinistra. a essere sollecitato a “valutare tutte le posizioni” e ragionare sulla “complessità della situazione” che (percarità non sia mai) non è tutta “in bianco e nero”.
p.s.: aggiungo questo link: https://slowforward.net/2025/07/03/gideon-levy-incitamento/
#Gaza #genocide
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#concentramento
“colonialismo”
Ma il colonialismo esiste? È esistito? Ma è una cosa della storia? Si studia a storia?
No, perché tutto l’afflato filo-sionista che per due anni ha sciolto i cuori del giornalismo e dei politici italiani, norcini peritissimi nel delicatamente stantuffarsi prosciutto nelle orecchie e sugli occhi, sembra ignorarne l’esistenza.
Boh. Che sarà ‘sto colonialismo? Roger & Gallet? Farà male? Basta metterne poca. Forse.
Mica sarà quell’altra roba, oh? Quella non profumata. Quella che ti chiude nei campi, ti ruba la casa e la terra, ti brucia gli olivi, ti rade al suolo le scuole, migliaia di palazzi, azzera 900 famiglie, 36 ospedali, 220 e passa giornalisti, vagonate di ambulanze, fa tra le 60mila e le 350mila vittime, no? Quello che chi resta lo affama, lo bombarda, no? Mica sarà quello che annienta o brucia un migliaio di neonati, tu che dici? Ma sicuramente no. Qui stanno tutti bene, mica gli cascano in testa due o tre hiroshima, andiamo. Mica ci saranno 10mila prigionieri anzi ostaggi torturati giorno e notte, su. Mica sarà tutto raso al suolo come fa vedere google map. Su.
https://gammm.org/2024/04/28/nella-striscia-di-gaza-nathalie-quintane-2024/
‘ahida’ online: about + iscrizione alla newsletter
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«… che quando non
si vede più
torna»
Nanni Balestrini
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La sua ricchezza è lo squilibrio delle esperienze di tali intelligenze.
Tutto quanto sapranno esprimere potrà quindi essere diluito, frantumato e ricomposto dal confronto soggettivo.
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italia-usa (una sintesi storica) / differxai. 2025

le intenzionali falle nelle difese israeliane il 7 ottobre, e la direttiva hannibal
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tr. it. La Zona Grigia

