Archivi categoria: Resistenza

corrotti e corruttori

condivido parola per parola l’annotazione di Marco Inguscio sugli “epstein files”. l’ho ripubblicata qui: https://poliverso.org/display/0477a01e-1269-835d-283c-b98987556709

e l’ho ovviamente segnalata in altri social [meno oscuranti(sti) di facebook, che a mio parere andrebbe piano piano abbandonato, o usato solo come piattaforma per link che portano altrove, nel fediverso o su blog indipendenti]

#epstein #epsteinfiles #corruzione #pedofilia #israhell #sionismo #superricchi #ceo #ultradestra #sovranismo

editorialino_20260204: ennesimo bombardamento israeliano, e vittime civili

audio di commento a https://www.fanpage.it/esteri/nove-morti-in-attacchi-israeliani-nella-notte-a-gaza-tra-le-vittime-anche-un-bambino-di-5-mesi/

(dove si dice che le criminali “idf” lamentano, senza vergognarsi, una “violazione del cessate il fuoco” da parte dei palestinesi! che viltà assoluta, da parte delle truppe sioniste che quello stesso cessate il fuoco lo hanno violato centinaia di volte, bombardando civili e distruggendo strutture essenziali alla sopravvivenza)

Attacchi israeliani nella notte a Gaza, 21 morti

cfr. anche https://www.instagram.com/reel/DUVeuhXCpbE/

intellettuali della carta vs intellettuali di carta

non bisogna essere necessariamente anarchici o particolarmente coinvolti in una militanza, credo, per rendersi conto di quello che succede a livello globale, quasi senza eccezioni. a partire dal genocidio in Palestina.

così ieri mi sembrava sensato annotare queste righe sul silenzio degli intellettuali in rete, in particolare sul mutismo di quelli che hanno a che fare con la carta stampata, scrittori poeti filosofi, ma non solo loro: https://noblogo.org/differx/un-numero-impressionante-di-intellettuali-e-poeti-italiani-sta-letteralmente

ovviamente non poche sono le eccezioni positive e più che positive (eccezioni non di adesso, a situazione precipitante, ma presenti & in attività da tempo). nei tag a questo post si possono leggere appena alcuni nomi di persone alle quali si deve essere grati per l’impegno e l’opposizione effettiva alla narrativa di regime.

la situazione, voglio dire, non è in assoluto deprimente e di deserto. diciamo che però, a mio giudizio, davanti a oltre due anni di genocidio ripreso e trasmesso in diretta su tutti veramente tutti i nostri cellulari, l’aspettativa da parte mia era nettamente più ottimistica, ed è frustrata.

delle due l’una: (1) o gli intellettuali che non si scuotono dal sonno non hanno un cellulare in tasca, o ce l’hanno e scrollano a caso, non sono sui social, non leggono gli appelli, non ascoltano le fonti indipendenti e non si informano dove teoricamente qualsiasi essere senziente dovrebbe informarsi per seriamente smarcarsi dal mainstream; oppure (2) hanno capito benissimo come stanno le cose ma glissano, e allora forse è meglio non avere niente a che fare con loro.

dal post “Neonazi di Stato”, di Valerio Renzi

un frammento da
https://sedestra.substack.com/p/neonazi-di-stato
l’articolo intero è anche all’indirizzo
https://www.ecn.org/antifa/article/7108/neonazi-di-stato

[…] Lo ha notato anche Brian Hansbury, che sulla sua newsletter Public Enlightenment si occupa di monitorare le attività online dell’estrema destra […]: “Due giorni dopo che uno dei loro agenti ha assassinato a sangue freddo un cittadino statunitense, l’ICE sta reclutando attivamente estremisti squilibrati: Proud Boys, neonazisti e sostenitori di stragisti. Non è un caso. Non è nemmeno un richiamo. È una palese dimostrazione di vera natura che non può essere ignorata o minimizzata”.
È evidente che l’ICE punta a reclutare cittadini ideologizzati, pronti a tutto ed estremisti. Non è un caso che le maglie per il reclutamento siano molto larghe, che in molti casi gli agenti sono stati inquadrati nell’agenzia nonostante non avessero i requisiti e i controlli non fossero terminati. Si tratta di una vera e propria milizia di parte all’interno del governo, un evidente e possibile elemento di destabilizzazione, che ha a disposizione i più sofisticati programmi di controllo offerti da Palantir, l’azienda di Peter Thiel, che sta costruendo un nuovo complesso militare-industriale. Se alle prossime presidenziali il candidato MAGA perdesse (i Repubblicani old style non sembrano essere neanche in gioco al momento) e poi gridasse ai brogli cosa accadrebbe? Cosa accadrebbe se i rivoltosi del 6 gennaio 2021 questa volta fossero pesantemente armati e inquadrati in un’agenzia governativa?
Uno degli atti di nascita del fascismo italiano come regime è stata la nascita della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, un vero e proprio corpo di polizia parallelo e fortemente ideologizzato, che garantiva una base all’interno dello Stato al regime, foraggiando con stipendi e benefit le camicie nere. […]

“La prossima fase del genocidio di Gaza è iniziata” (Ghada Ageel, in un post di D. Goracci)

da un post di Doriana Goracci su fb

La prossima fase del genocidio di Gaza è iniziata

Le recenti dichiarazioni dell’ex Segretario di Stato americano Mike Pompeo preannunciano la prossima fase del progetto genocida di Israele: la cancellazione.

Il corpo di Jamal, un bambino di nove anni, è paralizzato. Soffre di spasmi costanti, incontrollabili e violenti. Non riesce a dormire durante questi spasmi. E nemmeno sua madre. Per tenere sotto controllo gli spasmi, è necessario un farmaco chiamato baclofene. Rilassa i muscoli e ferma i tremori. Interrompere improvvisamente l’uso del baclofene può avere gravi conseguenze per la salute.

La madre di Jamal, mia cugina Shaima, mi ha scritto dalla tenda di famiglia nel campo profughi di al-Mawasi a Gaza una settimana fa. Era il settimo giorno che suo figlio non riceveva più i farmaci. I violenti spasmi neurologici che colpiscono gli arti di Jamal lo fanno urlare di dolore. Continua a leggere

“47 days with my hands bound and my eyes blindfolded—only because I am from Gaza”: Dr. Mohammed Ahmad talks about his experience

47 days with my hands bound and my eyes blindfolded—only because I am from Gaza.
Today marks the anniversary of my arrest, and I cannot forget what I went through, not for a single day.
On January 24, 2024, the displacement camp was surrounded and bombed, killing and injuring dozens inside. We were ordered by the Israeli army to evacuate toward Rafah. I left the UNRWA shelter with my family and we walked about three kilometers until we reached a military checkpoint. There, men were separated from women and children. That was the moment I was torn away from my familyI did not know what happened to them, and they did not know what happened to me.
I was carrying a bag with my money, personal documents, and our mobile phones. I was ordered to leave it and go to an area under camera surveillance. We were gathered with many men. I was forced to remove all my clothes, even my underwear, and photographed naked. I told them I had done nothing wrong, that I was innocent and sick. They replied, “All of Gaza is elite. All of Gaza is Hamas,” and then they beat me.
Afterwards, they dressed me in a white suit, blindfolded me, tied my hands behind my back, and forced me to kneel on gravel in the freezing cold. I was terrified. One of the detainees beside me died. We were then thrown on top of each other in a crowded place. A soldier grabbed me, forced my head down, and threw me into a truck, tying my hands and feet and blindfolding me again. The beating continued.
It was raining and extremely cold. I believe the journey lasted two days without food, water, or access to a toilet, until we reached a detention center near the Gaza–Israel border. The place resembled a chicken coop. They gave us new clothes, tied my hands in front of me, and replaced the blindfold.
We slept on an extremely thin pillow and blanket. Everything was scarce and degrading—even the tap water in the bathroom. We were forced to sleep at 11 p.m. and wake up at 5 a.m. Guards deliberately shouted and turned on the lights while we slept. Blindfolds were not allowed to be removed during sleep. One bathroom for every 100 detainees.
I was interrogated only once, with no charges brought against me. The questioning focused on my whereabouts on October 7 and whether I knew anyone involved. It was superficial, and it was clear the arrests were random. Among the detainees were elderly men and children.
I was transferred to three detention centers and released after 47 days.
I suffered a shoulder injury and continue to receive treatment. I have herniated discs in my back and neck. I requested medical care, but they gave me heart medication instead of treating the injuries caused by torture. After my release, I sought treatment and have continued for a year. I need surgery, but no surgical operations are currently available in Gaza.
This is what happened to me—briefly—yet it is a testimony to what is being done in silence.

Alfredo Facchini: Considerazioni sui fatti di Torino

CONSIDERAZIONI SUI FATTI DI TORINO

Sull’aggressione al poliziotto a Torino si è detto tutto e il contrario di tutto. Le parole si sono accavallate, consumate, svuotate. Ne è uscita un’immagine scomposta dell’Italia di oggi: un caravanserraglio senza centro.

Voglio allora raccontare una storia. Una storia che procede per salti e ritorni nel tempo, che scava nell’humus di questo Paese. Continua a leggere

Chiarezza sui fatti di Torino e le provocazioni della polizia

riporto integralmente un post di Cronache ribelli
su fb:

Sarebbe comodo stare zitti in questo momento o accodarci, come pare stiano facendo quasi tutti, alla narrazione mainstream sui fatti di ieri a Torino.
Ma non lo faremo, perché un altro punto di vista merita di essere espresso.

Anzi, ripartiamo dall’inizio.
Da anni Askatasuna stava portando avanti un percorso alla fine del quale l’edificio occupato sarebbe diventato “Bene Comune”. L’obiettivo era far sì che lo spazio restasse a disposizione degli abitanti del quartiere per portare avanti le attività sociali, solidali e no profit che da decenni vi trovavano casa.
Il 30 gennaio 2024 la giunta comunale di Torino aveva approvato questo iter. Il processo sarebbe andato avanti regolamente se – usando come scusa i fatti avvenuto a La Stampa – le istituzioni non avessero ordinato lo sgombero del centro sociale. Da quel giorno l’intero quartiere è stato militarizzato e molte persone hanno subito misure repressive, in un crescendo di tensione appositamente creata.

Arriviamo a ieri.
Era stato convocato un corteo contro lo sgombero e più in generale contro le politiche repressive del governo. La manifestazione, partecipatissima nonostante i tentativi delle forze dell’ordine di bloccare preventivamente l’arrivo dei manifestanti a Torino, si è snodata per le vie della città.
Lo scopo era raggiungere l’edificio dove sorgeva Askatasuna, in corso regina Margherita, perché – e sì bisogna pure spiegarlo in questo paese – da sempre, ovunque nel mondo, si protesta esattamente nei luoghi delle rivendicazioni. Prima di raggiungere Corso Regina Margherita il corteo è stato oggetto di lanci di gas lacrimogeni e dal corteo sono partiti lanci di fuochi d’artificio.
I manifestanti hanno continuato ad avanzare e allora la polizia ha caricato il corteo, spezzandolo a metà e spingendo una parte delle persone verso il Lungofiume.
In questo momento si sono verificate le prime violenze delle forze dell’ordine, visibili in foto e video, verso i manifestanti e verso anche alcuni cittadini che semplicemente transitavano nell’area.
Nello stesso contesto si verificano gli scontri tra forse dell’ordine e alcuni gruppi di persone che tutti i media hanno mostrato, usando però solo immagini selezionate così da costruire un preciso immaginario. Invitiamo a leggere racconto della giornalista Rita Rapisardi, allegato in calce.

Ora un qualsiasi giornalista serio farebbe queste domande.
Perché Askatasuna è stato sgomberato se stava portando avanti da anni un processo di “legalizzazione”? Perché non si è permesso al corteo di ieri di arrivare davanti all’edificio e si è deciso di caricarlo e spezzarlo? Perché in italia chi dovrebbe avere come obiettivo il mantenimento dell’ordine pubblico crea i presupposti perché questo non avvenga?
Le risposte noi le sappiamo. L’obiettivo resta sempre lo stesso: criminalizzare i movimenti sociali, creare capri espiatori e aprire la porta a nuove misure repressive che puntualmente arriveranno. Quello che non arriverà sono gli interventi sociali, i servizi, lavoro e salari dignitosi.
Diritti per cui comunque continueremo a scendere in piazza.


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“pagina non trovata”? falso

avviso ai naviganti

da un po’ di tempo, saltuariamente / non regolarmente, se si posta su fb del materiale relativo al genocidio in Palestina (specie se video instagram), in calce al post compare l’indicazione “pagina non trovata“.

nuova escogitazione del sempiterno filosionista fb per scoraggiare i lettori dall’approfondire la verità dei fatti? probabile.

che le pagine linkate siano “non trovate” e non trovabili è in genere cosa assolutamente FALSA: i link funzionano eccome. se a fb non piacciono certe pagine è un conto, che non sia possibile – cliccando – raggiungerle è tutt’altra storia.

quando trovate indicazioni del genere, ignoratele senza problema. se postate link sotto i quali compare l’indicazione fake, avvisate (come – vedete – spesso capita a me di fare) i lettori con un commento sotto il link (qui, chiedo venia, m’è saltato l’accento sopra la E, ma la sostanza è chiara):

facebook s'inventa un nuovo modo per scoraggiare i lettori di post relativi alla Palestina: sotto i link scrive "pagina non trovata"

social, genocidio, letteratura: alcuni link del 2025 e una notilla personale

Antonio Francesco Perozzi:
https://antonioperozzi.substack.com/p/scrivere-mentre-loccidente-finisce

Andrea Inglese (post e commenti):
https://www.facebook.com/andrea.inglese.969/posts/pfbid0rRBhcYsPEf77hCfEQDYTRTVnVYbuCMiMGK5o89y1234ZcwFVkzVvUgUE6WXvej7ml

Stefano Bottero:
https://www.leparoleelecose.it/recitare-linutile-eredita-del-pensiero-e-della-parola-nichilista-nei-giorni-del-genocidio-palestinese/

MG:
https://slowforward.net/2025/08/27/pap-077-la-catena-social-e-il-genocidio/

*
Confesso una effettiva mia personale indifferenza, al momento, verso la questione letteraria, poetica. A mio avviso, l’urgenza assoluta, la pressione reale del genocidio, porta in primo anzi in primissimo piano altre funzioni linguistiche, semiotiche: testimonianza, cronaca, fotografia, video, intervista.

Sarà probabilmente un mio limite, confesso però di non essere interessato alla poesia “dopo” Gaza, perché vedo che siamo (e chissà per quanto ancora saremo) “dentro” Gaza, in un incendio che è un “durante”, un “mentre”, al di là di tutte le (finte) “tregue” dello stato omicida israhell. La poesia, dei palestinesi come di chiunque, ha tutta la legittimità che vuole, che può avere. Parole in alcuni casi necessarie. Ma l’urgenza prioritarissima è di altra natura, sul piano semiotico. Da questo layer sono schiacciato da ottobre 2023: ma può, insisto, essere un limite mio.