se non volete vedere la bandierona dello stato genocida sventolare (come evidentissimamente fa) su epstein, sulla sua storia e le sue infamie, e quindi sui potenti di mezzo mondo, guardatevi serenamente il documentario in 4 puntate a lui dedicato. sta su Netflix, è del 2020, e il nome dello stato genocida non viene pronunciato nemmeno una singola volta. nemmeno in relazione al padre della maxwell. prodigio. a volte il bianchetto mentale, gli omissis e lo strabismo fanno veramente miracoli.
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Con la Palestina nel cuore: per l’installazione di un’opera, per la memoria del genocidio
Lavinia Marchetti: “Anatomia del diniego. 20 strategie mentali per negare (consciamente o inconsciamente) un genocidio”
nel costante tentativo di spostare dai social generalisti ai blog e al fediverso le informazioni che contano e gli articoli di valore, riporto qui integralmente un importante testo di
Lavinia Marchetti
ANATOMIA DEL DINIEGO: 20 STRATEGIE MENTALI PER NEGARE (CONSCIAMENTE O INCONSCIAMENTE) UN GENOCIDIO
1. La Verneinung Istituzionale (Negazione Freudiana)
Il soggetto enuncia il trauma nell’atto stesso di ripudiarlo. Dire “non è un genocidio” permette di evocare l’orrore senza assumersene il peso morale. Come il paziente che dice “quella donna nel sogno non è mia madre”, il negazionista nomina il crimine solo per esorcizzarlo, trasformando la parola in uno scudo anziché in una diagnosi. Basta mettere il NON assieme alla parola che si ripudia, nominandola la si esorcizza e la si nega (Es. Liliana Segre, Mieli, Mentana e altri migliaia)
2. Inversione dell’Onere dell’Indignazione
La colpa viene traslata dal carnefice all’osservatore. Chi denuncia il massacro viene accusato di “faziosità” o “odio ontologico”. La vittima scompare, sostituita dall’offesa che il testimone recherebbe alla sensibilità dell’accusato. L’analisi dei fatti viene così degradata a sintomo di un pregiudizio morale. (Es. attaccare sul personale Francesca Albanese senza attaccare i dati incontrovertibili che porta)
3. Eufemizzazione Progressiva (Degradazione Semantica)
Si opera una “bonifica” del linguaggio. Attraverso una scala discendente, il genocidio diventa massacro, poi conflitto, poi operazione di sicurezza, fino a giungere alla rassicurante “crisi umanitaria”. Sostituendo il nome del crimine con quello della sua conseguenza, si cancella l’agente e la sua intenzionalità.
4. Scotomizzazione Cognitiva dell’Immagine
Davanti all’evidenza visiva del corpo martoriato, la mente attiva un riflesso di rigetto. L’immagine non è più prova, ma “fabbricazione”. Il dolore dell’altro viene declassato a “Pallywood” o messinscena, trasformando l’empatia in cinismo epistemologico: “vedo, dunque dubito”.
5. Astrazione Tecno-Militare (De-identificazione)
L’essere umano viene dissolto nel gergo balistico. I bambini diventano “effetti collaterali”, le case “obiettivi sensibili”, le generazioni meri “target demografici”. Questo lessico asettico agisce come un antidolorifico: non si uccidono persone, si neutralizzano minacce. È la vittoria della geometria sulla carne.
6. Feticismo Documentale e Positivismo Giuridico
Si esige una “pistola fumante” che il diritto internazionale non richiede (come l’ordine scritto di sterminio). Ignorando che l’intento genocidario si deduce dalla sistematicità delle azioni, il negazionista si rifugia nel cavillo, sospendendo il giudizio etico in attesa di una firma che non arriverà mai. Nessuno scrive: facciamo un genocidio contro i palestinesi, anche se i ministri israeliani ci sono andati vicinissimi.
7. Procrastinazione Strategica del Giudizio
L’invocazione di “indagini indipendenti” e “tempi della giustizia” diventa un’arma per proteggere il massacro in corso. La verità viene proiettata in un futuro remoto, rendendola irrilevante per il presente. Il diritto, nato per proteggere, viene usato per garantire il tempo necessario allo sterminio.
8. Teoria della Simulazione Vittimaria
È il culmine della crudeltà: la vittima è accusata di auto-infliggersi il dolore per scopi propagandistici. Ogni grido è letto come una sceneggiatura. In questa cornice, il testimone non è solo inattendibile, è complice di una truffa globale ai danni della verità.
9. Ironia Diplomatica e Disprezzo d’Élite
Il diniego scende dall’alto sotto forma di sufficienza. I leader definiscono le accuse “oltraggiose” o “prive di fondamento” senza mai entrare nel merito dei fatti. L’istituzione deride le argomentazioni e le minimizza. La realtà viene espulsa dal dibattito attraverso il filtro del decoro diplomatico.
10. Sequestro della Memoria (Eccezionalismo Storico)
Si cristallizza il concetto di genocidio in un unico evento passato (la Shoah), rendendolo una categoria sacra e irripetibile. Qualsiasi altro sterminio viene considerato un’imitazione sbiadita o una bestemmia analogica. Il passato, invece di insegnare a riconoscere il presente, viene usato per nasconderlo.
genocidio = storia del sionismo
il #genocidio è la #storiadelsionismo https://noblogo.org/differx/intanto-mentre-parliamo-e-abbiamo-la-pelle-doca
editorialino_20260204: ennesimo bombardamento israeliano, e vittime civili
audio di commento a https://www.fanpage.it/esteri/nove-morti-in-attacchi-israeliani-nella-notte-a-gaza-tra-le-vittime-anche-un-bambino-di-5-mesi/
(dove si dice che le criminali “idf” lamentano, senza vergognarsi, una “violazione del cessate il fuoco” da parte dei palestinesi! che viltà assoluta, da parte delle truppe sioniste che quello stesso cessate il fuoco lo hanno violato centinaia di volte, bombardando civili e distruggendo strutture essenziali alla sopravvivenza)
cfr. anche https://www.instagram.com/reel/DUVeuhXCpbE/
intellettuali della carta vs intellettuali di carta
non bisogna essere necessariamente anarchici o particolarmente coinvolti in una militanza, credo, per rendersi conto di quello che succede a livello globale, quasi senza eccezioni. a partire dal genocidio in Palestina.
così ieri mi sembrava sensato annotare queste righe sul silenzio degli intellettuali in rete, in particolare sul mutismo di quelli che hanno a che fare con la carta stampata, scrittori poeti filosofi, ma non solo loro: https://noblogo.org/differx/un-numero-impressionante-di-intellettuali-e-poeti-italiani-sta-letteralmente
ovviamente non poche sono le eccezioni positive e più che positive (eccezioni non di adesso, a situazione precipitante, ma presenti & in attività da tempo). nei tag a questo post si possono leggere appena alcuni nomi di persone alle quali si deve essere grati per l’impegno e l’opposizione effettiva alla narrativa di regime.
la situazione, voglio dire, non è in assoluto deprimente e di deserto. diciamo che però, a mio giudizio, davanti a oltre due anni di genocidio ripreso e trasmesso in diretta su tutti veramente tutti i nostri cellulari, l’aspettativa da parte mia era nettamente più ottimistica, ed è frustrata.
delle due l’una: (1) o gli intellettuali che non si scuotono dal sonno non hanno un cellulare in tasca, o ce l’hanno e scrollano a caso, non sono sui social, non leggono gli appelli, non ascoltano le fonti indipendenti e non si informano dove teoricamente qualsiasi essere senziente dovrebbe informarsi per seriamente smarcarsi dal mainstream; oppure (2) hanno capito benissimo come stanno le cose ma glissano, e allora forse è meglio non avere niente a che fare con loro.
“La prossima fase del genocidio di Gaza è iniziata” (Ghada Ageel, in un post di D. Goracci)
da un post di Doriana Goracci su fb
La prossima fase del genocidio di Gaza è iniziata
Le recenti dichiarazioni dell’ex Segretario di Stato americano Mike Pompeo preannunciano la prossima fase del progetto genocida di Israele: la cancellazione.
Il corpo di Jamal, un bambino di nove anni, è paralizzato. Soffre di spasmi costanti, incontrollabili e violenti. Non riesce a dormire durante questi spasmi. E nemmeno sua madre. Per tenere sotto controllo gli spasmi, è necessario un farmaco chiamato baclofene. Rilassa i muscoli e ferma i tremori. Interrompere improvvisamente l’uso del baclofene può avere gravi conseguenze per la salute.
La madre di Jamal, mia cugina Shaima, mi ha scritto dalla tenda di famiglia nel campo profughi di al-Mawasi a Gaza una settimana fa. Era il settimo giorno che suo figlio non riceveva più i farmaci. I violenti spasmi neurologici che colpiscono gli arti di Jamal lo fanno urlare di dolore. Continua a leggere
social, genocidio, letteratura: alcuni link del 2025 e una notilla personale
Antonio Francesco Perozzi:
https://antonioperozzi.substack.com/p/scrivere-mentre-loccidente-finisce
Andrea Inglese (post e commenti):
https://www.facebook.com/andrea.inglese.969/posts/pfbid0rRBhcYsPEf77hCfEQDYTRTVnVYbuCMiMGK5o89y1234ZcwFVkzVvUgUE6WXvej7ml
Stefano Bottero:
https://www.leparoleelecose.it/recitare-linutile-eredita-del-pensiero-e-della-parola-nichilista-nei-giorni-del-genocidio-palestinese/
MG:
https://slowforward.net/2025/08/27/pap-077-la-catena-social-e-il-genocidio/
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Confesso una effettiva mia personale indifferenza, al momento, verso la questione letteraria, poetica. A mio avviso, l’urgenza assoluta, la pressione reale del genocidio, porta in primo anzi in primissimo piano altre funzioni linguistiche, semiotiche: testimonianza, cronaca, fotografia, video, intervista.
Sarà probabilmente un mio limite, confesso però di non essere interessato alla poesia “dopo” Gaza, perché vedo che siamo (e chissà per quanto ancora saremo) “dentro” Gaza, in un incendio che è un “durante”, un “mentre”, al di là di tutte le (finte) “tregue” dello stato omicida israhell. La poesia, dei palestinesi come di chiunque, ha tutta la legittimità che vuole, che può avere. Parole in alcuni casi necessarie. Ma l’urgenza prioritarissima è di altra natura, sul piano semiotico. Da questo layer sono schiacciato da ottobre 2023: ma può, insisto, essere un limite mio.
Comunicazione multilingue del CRED (Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia) a proposito del 27 gennaio
Il Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia (CRED) celebra il 27 gennaio, giornata della memoria e ottantunesimo anniversario della distruzione del Lager nazifascista di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa vittoriosa. Oggi come ieri siamo contro ogni forma di razzismo e di fascismo e contro ogni genocidio. Respingiamo la vergognosa campagna degli eredi di Hitler e Mussolini e di chiunque altro voglia oggi equiparare antisemitismo, che è una forma di razzismo, e antisionismo che è una legittima critica politica a uno Stato, Israele, che continua a violare ogni tipo di norma internazionale.
The Center for Research and Elaboration for Democracy (CRED marks January 27, the Day of Remembrance and the eighty-first anniversary of the liberation and destruction of the Nazi-Fascist Auschwitz camp by the victorious Red Army. Today, as yesterday, we stand uncompromisingly against all forms of racism and fascism, and against every genocide, wherever and by whomever it is committed. We firmly reject the obscene and revisionist campaign promoted by the heirs of Hitler and Mussolini, and by all those who today attempt to cynically equate antisemitism—an abhorrent and criminal form of racism—with anti-Zionism, which is instead a legitimate and necessary political critique of the State of Israel, a state that persistently and systematically violates international law, human rights, and the most basic principles of justice.
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Se non lo vedi oggi, non lo avresti visto nemmeno ieri
la matematica del genocidio in modalità ytalya
notizia su fb: qui
annotazione mia:
evidentemente per l’ytalya 2p < 2c
ovvero 2 palestinesi uccisi valgono meno di 2 carabinieri minacciati.
anzi, diciamo che 200.000p < 2c
ovvero 200mila (stima prudentissima) palestinesi vittime di genocidio valgono meno, per l’ytalya, di 2 carabinieri minacciati.
chris gunness: it’s an actual genocide
- Former UNRWA Chief spokesman Chris Gunness Powerful Speech to the UN


