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“47 days with my hands bound and my eyes blindfolded—only because I am from Gaza”: Dr. Mohammed Ahmad talks about his experience

47 days with my hands bound and my eyes blindfolded—only because I am from Gaza.
Today marks the anniversary of my arrest, and I cannot forget what I went through, not for a single day.
On January 24, 2024, the displacement camp was surrounded and bombed, killing and injuring dozens inside. We were ordered by the Israeli army to evacuate toward Rafah. I left the UNRWA shelter with my family and we walked about three kilometers until we reached a military checkpoint. There, men were separated from women and children. That was the moment I was torn away from my familyI did not know what happened to them, and they did not know what happened to me.
I was carrying a bag with my money, personal documents, and our mobile phones. I was ordered to leave it and go to an area under camera surveillance. We were gathered with many men. I was forced to remove all my clothes, even my underwear, and photographed naked. I told them I had done nothing wrong, that I was innocent and sick. They replied, “All of Gaza is elite. All of Gaza is Hamas,” and then they beat me.
Afterwards, they dressed me in a white suit, blindfolded me, tied my hands behind my back, and forced me to kneel on gravel in the freezing cold. I was terrified. One of the detainees beside me died. We were then thrown on top of each other in a crowded place. A soldier grabbed me, forced my head down, and threw me into a truck, tying my hands and feet and blindfolding me again. The beating continued.
It was raining and extremely cold. I believe the journey lasted two days without food, water, or access to a toilet, until we reached a detention center near the Gaza–Israel border. The place resembled a chicken coop. They gave us new clothes, tied my hands in front of me, and replaced the blindfold.
We slept on an extremely thin pillow and blanket. Everything was scarce and degrading—even the tap water in the bathroom. We were forced to sleep at 11 p.m. and wake up at 5 a.m. Guards deliberately shouted and turned on the lights while we slept. Blindfolds were not allowed to be removed during sleep. One bathroom for every 100 detainees.
I was interrogated only once, with no charges brought against me. The questioning focused on my whereabouts on October 7 and whether I knew anyone involved. It was superficial, and it was clear the arrests were random. Among the detainees were elderly men and children.
I was transferred to three detention centers and released after 47 days.
I suffered a shoulder injury and continue to receive treatment. I have herniated discs in my back and neck. I requested medical care, but they gave me heart medication instead of treating the injuries caused by torture. After my release, I sought treatment and have continued for a year. I need surgery, but no surgical operations are currently available in Gaza.
This is what happened to me—briefly—yet it is a testimony to what is being done in silence.

chris gunness: it’s an actual genocide

  • Former UNRWA Chief spokesman Chris Gunness Powerful Speech to the UN

Dichiarazione letta in aula da Anan Yaeesh, prigioniero palestinese detenuto nelle carceri italiane su mandato israeliano

Desidero iniziare con i miei saluti alla Corte e a tutti i presenti.
Esiste sempre la legge, ma anche lo spirito della legge; pertanto, vorrei chiedere all’Onorevole Giudice di concedermi il minimo diritto umano nei confronti del mio Paese, osservando un minuto di silenzio per le anime dei bambini, delle donne e dei martiri della Palestina.

Innanzitutto, desidero affermare la mia fiducia nel sistema giudiziario italiano e riconoscerne la legittimità. Tuttavia, mi oppongo all’essere processato in Italia, in quanto sono palestinese e non ho commesso alcun reato né in Italia né in qualsiasi altro paese. Il mio fascicolo, come resistente palestinese, è conosciuto dalle autorità di sicurezza italiane, e ho ottenuto il permesso di soggiorno in Italia e la protezione speciale dopo che la mia richiesta di asilo era stata respinta dal Tribunale di Foggia.

Pertanto, signor Presidente, considero il mio arresto e il mio processo qui illegittimi, poiché l’arresto stesso, sin dal primo momento, è stato compiuto in contrasto con il diritto internazionale umanitario, con lo statuto delle Nazioni Unite, con la Convenzione di Ginevra e con i due protocolli aggiuntivi, e tutto ciò che ne è derivato è anch’esso illegale; ciò che si fonda sull’illegittimità, infatti, è anch’esso illegittimo.

Se riconoscete la legittimità dello Stato di Palestina, allora la richiesta di estradizione avanzata nel gennaio dello scorso anno nei miei confronti avrebbe dovuto essere presentata attraverso il governo del mio Paese. Se, invece, considerate la Palestina come un territorio illegalmente occupato da una potenza coloniale, allora la resistenza è un diritto legittimo e non dovreste arrestarmi qui per tale motivo.
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4 gennaio, napoli: “guerra ai diritti, guerra al diritto”, intervento di francesca albanese

4 gennaio, napoli, francesca albanese
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Assopace Palestina: il CRED – Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia esprime forti perplessità per le misure cautelari emesse nei confronti di Mohammed Hannoun

Il CRED (Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia) esprime forti perplessità per le misure cautelari emesse nei confronti di Mohammed Hannoun e di altri attivisti impegnati nella solidarietà con la popolazione palestinese.
L’impianto accusatorio palesa un elemento di eccezionale criticità: una parte rilevante delle contestazioni si fonda su documentazione prodotta dall’esercito israeliano nel corso di operazioni militari condotte nella Striscia di Gaza. Tali materiali vengono recepiti come prove documentali senza un effettivo vaglio di terzietà, attendibilità e verificabilità.
Israele non è un soggetto neutrale né una semplice “parte in conflitto”. È uno Stato attualmente sotto scrutinio per genocidio davanti alla Corte Internazionale di Giustizia e destinatario di misure provvisorie vincolanti. Questo dato giuridico non può essere ignorato nel momento in cui le sue forze armate producono materiale probatorio destinato a incidere sulla libertà personale di cittadini e residenti in Italia. Si tratta di documenti formati in un contesto radicalmente incompatibile con le garanzie del giusto processo: assenza di contraddittorio e produzione da parte di un apparato militare direttamente coinvolto in crimini oggetto di indagine internazionale. Il loro utilizzo determina un grave slittamento tra cooperazione giudiziaria e recepimento acritico di intelligence militare.
Particolarmente allarmante è la qualificazione di attività di assistenza umanitaria come “finanziamento al terrorismo”, fondata sull’inclusione delle organizzazioni beneficiarie in liste predisposte da un governo straniero. In tal modo, l’etichettamento politico sostituisce l’accertamento giudiziale: se l’esercito israeliano qualifica un soggetto come “familiare di un terrorista”, tale definizione viene assunta come presupposto di reato dal giudice italiano, senza alcuna verifica autonoma.
In questo quadro, l’azione penale sembra piegarsi a una rilettura unitaria di oltre vent’anni di attività, tentando di dare rilievo penale a fatti già oggetto di passate archiviazioni. L’uso di presunti “nuovi elementi” forniti dall’esercito israeliano dopo il 7 ottobre 2023 configura una sorta di “clima di emergenza interpretativa” che travolge i principi di legalità e certezza del diritto, agendo retroattivamente su condotte nate come solidarietà lecita.
Ciò che si delinea è un caso paradigmatico di lawfare: l’uso del diritto penale come proiezione di una strategia politica e militare esterna, in cui l’intelligence di uno Stato accusato di genocidio finisce per orientare le valutazioni di un tribunale della Repubblica Italiana. È un corto circuito istituzionale che compromette la sovranità della funzione giurisdizionale.
Il CRED richiama la magistratura al rispetto rigoroso dei principi di autonomia e indipendenza. L’accertamento penale non può fondarsi su prove prodotte da un apparato militare in guerra, né su etichette politiche. In gioco non vi è soltanto la posizione degli indagati, ma la tenuta dello Stato di diritto e il confine, sempre più fragile, tra giustizia e guerra giuridica.

[in English / Spanish and Arab here: https://www.facebook.com/100064872960617/posts/1290939589745128/]

Comunicato di risposta all’attacco della meloni alle organizzazioni palestinesi

COMUNICATO DI RISPOSTA ALL’ATTACCO DELLA MELONI ALLE ORGANIZZAZIONI PALESTINESI

Giovani Palestinesi d’Italia (GPI)
Unione Democratica Arabo Palestinese (UDAP)

L’invito di Abu Mazen ad Atreju e l’esplicito attacco della Meloni alle realtà e ai movimenti palestinesi nel comizio finale, costituiscono un dato di fatto significativo: la capacità del movimento di resistenza palestinese di rivelare le fratture e le contraddizioni del sistema politico italiano ed internazionale.

Per rispondere più nel dettaglio alla Presidente, che ad Atreju ci ha interpellati direttamente, “pretendendo di sapere se la resistenza della quale parliamo sia Hms”.

Siamo d’accordo con Meloni quando dice che “la pace non si fa con le canzoni di John Lennon ma con la deterrenza”, e ribadiamo che, come dimostra l’oltre un secolo di lotta anticoloniale del nostro popolo, in Palestina l’unica deterrenza contro “Israele” è la Resistenza.

Chi ha storicamente rappresentato i palestinesi, in Palestina e nella diaspora, non è mai stato un organo imposto dall’esterno, ma il movimento di resistenza nella sua pluralità di movimenti, partiti, fazioni e gruppi, che hanno guidato e sostenuto nel tempo tutte le forme della lotta di liberazione. La resistenza palestinese non è un fenomeno contingente né riconducibile a un singolo attore, è un processo storico che si sviluppa da oltre un secolo e che si esprime in forme molteplici: dalla resistenza politica e sociale a quella culturale, dalla resilienza quotidiana delle comunità al sacrificio dei prigionieri, dei giornalisti, delle donne e dei bambini sotto assedio.

Perciò l’unico legittimo rappresentante del popolo palestinese è chiunque e qualunque fazione lo difenda contro l’occupante sionista, compresi alcuni membri proprio del partito del suo ospite e caro amico Abu Mazen. Uno di questi si chiama Anan Yaeesh, detenuto in Italia, a Melfi, con false e ingiuste accuse. Anan non è né un membro di Hms né di qualche partito comunista, ma un militante di Fateh, che tecnicamente è il partito dell’Autorità Palestinese. Abu Mazen ha mai parlato a Meloni di Anan? Ha mai preteso la sua liberazione? Certamente no, e questo dà la misura di quanto sia traditore dei palestinesi, a partire da quelli che dovrebbero essergli più prossimi. Continua a leggere

Annessione illegale di territorio palestinese

da un post di Freedom Flotilla su fb, 17 dic. 2025:

Israele ha approvato la più grande espansione degli insediamenti illegali degli ultimi 30 anni nei Territori Palestinesi Occupati.

Un atto che viola il diritto internazionale.

Gli insediamenti israeliani:

– violano l’art. 49(6) della IV Convenzione di Ginevra (trasferimento della popolazione della Potenza occupante)

– sono dichiarati illegali dalla Corte Internazionale di Giustizia nel Parere consultivo del 2004 sul Muro

– costituiscono appropriazione illegale di territorio e frammentazione forzata della popolazione occupata

– impediscono l’esercizio del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese

Nel Parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia del 2024, la Corte ha ribadito che:

l- ’occupazione israeliana è illecita,

– gli insediamenti devono essere smantellati, e

– tutti gli Stati hanno l’obbligo di non riconoscere né assistere la situazione illegale creata.

La Corte Penale Internazionale, che ha riconosciuto la propria giurisdizione sui Territori Palestinesi, considera gli insediamenti parte di un crimine permanente, perseguibile come crimine di guerra ai sensi dello Statuto di Roma.

Ogni nuova approvazione:

– non è neutrale,

– non è amministrativa,

– non è difensiva.

È un atto intenzionale di colonizzazione, che consolida un regime di dominazione e segregazione, qualificabile come apartheid, come riconosciuto da organismi ONU e rapporti indipendenti sui diritti umani.

Il silenzio degli Stati non è prudenza diplomatica. È violazione dell’obbligo di prevenzione. È complicità giuridica.

Gli insediamenti sono illegali. L’espansione è una violazione aggravata. L’impunità è una responsabilità politica e giuridica.

post di Freedom Flotilla sull'annessione illegale di terre palestinesi

reietti ed eletti

qui: https://noblogo.org/differx/il-funzionamento-delle-erde-colonialiste-e-genocide-leggiamo-qui-un-post-di 

il funzionamento delle *erde colonialiste e genocide:

#sionismo #israhell #genocidio #razzismo

morality of israhell the chosen

Zaher Nasser Shamia, palestinian kid, 16 y.o., killed in central Gaza by an israeli drone which then prevented people to rescue him. 

After a while a tank (or bulldozer) ran over his body tearing it into pieces 

https://www.instagram.com/p/DSLCCegjUfj/

https://www.facebook.com/share/p/1C392fw6bf/

https://www.facebook.com/share/p/1CF59Rd2HJ/

Tempesta e freddo su 850mila sfollati vittime dello stato genocida di israele

screenshot dalla notizia della neonata di 8 mesi morta di freddo a Kahn Younis per gli stenti causati da israele Non egregia “Repubblica”, ti informo che insieme ad “allagamenti a Gaza” e “freddo” sarebbe opportuno indicare la CAUSA REALE, non contingente, del previsto previstissimo disastro, ovvero si dovrebbe aggiungere la responsabilità diretta di israele, la sua intenzionale distruzione meticolosa di tutte le strutture di Gaza, per due anni, con il supporto economico e militare di USA ed Europa, quindi la cancellazione di case, ospedali, ripari, tende, strade, fognature, il rifiuto di far entrare medicinali, materiali di costruzione e generi di prima necessità, anche in tempo di “tregua” (costantemente violata): in sostanza il genocidio.

https://www.instagram.com/reel/DSI5-dggbp_

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israele nega l’accesso a tende e caravan, Gaza senza rifugio nella bufera:  https://www.facebook.com/share/p/1Cu4axjtK3/

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“Gaza, la tempesta Byron si abbatte sui campi degli sfollati. Al Jazeera: ‘Bambina di otto mesi morta di freddo’. Inondazioni e fango travolgono le tende degli sfollati. 850mila persone vivono in rifugi precari, mentre Israele blocca gli aiuti umanitari”
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/11/tempesta-byron-gaza-campi-profughi-news/8224253/

da Repubblica_ 11 dic 2025_ tempesta su Gaza

https://www.repubblica.it/esteri/2025/12/11/news/gaza_tempesta_rischiano_allagamento_tende-425034198/

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screenshot notizia della neonata Rahaf di 6-8 mesi morta di freddo a Kahn Younis per gli stenti causati da israhell1 dicembre 2025, MORIRE DI FREDDO A 8 MESI DI VITA GRAZIE A ISRAELE, NELL’INDIFFERENZA ASSOLUTA DI PARTE DEL MONDO ARABO E SOPRATTUTTO DEL MONDO OCCIDENTALE CHE HA ARMATO E ARMA LA MANO DELLO STATO GENOCIDA DA CIRCA UN SECOLO.

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“Bimba di 8 mesi muore di freddo in un campo profughi sulla Striscia di Gaza. «Pioveva senza sosta e ho trovato la mia bambina immobile»
La maggior parte dei campi di tende nell’enclave sono stati allagati a causa della tempesta Byron. Le squadre di soccorso hanno ricevuto più di 2.500 richieste di aiuto”
https://www.leggo.it/esteri/news/11_dicembre_2025_gaza_bimba_8_mesi_muore_di_freddo_allagamenti_campo_profughi_khan_yunis-9239552.html

https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/gaza-tempesta-byron-neonata-morta-di-freddo_106981548-202502k.shtml

https://www.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/cronaca/2025/12/11/allagamenti-per-la-tempesta-a-gaza-neonata-sfollata-muore-di-freddo_740f89a0-05f3-4f36-ac50-af856a0fc4f1.html

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oltre 558mila firme contro la partecipazione di israele a eurovision

screenshot: aavaz_ boycott israhell at eurovision

https://secure.avaaz.org/campaign/it/eurovision_no_for_war_crimes_it_sa_1_1/