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alison knowles: a genova dal 7 ottobre

ALISON KNOWLES
Not Only Beans
@ UnimediaModern | Piazza Invrea, 5/b – 16121 – Genova
7 ottobre – 30 novembre 2021

https://www.unimediamodern.it/
https://www.facebook.com/Unimediamodern-Genova-514013988958525/

Il 7 ottobre 2021 si inaugura la cinquantunesima stagione di UnimediaModern, con una mostra personale di Alison Knowles, dal titolo “Not only beans”, nell’ambito della rassegna START che vede coinvolte tutte le gallerie d’arte genovesi.

Alison Knowles, nata a New York nel 1933, è nota per le sue installazioni, performance, soundworks e pubblicazioni. Negli anni ’60, ha partecipato attivamente alla scena artistica newyorkese collaborando con artisti come John Cage e Marcel Duchamp. Nel 1962 era presente a Wiesbaden al primo Festival Fluxus, la rete internazionale di artisti che viene considerata l’ultima avanguardia, i cui membri aspirano a fondere diversi media e discipline artistiche.
In un suo prezioso testo Henry Martin parla di Ars Gratia Artis (principio della ricerca libidinale) a proposito di Fluxus, “…Impariamo a lasciar libero nelle nostre vite uno spazio per eventi, esperienze, emozioni e sensibilità che alimentino un senso di integrità a di pienezza e che altrimenti, e erroneamente, potremmo ritenere gratuiti…” Questo invito, valido per qualsiasi evento artistico, è particolarmente utile a chi si avvicina al lavoro di Alison Knowles, sia nelle opere visive sia negli eventi e nelle performance, che prevedono sovente un coinvolgimento del pubblico, tra immagine e suono, mentre un sottile senso di humour e di surrealtà le pervade ondivago.
Alison Knowles con il suo lavoro riesce a farci vedere cose che prima non eravamo in grado di vedere (come ha scritto sul suo Note-book) e questo è il mistero della poesia.
La mostra è accompagnata da un flyer con testi di Alessandra Gagliano Candela, Caterina Gualco e Henry Martin.

Nella project room sarà presentata una selezione di opere di artisti Fluxus, in attesa di festeggiarne il sessantesimo compleanno nel 2022.

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eden et gethsémani: le jardin de derek jarman

Marco Martella: “Le 10 octobre à 16h, j’interviendrai au Centre d’art contemporain d’Ivry sur Seine, dans le cadre de l’excellente expo Dead Souls Whisper”
https://credac.fr/artistique/dead-souls-whisper-1986-1993

Inscription gratuite : https://www.weezevent.com/-4222

una scheda sulla poesia concreta [framm.] / clementina greco. 2019

“La poesia concreta è un fenomeno di difficile datazione e categorizzazione a causa della sua natura proteiforme. Ad ogni modo, è possibile rinvenirne la nascita nel 1943 con la pubblicazione di Tipogrammi per Marinetti e di Parole per la guerra di Carlo Belloli, il quale agisce come precursore e diffusore di una poesia che egli chiama visuale, contrassegnata dalla semantizzazione del carattere tipografico, dello spazio bianco e della materia del supporto. I contatti di Belloli con Emilio Villa e quelli di quest’ultimo con Waldemar Cordeiro, esponente del Grupo Ruptura di San Paolo, esporteranno i principi della poesia concreta in Brasile dove, nel 1952, viene fondato il Grupo Noigandres da Augusto de Campos, Haroldo de Campos e Décio Pignatari. L’anno seguente, Eugen Gomringer, Marcel Wyss e Dieter Rot fondano a Berna la rivista «Spirale» (1953-1964), dove trovano spazio numerose poesie concrete, per esempio di Helmut Heissenbüttel, di Ernst Jandl e di Claus Bremer. Risale al 1956 l’Esposizione Nazionale di Arte Concreta presso il Museo di Arte Moderna di San Paolo a cui partecipa, tra gli altri, lo stesso Gomringer. Il gruppo brasiliano si organizza programmaticamente e giunge a redigere, nel 1958, un Piano pilota per la poesia concreta, in cui vengono esposti i principi fondamentali del movimento, tra i quali la creazione della poesia come una struttura; l’eliminazione dell’io poetico per la ricerca dell’oggettività; l’esclusione di procedure casuali e ornamentali; l’identificazione della poesia come un oggetto a sé stante che comunichi il suo contenuto-struttura e non il suo contenuto-messaggio. E’ in questi anni che Gomringer entra in contatto con Franz Mon e Max Bense, i quali daranno linfa alla poesia concreta europea sia dal punto di vista pratico che da quello teorico. Bense, oltre a scrivere i quattro volumi di Aesthetica (1954-1960), fonda la rivista «Rot» (Stoccarda, 1960-1997) che rappresenta un importante terreno di dibattito tra poeti concreti di tutto il mondo come Dieter Rot, Ian Hamilton, Pierre Garnier, Emmett Williams, Gerhard Rühm, i Noigandres e, ovviamente, Belloli […]”.

Clementina Greco

Il testo continua qui: culturedeldissenso.com/poesia-concreta/

https://www.culturedeldissenso.com/poesia-concreta/

 

dal 10 ottobre: marco ferri @ galleria/edizioni cervo volante (con testi di elio grasso)

Domenica 10 ottobre, dalle ore 17
a Bassano in Teverina

MARCO FERRI, A placarsi occorrono anni
Quaderno n°5 delle pubblicazioni del Cervo Volante con interventi poetici di Elio Grasso
Galleria / Edizioni Cervo Volante Via delle Fonti – Borgo antico di Bassano in Teverina (Orte)

C’è tutta una letteratura intorno ai “cold case” che sono quelle indagini sui delitti archiviati, sui fattacci dei quali si sono persi i fili e non si è mai venuti a capo. Marco Ferri, in questa mostra, ci fa vedere il paziente lavoro nella raccolta dei reperti, nel riesaminarne le tracce e ritrovarne le dinamiche. Una indagine dove il “fattaccio” era la poesia smarrita o addirittura uccisa. Il poliziotto/poeta Ferri ci mostra una pittura grattata via dal tempo, evidenzia dei segni misteriosi, raccoglie prove per ritrovare la storia, ricostruisce il diario di bordo dai relitti lasciati dal mare. Quello che a noi sembrava un pezzetto di carta, in realtà, è la mappa del tesoro. In molti suoi quadri ci sono dei fili che si inseguono e, a guardar bene, disegnano le traiettorie per ritrovarci e per scoprire l’oro alchemico. Le sue opere hanno colori vivaci ma consunti, sfiniti dal tempo. Nell’armonia di certe sue epifanie si insinua il memento mori con la “precarietà” di tanti suoi lavori. Ferri ricorda Morandi con le sue bottiglie polverose. Anche lui fermava l’istante di luce, il baluginio filtrato dalla persiana dello studio e Marco Ferri, come il maestro bolognese, dipinge le sue “nature morte” con un gesto intimo e amoroso, un fare di gioiosa nostalghia, una saudade colorata per risolvere i vecchi casi della vita.

T.C.

La galleria è aperta sabato e domenica dalle 11 alle 19

pdf di “parole dipinte, immagini scritte”: mostra @ res publica (2017)

PAROLE DIPINTE, IMMAGINI SCRITTE
Res Publica – Galleria d’Arte Democratica – Torino
21 settembre – 21 ottobre 2017

per scaricare il pdf cliccare sull’immagine:

oppure qui:
http://www.respublicagalleriadartedemocratica.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/Pubblicazione-Parole-dipinte-immagini-scritte.-Ricerche-verbo-visive-dagli-Anni-Sessanta-ad-oggi.pdf

versione integrale del testo di Stefano Perrini qui:
https://www.respublicagalleriadartedemocratica.it/la-rivoluzione-della-poesia-da-mallarme-alla-poesia-visiva/

presentazione sul sito di Res Publica
https://www.respublicagalleriadartedemocratica.it/project/parole-dipinte-immagini-scritte-ricerche-verbo-visive-dagli-anni-sessanta-ad-oggi/

La collettiva presentava opere di Vincenzo Accame, Nanni Balestrini, Ugo Carrega, Luciano Caruso, Giuseppe Chiari, Giovanni Fontana, Riccardo Guarneri, Emilio Isgrò, Arrigo Lora Totino, Roberto Malquori, Lucia Marcucci, Stelio Maria Martini, Eugenio Miccini, Magdalo Mussio, Luciano Ori, Michele Perfetti, Lamberto Pignotti e Sarenco.

due articoli:
https://www.torinotoday.it/eventi/parole-dipinte-immagini-scritte-res-publica.html
e
http://www.arte.it/calendario-arte/torino/mostra-parole-dipinte-immagini-scritte-ricerche-verbo-visive-dagli-anni-sessanta-ad-oggi-43601#_
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intorno a carmelo bene: oggi jean-paul manganaro a roma

oggi a Roma: J.-P.Manganaro, Intorno a Carmelo Bene. Alle ore 18 al Teatro India (Lungotevere Gassman 1)

a cura dell’associazione L’orecchio mancante.

facebook.com/events/s/incontro-con-jean-paul-mangana/907861063154315/

Jean-Paul Manganaro, saggista, traduttore e accademico francese, professore emerito di letteratura italiana contemporanea, è uno dei più principali traduttori di testi italiani in Francia (Gadda, Calvino, Pasolini, Pirandello, Tomasi di Lampedusa, Consolo, Camon, Calasso, Tabucchi, Del Giudice, Magris, Mari, Moresco, ecc). Di Carmelo Bene ha tradotto l’Opera omnia e i suoi testi su CB fanno parte del canone critico.

https://www.theitalianreview.com/carmelo-bene-il-pulpito-e-il-foglio/

dal 9 ottobre: emilio villa @ biblioteca mozzi borgetti (macerata)

da: facebook.com/events/633718330951908

charta tunc cantat, nec indormir illa,
crepitat charta
E.Villa

Presentare a Macerata una mostra su Emilio Villa e colmare le antiche teche della Biblioteca “Mozzi Borgetti” di curiosi oggetti poetici, libri d’artista unici e perlopiù introvabili, e rare carte manoscritte, sparse e disperse nella caosmologia villiana, significa riscoprire e, almeno in parte, ‘restituire’ una delle più prolifiche e singolari esperienze che questa città abbia mai ospitato in fatto di ricerca poetica e sperimentazione artistica. Quando, nel bel mezzo degli anni Sessanta, Villa entra in relazione con diversi artisti marchigiani, tra cui i maceratesi Silvio Craia e Giorgio Cegna, si trova subito coinvolto nella coraggiosa quanto prestigiosa attività dell’editrice “Foglio OG” di Macerata (futura “Nuova Foglio” di Pollenza), ideandone e dirigendone le più irregolari imprese editoriali fino all’inizio degli anni Settanta.

Da questa straordinaria stagione provengono i libri sulle celebri “Idrologie” (sfere testuali di plastica trasparente contenenti acqua e firmati Villa, Craia, Cegna); i titoli perduti della fantomatica collana “Lapsus”, diretta dallo stesso Villa (che riunisce autori quali Claudio Parmiggiani, Corrado Costa, Giulio Turcato ecc.); l’inudibile disco in cartone intitolato “DISCOrso”, realizzato anch’esso insieme a Craia e Cegna; il fuori-formato “Green”, opera-libro polimaterica, tesa alla ricerca di una estrema concrezione testuale su materiali poveri; o ancora il cibernetico “Brunt H Options 17 eschatological madrigals captured by a sweetromantic cybernetogamig vampire, by villadrome”, realizzato in pochi esemplari unici con varianti e interventi a mano su copertina e testo. Queste opere, insieme a molte altre pubblicate in Italia e all’estero dagli anni Sessanta ad oggi, a manifesti in copia unica e a ‘crepitanti’ fogli manoscritti, saranno esposte come tracce da seguire – come sonde – per immergersi nella straripante ricerca di Emilio Villa (1914-2003), poeta, scrittore, promotore d’arte, traduttore e biblista, universalmente riconosciuto come uno dei massimi rappresentanti della cultura europea del secondo Novecento. Geniale e polimorfo interprete di una «avanguardia permanente», per tutta una vita non smise mai di interrogarsi – di interrogare gli abissi del segno e della forma – attraversando, da «clandestino», le vertigini e i labirinti della parola poetica e dell’arte, nel tentativo – ininterrotto – di rigenerarle, di ‘riformularle’ ad «immaginazione di un dopo, di un più in là del mondo».

La mostra, a cura dell’A.P.S. “Nie Wiem” di Ancona e della libreria Catap di Macerata, è stata realizzata con il sostegno e la collaborazione della Regione Marche.

curatore:
Andrea Balietti (libreria Catap)
organizzatori: Fabio Orecchini (casa editrice Argolibri) e Virgilio Gobbi (libreria Catap)
comunicazione / progetto grafico: Francesca Torelli
ufficio stampa: Valerio Cuccaroni (casa editrice Argolibri)
catalogo: “Crepita la carta. Libri e vertigini di Emilio Villa” a cura di Andrea Balietti e Giorgiomaria Cornelio, ideato da Lucamatteo Rossi

PROGRAMMA

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a due. l’art brut nella collezione giacosa-ferraiuolo (a roma fino al 30 gen. 2022)

La mostra “A Due. L’Art Brut nella collezione Giacosa-Ferraiuolo” inaugura il nuovo spazio espositivo SIC 12 Art, a Roma, un progetto di Gustavo Giacosa e Fausto Ferraiuolo.

SIC 12 Art è il primo spazio espositivo in Italia dedicato alla ricerca e alla diffusione dell’Art Brut e ai dialoghi possibili con l’arte contemporanea.

La mostra “A Due. L’Art Brut nella collezione Giacosa-Ferraiuolo” propone un approfondimento nell’Art Brut , nozione creata dall’artista francese Jean Dubuffet nel 1945 per indicare un’arte che origina dalla intima necessità dell’artista scevra da modelli di riferimento, stilemi e percorsi accademici.

In mostra, una ventina d’artisti tra i più rappresentativi di questa corrente artistica satellitare alla storia dell’arte.

Tra gli artisti esposti, ignari delle regole dell’estetica quanto delle leggi di mercato, troviamo alcuni scoperti dallo stesso Dubuffet, come Aloïse Corbaz e Carlo Zinelli, accanto a scoperte più recenti quali Franco Bellucci e Giovanni Galli.

L’elenco completo: Roger Angeli, Franco Bellucci, Aloïse Corbaz, Éric Derkenne, Janko Domsic, Iréne Gérard, Giovanni Galli, Josef Hofer, Dwight Mackintosh, Michel Nedjar, Masao Obata, Marilena Pelosi, Prophet Royal Robertson, Friedrich Schröder Sonnenstern, Lewis Smith, Charles Stefen, Dominique Thèâte, William Tyler, Eugene Von Bruenchenhein, Carlo Zinelli.

L’esposizione, dopo essere stata presentata con grande successo in Francia nel 2020 presso la Galerie Zola/Cité du Livre di Aix-en-Provence, giunge a Roma accompagnata da un ricco programma di eventi collaterali organizzati in collaborazione con l’Università La Sapienza e con il patrocinio del Comune di Roma – VIII Municipio.

segni, glifi, tracce: l’ovunque di emilio villa

Per Emilio Villa tutto è oggetto/soggetto e supporto di scrizione, iscrizione, sovrascrittura, rilancio e metamorfosi e nuovo projectum del senso-non-senso.

Il segno, più e meno leggibile, più e meno incardinato in una sequenza di altri suoi simili in rigorosa anarchia, è quasi una marcatura anzi materia ontologica. Esiste a prescindere dai suoi testimoni, e dalla storia che gli seguirà.

Non sdegna né di venir ignorato, né di darsi come inciso in uno o altro fenomeno umile, sia esso naturale o frutto secondo, originato da culture (remote o recenti).

Brocche in vetro, polistirolo, sassi, piatti di plastica, cellophane, tutti i tipi di carte e cartoncino. E poi moltiplicazione, dispersione, perdita/abbandono, dimenticanza, cancellazione, distruzione: queste in fine (e per principio) le ultime estreme superfici dei segni di Villa, e la loro – per questo illimitabile – profondità.