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DuPlessis’s Selected Poems is a generous collection including early work “rewriting the lyric” through serial poems to a comprehensive selection from her long poem Drafts. The book includes work from Traces, with Days up to 2020, including a selection of one of her collage poems.
True to their name [Drafts], the poems accent provisionality, risk, the absence of guarantee, delving into words and word parts with a heteroglossic verve that seems vengeance at times. With recourse to an astonishing range of techniques and material devices, formal concern as inclination and qualm, these poems register, lament, react to and wrestle with erosions on multiple fronts—psychic, social, historical, somatic….They affirm and negate the toll history takes on letter and spirit, affirming and negating and navigating a way between.
— Nathaniel Mackey, Chancellors’ Reading List
These new books [from Traces, with Days] remain true to the sense of loss that haunted DuPlessis’s generation and still haunts us—lost people or “the disappeared” and, increasingly, the lost species climate change brings. I have focused on the politically engaged and materially embodied nature of DuPlessis’s recent works here, and how they speak to our “catapulted” contemporary state. I have looked back at how they move on from and connect with her previous serial poems and her deep classical, Jewish, and modernist roots, and considered her restless search for new-old forms that can mirror the complexity of our “Human Universe.”
— Harriet Tarlo, Chicago Review
Throughout her distinguished career, Rachel Blau DuPlessis has explored hybridity in its many forms, working at the interstices of modern/postmodern, sacred/secular, long poem/lyric, text/image.
— Paul Jaussen
https://www.chax.org/product-page/selected-poems-of-rachel-blau-duplessis
alcuni miei (pessimi ma leggibili) scatti dal nuovo “verri”, DA NON PERDERE.
questo nuovo numero è in distribuzione a partire da fine agosto / inizio settembre:
Macro, 21 ottobre 2021
A proposito dei thread facebook t.ly/1TaT e t.ly/xCFCC)
Stefano Guglielmin, con la sua consueta onestà intellettuale, apertura e attenzione, mi sembra abbia portato nel suo post facebook t.ly/1TaT (come nell’altro, t.ly/xCFCC) alcuni sintetici elementi di riflessione in sintonia con Uscite. Postpoesia e dintorni, di Jean-Marie Gleize (Tic Edizioni, qui: t.ly/DQB6), libro a mio avviso fondamentale, che non a caso rappresenta la seconda pubblicazione della collana “Gli alberi” diretta da Michele Zaffarano. (La prima era stata il volume sull'”assertività”, scritto da Gian Luca Picconi, cfr. qui: t.ly/9JGM).
Entrambi i libri della collana non hanno la minima intenzione di porsi sotto una luce precettistica, ma semmai analizzano uno spettro non minimo di scritture francesi e italiane che testimoniano di alcuni cambiamenti effettivi, oggettivamente avvenuti e presenti, ormai storicizzati, nelle letterature – in verità – di tutto il mondo. (Cambiamenti di cui solo limitatamente, nonostante molti sforzi, gli italiani si impegnano ad avere contezza).
Ebbene, l’invito di Gleize (e – nel post – di Stefano) a ripensare le scritture in un’ottica addirittura “post-generica” temo però possa essere inteso (e ancor più accolto) assai difficilmente da vari lettori, in un contesto locale e provinciale italiano che – volente o nolente, consapevole o no – da circa 40 anni subisce il bombardamento radioattivo dell’editoria mainstream (di cui parlo fino allo sfinimento, da anni, in slowforward, e su cui segnalo appena questo testo: t.ly/-4Qy).
In un’ottica di “cambio di paradigma” (processo in corso, non ultimato, a cui accennavo sul “verri” oltre un decennio fa, e poi qui: t.ly/ueqv), non si tratta di aggiungere un filo (definibile sperimentale, o di ricerca) alla trama del meraviglioso impareggiabile tessuto della poesia, o magari della Poesia. Si tratta semmai di fare un passo laterale, e iniziare a percepire un asse dimensionale deviante (o un contesto ancora indefinibilmente altro) rispetto a quelli che fin qui avevano inquadrato un certo versante del letterario. (Faccio un paragone, un semplice paragone, che non vuol dire equiparazione: l’arte concettuale non è definibile pittura, e nemmeno – a rigore – post-pittura, ma proprio è un’altra cosa. Quindi ragionare, ad esempio, sul tessuto metrico, retorico, fonosemantico di una scrittura di ricerca degli ultimissimi anni ha tanto senso quanto ragionare sulla forma, il colore, la “bellezza” e armonia delle tre sedie di Kosuth).
Non si confonda, insisto, l’esempio con un’equivalenza. Non sto dicendo che la nuova scrittura “è concettuale” (anche se esiste una corrente di scrittura che tale si definisce, e spero che all’uscita del prossimo numero del “verri” tutti leggano i materiali che vi sono inclusi). Sto dicendo che alcune scritture nate dalla tutt’ora mobilissima e in fieri vegetazione del cambio di paradigma escono dal territorio della poesia, o del facilmente classificabile, nonostante ancora (per inerzia critica e topologica) vengano riportate sotto quella etichetta. Sono – volendo – delle deviazioni, frisebees, nioques, o “uscite”, appunto, come suggerisce Gleize.
E meglio ancora: sfuggono a una troppo facile connotazione e collocazione di genere letterario. Spero che su questo si possa avviare, certo non solo su facebook, una riflessione (e ancor più, e ancor meglio, una rinnovata serie di ‘percezioni’) che – volendo – ha una valanga di materiali sui quali esercitarsi. Anche solo in rete.
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Il vous reste quelques jours seulement pour voir et revoir l’exposition “Dotremont, peintre de l’écriture” aux Musées royaux des Beaux-Arts.
Pour reprendre un logogramme de 1974 : “un jour on tourne la page et c’est la dernière”.
Ajoutons ce log – plus léger – de 1965 : “vous m’en direz des nouvelles”.
#exposition #brussels #logogramme #Dotremont
In questa videointervista, lo scenografo Salvatore Vendittelli (che quest’anno sarà ospite del festival Di là dal fiume con la mostra Gli anni ’50 tra pop e concettuale, che si terrà fra il 2 e il 4 settembre) parla di Carmelo Bene e del libro che ha dedicato alla propria attività con lui tra il 1961 e il 1971:
https://www.aaccademia.it/ita/scheda-libro?aaref=48
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Sulla Luna (testo già comparso su «l’immaginazione» e «Poesia») in formato audio su RaiPlay: https://www.raiplaysound.it/audio/2020/02/3-sulla-Luna-Poeti-sulla-Luna-5a7c1671-39ca-4e04-92d2-d4434c5180cb.html = https://www.raiplayradio.it/audio/2019/06/3-sulla-Luna-Poeti-sulla-Luna-18822373-d7b7-4f1d-932f-960d4cd05f29.html (in séguito all’uscita su «Poesia», nell’ambito del ciclo https://www.raiplaysound.it/playlist/poetisullaluna a cura di M.G.Calandrone)
il testo:
https://slowforward.files.wordpress.com/2021/07/mgiovenale_-sulla-luna_-02-dic-2015-18-lug-2021.pdf
post precedenti:
https://slowforward.net/2021/07/19/sulla-luna-marco-giovenale-2015-2021/ https://slowforward.net/2019/07/24/sulla-luna-_-lettura-radio-tre/
https://slowforward.net/2019/07/29/poeti-e-prosatori-sulla-luna-rai-radio3-e-poesia-n-350-mariangela-guatteri-et-alii/
da La modernità letteraria e le declinazioni del visivo, Pisa, ETS, 2018, tomo II, 2, pp. 143-150
N.b.: chi avesse difficoltà a scaricare il saggio di Luca Stefanelli, potrà trovarlo anche qui: https://slowforward.files.wordpress.com/2022/08/stefanelli-luca_-la-parola-sfigurata_-sugli-attributi-dellarte…-di-emilio-villa.pdf
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