israhell fa piovere sul Libano bombe al fosforo, armi bandite internazionalmente

israhell criminale getta fosforo bianco sul Libano, 11 apr 2026

Sabato 11 aprile Israele ha sganciato munizioni al fosforo bianco su aree civili nel Libano meridionale.

Il fosforo bianco è un’arma incendiaria che può causare ustioni profonde, danni permanenti alla salute e contaminazione dei terreni, con effetti che si protraggono nel tempo.

Il diritto internazionale umanitario ne vieta l’uso in prossimità di zone abitate, per le gravi conseguenze che provoca sulla popolazione e sull’ambiente.

Un rapporto di Human Rights Watch documenta l’utilizzo di queste munizioni da parte dell’esercito israeliano nel sud del Libano, affermando di aver verificato e geolocalizzato immagini che mostrano attacchi contro abitazioni civili.

“L’uso illegale di fosforo bianco su aree residenziali è estremamente allarmante e avrà conseguenze disastrose per i civili”, ha dichiarato Ramzi Kaiss, ricercatore per il Libano di Human Rights Watch.

“Gli effetti incendiari del fosforo bianco possono causare la morte o lesioni gravissime che provocano sofferenze permanenti” ha proseguito Kaiss.

Già a ottobre 2023 Amnesty International aveva documentato casi simili nella città di Dhayra, al confine meridionale del Libano.

Secondo il medico del pronto soccorso Haitham Nisr, tra il 16 e il 17 ottobre le équipe mediche avevano curato nove persone con sintomi riconducibili all’inalazione di fosforo bianco, con difficoltà respiratorie e tosse.

Dal 2 marzo gli attacchi israeliani in Libano hanno ucciso 2.020 persone e ferite 6.436.

Solo nelle ultime 24 ore, 97 sono state uccise.

L’8 aprile, in soli dieci minuti, Israele ha lanciato oltre 100 raid aerei uccidendo oltre 303 persone: un bilancio ancora provvisorio a causa delle operazioni di soccorso in corso e delle difficoltà nell’identificazione delle vittime.

La fotoreporter Courtney Bonneau, con base in Libano, ha denunciato su X: “Israele ha compiuto molteplici massacri da ieri, tra cui un doppio attacco che ha ucciso 8 persone, tra cui due paramedici intervenuti sul luogo del primo attacco. Cittadini americani, i vostri soldi delle tasse stanno finanziando il terrorismo”.

https://www.instagram.com/p/DXB0bh-DSc8

Firmare per la sospensione dei rapporti EU-israele

https://eci.ec.europa.eu/055/public/#/screen/home

https://eci.ec.europa.eu/055/public/#/screen/home

Un’analisi da israele difficilmente contestabile

da un post di Angela Di Francesca, su fb, che riporta un testo di Lia Haramlik De Feo

Pensavo a Is@aele e al futuro.

Faccio un salto indietro di una trentina d’anni: epoca degli accordi di Oslo, sono in un bar di Tel Aviv e faccio colazione con la mazzetta dei giornali Is@aeliani in lingua inglese. C’è un editoriale del Jerusalem Post molto critico con gli accordi perché, dice, fare crescere la gioventù Is@aeliana in un contesto di pace è un errore gravissimo: verrebbero su spensierati e smidollati come gli europei e incapaci di difendere il loro paese da nemici che ci saranno sempre. Bisogna assolutamente impedirlo.

E’ la mia prima volta in Is@aele e il ragionamento mi lascia perplessa. Talmente perplessa che mi è rimasto impresso, quell’editoriale di un giorno qualunque di trent’anni fa, me lo ricordo ancora.

Is@aele è questa roba qui: uno stato costruito su una premessa esistenziale, fondativa – la sicurezza permanente di una minoranza in un contesto ostile – che genera una logica di uso della forza che ha bisogno di autoalimentarsi e non ha un punto di arrivo. Ogni minaccia eliminata mostra o produce la successiva.

E’ la politica del cosiddetto “mowing the lawn”, tagliare periodicamente le capacità dei nemici sapendo che ricresceranno, perché l’alternativa – un accordo politico vero che risolva le cause del problema – richiederebbe concessioni che nessun governo Is@aeliano ha mai voluto fare. Solo che ogni ciclo di “taglio” lascia il terreno più fertile per la crescita successiva — più distruzione, più rancore, più radicalizzazione, anche più diversificazione dei movimenti di resistenza.

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tre post su differx (3 x 20mila)

da parecchio tempo le visite di esseri umani (non bot) a differx stazionano regolarmente sopra le cinquemila quotidiane. con picchi a volte fino a trentamila.

e insomma.
tre post dell’8 aprile hanno raggiunto (nel complesso) ventimila click. sono questi:

https://differx.noblogs.org/2026/04/08/sdogana-oggi-sdogana-domani-finiranno-per-candidarlo-a-un-ministero/

https://differx.noblogs.org/2026/04/08/sanchez-indipendenza-spagna-da-isr-e-usa/

e
https://differx.noblogs.org/2026/04/08/iniziative-cultura-sinistra-istituzioni-e-controindicazioni/

mi rendo conto perfettamente che le cose che condivido qui su differx non escono sul Corsiero della Pera, non le legge il neurone di Maolo Pieli, spernacchiano il Promo&Strego&Sego, fanno ciao a Smerdadori, e sdegnano il sito della Fondazione Luì Vuittone Per lo Scorporo della Cura de li Cani dall’ISEE, però – diobono – ventimila capocciate di umani reali su appena tre post credo decenti, in un giorno solo, in un sito stronzissimamente libertario come il mio, ahó, a me mi garbano tanto.

recent links about genocide / link recenti sul genocidio

torture in israeli prisons, new report by Francesca Albanese
1 https://slowforward.net/2026/03/25/new-report-on-israeli-genocidal-behavior-torture-and-genocide/
2 https://www.instagram.com/reel/DWPq6gflXYM/
3 https://www.instagram.com/reel/DWd-K9iChSS/

child screaming having lost her mother killed by the israelis in Gaza
https://www.instagram.com/reel/DV3uHdaE3KA/

crimini israeliani, 30 marzo 2026
https://www.facebook.com/share/18ZB8TjB8j/

Ayman Odeh, some months ago
https://www.facebook.com/share/v/1CsxBGg3RQ/

a brief history of israeli attacks, invasions and crimes in Lebanon
https://www.instagram.com/p/DWjy1xqGKON/

minaccia di genocidio e crimini impuniti di israhell in Libano, marzo 2026
https://www.instagram.com/p/DWlEMsmjVmW/

Unifil, Libano
https://www.facebook.com/share/18M3W7JDkB

israhell invade il sud del Libano e distrugge abitazioni civili come a Gaza
https://www.facebook.com/share/p/19rER2f6uU

le sacrosante ragioni di una leonessa, 2014
https://www.instagram.com/reel/DV_KFBFDJr5/

Miriam Adelson e i “bibi files”
https://www.facebook.com/share/1CMaL3eGAa/

le urla delle madri di Gaza
https://www.instagram.com/reel/DU_psVWiJay/

Jalal Al-Qarash, three months old
https://www.instagram.com/reel/DWpF7FbDNz3/

israele punta al furto di aree anche archeologiche in Cisgiordania
https://www.facebook.com/share/1Auqubb4Gi/

about Oct 7th
https://www.facebook.com/share/p/18Xf8G7y12/

l’idf spara ai bambini (come sempre ha fatto)
https://www.instagram.com/reel/DWlG31zDGZT/

Il caso della figlia della ministra israeliana trovata morta in casa. Nei mesi scorsi aveva denunciato “abusi rituali” dei genitori
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/15/shoshana-strock-morta-denunce-abusi-notizie/8325082/

always remember Hind Rajab
https://www.facebook.com/share/1a8B8u2RXQ/

la necessità evidente che Hezbollah fermi israhell
https://www.facebook.com/share/r/1CzVn7gruU/

furto di terra, uccisione di contadini. i coloni israeliani
https://www.facebook.com/share/1Br3C15vxs/

una famiglia distrutta in Libano
https://www.facebook.com/share/p/18amKueDwh/

anziana palestinese picchiata a morte
https://www.instagram.com/reel/DW1xYnGDX-t

Lebanon. All the nine members of the Saleh family destroyed, dismembered by an israeli missile
https://mastodon.uno/@differx/116379119118491140

la riproduzione del genocidio palestinese anche in Libano
https://noblogo.org/differx/la-riproduzione-ripetizione-del-genocidio-palestinese-anche-in-libano-e-in

Ritaj Rehan, 9 years-old, killed by israhell in Gaza. for no reason, of course. as always
https://mastodon.uno/@differx/116375451932731646
and https://www.threads.com/@mosab_abutoha/post/DW6Z2SCjp0K

due pesi…
https://mastodon.uno/@differx/116376813699175705


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Su ‘ahida’: un’introduzione al “Dossier Italia”

Sta emergendo un vasto movimento d’opposizione, in gran parte esterno ai tradizionali partiti politici, ma sostenuto da iniziative di base come comitati e associazioni o dall’iniziativa personale di moltissimi giovani. Le grandi manifestazioni dell’anno scorso contro il genocidio israeliano a Gaza, la vittoria del No al referendum e l’enorme partecipazione alla manifestazione No Kings il 28 marzo a Roma ne sono gli episodi più rilevanti. Un movimento di resistenza o, più, di rifiuto, è nato e sta crescendo, portato ancora dai giovani, come alla fine degli anni ’60.

Per elaborare nuove armi teoriche e politiche atte a contrastare il processo autoritario in corso è necessario analizzare e comprendere l’attuale fase politica.

ahida intende contribuirvi con un dossier Italia. Una raccolta di testi che esaminano e commentano vari aspetti della tendenza autoritaria dell’Italia odierna per evidenziarne le fessure e trovare gli spiragli per uscirne.

https://www.ahidaonline.com/post/dossier-italiaintroduzionealdossieritalia

 

Iniziative, cultura (o curtura), ‘sinistra’, istituzioni (e controindicazioni)

sempre più detestabile fb, ma a volte (ancora, purtroppo) venue et locus inameno per ragionare, e ragionare insieme. però qui esco da fb, stacco la spina quanto e come posso, e adesso, riprendendo un commento lasciato su questo argomento (l’ennesimo sdoganamento del peggio dell’aletteratura taliana), trascrivo (e forse amplio) una notillona:

stamane ho avuto un come sempre felice, schietto e amichevole scambio di vedute, su questa cosa, con l’amico Giorgiomaria Cornelio, che giustamente lamenta un complessivo diffuso intervent(ism)o da sx solo ‘reattivo’ (non mio, diciamo in generale) alle malefatte della desstra cuRtuRale (che in particolare a Roma vuol dire anche un bel po’ di piddiaggini e/o patrocinii bancarii).
giustamente diceva che: in qualche maniera bisogna pur operare/agire, & prendere a calci le istituzioni perché si schiodino dai consueti interlocutori déjà potentoni, e diano spazio (e soldi, perdinci, finanziamenti, spazi, luoghi) a iniziative e autrici e autori e associazioni di valore.
che si muovano i poeti, gli intellettuali, che si facciano chiamare da chi ha agio di (e pecunia per) chiamare. (benedetto vocativo, quanta strada hai fatto).

[aprendo una parente: non è un caso che con il Teatroinscatola / Teatroinscatola di Lorenzo Ciccarelli, e insieme a Michele Zaffarano, da un ventennio – spicciolo più spicciolo meno – di onesti assalti ai portamonetine del Comune se ne son tentati non pochi, tutti a volto scoperto e dando in cambio core e coratelle a non finire = lavoro = impegno e cultura con una erre sola].

mancano però altri attori attivi attanti attenti. giovani inispecie. generazioni che si spendano per far fare alle istituzioni quello che le istituzioni – in pratica e non in teoria – proprio (appunto) istituzionalmente dovrebbero prevedere, perlomeno prevedere.

è un discorso che a suo tempo mi fece anche Pippo Di Marca, giustamente scandalizzato che una particolare iniziativa del Teatroinscatola (il festival DI LÀ DAL FIUME) dovesse sempre oscillare tra autofinanziamento (di Ciccarelli/Longone, mai abbastanza lodati) e risicati o resecati contributi pubblici.

bisogna però essere in parecchi, da una parte. rifletto. e dall’altra (devo confessarlo) non è da breve tratto d’anni che io, delle istituzioni (massimamente le private, ma pure le pubbliche), diffido in pieno, quasi con ossessione; probabilmente perché mi ritengo già avviato al gerontocomio, in compagnia de l’anarchici come me. e considero e pregio solo l’auto-organizzazione e il baccano eslege. ma poi non lo so.
ecco…
vorrei soltanto che (anche se contano poco, anche se esistono solo come iban affamati) personaggi di sottobosco e tromboni della controriforma, laterali quanto vuoi, fossero però lasciati soli a grattare le mura dei Palazzi, e che tutti ci si trasferisse VERAMENTE su Mastodon e nelle cantine, facendo proprio ALTRE cose, apparentemente inefficaci, ma sulle lunghe distanze incisive. (incisive se TUTTI lavoriamo a renderle tali. non due, tre persone soltanto. e non una volta ogni venti mesi).

Giuseppe Garrera mi parlava tempo fa di una fotografia di uno spettacolo di Bene in cui invece del palcoscenico si inquadrava la platea.
ad assistere a uno (non ricordo quale) dei più remoti incunaboli del teatro di CB c’erano sì e no quattro spettatori. forse tre.

ok, poi CB le istituzioni le ha sonoramente randellate come era pur giusto che fosse. ma qualcosa mi dice (nella mia geronto-comica crapa) che quegli spettacoli avrebbero ugualmente tagliato a fondo nella balsa tenerella di quegli anni (a volte demmerda come questi anni qui). avrebbero agito l’istesso. pure senza (certe) istituzioni.

non si può pisciare solo sul pubblico, insomma. anche i produttori hanno i loro diritti all’umiliazione. alla critica, e al rifiuto.

sennò che stamo a decostruì a fa’? se decosstruissci, tu decosstruissci pure er contessto, mica ficchi sortanto er contenuto drento ar buzzico che te danno loro.
vabbene che ciai un moccolo acceso, bravo, ma è diverso si lo porti in chiesa o ce dai foco a sanpietro. no?

“Sánchez rompe le catene: la Spagna si affranca dalla dipendenza tecnologico-militare israelo-statunitense” (un post di Claudileia Lemes Dias)

da un post di Claudileia Lemes Dias su fb:

Nel mondo contemporaneo, oltre all’acciaio e polvere da sparo, le armi sono codice, sensori, algoritmi e droni autonomi.
Chi controlla questa tecnologia, controlla il mondo e Israele e gli Stati Uniti lo sanno bene da decenni, perché esercitano il loro potere geopolitico con contratti di fornitura militare che creano dipendenze strutturali tra le nazioni.
È in questo contesto che va letta la mossa del governo Sánchez: l’approvazione del programma IN+DEF, un piano interministeriale firmato dai ministeri di Industria, Difesa e Scienza, con l’obiettivo dichiarato di sviluppare in Spagna la tecnologia militare che Madrid finora importava principalmente da Israele e dagli Stati Uniti.
La dipendenza tecnologico-militare è una delle forme più sottili e pervasive di controllo geopolitico. Quando un paese acquista droni da Israel Aerospace Industries (IAI), radar tattici, sensori acustici o reti multisensore da fornitori israeliani o americani, sta firmando una subordinazione strategica.
La manutenzione dipende dal fornitore. Gli aggiornamenti dipendono dal fornitore. La continuità operativa dipende dal fornitore. E, implicitamente, anche la politica estera del paese acquirente finisce per dipendere dalla buona volontà di chi fornisce quelle tecnologie.
È un meccanismo che Israele ha saputo sfruttare magistralmente, esportando tecnologia militare all’avanguardia in decine di paesi e costruendo una rete di interdipendenze che gli garantisce influenza diplomatica ben oltre il suo peso demografico. Gli Stati Uniti fanno lo stesso su scala globale, attraverso i loro sistemi d’arma, i loro contractor della difesa e le clausole stringenti dei loro accordi di trasferimento tecnologico.
Le protagoniste di questa rottura hanno un volto preciso: la segretaria di Stato alla Difesa María Amparo Valcarce e la ministra della Difesa Margarita Robles, diventate le bersaglie principali dell’ira israeliana, per una serie di decisioni senza precedenti nella storia diplomatica spagnola.
Il ministero della Difesa spagnolo, tramite la segretaria di Stato Amparo Valcarce, ha vietato la presenza dell’industria militare e della sicurezza israeliana alla 4ª edizione della Fiera Internazionale della Difesa e della Sicurezza di Spagna (FEINDEF), svoltasi a Madrid dal 12 al 14 maggio 2025. Un gesto clamoroso, in una delle fiere della difesa più importanti al mondo.
Ma non si è fermata lì. Valcarce ha annunciato che la Spagna sta lavorando a “piani di disconnessione” da soluzioni tecnologiche che “non cercano altro che autonomia, affinché non dipendessimo da Israele in nessun modo”.
Le parole si sono tradotte in atti concreti: il ministero della Difesa ha ordinato la sospensione di una licenza israeliana per la produzione di missili in Spagna, cancellando di fatto un contratto da 285 milioni di euro per la fornitura di 168 sistemi anticarro Spike LR2 all’esercito e al corpo dei marines spagnoli.
La società colpita era Pap Tecnos, filiale spagnola di Rafael Advanced Defence Systems.
Sul fronte diplomatico, il deterioramento è stato progressivo e inesorabile. Il governo spagnolo ha ufficialmente sollevato dall’incarico l’ambasciatrice in Israele, Ana Sálomon, lasciando l’ambasciata di Tel Aviv senza un ambasciatore e mantenendo la rappresentanza diplomatica al livello di incaricato d’affari.
Se la rottura con Israele era già evidente, la mossa più audace di Sánchez ha riguardato direttamente gli Stati Uniti (e il mondo intero ne ha preso atto).
La Spagna ha chiuso il proprio spazio aereo a tutti i voli militari collegati all’operazione “Epic Fury” di USA e Israele contro l’Iran. Il divieto comprende l’uso delle basi di Rota e Morón, nonché il sorvolo di aerei militari provenienti da altri paesi europei.
Mentre il resto del continente continua a subire passivamente le forniture tecnologico-militari di Israele e USA, la Spagna sceglie una strada diversa: investire nella propria industria della difesa per non dover rispondere a nessun padrone.
La vera domanda è: perché solo la Spagna? Perché l’Europa intera non si pone il problema della propria autonomia tecnologico-militare con la stessa urgenza?
La risposta, scomoda, è che molti governi preferiscono la comodità della dipendenza, che esonera dalla responsabilità di scegliere, all’onere della sovranità.
Sánchez quella visione ce l’ha, piaccia o no. E le sue ministre più esposte, Valcarce e Robles, pagano il prezzo di quella coerenza con l’ostilità aperta di Tel Aviv e le critiche di Washington.
Il mondo in cui la tecnologia militare è lo strumento principale di dominio geopolitico è il mondo di oggi. E chi non lo capisce oggi, lo capirà domani, quando avrà bisogno di aggiornare un software o di attraversare un corridoio aereo e dovrà chiedere il permesso a Tel Aviv o a Washington.
La pace si difende anche preparandosi. E prepararsi significa, innanzitutto, non dipendere da chi potrebbe un giorno usare quella dipendenza come arma.

C.L.Dias

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Sdogana oggi, sdogana domani, finiranno per candidarlo a un ministero

continua lo sdoganamento del peggio. (populorum regressio).

il sonno degli intellettuali (e dei poeti) genera mostri:

https://www.eventbrite.com/e/leggere-genera-futuro-giornata-inaugurale-del-maggio-dei-libri-2026-tickets-1986648836148

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