
https://www.quodlibet.it/libro/9788822923103
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GIDEON LEVY – CON AGGHIACCIANTE COMPOSTEZZA, UN RAGAZZINO PALESTINESE DI 11 ANNI RACCONTA GLI ULTIMI ISTANTI DI VITA DELLA SUA FAMIGLIA
Khaled, 11 anni, e suo fratello Mustafa, 8, hanno perso i genitori e due fratelli quando la Polizia di Frontiera israeliana li ha uccisi a colpi d’arma da fuoco durante una gita serale del Ramadan. La testimonianza diretta di uno dei due sopravvissuti della famiglia Bani Odeh.
Di Gideon Levy e Alex Levac – 20 marzo 2026
Ci troviamo all’angolo di una strada. Da qui, la Kia della famiglia ha proseguito lungo la strada e ha svoltato a sinistra, verso casa. E qui, dietro il muro accanto al piccolo ristorante Nablus, ora chiuso, che serviva hummus, falafel e ful, gli agenti della Polizia di Frontiera si sono nascosti prima di uscire e sparare una raffica letale contro l’auto.
Erano le 1:30 di domenica scorsa. I finestrini della Kia erano aperti; era piuttosto facile vedere chi c’era dentro. Una famiglia. I genitori e i loro quattro figli. Un bambino cieco sedeva sulle ginocchia della madre, davanti accanto all’autista; i suoi tre fratelli erano dietro. Gli agenti avrebbero potuto urlare loro di fermare l’auto, e li avrebbero sentiti.
Ma questi agenti della Polizia di Frontiera, appartenenti all’unità “d’élite” sotto copertura Mista’arvim, che tre mesi prima, sotto gli occhi delle telecamere di sorveglianza, aveva di fatto giustiziato due sospetti dopo che questi si erano arresi, avevano idee diverse.
In Cisgiordania, a quanto pare, per fermare un’auto civile che per qualche motivo non è di loro gradimento, ai soldati è consentito crivellarla di proiettili, senza preavviso, e persino uccidere i suoi innocenti occupanti. Secondo Aref Daraghmeh, ricercatore sul campo per B’Tselem, il Centro israeliano di informazione per i diritti umani nei Territori Occupati, nella Kia sono stati sparati tra i 50 e i 70 colpi. Continua a leggere
Per accreditarsi all’evento del 19 marzo alla Camera dei deputati, compilare il seguente modulo e inviarlo.
Il nominativo sarà registrato correttamente al momento dell’invio; non verrà inviata un’email di conferma.
https://docs.google.com/forms/d/1iEr1s2ykkRUKa-NkUjoCixWlCGKUNLNF7c82xw-pzgQ/edit
La letteratura come tempo d’attesa, come tempo rivoluzionario. Il prima e il dopo di qualcosa ricordato come Brigate Rosse.
Di Donatella Furino e Emma Campili, con Donatella Furino. Parole scelte dai 5 libri di Barbara Balzerani: Compagna Luna, Cronache di un’attesa, Perchè io perchè non tu, La sirena delle cinque, Lascia che il mare entri. Grazie per le riprese a Margherita Diurno e a Roberto Boccia per la post suono
Fino al 21 marzo a Milano è visitabile il MUPA – Museo del Patriarcato.
Attraverso opere, reperti e testimonianze, la mostra ci invita a osservare con sguardo critico i comportamenti, le abitudini e le narrazioni che ancora oggi alimentano la violenza maschile sulle donne e sulle soggettività marginalizzate per la propria identità di genere.
La stretta. Il Governo ha colpito con provvedimenti anche i nonviolenti che si battono per l’ambiente. Per contestualizzare l’ultimo decreto «sicurezza» (adottato dal Consiglio dei Ministri del 5 febbraio 2026), è bene ricordare che si tratta solo dell’ultimo di una serie impressionante di «Decreti sicurezza» proposti e adottati dal governo Meloni.
Per leggere cliccare su
https://ilmanifesto.it/tutti-i-decreti-sicurezza-della-maggioranza
OGGI, sabato 14 marzo, a Torino. Rete di resistenza legale: https://contropiano.org/news/politica-news/2026/03/04/nasce-la-rete-di-resistenza-legale-contro-vecchi-e-nuovi-dispositivi-della-repressione-0192567
Per un contrasto alle aggressioni strumentali ai movimenti e ai singoli.
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è praticamente già la replica delle prime fasi del genocidio a Gaza, con lo sfollamento forzato imposto a un milione di persone da nord a sud, in quel caso. entro pochi giorni.
anche adesso, in Libano, è la prassi del terrorismo consueto, che poi continuerà con bombardamenti e massacri, occupazione, furto di terre, distruzione.
per commentare questa incommentabile mostruosità, rubo un post su mastodon di Carlo Gubitosa:
Immaginate che con la scusa della mafia, del traffico internazionale di armi e stupefacenti o di qualsiasi altra attività criminale tangenziale a Palermo avessero BOMBARDATO ed EVACUATO la città di Palermo, senza lasciarci dentro anima viva.
E avete immaginato ancora poco, perché Palermo ha 630mila abitanti, e i libanesi sfollati in una settimana sono SETTECENTOMILA.
E c’è ancora gente che crede alla favola della “legittima difesa” per la “minaccia esistenziale”.
“Se passa la deforma della giustizia sarà la politica a definire l’agenda e le priorità dei casi da indagare. Vi lascio immaginare come un governo di destra potrà mai mettere in agenda indagini su agenti di polizia che infieriscono su detenuti o su abusi di potere da parte delle FFAA. Già oggi si sono impegnati per abolire lo stesso reato di tortura”
(https://mastodon.uno/@G3rt/116220364236652556)
riflettendo su:
Archiviate le indagini contro i cinque riservisti israeliani accusati di aver abusato di un prigioniero politico palestinese nel centro di torture di Sde Teiman. L’aggressione è stata registrata dalle telecamere di sicurezza e il video ha fatto il giro del mondo.
L’avvocato generale militare ha giustificato l’archiviazione con le “criticità” nella gestione del caso da parte delle autorità militari e della polizia. Giudicando inevitabile la chiusura del procedimento anche a causa del fatto che la vittima degli abusi si trova ora a Gaza sotto assedio e non può essere interrogata.
La deportazione del prigioniero torturato e abusato sessualmente dai militari è stata decisa e voluta da Israele.
per ricordare: https://slowforward.net/2025/07/30/picturing-liberation-the-israeli-rape-riot_-29-jul-2024-29-jul-2025/
da leggere e diffondere: la recensione di Stefano Spataro a Kenobit, Assalto alle piattaforme:
/// per riprendere il discorso mai interrotto sui (e contro i) social generalisti e le piattaforme proprietarie.
/// guardandomi in giro, vedo come per molti sia complicato prendere veramente coscienza di quanto è centrale, centralissima, la questione della proprietà dei mezzi di produzione digitali. comincia a essere una priorità assoluta, nel contesto presente di controllo capillare, totale, della rete e sulla rete.
#fediverso #kenobit #social #socialgeneralisti #piattaformeproprietarie