IMPORTANTE: una raccolta fondi a sostegno delle persone indagate per aver manifestato a Milano, durante lo sciopero generale, contro il genocidio del popolo palestinese:
tutte le informazioni qui: https://gofund.me/26e4fdfe7
_
IMPORTANTE: una raccolta fondi a sostegno delle persone indagate per aver manifestato a Milano, durante lo sciopero generale, contro il genocidio del popolo palestinese:
_
★ Radio Onda Rossa 87.9 fm ★ 27 Ottobre 2015
https://archive.org/details/ninco.manco.150
di
Gabriele Guarino e Luca Milesi
con
Olimpia Alvino, Alberto Albertino, Simone Carosio, Gabriele Guarino, Maria Concetta Liotta, Luca Milesi, Vita Rosa Pugliese, Alessio Sapienza
regia di Luca Milesi
Quanto valeva la vita di uno zappaterra nell’Ottocento? Poco o niente. Giuseppe Nicola Summa lo sapeva molto bene: era uno dei tanti cafoni del Sud. Garibaldi e i Mille avrebbero voluto fare di quella umanità un popolo libero, ma qualcosa andò storto e Giuseppe si dette alla macchia, divenendo il braccio destro di Carmine Crocco, il famoso generale dei briganti. La rivolta contadina che ha messo a ferro e fuoco il Meridione d’Italia appena dopo l’Unità è stata a lungo una pagina di storia proibita. Summa, detto “Ninco Nanco”, venne eliminato a Frusci il 13 marzo 1864. Se un bandito lo si uccide, un testimone lo si elimina e ogni termine chiamato in causa ha sempre un perché. I passi di Ninco Nanco, famoso anche per la sua inseparabile chitarra, avevano a lungo incrociato le trame dei gattopardi, i padroni del Meridione; grandi maestri nel salto sul carro del vincitore e portatori di quel particolare tipo di cambiamento che sempre lascia tutto immutato. Un testimone scomodo dunque, una delle prime bocche da mettere a tacere nel neonato Regno d’Italia. Gabriele Guarino e Luca Milesi hanno scritto lo spettacolo al termine di una ricerca durata mesi, coordinata dal meridionalista Valentino Romano e basata sulle monografie in commercio e sui fascicoli originali dei Tribunali Militari di Guerra istituiti dalla Legge Pica, conservati nell’Archivio di Stato dell’Eur.
Andrea Fabozzi
Non era il secondo tempo del referendum, la grande e bella manifestazione di sabato a Roma, era la tappa di un movimento in marcia da oltre due anni contro le guerre e gli autocrati che le scatenano.
A volte ignorati, più spesso criminalizzati, quegli stessi ragazzi e quelle stesse ragazze sono tornati degni di attenzione e di paternalistici consigli quando il loro voto è risultato determinante per far vincere il no e difendere la costituzione. Da irresponsabili estremisti che erano, in un fine settimana eccoli trasformati in massa di manovra per il campo largo e le sue alchimie.
Errore, perché il voto al referendum non conteneva alcun elemento di delega, era anzi una forma di quella democrazia diretta che chi organizza solidarietà, boicotta il genocidio e denuncia lo sviluppo ecocida ha messo in pratica da tempo, occupando spazi e piazze. Continua a leggere
Kaley aveva sei anni quando ha aperto YouTube per la prima volta. Quattordici anni dopo, un tribunale di Los Angeles ha stabilito che quell’architettura di prodotto aveva causato danni reali, condannando Meta e Google per aver progettato deliberatamente piattaforme che creano dipendenza. E anche se i ricorsi sono già annunciati, il precedente legale da oggi esiste. […] I social network nascono, almeno nella narrazione ufficiale, come strumenti di connessione. Facebook nel 2004 era una bacheca universitaria. YouTube nel 2005 era un posto dove caricare video amatoriali. Instagram nel 2010 era un’app per condividere fotografie con un filtro vintage. L’idea di fondo era orizzontale: le persone si connettono, si trovano, si parlano […] Quel modello aveva però un problema strutturale: non produceva abbastanza denaro. […] Il punto di non ritorno arriva quando le piattaforme scoprono che le emozioni forti trattengono più delle emozioni piacevoli. La rabbia, l’indignazione, l’ansia da confronto sociale […]
Shoshana Zuboff chiama questo meccanismo capitalismo della sorveglianza: l’esperienza umana trattata come materia prima gratuita, estratta e venduta sotto forma di previsioni comportamentali. La descrizione tecnica di come funziona il sistema, molto più che una metafora. […]
A rendere lo scenario (se possibile) più urgente è l’intelligenza artificiale. Gli algoritmi di oggi non sono quelli del 2015: […]
Chi ha iniziato a frequentare internet negli anni Novanta o nei primi anni Duemila porta con sé un’immagine che non corrisponde più a nulla di esistente. La rete che avevamo in testa era un luogo aperto, orizzontale, tendenzialmente democratico, dove l’informazione circolava senza filtri e le persone si connettevano liberamente. Un posto dove il potere si distribuiva invece di concentrarsi. Molti di noi ci hanno creduto davvero, e quella convinzione ha plasmato il modo in cui noi “vecchi” guardiamo ancora oggi a quello che succede online, compresi i ragazzi che ci vivono dentro.
Il problema è che stiamo usando una mappa vecchia per leggere un territorio che non esiste più.
La rete di oggi ha poco a che fare con quella che avevamo immaginato. [La rete di oggi è] Un sistema di infrastrutture private, ciascuna con le proprie regole opache, i propri algoritmi, i propri incentivi economici. Uno spazio strutturato come una serie di centri commerciali in cui l’accesso è gratuito perché, come ha detto qualcuno più capace di me, il prodotto sei tu. Le conversazioni non fluiscono liberamente: vengono filtrate, amplificate o soppresse in base a criteri che le aziende non rendono pubblici e che cambiano senza preavviso.
La promessa della connessione si è trasformata in un sistema di sorveglianza continua dell’attenzione. […]
Per leggere l’intero testo, cliccare su: Il giorno in cui la dipendenza digitale è diventata reato (tra Meta, Google, piattaforme e persone)
Andrea Fabozzi
Le uniche due riforme costituzionali non fermate dal referendum sono quelle di cui ci si è pentiti. La riforma del Titolo quinto con cui venticinque anni fa il centrosinistra è andato incontro agli egoismi leghisti, aprendo la strada ai tentativi di devoluzione e autonomia rafforzata che ancora ci appestano. E il taglio dei parlamentari approvato praticamente da tutti nella scorsa legislatura, con la promessa che avrebbe portato a un parlamento più autorevole e meno costoso: il risultato è che costa lo stesso e conta sempre meno.
Tenere a mente i precedenti, oggi, può evitare il rimorso domani. Nel caso della separazione delle carriere la modifica della Costituzione è ridondante. Non serve a dividere le funzioni del giudice e del pubblico ministero perché sono già divise, come ormai hanno capito persino gli spettatori dei telegiornali Rai (che non lo dicono).
Serve però a frammentare e così indebolire la magistratura, corpo nei confronti del quale è giusto essere diffidenti come verso tutti i titolari dei poteri repressivi – i crimini commessi in nome della legge annichiliscono quelli commessi contro la legge – ma la cui autonomia e indipendenza la Costituzione prevede a tutela dei cittadini e non dei funzionari che vestono la toga. Continua a leggere
l’orrore ha una storia. va sempre, costantemente, ricordata.
un articolo del 2020:
1949, gang rape and murder of a 13years-old girl by soldiers of the “most moral” genocidal army:
#Israhell
GIDEON LEVY – CON AGGHIACCIANTE COMPOSTEZZA, UN RAGAZZINO PALESTINESE DI 11 ANNI RACCONTA GLI ULTIMI ISTANTI DI VITA DELLA SUA FAMIGLIA
Khaled, 11 anni, e suo fratello Mustafa, 8, hanno perso i genitori e due fratelli quando la Polizia di Frontiera israeliana li ha uccisi a colpi d’arma da fuoco durante una gita serale del Ramadan. La testimonianza diretta di uno dei due sopravvissuti della famiglia Bani Odeh.
Di Gideon Levy e Alex Levac – 20 marzo 2026
Ci troviamo all’angolo di una strada. Da qui, la Kia della famiglia ha proseguito lungo la strada e ha svoltato a sinistra, verso casa. E qui, dietro il muro accanto al piccolo ristorante Nablus, ora chiuso, che serviva hummus, falafel e ful, gli agenti della Polizia di Frontiera si sono nascosti prima di uscire e sparare una raffica letale contro l’auto.
Erano le 1:30 di domenica scorsa. I finestrini della Kia erano aperti; era piuttosto facile vedere chi c’era dentro. Una famiglia. I genitori e i loro quattro figli. Un bambino cieco sedeva sulle ginocchia della madre, davanti accanto all’autista; i suoi tre fratelli erano dietro. Gli agenti avrebbero potuto urlare loro di fermare l’auto, e li avrebbero sentiti.
Ma questi agenti della Polizia di Frontiera, appartenenti all’unità “d’élite” sotto copertura Mista’arvim, che tre mesi prima, sotto gli occhi delle telecamere di sorveglianza, aveva di fatto giustiziato due sospetti dopo che questi si erano arresi, avevano idee diverse.
In Cisgiordania, a quanto pare, per fermare un’auto civile che per qualche motivo non è di loro gradimento, ai soldati è consentito crivellarla di proiettili, senza preavviso, e persino uccidere i suoi innocenti occupanti. Secondo Aref Daraghmeh, ricercatore sul campo per B’Tselem, il Centro israeliano di informazione per i diritti umani nei Territori Occupati, nella Kia sono stati sparati tra i 50 e i 70 colpi. Continua a leggere
lo so che sembrerà outdated, fuori tempo massimo, però penso che alla dreamachine di Gysin-Burroughs bisognerebbe dedicare non poco tempo dell’esperienza quotidiana.
video di Emily Bryan e Andre Perkowski
“In occasione della Giornata internazionale della donna, l’8 marzo, la Biblioteca di Scienze politiche ospita giovedì 19 marzo, l’incontro Eredità in movimento, il femminismo dagli anni Settanta ad oggi.
L’evento (a prenotazione obbligatoria) è strutturato come una tavola rotonda aperta al confronto, ed è condotto da Anna Minotti, laureata all’Università di Padova, dipartimento SPGI, con una tesi magistrale sul confronto fra femministe degli anni Settanta e quelle di oggi.
Lo scopo è proporre una lettura genealogica dei femminismi italiani dagli anni Settanta ai nostri giorni, che superando la narrazione per “ondate” metta in luce trasformazioni, discontinuità e conflitti attraverso cui […]” continua qui → https://ilbolive.unipd.it/it/eventi/eredita-movimento-femminismo-dagli-anni-settanta