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intellettuali della carta vs intellettuali di carta

non bisogna essere necessariamente anarchici o particolarmente coinvolti in una militanza, credo, per rendersi conto di quello che succede a livello globale, quasi senza eccezioni. a partire dal genocidio in Palestina.

così ieri mi sembrava sensato annotare queste righe sul silenzio degli intellettuali in rete, in particolare sul mutismo di quelli che hanno a che fare con la carta stampata, scrittori poeti filosofi, ma non solo loro: https://noblogo.org/differx/un-numero-impressionante-di-intellettuali-e-poeti-italiani-sta-letteralmente

ovviamente non poche sono le eccezioni positive e più che positive (eccezioni non di adesso, a situazione precipitante, ma presenti & in attività da tempo). nei tag a questo post si possono leggere appena alcuni nomi di persone alle quali si deve essere grati per l’impegno e l’opposizione effettiva alla narrativa di regime.

la situazione, voglio dire, non è in assoluto deprimente e di deserto. diciamo che però, a mio giudizio, davanti a oltre due anni di genocidio ripreso e trasmesso in diretta su tutti veramente tutti i nostri cellulari, l’aspettativa da parte mia era nettamente più ottimistica, ed è frustrata.

delle due l’una: (1) o gli intellettuali che non si scuotono dal sonno non hanno un cellulare in tasca, o ce l’hanno e scrollano a caso, non sono sui social, non leggono gli appelli, non ascoltano le fonti indipendenti e non si informano dove teoricamente qualsiasi essere senziente dovrebbe informarsi per seriamente smarcarsi dal mainstream; oppure (2) hanno capito benissimo come stanno le cose ma glissano, e allora forse è meglio non avere niente a che fare con loro.

la matematica del genocidio in modalità ytalya

notizia su fb: qui

annotazione mia:

evidentemente per l’ytalya 2p < 2c

ovvero 2 palestinesi uccisi valgono meno di 2 carabinieri minacciati.

anzi, diciamo che 200.000p < 2c

ovvero 200mila (stima prudentissima) palestinesi vittime di genocidio valgono meno, per l’ytalya, di 2 carabinieri minacciati.

Dichiarazione letta in aula da Anan Yaeesh, prigioniero palestinese detenuto nelle carceri italiane su mandato israeliano

Desidero iniziare con i miei saluti alla Corte e a tutti i presenti.
Esiste sempre la legge, ma anche lo spirito della legge; pertanto, vorrei chiedere all’Onorevole Giudice di concedermi il minimo diritto umano nei confronti del mio Paese, osservando un minuto di silenzio per le anime dei bambini, delle donne e dei martiri della Palestina.

Innanzitutto, desidero affermare la mia fiducia nel sistema giudiziario italiano e riconoscerne la legittimità. Tuttavia, mi oppongo all’essere processato in Italia, in quanto sono palestinese e non ho commesso alcun reato né in Italia né in qualsiasi altro paese. Il mio fascicolo, come resistente palestinese, è conosciuto dalle autorità di sicurezza italiane, e ho ottenuto il permesso di soggiorno in Italia e la protezione speciale dopo che la mia richiesta di asilo era stata respinta dal Tribunale di Foggia.

Pertanto, signor Presidente, considero il mio arresto e il mio processo qui illegittimi, poiché l’arresto stesso, sin dal primo momento, è stato compiuto in contrasto con il diritto internazionale umanitario, con lo statuto delle Nazioni Unite, con la Convenzione di Ginevra e con i due protocolli aggiuntivi, e tutto ciò che ne è derivato è anch’esso illegale; ciò che si fonda sull’illegittimità, infatti, è anch’esso illegittimo.

Se riconoscete la legittimità dello Stato di Palestina, allora la richiesta di estradizione avanzata nel gennaio dello scorso anno nei miei confronti avrebbe dovuto essere presentata attraverso il governo del mio Paese. Se, invece, considerate la Palestina come un territorio illegalmente occupato da una potenza coloniale, allora la resistenza è un diritto legittimo e non dovreste arrestarmi qui per tale motivo.
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9 novembre, Roma: per la Palestina_ iniziativa di solidarietà

pranzo solidale_ per la Palestina_ domenica 9-11-2025

PRANZO SOLIDALE PER LA PALESTINA a sostegno del progetto “ULIVI CULTURA DI PACE” per il ripristino e la protezione delle ulivete attaccate da coloni ed esercito israeliano, perché ripiantare vuol dire resistere, perche in palestina l’ ulivo non è solo sovranità economico-alimentare ma è storia,comunità, armonia, indipendenza, cultura, perche è più di un albero!

QUESTA DOMENICA, 9 novembre 2025

CSOA EX-SNIA (via prenestina 163)

11:30 DIBATTITO

13:30 PRANZO A OFFERTA LIBERA

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free palestine _ sciopero generale, oggi 22 settembre 2025, contro il genocidio e per la libertà e l’autodeterminazione del popolo palestinese

differx si unisce allo sciopero collettivo di protesta contro il genocidio in corso

https://www.fanpage.it/attualita/sciopero-generale-lunedi-22-settembre-per-gaza-a-rischio-settori-pubblici-e-privati-gli-orari-dello-stop/

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https://www.usb.it/leggi-notizia/usb-proclama-lo-sciopero-generale-per-il-22-settembre-difendere-la-flotilla-fermare-il-genocidio-a-gaza-stop-alleconomia-di-guerra-1114.html

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#Gaza #genocide #genocidio #Palestine #Palestina #warcrimes #sionismo #zionism #starvingpeople #starvingcivilians #iof #idf #colonialism #sionisti #izrahell #israelterroriststate #invasion #israelcriminalstate #israelestatocriminale #children #bambini #massacri #deportazione #concentramento #famearmadiguerra #sciopero #scioperogenerale

izrahell si guarda la pancia

israele autocentrato anche (e proprio) mentre commette genocidio

a journalist about the economic tsunami hitting izrahell

il video che segue va visto, è istruttivissimo: 

https://www.instagram.com/reel/DOlrA03D3DL/

uno “tsunami” per l’economia israeliana, dicono nel video.

MA CRIBBIO, È IL MINIMO!
per uno Stato genocida, il boicottaggio è il minimo delle risposte.

siete sulla strada verso la cancellazione di due milioni di esseri umani che da quasi un secolo trattate come spazzatura, e il mondo dovrebbe comprare la vostra merce?

n.b.: in tutto il video la parola genocidio appare una sola volta. quel che si ricava dalle immagini è che la preoccupazione delle aziende, dei giornalisti e dei commercianti israeliani non è per le CAUSE del boicottaggio (ossia per i Palestinesi ammazzati e la Palestina a ferro e fuoco) ma per l’economia sionista. l’economia dell’entità statale occupante, coloniale e genocida.

come a dire: i nazisti bruciano un campo di concentramento con i prigionieri dentro, ma la loro principale preoccupazione è che la gente che vede tutto questo non compra più le margherite coltivate nella zona d’interesse.


#Gaza #genocide #genocidio #Palestine #Palestina #warcrimes #sionismo #zionism #starvingpeople #starvingcivilians #iof #idf #colonialism #sionisti #izrahell #israelterroriststate #invasion #israelcriminalstate #israelestatocriminale #children #bambini #massacri #deportazione #concentramento #famearmadiguerra #boicottaggio #economiaisraeliana

google firma un contratto da 45 milioni di dollari per diffondere propaganda israeliana 

#google firma un contratto da 45 milioni di dollari per diffondere #propaganda israeliana

al link i dettagli:

https://www.instagram.com/reel/DOLVp30DMPU/

#Gaza #genocide #genocidio #Palestine #Palestina #warcrimes #sionismo #zionism #starvingpeople #starvingcivilians #iof #idf #colonialism #sionisti #izrahell #israelterroriststate #invasion #israelcriminalstate #israelestatocriminale #children #bambini #massacri #deportazione #concentramento #famearmadiguerra

24 minuti di applausi, 24 mesi di ritardo

24 minuti di applausi per il documentario, presentato al festival di Venezia, dedicato a Hind Rajab e all’atroce esecuzione che l’esercito sionista ha messo in atto, uccidendo lei, la giovane Layan, e gli altri familiari che erano con loro, oltre ai due operatori della mezzaluna rossa mandati in soccorso.

applausi necessari, commossi, importanti. l’occidente si sveglia, ma i mesi e i morti intercorsi sono tanti, troppi. il genocidio va avanti da quasi 24 mesi.

un’idea diversa di umanità, che è nelle teste e nei corpi di chiunque anche per una sola volta abbia ascoltato le urla di Layan e i colpi della mitragliatrice israeliana, e abbia visto e sentito due anni di urla e gente innocente bruciata viva, chiede altro, molto altro: chiede che si risolvano, anzi che si cancellino alla radice tutte le mostruosità che stanno alla base delle migliaia di bambine e bambini, e donne e uomini, che il sionismo genocida ha cancellato E STA CANCELLANDO precisamente adesso, mentro scrivo e leggete queste righe.

il sionismo va eradicato con l’intelligenza, la cultura, l’educazione di base. ma tra quanti decenni sarà anche solo pensabile questo? meglio: sarà, in assoluto?

lo stato di israele non può fare solo ammenda o deporre le armi, questo è il grado zero, o forse il -1.

israele deve dimostrare coi fatti di non tollerare, di rifiutare radicalmente il sionismo e le sue prassi omicide, razziste, suprematiste, coloniali, militarmente aggressive: teocratiche o laiche che siano. e non può farlo, perché questi orrori (e non altro) fondano israele e l’idea stessa di uno stato etnico. ne impalcano le basi, la struttura intera. l’apartheid non ne è la deviazione ma l’anima.

il furto di terre, la rapacità coloniale, l’ideologia d’invasione armata, di disprezzo e omicidio, sono israele.

sono, questi orrori, l’antisemitismo incarnato, inoltre. l’antiebraismo più violento pensabile. il negativo di tutto ciò che il nazismo voleva sterminare e ha sterminato.


#Gaza #genocide #genocidio #Palestine #Palestina #warcrimes #sionismo #zionism #starvingpeople #starvingcivilians #iof #idf #colonialism #sionisti #izrahell #israelterroriststate #invasion #israelcriminalstate #israelestatocriminale #children #bambini #massacri #deportazione #concentramento #famearmadiguerra #Hind #HindRajab

israele dichiara 63 siti archeologici palestinesi in cisgiordania come “israeliani”

ISTITUTO DI RICERCA PALESTINESE: ISRAELE DICHIARA 63 SITI ARCHEOLOGICI PALESTINESI IN CISGIORDANIA COME “ISRAELIANI”

Informatore Nazionale della Palestina – 21 agosto 2025

Un istituto di ricerca palestinese ha riferito questa settimana che l’esercito israeliano ha dichiarato 63 siti archeologici palestinesi in Cisgiordania come “siti archeologici israeliani”, in una chiara violazione del Diritto Internazionale e degli obblighi internazionali.
Il bersaglio dei siti archeologici palestinesi in Cisgiordania non è una mera misura amministrativa o legale, ma fa parte di una politica sistematica volta a confiscare il patrimonio palestinese.
Questi dettagli sono contenuti in un rapporto pubblicato dall’Istituto di Ricerca Applicata dì Gerusalemme, dal titolo: “Siti archeologici nel governatorato di Nablus: un’arena aperta per i piani di confisca israeliani”.
L’azione israeliana coincide con il Genocidio in corso nella Striscia di Gaza, mentre in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, le forze israeliane e i coloni hanno ucciso almeno 1.015 palestinesi, ferito circa 7.000 persone e arrestato oltre 18.500, secondo dati palestinesi.
Il rapporto segnala che, sulla base di un opuscolo contenente ordini militari firmati dal capo dell’Amministrazione Civile israeliana nella Cisgiordania Occupata, il Generale di Brigata Moti Almoz, 63 siti in Cisgiordania sono stati classificati come “siti storici e archeologici israeliani”.
Questi includono 59 siti nel Governatorato di Nablus, tre a Ramallah e uno a Salfit (a Nord).
Il rapporto sottolinea che la designazione dei siti archeologici palestinesi in Cisgiordania da parte di Israele è parte di una politica deliberata di confisca del patrimonio palestinese, e non solo di misure formali amministrative o legali.
Aggiunge inoltre che la mossa mira a “rimodellare l’identità del patrimonio palestinese per servire la narrativa israeliana”, soprattutto poiché la maggior parte dei siti colpiti si trova vicino a insediamenti o avamposti israeliani, in particolare nell’area di Nablus.
La classificazione di questi siti storici e archeologici palestinesi come israeliani rappresenta una palese violazione del Diritto Internazionale, una grave infrazione degli obblighi internazionali e una minaccia diretta all’identità nazionale palestinese.
Il rapporto dell’Istituto di Ricerca Applicata dì Gerusalemme afferma inoltre che le autorità di Occupazione israeliane classificano più di 2.400 siti archeologici palestinesi nella Cisgiordania Occupata come israeliani.
Sebbene le autorità israeliane sostengano che alcune aree debbano essere protette e preservate, nella pratica “sono utilizzate per controllare vaste aree di terra palestinese con il pretesto della protezione del patrimonio”.
Molti di questi siti vengono poi convertiti a uso di insediamenti, avamposti, scopi militari, turistici o ricreativi, a beneficio esclusivo dei coloni e dei turisti israeliani.
Questa politica fa parte del progetto di rimodellare l’identità del patrimonio palestinese per adattarla alla narrativa israeliana, con la maggior parte dei siti colpiti situati vicino a insediamenti o avamposti.
Secondo rapporti palestinesi, entro la fine del 2024 il numero dei coloni in Cisgiordania ha raggiunto circa 770.000, distribuiti in 180 insediamenti e 256 avamposti, di cui 138 classificati come agricoli e rurali.
Con il sostegno degli Stati Uniti, Israele ha portato avanti una Campagna Genocida a Gaza dal 7 Ottobre 2023, fatta di uccisioni, fame, distruzione e sfollamenti forzati, ignorando tutti gli appelli internazionali e gli ordini della Corte Internazionale di Giustizia di fermarsi.
Questo Genocidio ha causato 62.122 morti palestinesi, 156.758 feriti (per lo più bambini e donne), oltre 9.000 dispersi, centinaia di migliaia di sfollati e una carestia che ha provocato 269 vittime, tra cui 112 bambini.

fonte: https://www.pib.news/article/palestinian-research-institute-israel-declares-63-palestinian-archaeological-sites-as-israeli-in-west-bank

trad. it.: La Zona Grigia
https://www.facebook.com/100066712961629/posts/1106332184933870/


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lettera del presidente dell’arci e del presidente delle acli al ‘manifesto’ e ad ‘avvenire’

Cari direttori del Manifesto e di Avvenire,
come presidenti di due associazioni nate e cresciute in culture differenti ci troviamo a scrivere insieme consci della responsabilità di non tacere di fronte alla tragedia che si sta consumando a Gaza e in Cisgiordania.
Non intervenire nel momento in cui la diplomazia e anche solo l’umanità stanno naufragando equivale a un disimpegno morale che ci renderebbe colpevoli. Mentre l’attenzione dei media internazionali si concentra sulle mosse del presidente statunitense – tra trattative con la Russia e passerelle interne – l’espansione delle colonie israeliane illegali di Gerusalemme est prosegue indisturbata. In particolare il progetto del corridoio E1, avviato negli anni Novanta e rilanciato più volte come cardine delle politiche di occupazione israeliane sulla città e sull’intera Cisgiordania.
A queste decisioni si sommano le operazioni militari nella Striscia e l’uso sistematico della fame e della sete come strumenti di guerra contro la popolazione civile palestinese.
Ogni volta che ci siamo recati in Cisgiordania, l’enorme colonia di Ma’ale Adumim appariva più estesa, meglio collegata a Gerusalemme, con infrastrutture sempre più imponenti. In questi anni è stato portato avanti un piano progressivo e sistematico che l’attuale governo israeliano intende completare.
Le colonie non sono solo insediamenti abitativi, ma un vero e proprio sistema di controllo fatto di strade e infrastrutture interdette ai palestinesi e riservate agli israeliani. Un regime di apartheid compiuto, che priva un intero popolo di libertà di movimento, di dignità e di futuro. La Cisgiordania tagliata in due dal nuovo insediamento significherebbe l’impossibilità di collegare Betlemme e Ramallah, la cancellazione di uno Stato palestinese con continuità territoriale, l’azzeramento dello status quo di Gerusalemme che dovrebbe essere la base di qualunque accordo di pace.
Intanto la città vive mesi drammatici: strade deserte, attività commerciali chiuse, turismo azzerato e dunque meno testimoni capaci di raccontare il processo di giudaizzazione in corso. Proseguono le demolizioni di case nei quartieri di Silwan e Sheikh Jarrah: è stata abbattuta perfino la tenda del Comitato al-Bustan, simbolo della resistenza civile che tante volte abbiamo incontrato. Non siamo di fronte a novità. Lo abbiamo denunciato per anni, spesso in solitudine insieme a poche organizzazioni della società civile internazionale: era chiaro dove si voleva arrivare e quali fossero le intenzioni del governo israeliano.
Oggi, davanti all’evidenza di una Cisgiordania spezzata e di una Gerusalemme snaturata, fingere che esista ancora una trattativa credibile è un’ipocrisia. E a questo quadro si aggiunge Gaza, con bombardamenti incessanti e migliaia di vittime civili che smentiscono ogni retorica sulla sicurezza. Non è autodifesa nata dopo la tragedia del 7 ottobre, non è strategia di sicurezza: è punizione collettiva, occupazione militare, violenza sistematica contro un popolo che da decenni subisce espulsioni, assedi e massacri.
Il governo italiano, continuando a sostenere Israele senza condizioni, si rende complice di questa catastrofe. Israele oggi va sanzionata non più e non meno della Russia di Putin. Dire che non è ancora il tempo del riconoscimento politico della Palestina equivale a nascondere la testa sotto la sabbia e non riconoscere la dignità a un popolo che sta soffrendo pur di continuare a respirare sulla propria terra.
È tempo di un cambio di rotta netto e immediato: chiedere la fine degli insediamenti, la cessazione delle operazioni militari a Gaza, il rispetto del diritto internazionale e delle risoluzioni Onu, il riconoscimento pieno dello Stato di Palestina.
Come Arci e Acli non ci rassegniamo al silenzio e non accettiamo la logica dei fatti compiuti. Alziamo la voce e continueremo a farlo, perché crediamo che pace e giustizia siano inseparabili e che il futuro del popolo palestinese e di quello israeliano non possa che passare dalla fine dell’occupazione e dall’uguaglianza dei diritti.

*Presidente delle Acli, Emiliano Manfredonia
**Presidente Arci, Walter Massa

Lavinia Marchetti: l’indicibile dei soldati israeliani

DAL TRAUMA ALLA DENUNCIA: SOLDATI ISRAELIANI RACCONTANO L’INDICIBILE.

di Lavinia Marchetti

Oggi potremmo parlare dell’ennesima offensiva contro civili inermi, a Gaza city, morte e distruzione. Dichiarazioni di Netanyahu, dei naziministri, eppure, ormai, abbiamo capito che andranno avanti, fino alla fine. Sì, le nostre istituzioni condannano (con due anni di ritardo e centinaia di migliaia di morti dopo), ma presumibilmente non faranno nulla. E allora il lavoro storico diventa fondamentale, perché cancelleranno le prove. La deportazione serve anche a quello, a far sparire le tracce, con le ruspe, con le bombe. Quindi dobbiamo impegnarci a conservare una memoria, ordinata, complessa, quotidiana.

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“non noi” / marco giovenale 2024

quello che segue è il breve brano col quale lo scorso anno ho risposto alla richiesta di partecipare alla sequenza di interventi “Poesia, prima persona plurale. (Indagine sulla valenza sociale della poesia contemporanea)”, sequenza uscita su ‘Le parole e le cose’ a cura di Lorenzo Mari e Gianluca Rizzo – che ringrazio nuovamente dell’invito (e con loro la redazione di LPLC).
il testo, in rete da novembre 2024 qui, non è presente nel relativo libro pubblicato da Argo da pochissimo, ho così considerato che forse renderlo reperibile in rete fosse plausibilmente non inutile, considerandone soprattutto l’argomento.


non noi

 

“noi no”
(sandra mondaini, raimondo vianello, jeff bezos, 1977)
(n.b.: l’epigrafe deve essere di merda e deve fare sorridere)

 

il noi di cui noi disponiamo è completamente sbagliato, è da rifare, siamo noi da rifare. in attesa, va evitato l’uso; ci evitano in parecchi.

il noi anche semplicemente grammaticale che disponiamo sulla scacchiera della sintassi non sta messo meglio: errore o meglio un errante fra convenzioni di diorite e alleanzelle di biscotto.

tra l’altro si sapeva, si è sempre saputo.

cioè continua a essere: stupro di gruppo, fusioni societarie, coloni, ufficiali, uffici, tribalismo, correnti di convezione, cattivo odore bene collettivo, circhi senza farina, batte col piatto del machete sulla gamba e taglia le condutture d’acqua ovviamente in Cisgiordania.

il pronome yankee a inizio agosto 2024 stanzia 18 miliardi di dollari perché israele continui la distruzione del popolo Palestinese e il furto di terre.

non so/sappiamo e nessuno sa cosa possa sostituire la splendida profondità fognaria dei pronomi di prima persona, uno e multiplo, instagrammer e gruppi fb.

non c’è crimine che non trovi (un) noi a giustificarlo, dagli omicidi e violenze sessuali a megiddo e nelle altre carceri israeliane agli acquirenti dei manualetti di ultradestra.

la pancia di amazon è piena di mosche, una per ogni penny di jb.

è passato da poco il primo compleanno del genocidio ai danni della Palestina, a sua volta vetta di 76 compleanni di Nakba. una montagna di montagne di morti.

il noi (di merda) degli intellettuali (di merda) non si è mica sentito, o – diciamo – si è sentito pochissimo (e) male. o meglio uno zero, per altri zeri, di fronte al noi invece energico tricolore bluette del roblox di parigi ’24 [=olimpiadi].

medici operai operatori scrivono noi tornando da Gaza, da Gerusalemme Est, dalla West Bank, o standoci: possono usare il pronome, gli altri no, noi no.



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n.b.: il testo registra la situazione all’estate del 2024, quando cioè è stato scritto