Archivi categoria: segnali e azioni

‘ahida’, newsletter della scorsa settimana

ahida
https://www.ahidaonline.com/

Per una confederazione di autonomi saperi critici. Una rivista è uno spazio comune dove si riconoscono delle intelligenze unite nella differenza. La sua ricchezza è lo squilibrio delle esperienze e delle intelligenze soggettive. Tutto quanto saprà esprimere potrà quindi essere diluito, frantumato e ricomposto dal confronto soggettivo

graphic journalism
Black Panther
di Giuseppe (Beppi) Zambon e Paolo De Marchi


konnektor
La nuova politica Usa sulla Palestina
di Mitchell Plitnick


konnektor
La nuova politica Usa sulla Palestina
di Mitchell Plitnick


konnektor
L’occupazione americana di Gaza è iniziata
di Mitchell Plitnick


selfie da zemrude
Il racconto del Boomernauta. Parte Seconda: La Governance quantistica e Le Tecnologie degli affetti Multispecie
di Giorgio Griziotti


selfie da zemrude
V° Fantascienza e modernità
di Giuliano Spagnul


percezioni e linguaggi fuori asse / differx (notilla odierna)

se, intorno ai quindici anni o poco prima o poco dopo, scoprendo i racconti di Cortàzar, e venendone disorientato anzi scosso, mi fossi fermato alla sorpresa e mi fossi fatto – diciamo così – disarcionare dalla singolarità del suo lavoro, se insomma avessi […] 
continua qui: https://noblogo.org/differx/se-intorno-ai-quindici-anni-o-poco-prima-o-poco-dopo-scoprendo-i-racconti-di

lingue senza madre / motherless tongues

qui una lettura importante per riprendere i vari argomenti trattati (o anche solo accennati) nei giorni scorsi. 

p. es.

https://differx.noblogs.org/2026/02/11/valere-novarina-e-il-tentativo-di-saperne-tutti-i-giorni-un-po-meno-che-le-macchine/

https://differx.noblogs.org/2026/02/10/letterature-minori-deleuze-vita-minore-verbi-nomi-fratelli-minori/

https://slowforward.net/2026/02/11/%e2%86%92-corallo-rosselli/

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Against a backdrop of xenophobic and ethnonationalist fantasies of linguistic purity, “Poetry After Barbarism” uncovers a stateless, polyglot poetry of resistance—the poetry of motherless tongues. Departing from the national and global paradigms that dominate literary history, Jennifer Scappettone traces the aesthetic and geopolitical resonance of “xenoglossic” poetics: poetry composed in the space of contestation between national languages, concretizing dreams of mending the ruptures traced to the story of Babel. Studying experiments between languages by immigrant, refugee, and otherwise stateless authors, this book explores how poetry can both represent and jumpstart metamorphosis of the shape and sound of citizenship, modeling paths toward alternative republics in which poetry might assume a central agency.

(https://slowforward.net/2026/02/10/poetry-after-barbarism-by-jennifer-scappettone-online-talk-h-0000/#more-143291)

‘romarivista’ si presenta domani, 13 febbraio, a roma, al museo macro

Io non potrò essere presente in questa occasione, ma mi fa piacere segnalarla, e altrettanto sono felice che un testo da Oggettistica (TIC Edizioni, 2024) sia incluso in questo primo numero della pubblicazione, grazie all’invito e all’ospitalità di Julia Draganović, direttrice dell’Accademia Tedesca di Roma – Villa Massimo

romarivista al macro_ presentazione del 13 feb 2026

cliccare per maggiori informazioni

In occasione della prima uscita di romarivista, il magazine culturale di Roma Capitale, è in programma una festa il 13 febbraio, dalle 18:30, al Macro – Museo d’Arte Contemporanea di Roma.

Durante l’evento, che prevede la presenza di Massimiliano Smeriglio, assessore alla cultura capitolino, si susseguiranno talk, interviste, dj set, letture.
Presenti inoltre Luca Bergamo, direttore editoriale di ‘romarivista’, Cristiana Perrella, la nuova direttrice del Macro, insieme all’autrice e giornalista Francesca Mannocchi, agli artisti Bob Corsi, Tiziano Panici, Alfredo Angelici e Sergio Lo Gatto, alle giornaliste Annalisa Camilli e Simona Maggiorelli, a Edoardo Bucci di Scomodo, ai ricercatori Diletta Huyskes e dal Sony Computer Science Laboratories Vittorio Loreto e Milena di Canio oltre a Martina Tariciotti e Giulia Vallosio autrici del progetto grafico, Filippo Tantillo e Eva Santoloci.  Sarà presente anche la redazione di romarivista: Silvia Barbagallo, Loredana di Guida,  Matteo Fantozzi, Stefania La Sala, Federica Nastasia, Giulia Ragonese, Anna Voltaggio.

https://www.zetema.it/venerdi-13-febbraio-festa-al-macro-per-la-prima-uscita-di-romarivista/

https://www.museomacro.it/evento/romarivista-si-presenta-al-macro

Ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili.

https://www.comune.roma.it/web/it/notizia/nasce-romarivista-2025.page

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dove sarà possibile trovare la rivista, gratuita?
qui l’elenco dei punti di distribuzione

Una scrittura che ammala. Valère Novarina e il tentativo “di saperne, tutti i giorni, un po’ meno che le macchine”

in tempi di improving AI, incombente intelligenza artificiale e predazione (coloniale) dentro e fuori le culture e le vite, ecco che magari una mossa a lato, una deficienza naturale, come sbandamento verso l’insania linguistica e uno sfondamento dei margini del letterario, un taglio nella rete, un disturbo o vuoto o glitch, un ampliamento della raggiera dei lessici, una deriva/prassi xenoglottica (J. Scappettone¹) – alla fin fine – e quindi sempre all’inizio – è quel che meglio rappresenta, descrive e motiva i sacrosanti “oggetti-letterari-non-identificati” di cui parla Andrea Inglese ricordando Valère Novarina qui: https://www.nazioneindiana.com/2026/01/22/novarina-scienziato-dellignoranza/

…traducendone un frammento (da Pendant la matière) assolutamente esplicito e necessario, che gli rubo e qui riporto:

Ho sempre praticato la letteratura non come un esercizio di intelligenza ma come una cura d’idiozia. Mi dedico a essa laboriosamente, metodicamente, quotidianamente, come a una scienza dell’ignoranza: scendere, fare il vuoto, cercare di saperne, tutti i giorni, un po’ meno che le macchine. C’è oggi una gran quantità di persone molto intelligenti, molto informate, che illuminano il lettore, gli dicono dove bisogna andare, dove va il progresso, ciò che bisogna pensare, dove mettere i piedi; io mi vedo piuttosto come quello che gli benda gli occhi, come uno che è stato dotato d’ignoranza e che vorrebbe offrirne a quelli che la sanno troppo lunga. Un portatore d’ombra, uno svelatore d’ombra, qualcuno che ha ricevuto qualcosa in meno.

[[[ è “un meno che è un più” – direbbe Hélène Cixous²,

[[[ è – volendo – pure un mancare che paradossalmente accumula; e/o diventa un “misto di deformazioni, improprietà , prestiti più o meno leciti da tratti morfologici dell’italiano delle origini, e stranezze in verità  produttrici di senso da intendere precisamente come ‘forza poetica piuttosto che come impoverimento’, mancanza (detraction)” – notillavo io recensendo nel 2012 Locomotrix, antologia di testi di Amelia Rosselli studiati tradotti e annotati da J. Scappettone. 

[[[ è l’idiozia e il depensamento di cui hanno variamente parlato Bene e Villa. 

[[[ è forse anche Giuliano Mesa che, in contrasto con una letteratura che cura (o “della cura”), spesso ha messo al centro dei suoi interessi – anche in riferimento al proprio lavoro – una scrittura che ammala]

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¹ Cfr. https://slowforward.net/2025/12/16/poetry-after-barbarism-by-jennifer-scappettone/ e https://www.ilverri.it/magazine/4339/lingue-senza-madre/
² H. Cixous – J. Derrida, La lingua che verrà, Meltemi, Roma 2008, p. 68.

letter(atur)e minori (deleuze) / vita minore / verbi-nomi-fratelli-sorelle minori

la santità come insania, in fondo (e: che sta in fondo, al fondo): https://slowforward.net/2026/02/10/a-breve-a-palazzo-collicola-spoleto/

la follia preverbale di Francesco.leonora carrington, giù in fondo
in questa mostra a Spoleto saranno presenti anche alcuni materiali asemici miei.
non anticipo nulla (cosa si può “anticipare”, del resto, quando un significato non c’è?). in esposizione anche opere di altri artisti e artiste.

in fondo la scrittura asemica è una lingua “così minore” da essersi del tutto sommersa nel flusso segnico delle cose e degli sguardi quotidiani, allontanata dal significato: qualunque significato. (senza per questo assumerne “uno qualunque”: anzi prendendo le distanze – ma senza albagia – dal significato in generale, pur restando nel cerchio d’ombra del senso).

don’t miss the artshow

MG