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Lavinia Marchetti: “Anatomia del diniego. 20 strategie mentali per negare (consciamente o inconsciamente) un genocidio”

nel costante tentativo di spostare dai social generalisti ai blog e al fediverso le informazioni che contano e gli articoli di valore, riporto qui integralmente un importante testo di 

Lavinia Marchetti

ANATOMIA DEL DINIEGO: 20 STRATEGIE MENTALI PER NEGARE (CONSCIAMENTE O INCONSCIAMENTE) UN GENOCIDIO

1. La Verneinung Istituzionale (Negazione Freudiana)
Il soggetto enuncia il trauma nell’atto stesso di ripudiarlo. Dire “non è un genocidio” permette di evocare l’orrore senza assumersene il peso morale. Come il paziente che dice “quella donna nel sogno non è mia madre”, il negazionista nomina il crimine solo per esorcizzarlo, trasformando la parola in uno scudo anziché in una diagnosi. Basta mettere il NON assieme alla parola che si ripudia, nominandola la si esorcizza e la si nega (Es. Liliana Segre, Mieli, Mentana e altri migliaia)
2. Inversione dell’Onere dell’Indignazione
La colpa viene traslata dal carnefice all’osservatore. Chi denuncia il massacro viene accusato di “faziosità” o “odio ontologico”. La vittima scompare, sostituita dall’offesa che il testimone recherebbe alla sensibilità dell’accusato. L’analisi dei fatti viene così degradata a sintomo di un pregiudizio morale. (Es. attaccare sul personale Francesca Albanese senza attaccare i dati incontrovertibili che porta)
3. Eufemizzazione Progressiva (Degradazione Semantica)
Si opera una “bonifica” del linguaggio. Attraverso una scala discendente, il genocidio diventa massacro, poi conflitto, poi operazione di sicurezza, fino a giungere alla rassicurante “crisi umanitaria”. Sostituendo il nome del crimine con quello della sua conseguenza, si cancella l’agente e la sua intenzionalità.
4. Scotomizzazione Cognitiva dell’Immagine
Davanti all’evidenza visiva del corpo martoriato, la mente attiva un riflesso di rigetto. L’immagine non è più prova, ma “fabbricazione”. Il dolore dell’altro viene declassato a “Pallywood” o messinscena, trasformando l’empatia in cinismo epistemologico: “vedo, dunque dubito”.
5. Astrazione Tecno-Militare (De-identificazione)
L’essere umano viene dissolto nel gergo balistico. I bambini diventano “effetti collaterali”, le case “obiettivi sensibili”, le generazioni meri “target demografici”. Questo lessico asettico agisce come un antidolorifico: non si uccidono persone, si neutralizzano minacce. È la vittoria della geometria sulla carne.
6. Feticismo Documentale e Positivismo Giuridico
Si esige una “pistola fumante” che il diritto internazionale non richiede (come l’ordine scritto di sterminio). Ignorando che l’intento genocidario si deduce dalla sistematicità delle azioni, il negazionista si rifugia nel cavillo, sospendendo il giudizio etico in attesa di una firma che non arriverà mai. Nessuno scrive: facciamo un genocidio contro i palestinesi, anche se i ministri israeliani ci sono andati vicinissimi.
7. Procrastinazione Strategica del Giudizio
L’invocazione di “indagini indipendenti” e “tempi della giustizia” diventa un’arma per proteggere il massacro in corso. La verità viene proiettata in un futuro remoto, rendendola irrilevante per il presente. Il diritto, nato per proteggere, viene usato per garantire il tempo necessario allo sterminio.
8. Teoria della Simulazione Vittimaria
È il culmine della crudeltà: la vittima è accusata di auto-infliggersi il dolore per scopi propagandistici. Ogni grido è letto come una sceneggiatura. In questa cornice, il testimone non è solo inattendibile, è complice di una truffa globale ai danni della verità.
9. Ironia Diplomatica e Disprezzo d’Élite
Il diniego scende dall’alto sotto forma di sufficienza. I leader definiscono le accuse “oltraggiose” o “prive di fondamento” senza mai entrare nel merito dei fatti. L’istituzione deride le argomentazioni e le minimizza. La realtà viene espulsa dal dibattito attraverso il filtro del decoro diplomatico.
10. Sequestro della Memoria (Eccezionalismo Storico)
Si cristallizza il concetto di genocidio in un unico evento passato (la Shoah), rendendolo una categoria sacra e irripetibile. Qualsiasi altro sterminio viene considerato un’imitazione sbiadita o una bestemmia analogica. Il passato, invece di insegnare a riconoscere il presente, viene usato per nasconderlo.

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editorialino_20260204: ennesimo bombardamento israeliano, e vittime civili

audio di commento a https://www.fanpage.it/esteri/nove-morti-in-attacchi-israeliani-nella-notte-a-gaza-tra-le-vittime-anche-un-bambino-di-5-mesi/

(dove si dice che le criminali “idf” lamentano, senza vergognarsi, una “violazione del cessate il fuoco” da parte dei palestinesi! che viltà assoluta, da parte delle truppe sioniste che quello stesso cessate il fuoco lo hanno violato centinaia di volte, bombardando civili e distruggendo strutture essenziali alla sopravvivenza)

Attacchi israeliani nella notte a Gaza, 21 morti

cfr. anche https://www.instagram.com/reel/DUVeuhXCpbE/

intellettuali della carta vs intellettuali di carta

non bisogna essere necessariamente anarchici o particolarmente coinvolti in una militanza, credo, per rendersi conto di quello che succede a livello globale, quasi senza eccezioni. a partire dal genocidio in Palestina.

così ieri mi sembrava sensato annotare queste righe sul silenzio degli intellettuali in rete, in particolare sul mutismo di quelli che hanno a che fare con la carta stampata, scrittori poeti filosofi, ma non solo loro: https://noblogo.org/differx/un-numero-impressionante-di-intellettuali-e-poeti-italiani-sta-letteralmente

ovviamente non poche sono le eccezioni positive e più che positive (eccezioni non di adesso, a situazione precipitante, ma presenti & in attività da tempo). nei tag a questo post si possono leggere appena alcuni nomi di persone alle quali si deve essere grati per l’impegno e l’opposizione effettiva alla narrativa di regime.

la situazione, voglio dire, non è in assoluto deprimente e di deserto. diciamo che però, a mio giudizio, davanti a oltre due anni di genocidio ripreso e trasmesso in diretta su tutti veramente tutti i nostri cellulari, l’aspettativa da parte mia era nettamente più ottimistica, ed è frustrata.

delle due l’una: (1) o gli intellettuali che non si scuotono dal sonno non hanno un cellulare in tasca, o ce l’hanno e scrollano a caso, non sono sui social, non leggono gli appelli, non ascoltano le fonti indipendenti e non si informano dove teoricamente qualsiasi essere senziente dovrebbe informarsi per seriamente smarcarsi dal mainstream; oppure (2) hanno capito benissimo come stanno le cose ma glissano, e allora forse è meglio non avere niente a che fare con loro.

“La prossima fase del genocidio di Gaza è iniziata” (Ghada Ageel, in un post di D. Goracci)

da un post di Doriana Goracci su fb

La prossima fase del genocidio di Gaza è iniziata

Le recenti dichiarazioni dell’ex Segretario di Stato americano Mike Pompeo preannunciano la prossima fase del progetto genocida di Israele: la cancellazione.

Il corpo di Jamal, un bambino di nove anni, è paralizzato. Soffre di spasmi costanti, incontrollabili e violenti. Non riesce a dormire durante questi spasmi. E nemmeno sua madre. Per tenere sotto controllo gli spasmi, è necessario un farmaco chiamato baclofene. Rilassa i muscoli e ferma i tremori. Interrompere improvvisamente l’uso del baclofene può avere gravi conseguenze per la salute.

La madre di Jamal, mia cugina Shaima, mi ha scritto dalla tenda di famiglia nel campo profughi di al-Mawasi a Gaza una settimana fa. Era il settimo giorno che suo figlio non riceveva più i farmaci. I violenti spasmi neurologici che colpiscono gli arti di Jamal lo fanno urlare di dolore. Continua a leggere

“47 days with my hands bound and my eyes blindfolded—only because I am from Gaza”: Dr. Mohammed Ahmad talks about his experience

47 days with my hands bound and my eyes blindfolded—only because I am from Gaza.
Today marks the anniversary of my arrest, and I cannot forget what I went through, not for a single day.
On January 24, 2024, the displacement camp was surrounded and bombed, killing and injuring dozens inside. We were ordered by the Israeli army to evacuate toward Rafah. I left the UNRWA shelter with my family and we walked about three kilometers until we reached a military checkpoint. There, men were separated from women and children. That was the moment I was torn away from my familyI did not know what happened to them, and they did not know what happened to me.
I was carrying a bag with my money, personal documents, and our mobile phones. I was ordered to leave it and go to an area under camera surveillance. We were gathered with many men. I was forced to remove all my clothes, even my underwear, and photographed naked. I told them I had done nothing wrong, that I was innocent and sick. They replied, “All of Gaza is elite. All of Gaza is Hamas,” and then they beat me.
Afterwards, they dressed me in a white suit, blindfolded me, tied my hands behind my back, and forced me to kneel on gravel in the freezing cold. I was terrified. One of the detainees beside me died. We were then thrown on top of each other in a crowded place. A soldier grabbed me, forced my head down, and threw me into a truck, tying my hands and feet and blindfolding me again. The beating continued.
It was raining and extremely cold. I believe the journey lasted two days without food, water, or access to a toilet, until we reached a detention center near the Gaza–Israel border. The place resembled a chicken coop. They gave us new clothes, tied my hands in front of me, and replaced the blindfold.
We slept on an extremely thin pillow and blanket. Everything was scarce and degrading—even the tap water in the bathroom. We were forced to sleep at 11 p.m. and wake up at 5 a.m. Guards deliberately shouted and turned on the lights while we slept. Blindfolds were not allowed to be removed during sleep. One bathroom for every 100 detainees.
I was interrogated only once, with no charges brought against me. The questioning focused on my whereabouts on October 7 and whether I knew anyone involved. It was superficial, and it was clear the arrests were random. Among the detainees were elderly men and children.
I was transferred to three detention centers and released after 47 days.
I suffered a shoulder injury and continue to receive treatment. I have herniated discs in my back and neck. I requested medical care, but they gave me heart medication instead of treating the injuries caused by torture. After my release, I sought treatment and have continued for a year. I need surgery, but no surgical operations are currently available in Gaza.
This is what happened to me—briefly—yet it is a testimony to what is being done in silence.

Six-year-old Dana Al-Attar suffered severe burns in a tent fire in the Al-Atara area

https://www.instagram.com/reel/DUOP4LEDTkj/

Six-year-old Dana Al-Attar suffered severe burns in a tent fire in the Al-Atara area, north of Gaza City. Her body and face were badly burned, and she spent five days in intensive care. She urgently needs to travel abroad for treatment. For more information, please call 059767498.‬

تعرضت الطفلة دانا العطار، البالغة من العمر ست سنوات، لحروق بالغة جراء حريق خيمة في منطقة العطارة شمال مدينة غزة. وقد أصيب جسدها ووجهها بحروق شديدة، ومكثت خمسة أيام في العناية المركزة. وهي بحاجة ماسة للسفر إلى الخارج لتلقي العلاج.

chris gunness: it’s an actual genocide

  • Former UNRWA Chief spokesman Chris Gunness Powerful Speech to the UN

Richiesta di sospensione totale dell’accordo di associazione UE-israele in considerazione delle violazioni dei diritti umani da parte di Israele

Firma e fai firmare questa iniziativa dei cittadini europei: https://eci.ec.europa.eu/055/public/#/screen/home

Secondo la Commissione europea, lo Stato di Israele è responsabile di un livello senza precedenti di uccisioni e ferimenti di civili, di operazioni su vasta scala di sfollamento della popolazione e della distruzione sistematica di ospedali e strutture mediche a Gaza. [1]
Israele ha inoltre messo in atto un blocco degli aiuti umanitari assimilabile all’uso della fame come arma di guerra. Israele sta violando molteplici norme e obblighi di diritto internazionale e… … non riesce a prevenire il crimine di genocidio come disposto dalla Corte internazionale di giustizia [2].

Ciononostante, l’Unione europea non ha ancora sospeso l’accordo di associazione con Israele, pietra miliare della cooperazione commerciale bilaterale, economica e politica tra l’UE e quello stato.

I cittadini dell’UE non possono tollerare che l’Unione continui ad applicare un accordo che contribuisce a legittimare e finanziare uno Stato responsabile di crimini di guerra e contro l’umanità.

Si invita pertanto la Commissione a presentare al Consiglio una proposta di sospensione totale dell’accordo di associazione UE-Israele.

_____________________________

[1] Servizio europeo per l’azione esterna, nota dell’Ufficio del rappresentante speciale dell’UE per i diritti umani, 20 giugno 2025 https://euobserver.com/eu-and-the-world/ar0246a0da

[2] Corte internazionale di giustizia, ordinanza del 26 gennaio 2024 https://www.icj-cij.org/node/203447


Pagina web dell’iniziativa nel registro della Commissione europea: https://citizens-initiative.europa.eu/initiatives/details/2025/000005

Sito web della proposta d’iniziativa dei cittadini: https://www.justiceforpalestine.eu/

Leon Wystrychowski: the Lemkin Institute for the Prevention of Genocide condemns the persistent efforts by several high-profile German civil society organizations to deny the ongoing genocide in Gaza and to disseminate disinformation and denialist narratives

src: Middle East Monitor

The internationally recognised Lemkin Institute for the Prevention of Genocide has issued severe criticism of Germany. In a statement dated 13th January 2026, it “condemns the persistent efforts by several high-profile German civil society organizations to deny the ongoing genocide in Gaza and to disseminate disinformation and denialist narratives among German political decision-makers.” At the same time, the Institute accuses major German media corporations of having become “the Israeli government’s most loyal mouthpiece”. German policymakers are likewise criticised for turning away from the “international legal order” – an order “that was created in large part due to the horrors it produced”. This refers to Nazi crimes, including the Holocaust against European Jews, the genocide of the Sinti and Roma, and the war of annihilation against the Soviet Union.
The Institute denounces the fact that, in Germany, the reality continues to be denied that Israel has been responsible for a genocide in the Gaza Strip lasting at least two years since 7th October 2023. This criticism is directed not only at governing parties and senior political figures, but also at Germany’s leading media outlets: “Germany’s largest media outlets have abandoned their journalistic responsibilities, threatening critical voices and effectively becoming the Israeli government’s most loyal mouthpiece.”
According to the report, this systematic denial of genocide is driven primarily by political pressure from above as well as by Israeli lobbying and disinformation efforts. The latter are attributed in particular to the Middle East Peace Forum (NAFFO), the Europe Israel Press Association (EIPA), the German-Israeli Society (DIG), and the European Leadership Network (ELNET), including its Forum of Strategic Dialogue (FSD).”

#Opinion by Leon Wystrychowski
https://www.middleeastmonitor.com/20260117-genocide-research-institute-levels-accusations-against-germany/

Dichiarazione letta in aula da Anan Yaeesh, prigioniero palestinese detenuto nelle carceri italiane su mandato israeliano

Desidero iniziare con i miei saluti alla Corte e a tutti i presenti.
Esiste sempre la legge, ma anche lo spirito della legge; pertanto, vorrei chiedere all’Onorevole Giudice di concedermi il minimo diritto umano nei confronti del mio Paese, osservando un minuto di silenzio per le anime dei bambini, delle donne e dei martiri della Palestina.

Innanzitutto, desidero affermare la mia fiducia nel sistema giudiziario italiano e riconoscerne la legittimità. Tuttavia, mi oppongo all’essere processato in Italia, in quanto sono palestinese e non ho commesso alcun reato né in Italia né in qualsiasi altro paese. Il mio fascicolo, come resistente palestinese, è conosciuto dalle autorità di sicurezza italiane, e ho ottenuto il permesso di soggiorno in Italia e la protezione speciale dopo che la mia richiesta di asilo era stata respinta dal Tribunale di Foggia.

Pertanto, signor Presidente, considero il mio arresto e il mio processo qui illegittimi, poiché l’arresto stesso, sin dal primo momento, è stato compiuto in contrasto con il diritto internazionale umanitario, con lo statuto delle Nazioni Unite, con la Convenzione di Ginevra e con i due protocolli aggiuntivi, e tutto ciò che ne è derivato è anch’esso illegale; ciò che si fonda sull’illegittimità, infatti, è anch’esso illegittimo.

Se riconoscete la legittimità dello Stato di Palestina, allora la richiesta di estradizione avanzata nel gennaio dello scorso anno nei miei confronti avrebbe dovuto essere presentata attraverso il governo del mio Paese. Se, invece, considerate la Palestina come un territorio illegalmente occupato da una potenza coloniale, allora la resistenza è un diritto legittimo e non dovreste arrestarmi qui per tale motivo.
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