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Chiara Cruciati sul “manifesto”: La «giustizia» di Netanyahu e l’abbraccio all’ultradestra

Chiara Cruciati sul “manifesto”:
La «giustizia» di Netanyahu e l’abbraccio all’ultradestra

israele: Passa la riforma che sottopone la magistratura al potere politico mentre israele accoglie sovranisti e neonazisti di mezzo mondo. Da LePen a Orbán, da Vox a Wilders. E ora Tel Aviv apre anche ai tedeschi di Afd

https://ilmanifesto.it/la-giustizia-di-netanyahu-e-labbraccio-allultradestra

“«Abbiamo reso di nuovo cool essere pro-Israele». Parola di Matt Schlapp, presidente dell’American Conservative Union, l’organizzazione che gestisce la Conservative Political Action Conference statunitense. Uno che appena il mese scorso discuteva con Fratelli d’Italia per portare la sua convention a queste latitudini, dopo averla condotta in tournée nell’Ungheria di Orbán.

Da un po’ di tempo la Cpac, inaugurata nel 1974 da Ronald Reagan, è diventata un punto di riferimento delle ultradestre globali e delle loro motoseghe. Tanto a destra da suscitare un putiferio quando […]” –> continua qui: https://ilmanifesto.it/la-giustizia-di-netanyahu-e-labbraccio-allultradestra

la rete non è la rete dei discorsi (delle interpretazioni)

in un nuovo “pod al popolo” (numero #077) mi sono appena interrogato sulla “catena social” e il genocidio: https://slowforward.net/2025/08/27/pap-077-la-catena-social-e-il-genocidio/
cercando di non ridurre il discorso della rete a una banale “rete dei discorsi”, bidimensionale e strumentale.

Sara Awad: “A Gaza City, stiamo dicendo addio”


L’espulsione forzata è imminente e sappiamo che questa volta potremmo non rivedere mai più le nostre case.
Per coloro a cui ancora importa, questa potrebbe essere l’ultima lettera che scrivo da Gaza City.
Ci aspettiamo che Israele emetta ufficialmente i suoi “ordini di evacuazione” da un momento all’altro. La mia amata città, Gaza, è sull’orlo di un’occupazione militare totale da parte dell’esercito israeliano. Il loro piano è di costringerci tutti a lasciare le nostre case e a trasferirci in tende nella parte meridionale della Striscia. Non sappiamo cosa accadrà a coloro che oppongono resistenza. Potremmo vivere i nostri ultimi giorni a Gaza City.
Fin dall’inizio della guerra, abbiamo sentito dire che Israele vuole occupare la nostra città e farne un insediamento per la sua popolazione. All’inizio non ci credevamo; pensavamo che questo tipo di notizie fosse una guerra psicologica. Dopotutto, avevamo già ricevuto “ordini di evacuazione” in passato e la gente era riuscita a tornare, anche se tra le rovine delle proprie case.
Il 13 ottobre, poco dopo l’inizio del genocidio, l’esercito israeliano ordinò a tutti gli abitanti di Gaza settentrionale, compresa Gaza City, di spostarsi verso sud. Gli ordini furono accompagnati da bombardamenti incessanti. A volte centinaia di persone morivano in un giorno. Centinaia di migliaia di persone fuggirono verso sud per salvarsi la vita.
Non l’abbiamo fatto. Mio padre si è rifiutato di lasciare la nostra casa, quindi siamo rimasti tutti. Abbiamo vissuto nella nostra casa per mesi, tra un dolore e una paura insopportabili. Abbiamo assistito con i nostri occhi alla distruzione del nostro quartiere.
Poi l’esercito israeliano ha isolato il nord dal sud. Gli aiuti non sono riusciti a raggiungere il nord. Da gennaio ad aprile 2024, la mia famiglia e io abbiamo vissuto i giorni più soffocanti della guerra. Eravamo affamati; passavamo le giornate a cercare qualsiasi cosa per placare la fame. A volte eravamo costretti a mangiare cibo per animali.
A gennaio di quest’anno, quando è entrato in vigore il cessate il fuoco, alla popolazione è stato permesso di tornare al nord. È stato un momento emozionante che ha dimostrato quanto noi palestinesi siamo legati alla nostra terra.
Questa volta l’atmosfera è diversa. Sembra che la minaccia di un’occupazione permanente, di una perdita definitiva, sia molto reale.
“In preparazione del trasferimento dei civili dalla zona di guerra al sud… un gran numero di tende e di rifugi potranno entrare [a Gaza]”, ha scritto su Facebook il portavoce dell’esercito israeliano Avichay Adraee.
La gente di Gaza legge questa notizia con il cuore pesante. Ci sono molte domande e poche risposte: dove fuggiremo? Quando inizierà? Qualcuno interverrà per fermare questa catastrofe?
Le persone sono sopraffatte – emotivamente, mentalmente, fisicamente, finanziariamente; non riescono più a sopportare ulteriori sofferenze.
Da quando io e la mia famiglia abbiamo sentito questo annuncio, ci siamo guardati con occhi confusi e spaventati.
Quando ho visto sui social media le immagini di tende e teloni che entravano a Gaza City, il mio cuore si è spezzato in mille pezzi. Il pensiero del mio futuro stipato in una tenda mi terrorizzava. I miei sogni sono grandi; come posso farli stare in una tenda piccola?
Ho detto a mio padre che non volevo vivere in una tenda. Le lacrime mi rigavano le guance. Mi ha guardato con impotenza negli occhi e ha detto: “Non abbiamo altra scelta, la tenda sta diventando la nostra nuova realtà”.
Non vogliamo andarcene, ma sentiamo di non avere scelta. Non pensiamo di poter sopportare ancora una volta i bombardamenti e le incessanti raffiche di colpi. Gli israeliani saranno probabilmente ancora più brutali quando invaderanno questa volta. Questa volta non sarà una punizione; sarà la distruzione totale.
Sentendo che la fine della loro città si sta avvicinando, le persone trascorrono quelli che temono possano essere i loro ultimi giorni con le loro famiglie, consumando insieme l’unico pasto della giornata. Camminano per i loro quartieri, scattando foto di sé stessi con i luoghi legati ai ricordi d’infanzia, catturando tutto ciò che potrebbe essere cancellato.
Scrivo queste parole, seduta in uno spazio di lavoro condiviso dove molti studenti e scrittori cercano di combattere la paura di ciò che li attende studiando e lavorando. Si aggrappano alla loro routine lavorativa, sperando in un po’ di normalità in mezzo a questo caos terrificante.
La gente di Gaza ama la vita, anche quando significa sopravvivere con il minimo indispensabile. Anche nei momenti più bui, troviamo sempre un modo per avere speranza, gioia e felicità.
Voglio avere speranza, ma sono anche terrorizzata: non solo dalle bombe, dagli sfollamenti forzati, dalle tende e dall’esilio. Ho terrore di essere tagliata fuori dal mondo, di essere messa a tacere.
Ho la sensazione che ciò che Israele sta preparando per noi nel sud sia un campo di concentramento in cui saremo tagliati fuori dal mondo, le nostre voci saranno soffocate, la nostra esistenza cancellata.

Non so per quanto tempo ancora le mie parole raggiungeranno il mondo esterno, perciò vorrei cogliere questa occasione per lanciare un appello.
Non dimenticatevi di me, Sara Awad, una studentessa palestinese, il cui sogno più grande è quello di terminare la laurea in letteratura inglese e diventare una giornalista professionista.
Non dimentichiamo la gente di Gaza e i suoi 2 milioni di storie di amore, dolore e perseveranza.
Non dimenticare la mia città, Gaza, un’antica metropoli, ricca di storia e cultura, piena di amore.
Non dimentichiamo con quanta tenacia abbiamo resistito e ci siamo aggrappati alle nostre case e alla nostra terra, anche quando il mondo ci aveva praticamente abbandonati.



Sara Awad

 
Sara Awad è una studentessa di letteratura inglese, scrittrice e narratrice che vive a Gaza. Appassionata di narrazioni che riguardano esperienze umane e questioni sociali, Sara usa le sue parole per far luce su storie spesso inascoltate. Il suo lavoro esplora temi di resilienza, identità e speranza in tempo di guerra.
Al Jazeera

Chris Hedges: “Abolizione del primo emendamento” (28 lug. 2025)

Coloro che hanno testimoniato nella capitale del New Jersey contro l’adozione dell’IHRA da parte dello Stato, sostenendo che avrebbe criminalizzato la libertà di parola, si sono visti spegnere i microfoni e sono stati zittiti, a dimostrazione della nostra tesi.

Chris Hedges – 28 luglio 2025

La scorsa settimana ho testimoniato nella capitale dello Stato del New Jersey, a Trenton, contro il disegno di legge A3558, che adotterebbe la definizione di antisemitismo dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (International Holocaust Remembrance Alliance – IHRA), che confonde l’antisionismo con l’antisemitismo.
“Questo è un pericoloso attacco alla libertà di parola, che cerca di criminalizzare le legittime critiche alle politiche israeliane”, ho affermato. “La campagna dell’amministrazione Trump per sradicare apparentemente l’antisemitismo nei plessi universitari è chiaramente un modo per mettere a tacere la libertà di parola ed espellere i non cittadini, anche se si trovano qui legalmente. Questo disegno di legge confonde falsamente l’etnia con uno Stato politico. E, sia chiaro, il peso della repressione nei plessi universitari è diretto contro studenti e docenti che si oppongono al Genocidio a Gaza, 3.000 dei quali sono stati arrestati e centinaia sono stati censurati, sospesi o espulsi. Molti di questi studenti sono ebrei. Che dire dei loro diritti? Che dire delle loro tutele costituzionali?”
“Ho avuto numerosi rapporti con giornalisti e dirigenti politici israeliani”, ho continuato. “Conoscevo, ad esempio, l’ex Primo Ministro israeliano Yitzhak Rabin, che negoziò l’accordo di pace di Oslo. Rabin fu assassinato nel 1995 da un ultranazionalista israeliano che si opponeva all’accordo di pace. Rabin affermò senza mezzi termini in numerose occasioni che l’Occupazione era dannosa per Israele. I colleghi israeliani criticano spesso le politiche israeliane sulla stampa israeliana con un linguaggio che questo disegno di legge definirebbe antisemita”.
“Ad esempio”, continuai, “il giornalista israeliano Gideon Levy, che ha prestato servizio nell’esercito israeliano e scrive per il quotidiano Haaretz, ha chiesto l’imposizione di sanzioni a Israele per fermare il Massacro a Gaza, affermando ‘Fate a Israele quello che avete fatto al Sudafrica’”.
“Omer Bartov, che fu comandante di compagnia israeliana nella guerra del 1973, è Professore di Studi sull’Olocausto e il Genocidio all’Università Brown”, dissi. “In un articolo del 15 luglio sul New York Times, ha affermato che la sua “inevitabile conclusione è diventata che Israele sta commettendo un Genocidio contro il popolo palestinese”.
“Questo tipo di dichiarazioni, e molte altre che potrei citare da colleghi e amici israeliani, li vedrebbero criminalizzati come antisemiti ai sensi di questa legge”, ho aggiunto.
Il presidente della commissione, Robert Karabinchak, un democratico, ha silenziato il mio microfono, ha picchiato il suo martello per impedirmi di parlare e ha permesso a gruppi di Sionisti, che molestavano e insultavano apertamente i musulmani presenti nella sala, di schernirmi e zittirmi.
Ero lì a sostenere che questa legge avrebbe limitato la mia libertà di parola, mentre allo stesso tempo mi veniva negata la libertà di parola.
Questa dissonanza cognitiva definisce gli Stati Uniti e Israele.

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l’anti-sionismo censurato, come sempre (stavolta da youtube)

i video di #karemfromhaifa sono sempre documentati, chiari, e direi essenziali per la lettura e la critica al sempiterno e fondativo #colonialismo razzista e genocida di #israele .

il video fermato nello #screenshot che qui mostro è stato rimosso da un evidentemente occhiuto e filosionista #youtube, proprio perché coglieva nel segno, in tutta evidenza.

il video individuava ed esponeva assai bene l’illegittimità e la #criminalità di un #regime che colpisce a morte e devasta una popolazione che esso stesso – il regime stesso – tiene prigioniera in un #campo di concentramento da decenni, attribuendo tutte le colpe di qualsiasi cosa a quella #resistenza (costituitasi dopo i primi 40 anni di #deportazioni e massacri e pulizia etnica) che, SEMPRE ALL’INTERNO DI UN CAMPO DI CONCENTRAMENTO noto come Gaza, si è costituita per contrastare l’occupazione, i furti, gli omicidi, le vessazioni quotidiane operate dai sionisti e dal loro stato=milizia.

è una resistenza che l’occidente unilateralmente marchia con l’etichetta-mantra di “terrorismo”, sempre, tout court, qualsiasi cosa accada, col fine di rovesciare come un calzino la realtà di un #israelestatoterrorista storico, riconosciuto e condannato praticamente da qualsiasi entità raziocinante del mondo, non solo occidentale (tribunali, ong, istituzioni internazionali, stati, università, associazioni laiche e religiose, prelati, imam e rabbini, popolazioni intere, ebrei di mezzo pianeta, organi di stampa non al soldo di #telaviv , social media, medici, operatori umanitari, relatori indipendenti, storici del genocidio, studiosi ebrei e non ebrei, …)

israele, specie nella sua forma etno-religiosa, e come entità colonialista, razzista e genocida, non è (ora e per storia) uno dei fantasiosissimi “due stati” che magicamente riporterebbero il medio oriente alla pace, ma un esercito.

punto.

nato e nutrito per devastare e rubare.


#Gaza #genocide #genocidio #Palestine #Palestina #warcrimes #sionismo #zionism #starvingpeople #starvingcivilians #iof #idf #colonialism #sionisti #izrahell #israelterroriststate #invasion #israelcriminalstate #israelestatocriminale #children #bambini #massacri #deportazione #concentramento #famearmadiguerra

“colonialismo”

Ma il colonialismo esiste? È esistito? Ma è una cosa della storia? Si studia a storia?

No, perché tutto l’afflato filo-sionista che per due anni ha sciolto i cuori del giornalismo e dei politici italiani, norcini peritissimi nel delicatamente stantuffarsi prosciutto nelle orecchie e sugli occhi, sembra ignorarne l’esistenza.

Boh. Che sarà ‘sto colonialismo? Roger & Gallet? Farà male? Basta metterne poca. Forse.

Mica sarà quell’altra roba, oh? Quella non profumata. Quella che ti chiude nei campi, ti ruba la casa e la terra, ti brucia gli olivi, ti rade al suolo le scuole, migliaia di palazzi, azzera 900 famiglie, 36 ospedali, 220 e passa giornalisti, vagonate di ambulanze, fa tra le 60mila e le 350mila vittime, no? Quello che chi resta lo affama, lo bombarda, no? Mica sarà quello che annienta o brucia un migliaio di neonati, tu che dici? Ma sicuramente no. Qui stanno tutti bene, mica gli cascano in testa due o tre hiroshima, andiamo. Mica ci saranno 10mila prigionieri anzi ostaggi torturati giorno e notte, su. Mica sarà tutto raso al suolo come fa vedere google map. Su.

https://gammm.org/2024/04/28/nella-striscia-di-gaza-nathalie-quintane-2024/

Alessandro Portelli, sui numeri del genocidio a Gaza (articolo di oggi sul ‘manifesto’)

Alessandro Portelli

Il 12 maggio 1996, a un intervistatore televisivo che le chiedeva se mezzo milione di bambini morti in Iraq fossero un prezzo che valeva la pena pagare, Madeleine Albright – ambasciatrice degli Stati uniti all’Onu e segretaria di stato durante la guerra in Iraq – rispose: «È una scelta difficile ma pensiamo che fosse un prezzo che valeva la pena».

Il 10 agosto scorso, Kamala Harris – prossima, speriamo, presidente degli Stati uniti – ha detto che i civili uccisi a Gaza sono «far too many», davvero troppi. In modo più confuso e ambiguo, anche il presidente uscente Joe Biden ha detto la stessa cosa nel suo discorso alla convention democratica a Chicago. Continua a leggere

Chiara Cruciati oggi sul “manifesto”, a proposito di israele e dei continui bombardamenti che coinvolgono ogni tavolo di trattativa

Chiara Cruciati,
“il manifesto”, 12 ago. 2024

Lo schema si ripete da mesi, modello rintracciabile anche in offensive del passato, in Libano nel 2006, nella Cisgiordania della seconda Intifada: quando un cessate il fuoco sembra concretizzarsi, quando il dialogo procede seppur a tentoni, quando i mediatori internazionali a Parigi, al Cairo, a Doha limano dettagli e misurano al millimetro le concessioni all’una o all’altra parte, il governo israeliano sgancia la sua bomba.

Bombarda Gaza e bombarda il tavolo negoziale: due in uno, con una sola azione eclatante, mortifera e umiliante. Il triplo raid sulla scuola al-Tabin a Gaza City ne è l’ultimo esempio, poche ore dopo che lo stesso Netanyahu aveva annunciato l’invio del suo team negoziale al tavolo del 15 agosto, riaperto sull’onda di una rinnovata e disperata impellenza globale.

PARTIAMO dalla fine. Il 13 luglio nella «zona sicura» di Mawasi, lungo la costa sud, una serie di missili ha centrato le tende degli sfollati. Novanta uccisi, un bagno di sangue che Israele ha giustificato con un obiettivo: il capo militare di Hamas, Mohammed Deif. Colpirne uno. Dei 300 feriti molti moriranno nei giorni successivi.
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Intimidazioni alla CPI e continuazione dei crimini di israele contro la Popolazione Palestinese: un articolo del 2 giugno su GlobalProject

Solo un frammento (ma è importantissimo leggere l’intero articolo) da La guerra totale di Israele contro la giustizia e la solidarietà internazionale (Elisa Brunelli su GlobalProject, 2 giugno 2024):

[…]
Da quando l’ICJ ha emesso la sentenza, in soli tre mesi Israele ha ucciso almeno 8.273 palestinesi e ferendone altri 12.881. Dal 7 ottobre al 31 maggio 2024, a Gaza sono state uccise in tutto 36,370 persone, più 82,400 ferite. Questi numeri, va ricordato, sono tuttavia da considerarsi al ribasso perché includono solamente le persone giunte in ospedale e identificate dal personale sanitario. A migliaia rimangono ancora sotto le macerie, nelle strade e all’interno di fosse comuni non ancora individuate. Ad oggi, più di 10.000 persone risultano ancora disperse. 
Israele ha costretto alla fuga 900.000 Palestinesi da Gaza solo nel mese di maggio, mentre l’invasione di terra a Rafah ha portato al collasso gli ultimi settori vitali della striscia. Israele ha deliberatamente ignorato anche le disposizioni della Corte riguardanti la fornitura di aiuti, mettendo fuori servizio il settore sanitario, provocando gravissime carestie al nord e minacciandone di ulteriori nelle altre aree della striscia a seguito della presa del valico di Rafah e delle ulteriori restrizioni all’ingresso e alla distribuzione di aiuti vitali. Secondo i rapporti medici, almeno 31 persone, tra cui 27 bambini, sono morti nell’ultimo mese di denutrizione e disidratazione.
L’assedio dell’ospedale Al Shifa da parte di Israele, iniziato il 18 marzo fino al 1° aprile, ha causato la morte di almeno 400 palestinesi. Dopo il ritiro di Israele, filmati scioccanti e testimonianze hanno mostrato centinaia di cadaveri, alcuni decomposti, sparsi dentro e intorno all’ospedale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha segnalato numerose fosse comuni e molti cadaveri parzialmente sepolti, con gli arti visibili, nel complesso dell’ospedale. In altre occasioni, i carri armati israeliani hanno schiacciato i corpi a morte, impedendone l’identificazione. In altri casi è emerso che diverse persone sono state sepolte vive. Numerosi corpi rinvenuti nelle fosse mostravano inoltre segni di tortura, compresi alcuni trovati ammanettati, spogliati e sottoposti a mutilazioni.
Due giorni dopo l’ordine della Corte Internazionale di Giustizia di bloccare l’offensiva militare a Rafah, la sera del 26 maggio, gli aerei da guerra israeliani hanno colpito un rifugio dell’UNRWA che ospitava palestinesi sfollati nell’area indicata dai militari come “zona sicura” a nord-ovest di Rafah. Il bilancio è gravissimo: almeno 45 palestinesi sono stati uccisi e altri 145 sono stati feriti. I video raccapriccianti dei testimoni hanno fatto il giro del mondo: tende bruciate, corpi carbonizzati e un bambino decapitato. Quel giorno Israele ha bombardato 10 siti dell’UNRWA tra Rafah, Jabalia, Nuseirat e Gaza City che ospitavano migliaia di palestinesi sfollati. L’attacco è avvenuto in concomitanza all’approvazione a larghissima maggioranza da parte della Knesset di una bozza di legge che dichiara l’UNRWA un’organizzazione terroristica.
[…]

(https://www.globalproject.info/it/mondi/la-guerra-totale-di-israele-contro-la-giustizia-e-la-solidarieta-internazionale/24942)

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pdf anche qui: Elisa Brunelli_ La guerra totale di Israele contro la giustizia e la solidarietà internazionale

Palestina: alcuni screenshot aprile-maggio 2024

Immagini liberamente visionabili e scaricabili al link
https://mega.nz/folder/XtsSkZhL#zrsEOQWoIH1vp8I-y0dfNA

Dalla notizia del senatore repubblicano Hutchinson che suggerisce di nuclearizzare Gaza, alla distruzione del convoglio umanitario di World Central Kitchen, alle condizioni dell’ospedale di Al Aqsa e a ciò che è stato trovato ad Al Shifa quando gli occupanti sionisti si sono ritirati, alle notizie del gruppo Telegram di 150mila estremisti che deridono i bambini palestinesi massacrati, all’ambasciatrice Nikki Haley che firma le bombe che andranno a distruggere scuole, ospedali e famiglie, fino al “Massacro delle tende” di Rafah (26-27 maggio 2024),  all’incendio e devastazione del mercato di Ramallah, e alla chiusura da parte di Meta di centinaia di falsi account usati dai sionisti per attaccare le proteste studentesche negli USA e amplificare false accuse di antisemitismo.