https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10156323787428690&id=7382473689
bastano i primi 15 secondi
https://x.com/mano_da_bounce/status/1724231770382438876
https://fb.watch/nWJoSHkSOS/
https://fb.watch/nWJrobldru/ (2018)
https://fb.watch/nWJmHvDF1j/
https://fb.watch/nWJloX7scW/
https://www.facebook.com/selvaggia.lucarelli/videos/1555599121922514/
https://fb.watch/nWJjGE-uF5/
https://fb.watch/nWJi55tlK3/
Archivi tag: Palestina
dall’ospedale di al shifa, 3 giorni fa, medici senza frontiere
La testimonianza di Mohammed Obeid
L’ospedale di Al Shifa a Gaza è in una situazione drammatica dopo i bombardamenti israeliani degli ultimi giorni.Mohammed Obeid è uno dei chirurghi di Medici Senza Frontiere (MSF) attualmente all’ospedale di Al Shifa e racconta cosa sta accadendo. Il suo è un appello al mondo : «All’ospedale di Al Shifa, da stamattina, non c’è elettricità, non c’è acqua, non c’è cibo. Il nostro team è esausto. Abbiamo avuto due pazienti neonati che sono morti, perché l’incubatrice non funziona senza elettricità. Abbiamo avuto anche un paziente adulto in terapia intensiva morto perché il ventilatore si è spento per assenza di elettricità. Possiamo vedere il fumo intorno all’ospedale. Loro [i militari israeliani] hanno colpito tutto quello che c’era intorno all’ospedale. E hanno colpito l’ospedale diverse volte.
. Siamo quasi certi di essere soli. Nessuno ci sente. Vogliamo che qualcuno ci dia la garanzia di poter evacuare i pazienti. Perché abbiamo circa 600 pazienti ricoverati che hanno bisogno di cure mediche e che devono essere evacuati! Abbiamo circa 40 bambini prematuri ricoverati, dobbiamo essere sicuri di poterli evacuare. Abbiamo 17 pazienti in terapia intensiva e circa 600 pazienti ricoverati nel postoperatorio, tutti hanno bisogno di cure mediche. La situazione è quindi molto grave. Abbiamo bisogno di aiuto. Nessuno ci ascolta».
Medici Senza Frontiere (MSF) ribadisce con urgenza il suo appello a fermare gli attacchi contro gli ospedali, a cessare immediatamente il fuoco e a proteggere le strutture mediche, il personale medico e i pazienti, e a permettere alle persone che desiderano lasciare gli ospedali di farlo. (Corriere della sera)
tamu, napoli: “ricostruire attraverso la parola. tre incontri sulla letteratura palestinese”. primo incontro 18 novembre
radioteatro: “ingannati” / storia palestinese, racconto di immigrazione, di e con nicola pannelli – a cura di radio onda rossa
Tutta Scena Teatro ★ Radio Onda Rossa 87.9 fm
INGANNATI
storia palestinese, racconto di immigrazione
di e con Nicola Pannelli
Liberamente tratto da ‘Uomini sotto il sole’ di Ghassan Kanafani – giornalista, pittore, militante palestinese, ma soprattutto un gran raccontatore di storie – è la storia di tre emigranti clandestini che, chiusi dentro un’autocisterna che dovrebbe portarli in Kuwait, muoiono soffocati. Il racconto, scritto nel 1961, divenne il più famoso nella letteratura araba contemporanea, e fece di Kanafani, ancora giovanissimo, il modello culturale di tutta una generazione. Il regista egiziano Tawfiq Saleh trasse dal libro il film ‘Gli Ingannati’.
http://archive.org/details/Radioteatro.Ingannati (1h 12′)
info http://www.narramondo.it/ingannati.html
gaza is a concentration camp
giùdisotto @ roma, piazza san cosimato, 18 novembre: “macerie” e “gaza” – due incontri per la palestina
GIÙDISOTTO
sabato 18 novembre 2023
● ore 19
presentazione del libro
MACERIE (2023)
con l’autrice Miriam Marino e l’editore di Strade Bianche Marcello Baraghini, un viaggio iniziatico che proietta Tikva, la giovane protagonista israeliana, in un universo parallelo a lei fino a quel momento sconosciuto: la realtà palestinese.
● ore 20:30
proiezione del documentario
GAZA (IRL/PSE, 2019)
di Garry Keane, Andrew McConnell
gideon levy @ the national press club. on the loss of hope in israelis behavior
contro la logistica di guerra: a genova con radio onda d’urto
due riflessioni (quasi) slegate in un post singolo
1) ma i poeti civilissimi e assai generazionali? l’impegno? dove stanno? non necessariamente in poesia, anche solo in piazza o su facebook. chissà. si saranno accorti che è in corso un genocidio? fino a poche settimane fa incartavano o guardavano incartare la doggy bag dei punti allo StregaPoesia. staranno partecipando ad altri premi?
2) ma si parla ancora del male del colonialismo, vero? cioè: ci sono gli studi decoloniali, post-coloniali, sì? e resta vero che gli imperi fanno danni in primis attraverso occupazione e colonizzazione, sì? ecco, per dire… riflettevo così perché i coloni israeliani, mi sembra di capire, si chiamano coloni.


ilan pappé: the meaning of “nakba”
noura erakat on the genocide going on now in gaza
hadar morag intervistata dal ‘manifesto’ @ doclisboa
Da un’intervista di Lucrezia Ercolani a Hadar Morag, per “il manifesto“, 29 ott. 2023
ARTE E POLITICA. Parla la regista israeliana, a DocLisboa con il film Tzipora and Rachel Are Not Dead: «Siamo diventati ciò che più avversavamo. Non firmerò mai la clausola per il cinema “leale” allo Stato israeliano. Il festival ha rifiutato il patrocinio e vista la situazione ne sono felice»
[…]
Come si sente in questo momento?
Non riesco a dormire ma devo vedere tutti i video di ciò che sta accadendo, anche se è molto doloroso sento di dover essere presente in qualche modo. Gli ultimi anni sono stati durissimi, Netanyahu ha incluso nel governo questi estremisti sionisti, dei veri terroristi, sono loro a legittimare tutto quello che accade a Gaza e in Cisgiordania. E sono al governo solo perché Bibi aveva bisogno di loro per non finire in prigione. Israele è il mio Paese, ma in qualche modo non lo è. Quando mia nonna arrivò qui, dopo l’Olocausto, la Jewish Agency le promise una casa. Non aveva niente, tutta la sua famiglia era stata sterminata. È rimasta in attesa per lungo tempo in una tenda, in una situazione estremamente precaria. La portarono quindi ad Ajami, a Jaffa, in una stupenda casa sulla spiaggia. Vide che sul tavolo c’erano ancora i piatti degli arabi che ci abitavano e che erano stati cacciati via. Allora lei tornò all’agenzia e disse: riportatemi nella tenda, non farò mai a qualcun altro ciò che è stato fatto a me. Questa è la mia eredità, ma non tutti hanno fatto quella scelta. Come possiamo essere diventati ciò che avversavamo? Questa è la grande domanda.
https://ilmanifesto.it/hadar-morag-il-trauma-toglie-la-parola-ma-bisogna-fermare-la-guerra



