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“Sánchez rompe le catene: la Spagna si affranca dalla dipendenza tecnologico-militare israelo-statunitense” (un post di Claudileia Lemes Dias)

da un post di Claudileia Lemes Dias su fb:

Nel mondo contemporaneo, oltre all’acciaio e polvere da sparo, le armi sono codice, sensori, algoritmi e droni autonomi.
Chi controlla questa tecnologia, controlla il mondo e Israele e gli Stati Uniti lo sanno bene da decenni, perché esercitano il loro potere geopolitico con contratti di fornitura militare che creano dipendenze strutturali tra le nazioni.
È in questo contesto che va letta la mossa del governo Sánchez: l’approvazione del programma IN+DEF, un piano interministeriale firmato dai ministeri di Industria, Difesa e Scienza, con l’obiettivo dichiarato di sviluppare in Spagna la tecnologia militare che Madrid finora importava principalmente da Israele e dagli Stati Uniti.
La dipendenza tecnologico-militare è una delle forme più sottili e pervasive di controllo geopolitico. Quando un paese acquista droni da Israel Aerospace Industries (IAI), radar tattici, sensori acustici o reti multisensore da fornitori israeliani o americani, sta firmando una subordinazione strategica.
La manutenzione dipende dal fornitore. Gli aggiornamenti dipendono dal fornitore. La continuità operativa dipende dal fornitore. E, implicitamente, anche la politica estera del paese acquirente finisce per dipendere dalla buona volontà di chi fornisce quelle tecnologie.
È un meccanismo che Israele ha saputo sfruttare magistralmente, esportando tecnologia militare all’avanguardia in decine di paesi e costruendo una rete di interdipendenze che gli garantisce influenza diplomatica ben oltre il suo peso demografico. Gli Stati Uniti fanno lo stesso su scala globale, attraverso i loro sistemi d’arma, i loro contractor della difesa e le clausole stringenti dei loro accordi di trasferimento tecnologico.
Le protagoniste di questa rottura hanno un volto preciso: la segretaria di Stato alla Difesa María Amparo Valcarce e la ministra della Difesa Margarita Robles, diventate le bersaglie principali dell’ira israeliana, per una serie di decisioni senza precedenti nella storia diplomatica spagnola.
Il ministero della Difesa spagnolo, tramite la segretaria di Stato Amparo Valcarce, ha vietato la presenza dell’industria militare e della sicurezza israeliana alla 4ª edizione della Fiera Internazionale della Difesa e della Sicurezza di Spagna (FEINDEF), svoltasi a Madrid dal 12 al 14 maggio 2025. Un gesto clamoroso, in una delle fiere della difesa più importanti al mondo.
Ma non si è fermata lì. Valcarce ha annunciato che la Spagna sta lavorando a “piani di disconnessione” da soluzioni tecnologiche che “non cercano altro che autonomia, affinché non dipendessimo da Israele in nessun modo”.
Le parole si sono tradotte in atti concreti: il ministero della Difesa ha ordinato la sospensione di una licenza israeliana per la produzione di missili in Spagna, cancellando di fatto un contratto da 285 milioni di euro per la fornitura di 168 sistemi anticarro Spike LR2 all’esercito e al corpo dei marines spagnoli.
La società colpita era Pap Tecnos, filiale spagnola di Rafael Advanced Defence Systems.
Sul fronte diplomatico, il deterioramento è stato progressivo e inesorabile. Il governo spagnolo ha ufficialmente sollevato dall’incarico l’ambasciatrice in Israele, Ana Sálomon, lasciando l’ambasciata di Tel Aviv senza un ambasciatore e mantenendo la rappresentanza diplomatica al livello di incaricato d’affari.
Se la rottura con Israele era già evidente, la mossa più audace di Sánchez ha riguardato direttamente gli Stati Uniti (e il mondo intero ne ha preso atto).
La Spagna ha chiuso il proprio spazio aereo a tutti i voli militari collegati all’operazione “Epic Fury” di USA e Israele contro l’Iran. Il divieto comprende l’uso delle basi di Rota e Morón, nonché il sorvolo di aerei militari provenienti da altri paesi europei.
Mentre il resto del continente continua a subire passivamente le forniture tecnologico-militari di Israele e USA, la Spagna sceglie una strada diversa: investire nella propria industria della difesa per non dover rispondere a nessun padrone.
La vera domanda è: perché solo la Spagna? Perché l’Europa intera non si pone il problema della propria autonomia tecnologico-militare con la stessa urgenza?
La risposta, scomoda, è che molti governi preferiscono la comodità della dipendenza, che esonera dalla responsabilità di scegliere, all’onere della sovranità.
Sánchez quella visione ce l’ha, piaccia o no. E le sue ministre più esposte, Valcarce e Robles, pagano il prezzo di quella coerenza con l’ostilità aperta di Tel Aviv e le critiche di Washington.
Il mondo in cui la tecnologia militare è lo strumento principale di dominio geopolitico è il mondo di oggi. E chi non lo capisce oggi, lo capirà domani, quando avrà bisogno di aggiornare un software o di attraversare un corridoio aereo e dovrà chiedere il permesso a Tel Aviv o a Washington.
La pace si difende anche preparandosi. E prepararsi significa, innanzitutto, non dipendere da chi potrebbe un giorno usare quella dipendenza come arma.

C.L.Dias

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usa-Iran

israhell ordina e gli usa obbediscono, cani con bombe legate alla coda. questi maledetti affonderanno il mondo, anche se dovesse costargli la loro stessa fine. pur di fare il male sono disposti al suicidio. anzi, al genocidio altrui e poi all’autoestinzione. con la loro statua della libertà infilata nel cu*o.

#usa #israhell #iran #guerra

 

“L’operazione Melania si distingue per l’appariscenza della corruzione”

Luca Celada, dal “manifesto“,
28 gen. 2026

Sabato, la sera del giorno in cui i commando di Ice hanno giustiziato Alex Pretti sulle strade di Minneapolis, la Casa bianca ha invitato 70 “vip” per una proiezione-ricevimento di Melania, il “documentario” su Melania Trump. Fra i fortunati invitati ad applaudire la first lady c’erano Tim Cook, Ceo di Apple, Lynn Martin, direttrice della borsa di New York, Lisa Su della Advanced Micro Devices, Larry Culp della General Electric, il guru “motivazionale” Tony Robbins, Erika Kirk (vedova di Charlie Kirk), la regina Rania di Giordania e Virginia Agnelli (figlia di Giovannino e nipote di Gianni Agnelli).

GLI ADULATORI riuniti hanno festeggiato con una torta recante il nome della signora Trump ed hanno posato per foto ricordo sulla postazione appositamente allestita. Una foto di gruppo che ha ritratto in modo particolarmente stridente lo scollamento fra l’oligarchia in orbita Trump e l’atmosfera drammatica che si respira nel paese reale.

Il “documentario” in oggetto è quello prodotto da Amazon Studios → continua qui

Links from ‘Middle East Monitor’: about epstein & israel

Middle East Monitor:

FBI document: Epstein trained as spy under Ehud Barak and worked for Mossad
https://www.middleeastmonitor.com/20260205-fbi-document-epstein-trained-as-spy-under-ehud-barak-and-worked-for-mossad/

Further evidence emerges of Israel’s Mossad links to sex offender Jeffrey Epstein
https://www.middleeastmonitor.com/20251112-further-evidence-emerges-of-israels-mossad-links-to-sex-offender-jeffrey-epstein/

Jamal Kanj, in Middle East Monitor:

Jeffrey Epstein was not a lone rogue predator (Part 1)
“israel-first billionaires, Mafia and intelligence-linked networks have utilised financial coercion, political entrapment, sexual kompromat, and compliant corporate media to shape a US political system in service of israel” 
https://www.middleeastmonitor.com/20260105-jeffrey-epstein-was-not-a-lone-rogue-predator-he-was-an-asset-part-1/

How did the American Israel-First sayanim enable and protect Epstein? (Part 2)
https://www.middleeastmonitor.com/20260112-how-did-the-american-israel-first-sayanim-enable-and-protect-epstein-part-2/

Epstein: When the life of an asset becomes expendable (Part 3)
https://www.middleeastmonitor.com/20260119-epstein-when-the-life-of-an-asset-becomes-expendable-part-3/

Luca Celada sulla situazione in USA (dalla newsletter del lunedì del ‘manifesto’)

Luca Celada

Nell’ottobre del 2024, ricordava mercoledì sul Guardian Claire Finkelstein, il Centro per l’etica e lo stato di diritto dell’Università del Pennsylvania (Cerl), ha simulato con una commissione di accademici e ufficiali militari gli eventi che potrebbero portare a una guerra civile in Usa. Continua a leggere

Dichiarazione letta in aula da Anan Yaeesh, prigioniero palestinese detenuto nelle carceri italiane su mandato israeliano

Desidero iniziare con i miei saluti alla Corte e a tutti i presenti.
Esiste sempre la legge, ma anche lo spirito della legge; pertanto, vorrei chiedere all’Onorevole Giudice di concedermi il minimo diritto umano nei confronti del mio Paese, osservando un minuto di silenzio per le anime dei bambini, delle donne e dei martiri della Palestina.

Innanzitutto, desidero affermare la mia fiducia nel sistema giudiziario italiano e riconoscerne la legittimità. Tuttavia, mi oppongo all’essere processato in Italia, in quanto sono palestinese e non ho commesso alcun reato né in Italia né in qualsiasi altro paese. Il mio fascicolo, come resistente palestinese, è conosciuto dalle autorità di sicurezza italiane, e ho ottenuto il permesso di soggiorno in Italia e la protezione speciale dopo che la mia richiesta di asilo era stata respinta dal Tribunale di Foggia.

Pertanto, signor Presidente, considero il mio arresto e il mio processo qui illegittimi, poiché l’arresto stesso, sin dal primo momento, è stato compiuto in contrasto con il diritto internazionale umanitario, con lo statuto delle Nazioni Unite, con la Convenzione di Ginevra e con i due protocolli aggiuntivi, e tutto ciò che ne è derivato è anch’esso illegale; ciò che si fonda sull’illegittimità, infatti, è anch’esso illegittimo.

Se riconoscete la legittimità dello Stato di Palestina, allora la richiesta di estradizione avanzata nel gennaio dello scorso anno nei miei confronti avrebbe dovuto essere presentata attraverso il governo del mio Paese. Se, invece, considerate la Palestina come un territorio illegalmente occupato da una potenza coloniale, allora la resistenza è un diritto legittimo e non dovreste arrestarmi qui per tale motivo.
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Iain Chambers per la newsletter del ‘manifesto’: distruzione del diritto, Europa in cenere

Nel settembre del 1847, i soldati americani entrarono a Città del Messico e, l’anno successivo, con il Trattato di Guadalupe Hidalgo, il Messico perse la metà del suo territorio (l’odierno Texas, il Nuovo Messico, l’Utah, il Colorado, l’Arizona e la California) a favore del suo potente vicino, che traeva profitto dal cotone prodotto dagli schiavi e inviato alle fabbriche tessili di Manchester che guidavano la rivoluzione industriale oltreoceano. Continua a leggere

‘Umanità Nova’ (gen. 2026)

Con questo numero ritorna Umanità Nova / Anno 106 – 2026, n. 1 (18 gennaio 2026).

Dopo la consueta pausa di fine anno, Umanità Nova torna in edicola e nei circoli con un numero che fotografa senza sconti il presente: repressione, guerra, autoritarismo, ma anche lotte, internazionalismo e resistenza sociale.

Un numero che si apre con “Oltre le macerie”, perché non c’è tregua nella stretta militarista e liberticida, e che attraversa i conflitti in corso – dalla Palestina all’Iran, dagli Stati Uniti all’America Latina – ribadendo una linea chiara: contro ogni Stato, contro ogni guerra, a fianco dei popoli in lotta.

Umanità Nova continua. Senza padroni, senza guinzagli.

Leggete, diffondete, abbonatevi.

UMANITÀ NOVA riprende le pubblicazioni, genn 2026

 

Never ever trust the United States

“You can’t trust anything that the United States says. The Russians have figured this out themselves. The Iranians know it and the North Koreans know it and the Chinese know it…”

—American political scientist John Mearsheimer
https://x.com/Partisan_12/status/2008067884799737882

notilla sul bilanciamento (cfr. noblogo.org/differx)

il sommarsi di tre vettori di variazione culturale/scientifica straordinari – cioè (1) gli avanzamenti sperimentali e teorici in fisica quantistica + (2) le neuroscienze + (3) l’intelligenza artificiale – sembra attestarsi (in termini di eccezionalità) come contraltare all’avanzamento delle destre medioevali coloniali in tutto il mondo.

o, detto altrimenti:  → https://noblogo.org/differx/il-sommarsi-di-tre-vettori-di-variazione-culturale-scientifica-straordinari

gli Usa dell’arancione in piena paranoia securitaria e fascista

“Gli Stati Uniti potrebbero introdurre una nuova e controversa misura di sicurezza per chi proviene dai Paesi del programma Visa waiver: la consegna fino a cinque anni di cronologia dei social media. La proposta arriva dalla U.S. Customs and Border Protection (CBP) e sarà ufficialmente pubblicata nel Federal Register. A essere coinvolti sarebbero tutti i viaggiatori che utilizzano l’ESTA, il sistema online che permette ingressi turistici o per affari di breve durata senza ottenere un visto tradizionale. I richiedenti potrebbero dover fornire anche numeri di telefono utilizzati negli ultimi cinque anni, email degli ultimi dieci, indirizzi IP e metadati delle foto inviate elettronicamente. E non solo: il pacchetto prevede anche tutta una serie di dati biometrici”.

La notizia è su La Stampa: https://www.facebook.com/share/r/1MZd58Szsc/

#usa #trump #neofascismo #neofascismousa