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chris gunness: it’s an actual genocide

  • Former UNRWA Chief spokesman Chris Gunness Powerful Speech to the UN

Calendario per “Roma sa da che parte stare”: per l’interruzione dei rapporti tra la Capitale e lo stato genocida

Roma sa da che parte stare: interrompere i rapporti tra la Capitale e lo stato genocida

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Richiesta di sospensione totale dell’accordo di associazione UE-israele in considerazione delle violazioni dei diritti umani da parte di Israele

Firma e fai firmare questa iniziativa dei cittadini europei: https://eci.ec.europa.eu/055/public/#/screen/home

Secondo la Commissione europea, lo Stato di Israele è responsabile di un livello senza precedenti di uccisioni e ferimenti di civili, di operazioni su vasta scala di sfollamento della popolazione e della distruzione sistematica di ospedali e strutture mediche a Gaza. [1]
Israele ha inoltre messo in atto un blocco degli aiuti umanitari assimilabile all’uso della fame come arma di guerra. Israele sta violando molteplici norme e obblighi di diritto internazionale e… … non riesce a prevenire il crimine di genocidio come disposto dalla Corte internazionale di giustizia [2].

Ciononostante, l’Unione europea non ha ancora sospeso l’accordo di associazione con Israele, pietra miliare della cooperazione commerciale bilaterale, economica e politica tra l’UE e quello stato.

I cittadini dell’UE non possono tollerare che l’Unione continui ad applicare un accordo che contribuisce a legittimare e finanziare uno Stato responsabile di crimini di guerra e contro l’umanità.

Si invita pertanto la Commissione a presentare al Consiglio una proposta di sospensione totale dell’accordo di associazione UE-Israele.

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[1] Servizio europeo per l’azione esterna, nota dell’Ufficio del rappresentante speciale dell’UE per i diritti umani, 20 giugno 2025 https://euobserver.com/eu-and-the-world/ar0246a0da

[2] Corte internazionale di giustizia, ordinanza del 26 gennaio 2024 https://www.icj-cij.org/node/203447


Pagina web dell’iniziativa nel registro della Commissione europea: https://citizens-initiative.europa.eu/initiatives/details/2025/000005

Sito web della proposta d’iniziativa dei cittadini: https://www.justiceforpalestine.eu/

da fanpage.it: Più di 300 gazawi trasferiti in Sudafrica da una ong fantasma: sono iniziate le deportazioni da Gaza?

Tra ottobre e novembre più di trecento gazawi sono stati trasferiti da Gaza in Sudafrica, dietro le deportazioni c’è la sedicente Ong Al Majd Europe basata a Sheikh Jarrah. Fanpage.it si è recata in loco per ricostruire l’accaduto

A cura di Lidia Ginestra Giuffrida

Due voli, più di 300 persone, una destinazione: Johannesburg. Sono partiti da Israele carichi di gazawi e atterrati uno lo scorso 28 ottobre e l’altro il 13 novembre in Sudafrica. Si tratta di evacuazioni organizzate da una Ong chiamata Al Majd Europe, che come ricostruito da Al Jazeera, in cambio di ingenti somme di denaro avrebbe fatto uscire 329 gazawi dalla Striscia verso “un paese europeo più sicuro”.

Nel paese europeo però i gazawi non sono mai arrivati, perché quei due voli sono atterrati a Johannesburg. Nessuna delle persone deportate, come hanno raccontato alle autorità una volta atterrati in Sudafrica, sapeva dove stava andando ne aveva con sé documenti di viaggio. Secondo alcune inchieste, tra cui di nuovo quella di Al Jazeera, questi voli potrebbero essere parte di un piano di sfollamento forzato dei gazawi, organizzato direttamente dal governo israeliano.

Fanpage.it ha cercato di ricostruire quanto avvenuto su quei due voli e cosa c’è dietro Al Majd Europe:

continua su: https://www.fanpage.it/esteri/piu-di-300-gazawi-trasferiti-in-sudafrica-da-una-ong-fantasma-sono-iniziate-le-deportazioni-da-gaza/

Leon Wystrychowski: the Lemkin Institute for the Prevention of Genocide condemns the persistent efforts by several high-profile German civil society organizations to deny the ongoing genocide in Gaza and to disseminate disinformation and denialist narratives

src: Middle East Monitor

The internationally recognised Lemkin Institute for the Prevention of Genocide has issued severe criticism of Germany. In a statement dated 13th January 2026, it “condemns the persistent efforts by several high-profile German civil society organizations to deny the ongoing genocide in Gaza and to disseminate disinformation and denialist narratives among German political decision-makers.” At the same time, the Institute accuses major German media corporations of having become “the Israeli government’s most loyal mouthpiece”. German policymakers are likewise criticised for turning away from the “international legal order” – an order “that was created in large part due to the horrors it produced”. This refers to Nazi crimes, including the Holocaust against European Jews, the genocide of the Sinti and Roma, and the war of annihilation against the Soviet Union.
The Institute denounces the fact that, in Germany, the reality continues to be denied that Israel has been responsible for a genocide in the Gaza Strip lasting at least two years since 7th October 2023. This criticism is directed not only at governing parties and senior political figures, but also at Germany’s leading media outlets: “Germany’s largest media outlets have abandoned their journalistic responsibilities, threatening critical voices and effectively becoming the Israeli government’s most loyal mouthpiece.”
According to the report, this systematic denial of genocide is driven primarily by political pressure from above as well as by Israeli lobbying and disinformation efforts. The latter are attributed in particular to the Middle East Peace Forum (NAFFO), the Europe Israel Press Association (EIPA), the German-Israeli Society (DIG), and the European Leadership Network (ELNET), including its Forum of Strategic Dialogue (FSD).”

#Opinion by Leon Wystrychowski
https://www.middleeastmonitor.com/20260117-genocide-research-institute-levels-accusations-against-germany/

Da Radio Popolare: la demolizione della sede UNRWA a Gerusalemme Est

Questa mattina le forze di sicurezza israeliane, assistite da membri del governo e del parlamento israeliano (come il ministro di estrema destra Ben Gvir) hanno iniziato a demolire la sede centrale dell’Agenzia Onu per i Rifugiati Palestinesi (UNRWA) di Gerusalemme est. Si tratta dell’ultimo atto di una serie di attacchi diretti all’Unrwa e al suo lavoro con la popolazione palestinese, sia in Cisgiordania che a Gaza.

Martina Stefanoni ne ha parlato con Roland Friedrich, direttore Unrwa in Cisgiordania, che si trova in Giordania perché Israele ha impedito l’ingresso nel paese al personale internazionale dell’agenzia.

Questa mattina, verso le sette, le forze di polizia israeliane, accompagnate da dipendenti del comune di Gerusalemme e da appaltatori privati, sono entrate nella nostra sede principale, l’edificio principale degli uffici dell’UNRWA a Sheikh Jarrah, nella Gerusalemme Est occupata. Sono entrate con la forza. Hanno costretto le nostre guardie di sicurezza a farsi da parte, hanno confiscato i loro telefoni e poi hanno portato macchinari pesanti, escavatori e così via all’interno del complesso, iniziando a demolire edifici, uffici e magazzini. Le demolizioni sono ancora in corso. E stimiamo che circa due terzi dei locali siano stati demoliti. Si tratta di una violazione grave e senza precedenti del diritto internazionale. Si tratta di una struttura delle Nazioni Unite protetta dal diritto internazionale, tutelata dalla Carta delle Nazioni Unite. E ogni Stato membro è tenuto a rispettare i privilegi e le immunità delle Nazioni Unite. Si tratta di una violazione gravissima e di un incidente senza precedenti.

Avevate ricevuto qualche preavviso su cosa sarebbe successo o è stato improvviso?

Non eravamo stati informati in anticipo dei piani di demolizione del complesso. Avevamo già subito diversi accessi non autorizzati da parte delle forze di polizia israeliane all’inizio di dicembre e a gennaio. Già l’8 dicembre, le forze di polizia israeliane avevano fatto irruzione nel complesso: avevano rubato beni appartenenti all’UNRWA, issato la bandiera israeliana sopra il nostro edificio principale e strappato la bandiera delle Nazioni Unite, gettandola a terra. E negli ultimi due giorni si sono verificati altri accessi non autorizzati da parte della polizia israeliana, ma non siamo stati informati dell’intenzione o del piano di demolizione degli edifici.

In quel complesso, quante persone c’erano e che lavoro svolgevate?

Questo complesso è la sede principale dell’UNRWA in Cisgiordania. L’UNRWA opera qui fin dagli anni ‘50. È affittato dal governo giordano e continuiamo a pagare l’affitto annuale al governo giordano. E lì c’erano le sedi principali dei nostri programmi di istruzione, sanità e microfinanza. Il complesso stesso era rimasto vuoto negli ultimi 12 mesi, perché la situazione era troppo pericolosa per i nostri colleghi palestinesi.

l’intervista completa è su radiopopolare.it

Dichiarazione letta in aula da Anan Yaeesh, prigioniero palestinese detenuto nelle carceri italiane su mandato israeliano

Desidero iniziare con i miei saluti alla Corte e a tutti i presenti.
Esiste sempre la legge, ma anche lo spirito della legge; pertanto, vorrei chiedere all’Onorevole Giudice di concedermi il minimo diritto umano nei confronti del mio Paese, osservando un minuto di silenzio per le anime dei bambini, delle donne e dei martiri della Palestina.

Innanzitutto, desidero affermare la mia fiducia nel sistema giudiziario italiano e riconoscerne la legittimità. Tuttavia, mi oppongo all’essere processato in Italia, in quanto sono palestinese e non ho commesso alcun reato né in Italia né in qualsiasi altro paese. Il mio fascicolo, come resistente palestinese, è conosciuto dalle autorità di sicurezza italiane, e ho ottenuto il permesso di soggiorno in Italia e la protezione speciale dopo che la mia richiesta di asilo era stata respinta dal Tribunale di Foggia.

Pertanto, signor Presidente, considero il mio arresto e il mio processo qui illegittimi, poiché l’arresto stesso, sin dal primo momento, è stato compiuto in contrasto con il diritto internazionale umanitario, con lo statuto delle Nazioni Unite, con la Convenzione di Ginevra e con i due protocolli aggiuntivi, e tutto ciò che ne è derivato è anch’esso illegale; ciò che si fonda sull’illegittimità, infatti, è anch’esso illegittimo.

Se riconoscete la legittimità dello Stato di Palestina, allora la richiesta di estradizione avanzata nel gennaio dello scorso anno nei miei confronti avrebbe dovuto essere presentata attraverso il governo del mio Paese. Se, invece, considerate la Palestina come un territorio illegalmente occupato da una potenza coloniale, allora la resistenza è un diritto legittimo e non dovreste arrestarmi qui per tale motivo.
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Zubin Mehta annulla tutti i suoi impegni in israele, in protesta contro i massacri

“Il direttore d’orchestra di fama mondiale Zubin Mehta (89) annulla tutti i suoi progetti e impegni artistici in Israele, affermando di non poter separare la musica dalla politica e di aver annullato tutti i suoi impegni a causa della sua opposizione al genocidio palestinese perpetrato dal criminale di guerra Netanyahu. Ha sottolineato che artisti e musicisti devono assumere una posizione morale sulle questioni importanti, soprattutto quando riguardano guerre e crimini contro i popoli, e che il silenzio o l’ignoranza non sono più un’opzione alla luce della distruzione totale a Gaza, delle migliaia di vittime e delle continue politiche di repressione e insediamento in Cisgiordania”.

da https://www.facebook.com/share/p/1H8CftJJsz/

https://www.pressenza.com/it/2026/01/zubin-metha-annulla-i-suoi-impegni-in-israele-per-protesta-contro-netanyahu/

https://www.rfi.fr/fr/moyen-orient/20260118-le-chef-d-orchestre-zubin-mehta-annule-ses-concerts-en-isra%C3%ABl-et-d%C3%A9nonce-la-politique-de-netanyahu

https://www.eldiario.es/rastreador/zubin-mehta-exdirector-orquesta-filarmonica-israeli-cancela-conciertos-israel-protesta-netanyahu_132_12915664.html

 

 

Il rifiuto dell’italia neofascista di riconoscere lo Stato di Palestina

certe cose ricordiamocele e ripetiamole, è importante:

Il rifiuto dell’italia neofascista di riconoscere lo Stato di Palestina
(21 febbraio 2025)

https://slowforward.net/2025/02/28/sul-rifiuto-dellitalia-neofascista-di-riconoscere-lo-stato-di-palestina/

#Palestina #StatodiPalestina #governoitaliano #governo #dirittointernazionale #criminicontrolumanita #sionismoitaliano #sionistiitaliani #neofascismo #governoneofascista

4 gennaio, napoli: “guerra ai diritti, guerra al diritto”, intervento di francesca albanese

4 gennaio, napoli, francesca albanese
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Comunicato di risposta all’attacco della meloni alle organizzazioni palestinesi

COMUNICATO DI RISPOSTA ALL’ATTACCO DELLA MELONI ALLE ORGANIZZAZIONI PALESTINESI

Giovani Palestinesi d’Italia (GPI)
Unione Democratica Arabo Palestinese (UDAP)

L’invito di Abu Mazen ad Atreju e l’esplicito attacco della Meloni alle realtà e ai movimenti palestinesi nel comizio finale, costituiscono un dato di fatto significativo: la capacità del movimento di resistenza palestinese di rivelare le fratture e le contraddizioni del sistema politico italiano ed internazionale.

Per rispondere più nel dettaglio alla Presidente, che ad Atreju ci ha interpellati direttamente, “pretendendo di sapere se la resistenza della quale parliamo sia Hms”.

Siamo d’accordo con Meloni quando dice che “la pace non si fa con le canzoni di John Lennon ma con la deterrenza”, e ribadiamo che, come dimostra l’oltre un secolo di lotta anticoloniale del nostro popolo, in Palestina l’unica deterrenza contro “Israele” è la Resistenza.

Chi ha storicamente rappresentato i palestinesi, in Palestina e nella diaspora, non è mai stato un organo imposto dall’esterno, ma il movimento di resistenza nella sua pluralità di movimenti, partiti, fazioni e gruppi, che hanno guidato e sostenuto nel tempo tutte le forme della lotta di liberazione. La resistenza palestinese non è un fenomeno contingente né riconducibile a un singolo attore, è un processo storico che si sviluppa da oltre un secolo e che si esprime in forme molteplici: dalla resistenza politica e sociale a quella culturale, dalla resilienza quotidiana delle comunità al sacrificio dei prigionieri, dei giornalisti, delle donne e dei bambini sotto assedio.

Perciò l’unico legittimo rappresentante del popolo palestinese è chiunque e qualunque fazione lo difenda contro l’occupante sionista, compresi alcuni membri proprio del partito del suo ospite e caro amico Abu Mazen. Uno di questi si chiama Anan Yaeesh, detenuto in Italia, a Melfi, con false e ingiuste accuse. Anan non è né un membro di Hms né di qualche partito comunista, ma un militante di Fateh, che tecnicamente è il partito dell’Autorità Palestinese. Abu Mazen ha mai parlato a Meloni di Anan? Ha mai preteso la sua liberazione? Certamente no, e questo dà la misura di quanto sia traditore dei palestinesi, a partire da quelli che dovrebbero essergli più prossimi. Continua a leggere