condivido in pieno, e diffondo (anche se libraio non sono più):
http://www.minimaetmoralia.it/wp/librai-non-simboli/
CHI DEMOLISCE UNA SCUOLA, DEMOLISCE IL FUTURO.
A partire dal 1 giugno, giorno in cui la sentenza sulla demolizione del villaggio beduino palestinese di Khan al Ahmar è divenuta esecutiva, i bimbi e le famiglie si trovano in una situazione di terribile stress e tensione. Ogni mattina potrebbe accadere l’irrevocabile. Il Governo Israeliano, infatti, potrebbe in qualsiasi momento ordinare di radere al suolo il villaggio abitato da circa 180 persone da oltre 60 anni. In questo luogo ha sede una piccola scuola che è diventata simbolo del diritto all’istruzione e della difesa dei diritti delle comunità beduine residenti nell’Area C della Palestina controllata da Israele.
In qualsiasi momento la scuola potrebbe essere distrutta. Per favore firma la petizione!
Si tratta della “Scuola di Gomme”, così chiamata perché realizzata su pneumatici usati, per fare fronte al divieto delle Autorità Israeliane di realizzare costruzioni in muratura nell’Area C. La scuola è stata realizzata da Vento di Terra e da altre Ong, ma non si tratta di una semplice costruzione: in quel luogo risiedono le speranze di un futuro migliore, di un futuro di pace, per oltre 170 bambini del villaggio e delle zone limitrofe. Minori che a causa delle limitazioni imposte dai militari e dell’isolamento dei villaggi dove risiedono non hanno alternative reali e rischiano di perdere il diritto all’istruzione primaria.
La demolizione della scuola di Khan Al Ahmar creerebbe un pericoloso precedente e un grave danno alla comunità locale, ponendo le basi per una sua rapida deportazione.
continua a leggere qui: https://www.change.org/p/salviamo-la-piccola-scuola-di-gomme-in-palestina-thetyreschool-saveourschool-europarl-it-antonioguterres-netanyahu
Libri, infanzia e fotografia. Severità e assoluti visivi
Versione integrale dell’intervista, pubblicata sul n. 125 di Liber, a Giuseppe Garrera intorno ad una collezione di libri per bambini e ai libri per bambini. Intervista a cura di Giulia Romualdi.
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1_ Da cosa è nata la volontà della collezione Giuseppe Garrera di creare un fondo di libri fotografici per bambini e ragazzi e cosa contiene.

A Roma, dalle 18:30 alle 21:30 di sabato 18 gennaio 2020
presso la Città dell’altra economia
(Largo Dino Frisullo snc)
percorsi connessioni e spazi altri nella controcultura romana degli anni ’90

«Una potente mareggiata spazzava via il decennio ottanta, quello dell’acquiescenza e del disincanto, mentre irrompeva sulla scena la Pantera. Un movimento studentesco che a gennaio 1990 occupava le università di tutto il paese decretando il blocco della didattica. Il grande freddo era finito. Per due mesi La Sapienza di Roma, la città universitaria, diventò una città sociale. Un movimento capace come nessun altro di produrre un numero impressionante di concerti, dance hall, seminari, feste, spettacoli teatrali, reading di poesia e proiezioni cinematografiche. Dentro le facoltà occupate spuntavano mense, bar e sale da tè autogestite. Tutto ciò scoppiò, dopo la prima settimana di occupazione passata imbrigliati e imbavagliati tra votazioni e regolamenti burocratici, grazie al corteo circense. Con la fine del movimento universitario si sprigionarono flussi di energia liberi di andare alla deriva per la metropoli. Da quel momento, per quella generazione partorita dall’occupazione iniziò un week end lungo un decennio. Roma divenne uno degli epicentri mondiali del gran complotto underground, della controcultura.
Martedì 17 dicembre 2019 dalle ore 11:00 alle 13:00
al MACRO Asilo – Museo d’Arte Contemporanea Roma
via Nizza 138
Gli anni Ottanta sono ancora chiusi nella contraddizione della condanna senza appello, da un lato – gli anni di merda della sconfitta dei movimenti e della vittoria dei padroni – e della esaltazione euforica, dall’altro – gli anni felici del benessere e del divertimento.
In questo incontro, primo di una serie di appuntamenti volti a ricostruire il senso politico e culturale di quel decennio, vogliamo provare a leggerli come gli anni della premonizione, anni che tornano al futuro viaggiando nel passato per reinventare il presente e annunciare ciò che di lì a poco sarebbe venuto. La filosofia, la musica, l’arte, i movimenti e le controculture degli anni Ottanta passati a contropelo per trovare le vie di fuga dall’infelicità diffusa.
In collaborazione con OperaViva Magazine. #AnniOttanta #Anni80
Una #LectioMagistralis collettiva con: Peppe Allegri, Tommaso Ariemma, Ilaria Bussoni, Paolo Davòli, Enea Cinzia Rustichelli, Nicolas Martino, Lorenza Pignatti, Viviana Vacca.
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a cura di Giuseppe Garrera, József Készman, Viktória Popovics e Sebastiano Triulzi
Sándor Pinczehelyi, Sickle & Hammer, 1973Mostra promossa da
Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale
Azienda Speciale Palaexpo
National Cultural Found of Hungary
organizzata da
Azienda Speciale Palaexpo
Ludwig Múzeum – Museum of Contemporary Art, Budapest
Accademia d’Ungheria in Roma
Tra i migliori e più autentici episodi dell’arte contemporanea ci sono quelli accaduti in clandestinità, nel retro degli apparati di potere, di nascosto da istituzioni e comitati di amministrazione e la cui ricostruzione e testimonianza è già impresa di lotta. La storia dell’arte contemporanea diviene meravigliosa e commovente lì dove è stata ed è tuttora storia di clandestinità e sotterfugio e fuga ed elusione.
Questa è una mostra dedicata alle «tecniche d’evasione», a tutte le tecniche per sfuggire ai controlli, per stordire la censura, per eludere il potere, deriderlo e lasciarlo interdetto. Come modello di tecniche e di strategie di protesta, per i risultati esemplari e straordinari raggiunti, è presa in considerazione l’avventura dell’avanguardia ungherese tra gli anni ‘60 e ’70. Sono esposti documenti e opere di oltre venti artisti ungheresi che hanno saputo mettere in atto un vero e proprio campionario di gradi clandestini e di sotterfugi non tanto e solo di libertà ma di consapevolezza dell’operato che ogni potere esercita sulle coscienze.
Endre Tót, Judit Kele, Sándor Pinczehelyi, Bálint Szombathy, András Baranyay, Tibor Csiky, Katalin Ladik, László Lakner, Dóra Maurer sono alcuni di questi artisti ungheresi le cui opere sarà possibile vedere in mostra. Fotografie, collage, sculture, interventi urbani, operazioni concettuali, performance, mail art, poesia visiva, libri di artista testimoniano una protesta e un’avventura, con tecniche di fuga e aggiramento dei poteri anche solo per proclamare la propria diversità di pensiero in un sistema che ci vuole tutti uguali e ugualmente felici. Ad esempio: far viaggiare cartoline e spacci in libertà per i cieli d’Europa, attraverso la posta e sotto il naso dei controlli e della censura (Endre Tót afferma che nei regimi totalitari per fortuna la posta funziona perfettamente); o l’uso di scritte sui muri o sulla neve, tempestivamente cancellate dalla censura o ricoperte dall’inesorabilità; il sabotaggio con manifesti di propaganda o con azioni casalinghe e nel giardino dietro casa; manifestazioni in cui l’idiozia e la vertigine dell’intelligenza divengono grimaldello per la mediocre capacità di comprendonio del sistema facendo saltare per aria ogni possibilità di intervento. Continua a leggere
da http://www.ubu.com/historical/si/index.html grazie a https://compostxt.blogspot.com/2019/08/bulletins-de-linternationale.html grazie a Roberto Cavallera

#MattarellaNonFirmare
Il “decreto sicurezza bis” è legge.
Un’altra pessima pagina è stata scritta in dispregio dei principi della Costituzione e delle convenzioni internazionali.
Il”decreto sicurezza bis”, come quello che lo ha preceduto, è criminalizzazione della solidarietà e del dissenso, ed è intriso di strumentalizzazione elettorale, a cominciare dal suo nome,
Infatti non c’è sicurezza in questo decreto, tutt’altro: c’è insicurezza, c’è emarginazione, c’è esclusione sociale, c’è volontà di esiliare la solidarietà dai contesti sociali, c’è egoismo, odio, razzismo e xenofobia, c’è volontà di generare e alimentare conflitto e disordine in modo tale da avere argomenti per trasformare questi sentimenti negativi in consenso elettorale.
In questa strategia il Governo ha assegnato ai migranti e ai centri sociali un ruolo ben preciso: quello del nemico esterno coagulatore di rabbie e frustrazioni; peraltro assegnando al Ministro dell’interno poteri eccezionali e senza precedenti nell’ordinamento repubblicano.
Il “decreto sicurezza bis” è incostituzionale perchè mancano i presupposti di necessità e urgenza, manca il requisito della omogeneità della materia regolamentata; e contrasta con la normativa internazionale: in particolare con le convenzioni Unclos, Solas e Sar e con l’articolo 33 della convenzione di Ginevra del 1951, che stabilisce il principio di non respingimento.
A ciò si aggiunge un sistema sanzionatorio non equilibrato rispetto alle condotte contestate sia per le ONG sia per i partecipanti a pubbliche manifestazioni e cortei, con pene eccessive, in alcuni casi draconiane: il che rende chiara la volontà di soffocare ogni voce contraria alla narrazione governativa.
Per tutte queste ragioni gli avvocati di MGA – sindacato nazionale forense chiedono che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella non promulghi la legge di conversione del “decreto sicurezza bis” e la rinvii alle Camere esercitando le prerogative riconosciutegli dall’art. 74 della Costituzione.
Mattarella non firmare.
Cosimo Matteucci