Lettura a Forte Bravetta, 25 aprile 2023
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trous etc (Emilio Villa, 1969)
fori, piccoli vuoti, carte bucate e relative dislocazioni della luce, in rapporto con la scrittura: un’opera di Emilio Villa esposta grazie a Catap e Nie Wiem alla biblioteca Mozzi Borgetti di Macerata cinque anni fa, nella mostra Crepita la carta. Libri e vertigini di Emilio Villa
(altre immagini qui)
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è evidente: non i soli spazi di immaginario e i laboratori degli amici, della Nuova Foglio, per Villa, erano ragione, luogo ossia officina di invenzione e invenzioni. ma la realtà stessa, e non certo nella sola forma cartacea, poteva essere il supporto delle sue verbigerazioni.
delle sue operazioni capaci di mettere in flusso parola e immagine.
qui Villa ha preso un cartoncino leggero, di quelli che fanno da imballo interno delle scatole di banane, e ne ha tratto una copertina o cartellina per un’opera semplicissima, in cui i buchi fanno filtrare luce in forma di cerchio sul foglio.
e… anche definire semplicemente “fluxus” quest’opera è riduttivo. non la inscriverei in una corrente, semmai direi che va annoverata tra quelle idee che orientano (e anche però prescindono da) una corrente o definizione circoscritta, anche fosse la più plausibile per la loro natura fisica.
!! d i s e r t a r e !!
call for proposals per il 51mo numero di roots§routes magazine: “disertare”
https://slowforward.net/2026/02/12/call-for-proposals-per-il-51mo-numero-di-roots%c2%a7routes-magazine-disertare/
‘ahida’, newsletter della scorsa settimana
ahida
https://www.ahidaonline.com/
Per una confederazione di autonomi saperi critici. Una rivista è uno spazio comune dove si riconoscono delle intelligenze unite nella differenza. La sua ricchezza è lo squilibrio delle esperienze e delle intelligenze soggettive. Tutto quanto saprà esprimere potrà quindi essere diluito, frantumato e ricomposto dal confronto soggettivo
graphic journalism
Black Panther
di Giuseppe (Beppi) Zambon e Paolo De Marchi
konnektor
La nuova politica Usa sulla Palestina
di Mitchell Plitnick
konnektor
La nuova politica Usa sulla Palestina
di Mitchell Plitnick
konnektor
L’occupazione americana di Gaza è iniziata
di Mitchell Plitnick
selfie da zemrude
Il racconto del Boomernauta. Parte Seconda: La Governance quantistica e Le Tecnologie degli affetti Multispecie
di Giorgio Griziotti
selfie da zemrude
V° Fantascienza e modernità
di Giuliano Spagnul
la verifica incerta / a. grifi, g. baruchello. 1964-65
lingue senza madre / motherless tongues
qui una lettura importante per riprendere i vari argomenti trattati (o anche solo accennati) nei giorni scorsi.
p. es.
https://slowforward.net/2026/02/11/%e2%86%92-corallo-rosselli/
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Against a backdrop of xenophobic and ethnonationalist fantasies of linguistic purity, “Poetry After Barbarism” uncovers a stateless, polyglot poetry of resistance—the poetry of motherless tongues. Departing from the national and global paradigms that dominate literary history, Jennifer Scappettone traces the aesthetic and geopolitical resonance of “xenoglossic” poetics: poetry composed in the space of contestation between national languages, concretizing dreams of mending the ruptures traced to the story of Babel. Studying experiments between languages by immigrant, refugee, and otherwise stateless authors, this book explores how poetry can both represent and jumpstart metamorphosis of the shape and sound of citizenship, modeling paths toward alternative republics in which poetry might assume a central agency.
‘romarivista’ si presenta domani, 13 febbraio, a roma, al museo macro
Io non potrò essere presente in questa occasione, ma mi fa piacere segnalarla, e altrettanto sono felice che un testo da Oggettistica (TIC Edizioni, 2024) sia incluso in questo primo numero della pubblicazione, grazie all’invito e all’ospitalità di Julia Draganović, direttrice dell’Accademia Tedesca di Roma – Villa Massimo
In occasione della prima uscita di romarivista, il magazine culturale di Roma Capitale, è in programma una festa il 13 febbraio, dalle 18:30, al Macro – Museo d’Arte Contemporanea di Roma.
Durante l’evento, che prevede la presenza di Massimiliano Smeriglio, assessore alla cultura capitolino, si susseguiranno talk, interviste, dj set, letture.
Presenti inoltre Luca Bergamo, direttore editoriale di ‘romarivista’, Cristiana Perrella, la nuova direttrice del Macro, insieme all’autrice e giornalista Francesca Mannocchi, agli artisti Bob Corsi, Tiziano Panici, Alfredo Angelici e Sergio Lo Gatto, alle giornaliste Annalisa Camilli e Simona Maggiorelli, a Edoardo Bucci di Scomodo, ai ricercatori Diletta Huyskes e dal Sony Computer Science Laboratories Vittorio Loreto e Milena di Canio oltre a Martina Tariciotti e Giulia Vallosio autrici del progetto grafico, Filippo Tantillo e Eva Santoloci. Sarà presente anche la redazione di romarivista: Silvia Barbagallo, Loredana di Guida, Matteo Fantozzi, Stefania La Sala, Federica Nastasia, Giulia Ragonese, Anna Voltaggio.
https://www.zetema.it/venerdi-13-febbraio-festa-al-macro-per-la-prima-uscita-di-romarivista/
https://www.museomacro.it/evento/romarivista-si-presenta-al-macro
Ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili.
https://www.comune.roma.it/web/it/notizia/nasce-romarivista-2025.page
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dove sarà possibile trovare la rivista, gratuita?
qui l’elenco dei punti di distribuzione
Una scrittura che ammala. Valère Novarina e il tentativo “di saperne, tutti i giorni, un po’ meno che le macchine”
in tempi di improving AI, incombente intelligenza artificiale e predazione (coloniale) dentro e fuori le culture e le vite, ecco che magari una mossa a lato, una deficienza naturale, come sbandamento verso l’insania linguistica e uno sfondamento dei margini del letterario, un taglio nella rete, un disturbo o vuoto o glitch, un ampliamento della raggiera dei lessici, una deriva/prassi xenoglottica (J. Scappettone¹) – alla fin fine – e quindi sempre all’inizio – è quel che meglio rappresenta, descrive e motiva i sacrosanti “oggetti-letterari-non-identificati” di cui parla Andrea Inglese ricordando Valère Novarina qui: https://www.nazioneindiana.com/2026/01/22/novarina-scienziato-dellignoranza/
…traducendone un frammento (da Pendant la matière) assolutamente esplicito e necessario, che gli rubo e qui riporto:
Ho sempre praticato la letteratura non come un esercizio di intelligenza ma come una cura d’idiozia. Mi dedico a essa laboriosamente, metodicamente, quotidianamente, come a una scienza dell’ignoranza: scendere, fare il vuoto, cercare di saperne, tutti i giorni, un po’ meno che le macchine. C’è oggi una gran quantità di persone molto intelligenti, molto informate, che illuminano il lettore, gli dicono dove bisogna andare, dove va il progresso, ciò che bisogna pensare, dove mettere i piedi; io mi vedo piuttosto come quello che gli benda gli occhi, come uno che è stato dotato d’ignoranza e che vorrebbe offrirne a quelli che la sanno troppo lunga. Un portatore d’ombra, uno svelatore d’ombra, qualcuno che ha ricevuto qualcosa in meno.
[[[ è “un meno che è un più” – direbbe Hélène Cixous²,
[[[ è – volendo – pure un mancare che paradossalmente accumula; e/o diventa un “misto di deformazioni, improprietà , prestiti più o meno leciti da tratti morfologici dell’italiano delle origini, e stranezze in verità produttrici di senso da intendere precisamente come ‘forza poetica piuttosto che come impoverimento’, mancanza (detraction)” – notillavo io recensendo nel 2012 Locomotrix, antologia di testi di Amelia Rosselli studiati tradotti e annotati da J. Scappettone.
[[[ è l’idiozia e il depensamento di cui hanno variamente parlato Bene e Villa.
[[[ è forse anche Giuliano Mesa che, in contrasto con una letteratura che cura (o “della cura”), spesso ha messo al centro dei suoi interessi – anche in riferimento al proprio lavoro – una scrittura che ammala]
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¹ Cfr. https://slowforward.net/2025/12/16/poetry-after-barbarism-by-jennifer-scappettone/ e https://www.ilverri.it/magazine/4339/lingue-senza-madre/
² H. Cixous – J. Derrida, La lingua che verrà, Meltemi, Roma 2008, p. 68.
Un appunto/scheda su “àkusma – forme della poesia contemporanea”
Stuff I published almost 20 years ago / roba pubblicata quasi 20 anni fa
sixteen original lines never drawn by bruce chatwin in his legendary notebook / differx. 2009
Marco Giovenale – the shape of the field
(thanks to Jim Leftwich)
0547
unreco[r]ded d[e]ad rex
stand / see
(collab differx/Leftwich)
2006_july_a_draft
an immortal text I wrote in 2007 and published in a first version of the blog ‘The Flux I Share’: Continua a leggere
editorialino_20260204: ennesimo bombardamento israeliano, e vittime civili
audio di commento a https://www.fanpage.it/esteri/nove-morti-in-attacchi-israeliani-nella-notte-a-gaza-tra-le-vittime-anche-un-bambino-di-5-mesi/
(dove si dice che le criminali “idf” lamentano, senza vergognarsi, una “violazione del cessate il fuoco” da parte dei palestinesi! che viltà assoluta, da parte delle truppe sioniste che quello stesso cessate il fuoco lo hanno violato centinaia di volte, bombardando civili e distruggendo strutture essenziali alla sopravvivenza)
cfr. anche https://www.instagram.com/reel/DUVeuhXCpbE/
Bologna: John Giorno @ MAMBO, dal 5 febbraio fino all’inizio di maggio
John Giorno: The Performative Word, la prima grande retrospettiva italiana dedicata al poeta e performer newyorkese John Giorno (1936–2019), è in corso al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna dal 5 febbraio al 3 maggio 2026.
L’esposizione, curata da Lorenzo Balbi, si svolge nella Sala delle Ciminiere e fa parte del programma istituzionale di Art City Bologna 2026, promosso dal Comune di Bologna con il sostegno di BolognaFiere.
L’evento celebra uno dei protagonisti più radicali e visionari della cultura contemporanea, noto per aver trasformato la parola in forma d’arte viva, capace di abitare spazi pubblici, reti di comunicazione e performance. L’opera centrale della mostra è Dial-A-Poem Italy, la versione italiana del progetto pionieristico del 1969, che permette di ascoltare gratuitamente, tramite il numero +39 051 0304278, registrazioni di oltre 30 poeti e poetesse italiane.
La retrospettiva ripercorre oltre sessant’anni di ricerca, includendo opere visive, video-installazioni, materiali d’archivio inediti, Rainbow Paintings e testimonianze dell’impegno politico di Giorno per la comunità LGBTQ+ e contro l’AIDS. L’esposizione è accompagnata da un catalogo edito da Mousse Publishing.
Tutte le informazioni e i dettagli qui:
https://www.museibologna.it/mambo/schede/john-giorno-the-performative-word-4934/




